martedì 28 ottobre 2008

local rocking band

il mio amico lorenzo semprini canta in una band, che si chiama miami and the groovers:
http://www.miami-groovers.com/index.php
un paio di anni fa, quando uscì il loro primo bellissimo album, un pò per gioco, un pò perchè il giornalista musicale è nella top five dei miei lavori preferiti, ho contattato il sito www.rootshighway.it e gli ho detto che potevo mandare un intervista col buon lorenzo.
da qualche giorno lorenzo con un manipolo di valorosi è in america per suonare alcuni show, tra cui il concerto benefico "light of day", quindi ecco il mio in bocca al lupo:

Verso la fine del loro disco compare la “summa” di tante domande: “siamo semplicemente una rock band del posto, che ringrazia la E Street Band”. In fondo è tutto qui; in fondo il rock è una cosa assolutamente semplice. “se vuoi diventare una star del rock, comprati una chitarra elettrica, trova il tempo ed impara a suonarla”.
Miami & the Groovers hanno trovato il tempo, la voglia e le idee giuste per ritagliarsi un piccolo (ma non privo di soddisfazioni) spazio all’interno del “meraviglioso mondo della musica”; hanno iniziato emulando le gesta dei loro “eroi”, si sono fatti le ossa, hanno deciso di scrivere le loro cose oltre che cantare quelle di altri.
È uscito da circa un anno “Dirty Roads”, il loro album di debutto, che stanno promuovendo nel difficile circuito dei locali italiani che fanno suonare rock. (difficile perché molto ma molto ristretto).
La loro attuale formazione è composta da Lorenzo Miami Semprini (chitarra e voce), Beppe city rocker Ardito (chitarre) Marco boom boom Ferri (batteria) Claudio clay Giani (sax) e Guido capitan Cogliano (basso).
Chiacchierare con Lorenzo anche se via mail, è sempre un piacere, perché il rapporto amichevole che ci lega da circa 4 anni fa si che chi come me gioca a fare il giornalista rock si senta subito a suo agio.
È un po’ che non vedo Lorenzo, penso sia dal tour acustico di Bruce l’estate scorsa, ma (come si capisce dalla quinta domanda) fare parte entrambi di certi “gruppi virtuali” su internet crea incredibilmente dei forti legami.
Ecco cosa è nato dal nostro scambio di mail.

1. raccontami un po’ la vostra storia, da dove siete partiti e cosa avevate in mente di fare la prima volta che avete suonato insieme, soprattutto dimmi: Rimini è la patria delle vacanze, del divertimento modaiolo, delle griffe e delle spiagge vip, vi sentite a vostro agio in un ambiente così, ammesso che sia così “frivolo” come sembra?

Tutto parte dalla passione per la musica, rock in particolare. La voglia e l'idea di suonare c'è sempre stata anche se la prima volta che ho preso in mano una chitarra l'ho fatto abbastanza tardi, verso i 18 anni e la prima volta che sono salito su un palco è stato a 25. Ho iniziato a suonare con qualche band e sul palco mi sono sentito subito a casa. Così nel 1999 io e Roberto Vezzelli (ex chitarrista di M&TG) abbiamo dato vita ad un duo unplugged. Il 15 settembre 2000 è stata la nostra prima data full band, con una line-up totalmente diversa da quella di oggi. Nel corso degli anni tutti è cresciuto, giorno dopo giorno, concerto dopo concerto. Diciamo che ci siamo formati essenzialmente dal vivo suonando tantissimo. Penso sia una ottima scuola per crescere e capire.
Inoltre, finalmente dopo ben 5 anni e mezzo abbiamo raggiunto una line-up davvero perfetto per questo tipo di musica. Nel mezzo mettici anche tante esperienze “illuminanti” con cantautori e rockers come Joe D'Urso, Elliott Murphy, Graziano Romani, Jason Reed, Dirk Hamilton, Gang e tanti altri.
Rimini...è un bel posto sicuramente, aperto, senti parlare tante lingue, a volte è un grande paese, a volte una piccola metropoli, vedi tanti ragazzi che hanno voglia di divertirsi, nel suo piccolo è un po' come Las Vegas con pregi e difetti. Anche se la Rimini che preferisco è d'inverno, più tranquilla e meno frenetica.
Sicuramente per la musica rock non è proprio il posto ideale, anche se c'è una buona nicchia che ama la musica live.


2.quando hai scritto la prima canzone? Cosa hai provato mentre la scrivevi?

Be' è stata Hard Times che poi è finita sul nostro primo disco (Dirty Roads). Avevo voglia di mettermi in gioco, penso sia normale dopo anni passati a suonare canzoni di altri. Sicuramente il buon risultato di quel primo tentativo mi ha dato la scossa per andare avanti e di scriverne altre. Le sensazioni di ciò che provi quando scrivi sono difficili da descrivere: a volte ci può essere felicità, a volte malinconia, rabbia o la pure e semplice voglia di raccontare una storia che magari hai vissuto in prima persona o che hai visto formarsi attorno a te.

3.avete ovviamente verso la musica un approccio “da fans”, siete grandi consumatori di rock prima che “produttori”, pensi che questo vi sia utile mentre siete sul palco e in che modo?

Sicuramente al 100%. Sono e saremo sempre grandi fans della musica. E' fondamentale ciò che ascolti nella tua crescita musicale ed umana. Sicuramente in Dirty Roads si possono sentire le tante influenze sonore di questi anni. Alla fine nel booklet ho voluto mettere anche i nomi delle nostre “guidances”, musicali e non solo: Springsteen, Creedence, Stones, Elvis, Clash e molti altri, anche autori “minori” ma che per me hanno avuto una importanza davvero fondamentale.

4.c’è stata una volta in cui hai pensato “basta, mollo tutto, non ne vale la pena”?

Ci sono stati momenti difficili, come durante la lunga lavorazione sul disco, accompagnata da vari momenti di tensione tra i vari membri della band di allora. Non è sempre facile, soprattutto quando lo fai per pura passione e divertimento e non c'è il lato economico che a volte ti può aiutare a inghiottire un boccone amaro. Sicuramente ho avuto momenti duri da gestire, ma non appena facevo ritornare tutto alla musica allora passava anche il momento negativo. Se guardo indietro penso a come la musica e questa band mi abbia aiutato a realizzare sogni incredibili che fino a qualche anno ritenevo inavvicinabili, come ad esempio l'esperienza americana nel New Jersey al Light of Day Benefit.

5. è vero che la sera che è nata mia figlia le hai dedicato una canzone appena ti hanno avvisato? Se si, quale?


Tutto vero, se non sbaglio eravamo a Bergamo. Mi pare che la scelta della canzone ricadde su “Lost” anche perchè era la prima suonata dopo aver letto un sms che mi avvisava di questo lieto evento.

6. ho visto che appena si è parlato di una tua partecipazione a sanremo ti sei irrigidito, cosa ne pensi di quel baraccone? Hai mai provato a scrivere in italiano?


Chiariamo una cosa: quella di Sanremo è stata una cosa simpatica tra amici, penso ci sia lo 0,1% di possibilità di una mia partecipazione a quel baraccone.
Sanremo qualitativamente è quasi zero, ma è anche il canale che ancora ti permettere di avere una certa visibilità in poco tempo. Poi ci sono dei momenti di luce come quest'anno con Riky Maffoni, che oltre ad essere un amico è anche, secondo me, uno dei migliori talenti della musica italiana degli ultimi anni.
Non ho ancora provato a scrivere in italiano, un giorno ci proverò, anche perchè un po' mi intriga abbattere la barriera linguistica che in Italia abbiamo quando si parla di canzoni in inglese.
Ultimamente due amici musicisti stanno producendo del rock italiano interessante: Daniele Rizzetto e Daniele Tenca. Mentre tra quelli più famosi amo molto Vinicio Capossela, Brando, le prime cose di Ligabue, l'album “Storie dalla via Emilia” di Graziano Romani e qualcosa di Marco Conidi.

7. perché la scena italiana è così latente sul “rock classico” ? perché si deve scrivere sempre in inglese?
Non trovi che avere una scena cantautorale importante (soprattutto negli anni scorsi, coi nomi classici tipo de andrè, fossati, de gregori, il vostro corregionale guccini) abbia frenato il formarsi di una cultura rock in italia?


Non credo sia un fatto legato al mondo cantautoriale.
La prima cosa è il fatto che scrivere rock in italiano è grammaticalmente difficile. In inglese le parole si incastrano molto bene. Poi non c'è una cultura di produttori di musica rock, fino agli anni '80 è stato così. Poi nei '90 con Ligabue, Litfiba, Negrita, Afterhours qualcosa è cambiato. E poi ci manca un background culturale/musicale rock. Il rock viene dall'America ed in parte dall'Inghilterra, non ci piove.
La cosa che mi dà più fastidio è il fatto che in Italia non ci siano spazi istituzionali per il rock, parlo di radio, eventi, programmi TV, scuole, locali che diano la possibilità ai giovani di proporre musica originale, soprattutto rock.

8. siete partiti come cover band e da quella etichetta vi siete affrancati, è stato difficile?

In parte sì perchè di brave cover band ce ne sono tante in giro. Fin da subito io ho puntato ad una certa personalizzazione ed originalità anche nelle cover, evitando scimmiottamenti o imitazioni e credo che questo abbia pagato alla lunga.
In parte invece, è stata una partenza più facilitata.
Se vai in un locale con un po' di cover è più facile attirare l'attenzione del pubblico. Anche se abbiamo iniziato subito a lavorare su brani inediti che sono stati apprezzati dal pubblico che ci ha sempre seguito fin dagli inizi.


9. i 5 dischi da portarsi sull’isola deserta?

Una volta non erano 10 i dischi da isola deserta?....così è ancora più difficile....
ok ci provo: The River di Bruce Springsteen, Blood on the tracks di Bob Dylan, Scarecrow di John Mellencamp e poi 2 dischi non proprio famosi: 620 W. Surf di Michael McDermott e Will T. Massey dell'omonimo folksinger texano.
Anche se devo dirti che lasciare fuori album come Astral weeks (Van Morrison), Dust bowl ballads (Woody Guthrie) London calling (Clash) o qualunque live di Elvis è davvero difficile.

11.l’episodio più buffo e quello che ti ha dato + soddisfazione da quando fai parte del gruppo?

Be' ce ne sono tanti davvero, posso dirti di quando allo Stone Pony (backstage) stavo entrando al bagno ma era occupato. Chi ti esce? Mr Bruce Springsteen! E nel medesimo secondo arriva Willie Nile di corsa e mi “frega” il posto.....ricordo anche che dopo un mitico concerto a Reggello (FI) nel 2003 di notte ad un imprecisato autogrill tra la Toscana e l'Emilia io mi svegliai in macchina (guidava un altro x fortuna) e vagai per un po' nell'autogrill quando sentii una specie di urlo dal buio che diceva: “Miami ieri siete stati davvero grandi!”.

12. è vero che a suonare rock si becca della figa? Vale anche per i giornalisti? Nel disco c’è almeno una canzone che parla di un amore finito, non è un casino comporre ballate dolenti alla jackson browne ed essere fidanzato? Non si incazza la fidanzata?

Nego tutto. Diciamo che stare su un palco ti mette al centro dell'attenzione ma non immaginatevi cose tipo backstage pieno di “groupies”.
Anche per i giornalisti è la stessa cosa credo.
Sulle ballate dolenti: mi piace scriverle, penso non sia un problema anche perchè come ti ho detto non tutto ciò che uno scrive è autobiografico...

13. metti caso che domani spunti fuori un landau qualunque e vi dia una chance per sfondare sul serio. A cosa sareste disposti a rinunciare o a che compromessi sareste disposti a scendere per sfruttarla?

Be' non rinuncerei mai ai miei affetti sicuramente.
Inoltre non mi venderei al mercato per vendere, fare solo una cosa di cui a livello artistico ne sarei convinto al 100%.
Come dice un mio amico “nel rock devi rischiare!”, anche se ti devo confessare che “sfondare sul serio” è l'ultimo dei miei pensieri.
Il primo dei miei pensieri quando salgo su un palco è quello di mettermi nei panni di chi è venuto al concerto, che magari si è fatto dei chilometri, ha pagato dei soldi e cerca 2 o 3 ore di emozioni, sogni e divertimento. Quello è il punto di partenza per tutto.

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