venerdì 8 agosto 2008

ballando al buio, nelle osterie di fuori porta

qualche anno fa avevo scritto insieme ad un amico romano un parallelo tra dancing in the dark e canzone delle osterie di fuori porta di guccini.
ecco cosa ne era uscito:

"Mi alzo di sera e non ho niente da dire, torno a casa al mattino, vado
a letto sentendomi nello stesso modo…".
Inizio più chiaro non poteva esserci. il protagonista "non ha niente da
dire" e stare fuori la notte magari lo tiene vivo, ma non lo aiuta a
migliorare.
"Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino [...]
stare a letto il giorno dopo forse è l'unica mia meta".
Guccini all'epoca era reduce da un recente divorzio ed il disco "Stanze
di vita quotidiana" (1974), rispecchia fedelmente lo stato d'animo
dell'autore.

Entrambi i cantanti apprezzano dunque la vita notturna, ma non la
cantano in modo "goliardico" per celebrarne il divertimento, bensì
affiora che la notte è vista come una "fuga" dalle brutture del mondo,
come lasciano già intendere i due titoli, laddove il "buio" e le
"osterie di fuori porta" sono luoghi appartati, quasi dei rifugi per
tornare se stessi e poter "ballare".

Luoghi, per Guccini, in cui una volta si trovavano amici e "vita
sociale" ed ora non ci sono più per un motivo o per l'altro (tradimenti
di ideali come l'amicizia, così importante per Bruce).
Luoghi dove ritrovare quei valori che i 2 protagonisti cercano, valori
profondamente simili, nonostante i diversi periodi in cui sono state
scritte le due canzoni (1974 / 1984), che nascono anche da origini in
qualche modo simili. Freehold come Modena, potrebbe essere definita una
"piccola città" ("bastardo posto"), da cui si possono solo intravedere
le luci della "città" (e qui che sia New York o Bologna poco importa).


Entrambi cercano soluzioni per questa situazione di stallo assoluto, ma,
mentre Bruce urla "Voglio cambiarmi i vestiti, i capelli, la faccia",
dimostrando che a lui questa situazione non sta bene, Guccini ne appare
comunque vinto e cerca ne " le carte poi il caffè della stazione per
neutralizzare il vino," una fuga momentanea ed artificiale. Bruce e
Guccini si differenziano principalmente in questo: il primo è una belva
in gabbia e non si stanca di provare a rompere le sbarre, il secondo in
quella gabbia ormai sembra rassegnato a restarci, rassegnato dal fallimento delle sue
battaglie da sessantottino, che non avevano portato a quei cambiamenti
radicali tanto anelati.

Laddove Bruce descrive una situazione per poi cambiarla, Guccini ne
parla con amara ironia, delusione e distacco.
Questo si capisce anche nel fatto che entrambi sentono di essere in
qualche modo ai margini del mondo, derisi ed additati come "fuori dagli
schemi"; Bruce, rendendosi conto che il mondo ride di lui " C'è uno
scherzo da qualche parte ed è su di me - Andiamo baby le risate sono su
di me", cerca subito di uscire da questa situazione "scrollandosi il
mondo di dosso", perché si rende conto che "sta succedendo qualcosa da
qualche parte, so solo che c'è"; Guccini da questa situazione viene
avvolto e quasi "ammorbidito", le cose, anche le più belle, non lo
coinvolgono più come una volta "non provo più quando la guardo quello
che provavo prima", nonostante senta intorno a sé sguardi a metà tra il
critico e lo spaventato " non so se ancora desto in loro, se mi
incontrano per forza, la curiosità o il timore [...] non rider tu se
dico questo, ride chi ha nel cuore l'odio e nella mente la paura...".


Una nuova similitudine/differenza sta nella posizione critica che i due
hanno verso l'ascoltatore; mentre Bruce, parlando a sé stesso, ma anche
a chi lo ascolta e si riconosce in quelle parole, spiega che " Non puoi
accendere un fuoco, non puoi accendere un fuoco senza una scintilla",
invitando alla reazione, Guccini, che parlando costringe l'ascoltatore
(in particolare la ex moglie) ad ammettere che "la prima pietra non
negarlo me la tireresti tu", non suggerisce reazioni, ma osserva la
situazione e critica chi si è fatto vincere dal conformismo, rinunciando
ai valori che, scomparsi, lo hanno portato "ai margini", "ma la gente
che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per
formarsi, chi per seguire la ragione, chi perché stanco di giocare, per
il vino sputtanarsi. ed è una morte un po' peggiore..."


La differenza principale sta proprio nell'atteggiamento generale che i
due hanno verso il mondo, mentre Bruce sembra stia partendo per "la
corsa", Guccini sembra seduto a guardare, si limita a raccontare e non
cerca soluzioni, nell'ultima strofa offre un personale parere su questo
tipo di persone che per far carriera, denaro e tutto il resto sono
disposti a sacrificare quei valori umani che per lui restano sacri
(amicizia, il gusto del divertimento e la semplicità, senza ricercare
chissà cosa) e lancia un sasso molto pesante, che con l'ultima strofa
diventa quasi un macigno, dicendo che questa perdita di valori è
peggiore delle defezioni di coloro che se ne sono andati realmente,
trapassati per età, malattie od incidenti.


Questa differenza si nota soprattutto quando le due canzoni parlano del
"reagire"; mentre Bruce ne parla in prima persona, perché " Senza un po'
di azione muoio", Guccini osserva che le cose stanno cambiando, che "le
strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte, son
caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte" ma, celebrando la
fine dell'utopia del "Flower Power", si nasconde a questa situazione
"Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più" e semplicemente
"Son sempre qui a vivermi addosso, ho dai miei giorni quanto basta".


Insomma, accostando le due canzoni sembra che stiano parlando un padre
(Guccini) ed un figlio (Bruce); sembra che il padre osservi con
tenerezza, ma anche con ironia, il frenetico divincolarsi del figlio
nella società, un divincolarsi che lui per primo ha provato sulla sua
pelle e a cui ha rinunciato, non avendo più "utopie da realizzare",
rendendosi conto che "Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via
parecchio [...] delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche
gesto,".
Sembra che il figlio critichi il padre per il suo immobilismo "Non puoi
accendere un fuoco restando seduto a piangere su un cuore spezzato […]
stai seduto e diventi vecchio". Sembra, sembra, sembra quasi "Father and
son" di Cat Stevens. Ma adesso sembra che stiamo esagerando


Lo Springsteen che scrive questa canzone e' uno Springsteen che è già
avviato ad una tematica sociale da tempo, ma ancora convinto che
"sforzandosi" ce la si può fare. Punto di vista che, col passare degli
anni, proprio lui, in più di un'intervista e di una canzone, si
ritroverà a ridimensionare drasticamente e a dire che, statisticamente,
ce la fanno in pochi, che non si può pensare che "lavorare duro" ti
porti per forza da qualche parte (la storia o "mito" del "self
made-man"); nei successivi album rivolterà cosi' tragicamente la visuale
da fare apparire tutto molto buio; si indirizzerà a fare come Guccini:
il narratore di una storia che quasi sempre e' vera e ti lascia trarre
le tue personali conclusioni e soluzioni, diventando un po' più canzone
di "denuncia" che non "propositiva" e chi è "nato negli Stati Uniti",
troverà la morte nella sua "pelle americana".


Quando Guccini scrisse "Osterie di Fuori porta" aveva molte battaglie
alle spalle a livello sociale, un matrimonio fallito e culturalmente un
mondo diverso da quello che vedeva Bruce; in sintesi si avvicinava al
concetto di vita "normale", con certi valori più importanti di denaro e
fama: "ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto,
quasi come i soldi in tasca..."; valori che comunque permeano
profondamente l'animo di Bruce, che, narra la leggenda, scrisse di getto
questa canzone proprio in risposta ad una precisa richiesta di un "hit -
single" (come dire: volete una canzone che mi dia successo e fama?
Eccola ed in questa guardate come parlo delle cose che dovrebbe
darmi!!!).


Guccini qui già sa che certe parabole sono di difficile realizzazione e
il riuscire a trovare il proprio equilibrio o a "ritagliarsi uno spazio"
decente in cui vivere serenamente è già parecchio...


Abbiamo impiegato 10 giorni a confrontarci sui due testi, a scambiarci
opinioni e "versioni" diverse. principalmente lo abbiamo fatto per
esaltare una canzone come "Dancing in the dark", che ha un testo
splendido, ma anche perché crediamo in questo modo un po' diverso di
"raccontare" una canzone.


Come conclusione, vi lasciamo un commento che Guccini fece a proposito
della
canzone di cui abbiamo parlato; è incredibile come le sue parole si
adattino perfettamente al Bruce di "Born in the USA".


"Si era concluso un ciclo e non me ne ero accorto del tutto; c'era solo
un vago senso di disagio, forse di paura. Gli amici dei primi tempi
erano andati per altre strade, si presentavano facce nuove con pensieri
e situazioni nuove. Qualcosa finiva e non mi ero ancora accorto che
qualcosa stava cominciando" (F. Guccini)

1 commento:

Marta ha detto...

Wow. Dieci giorni in due, ne è valsa la pena. Per la verità non sono pratica delle Osterie di fuori porta, prima di leggere me la son ascoltata col testo sott'occhio perché se no non mi ci sarei ritrovata... E' bella l'immagine papà Guccio e figlio Bruce, anche se in definitiva li separano solo nove anni :)

A me invece viene da associarli in modo più generale, e poi non ho ancora studiato abbastanza Guccini da poter fare riferimenti precisi tra una canzone e l'altra; però mi sembra che entrambi abbiano (avuto) slanci idealistici, un background comune praticamente proletario (XD) e provinciale, valori comuni come la citata amicizia ma anche, direi, il rigore e il fegato di tenerle fede... Romanticamente e d'istinto, a me viene in mente Cyrano:

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto.

E Born to Run:

Someday girl, I don't know when, we're gonna get to that place where we really wanna go and we'll walk in the sun.

Così come Don Chisciotte, anche se ho del male ad argomentare PERCHE' li associo; e son ben consapevole che entrambi i personaggi utilizzati da Guccini vanno inquadrati nella loro tradizione letteraria, e che quindi come tali già di per sé si portano dietro un loro peso ed un significato anteriore. Poi c'è che Guccio lo trovo in generale più polemico ed ironico, finanche sarcastico, mentre Bruce, benchè ogni tanto dell'ironia ce la veda (però devo anche dire che io ho la tendenza persino a vederne dove non c'è), mi sembra un po' più "tranquillo" sotto questo punto di vista.

Però beh, in fin dei conti c'è che non ho ancora studiato abbastanza Guccini. Parlo d'una conoscenza di otto anni contro una d'otto mesi, dopotutto.