giovedì 25 settembre 2008

IL COFANETTO (parte terza)




Che poi io born to run l’ho scoperto piano piano, perché sono rimasto talmente abbagliato dall’inizio, che ho fatto un po’ fatica a staccarmi da lì ed andare oltre. E che oltre.

La bellezza dell’operazione trentennale sta (anche) nel palesare tutte quelle cose che stanno dietro al disco, che in nato per correre di marsh già erano chiare, ma che raccontate da bruce hanno ovviamente un altro fascino.

Mi riferisco ovviamente al documentario.

Perché il concerto io mica l’ho ancora visto.

(piccolo intermezzo)

casa mia, primavera di uno qualunque dei prossimi anni, più o meno 3

“mamma, anche oggi brodo di dado senza pastina?”

“mangia e fattelo bastare, non abbiamo altro”

“mamma dov’è papà?”

“a gelserkinken a vedere quello là”

“ancora??? Ma quando torna papà?? Voglio papà!!! Uèèè uèèè” (e qui l’innocente creatura, domandandosi in cuor suo dove cazzo sia gelserkinken, prorompe nella sua prima, enorme bestemmia).

(fine intermezzo)

sarebbe interessante sapere se tra di voi c’è qualcuno che 30 anni fa conosceva bruce e ha comprato il disco appena uscito; chissà cosa avremmo pensato a trovarci tra le mani un disco del genere dopo, tra l’altro, due dischi poco o nulla cacati da nessuno e dopo tutto il casino e l’attesa che si era creata…

“the hungry and the haunted explode into rock’n’roll band!!!”

dice bene il nostro amico, esplosione è un termine che ben rappresenta l’impatto che questo disco ha avuto su di me. Esplosione di energia che spazza via ogni cosa. In ogni sfaccettatura. La tensione alla Vita (non riesco a definirlo meglio) di thunder road, la tensione erotica di she’s the one, la rabbia del tradimento e della sconfitta in backstreets, l’affrontare il compromesso di meeting.

L’esplosione finale, in jungleland.

(piccolo intermezzo)

un venerdì dell’aprile 2005, tardo pomeriggio.

Escono i prezzi dei biglietti per le 3 date di bruce.

Sticazzi.

Rapido giro di sms, un paio di telefonate, poi accade l’irreparabile.

“basta! Stavolta mi sono rotto i coglioni!!!”

“se va bene vado a milano, sennò che se ne vada affanculo”

“ci sono cose più importanti nella vita”

insomma, una crisi di responsabilità e maturità. Mia moglie aspetta il mio primo figlio, stiamo mettendo a posto casa, ormai ho 32 anni, si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni, una volta qui era tutta campagna. Cosa mi dici di bello? Di bello niente.

Luogo comune più, luogo comune meno, prendo la decisione sofferta: valutata la situazione, al massimo andrò ad un concerto, meglio se quello di bologna, che è di sabato, così viene anche mia moglie e ci fermiamo due giorni in emilia. Il giorno dopo cammino a petto in fuori, come ricoperto da un’aura di serietà e maturità. Finalmente mi sento un uomo. Che sa quando assumersi le proprie responsabilità, che si prende sulle spalle il gravoso peso di un famiglia in via di allargamento. Che uomo, il Cala.

Devo dirlo o lo avete capito da soli?

Siamo andati a bologna che è di sabato, così viene anche mia moglie e ci fermiamo due giorni in emilia.

Poi il lunedì sono partito e sono andato a roma.

E a milano.

(fine intermezzo)

Tutto questo per dire che si, lo ammetto, non sono molto coerente.

Si, lo ammetto, non è difficilissimo che cambi idea.

Si, lo ammetto, in passato avevo espresso pareri molto negativi sulle ristampe, deluxe edition, legacy edition, remastered edition. Sono un modo di rubare soldi ai fans. Sono minestre riscaldate. Addirittura avevo ipotizzato una soluzione tipo: “vuoi che compro la nuova edizione del cd uscito nel 94 che io ho originale? Bene, ti porto il cd vecchio, ti pago la differenza e tu mi dai l’edition che vuoi” (che a me ricucci in quanto a finanza creativa mi fa un pippone mi fa). Anche i greatest hits mi facevano cacare.

Poi non mi ricordo quale, ma ho comprato una deluxe edition, non di bruce. E devo dire che ho si cambiato idea, ovvio, ma riesco anche a sostenere con una certa baldanza le motivazioni di tale decisione.

Perché la sony legacy o la deluxe della universal fanno spesso dei prodotti davvero validi, anche nella confezione (o packaging) che ti fa piacere prendere e guardare. E visto che ormai le copertine dei cd sembrano solo dei freddi involucri di plastica, con poche note e zero fantasia, beh certe cose fa piacere trovarle ancora, anche se, ovviamente, hanno il loro prezzo.

E di tutte le edizioni speciali, born to run è quella che preferisco.

Prima di tutto per l’arroganza delle misure.

Non ci sta da nessuna parte.

Né nello scaffale dei cd, né in quello dei dvd.

Reclama la vetrina principale, vuole stare in prima fila, vuole la poltronissima (mica una tribuna gold come al forum di assago).

E quindi io l’ho messa nella vetrina principale. In modo che si veda subito.

Avete letto alta fedeltà no? Avete presente quando rob e laura vanno da amici di lei e lui scopre che gli piacciono nonostante abbia guardato nel loro scaffale di cd e ci abbia trovato cose inaudite?

Beh io sono peggio di rob. Io ovunque veda un porta cd, ci guardo dentro. Ma proprio OVUNQUE. Tipo all’IKEA. Io ho guardato i cd (ovviamente finti di cartone) dentro ai porta cd dell’Ikea. O nelle pizzerie. Oltre che ovviamente a casa altrui.

Ma a me non è mai piaciuto nessuno dopo aver visto “cose inaudite” nel suo scaffale di cd.

Bisogna fare attenzione all’impatto su chi viene a casa tua. Bisogna fare attenzione a cosa salta all’occhio di chi viene a casa tua.

Chi viene a casa mia pensa: “è proprio vero che hanno una figlia”

Poi vede il cofanetto.

Pannolini, orsacchiotti, carrozzina e Born to Run.

Mica pizza e fichi.

(ultimo intermezzo)

bologna, 4 giugno 2005, concerto di bruce iniziato da poco.

“questa cansone è per tutte le mamme e tutti i papa, in bocca al lupo con i vostri figli”

per un solo, lunghissimo, interminabile secondo, penso DAVVERO, penso RAZIONALMENTE, che bruce stia per dedicarmi una canzone. A me e a mia moglie seduta di fianco a me in 90° fila, con l’erede in panza. Dura solo un secondo, ma è bellissimo.

Long time comin’.

(finalone romantico, ammessa la lacrimuccia)

primo, massimo secondo giorno dal ritorno di mia moglie e mia figlia dall’ospedale. Mattina, poppata. Mamma che tiene in braccio la figlia e la allatta con amore. Splendido sole, autunno quasi primaverile.

Dalla casa vecchia ci siamo trasferiti direttamente il giorno delle dimissioni dell’ospedale, quindi lo stereo è ancora spento, da chissà quanti giorni.

Accendo lo stereo.

Schiaccio play.

Mi siedo di fronte al divano.

“The screen door slams, Mary’s dress waves…”

piango, felice.

Qualunque cosa intendesse bruce con l’andarsene dalla città dei perdenti per vincere, beh in quel momento l’ho sentita vicina a realizzarsi.

Ho finito.

2 commenti:

Inquisition ha detto...

Il Cala! e ha un blog! vado a leggerelo
sono la Inqui-Lorenza
ciao bao

il Cala ha detto...

Uè INQUI CIAO!