sabato 10 gennaio 2009

Un'assenza apparecchiata per cena

Nell'album del 1996, "Anime Salve", che fu purtroppo l'ultimo in studio,
Fabrizio De Andrè scrisse "Disamistade", che in lingua sarda significa
"disamicizia" o, più appropriatamente in questo contesto "faida,
battaglia". All'interno di questa canzone c'è una frase, breve, messa a
conclusione di una strofa, che mi ha immediatamente colpito: "un'assenza
apparecchiata per cena".


Dopo l'uscita di "The rising", mentre ero impegnato a studiarmi i testi
e le relative traduzioni, ascoltando l'album di De Andrè mi venne
immediatamente in testa l'accostamento tra la canzone "Disamistade"
(soprattutto quella strofa) e "You're missing".


Sia Bruce che De Andrè raccontano una storia attraverso brevi immagini,
fotogrammi quasi banali e quotidiani, sia che si parli di una casa, che
di un funerale in arrivo:


"Camicie negli armadi, scarpe in corridoio, la mamma in cucina con il
bambino eccetera"
"Che ci fanno queste anime davanti alla chiesa,questa gente divisa,
questa storia sospesa"


Anche la musica sembra procedere in maniera quotidiana; mentre Bruce
utilizza il violino a tratteggiare una specie di lamento, De Andrè
ripete con la voce un sussurro "ahe aho" che accompagna fino alla fine
del pezzo.


Bruce preferisce che il pezzo resti dentro quei fotogrammi, al posto
delle camicie parla di fotografie sul comodino, al posto delle scarpe
ecco la televisione, facendo questo si rivolge al "You" a cui è dedicata
la canzone:


"Fotografie sul comodino, la TV accesa in soggiorno, la tua casa ti
aspetta, la tua casa aspetta che tu ritorni".


De Andrè invece sceglie di approfondire i motivi che hanno portato
"queste anime davanti alla chiesa", scegliendo come al solito di non
schierarsi apertamente ma di raccontare i fatti:


"a misura di braccio a distanza di offesa, che alla pace si pensa, che
la pace si sfiora
Due famiglie disarmate di sangue si schierano a resa e per tutti il
dolore degli altri è dolore a metà"


E' fantastico come senza accusare nessuno, De Andrè riesca a dimostrare
chi o cosa sia il vero colpevole, la "disamistade" stessa, la stessa
concezione della vita come guerra o battaglia.
Nel frattempo invece Bruce si concentra di più sulla singola storia,
singola, particolare e proprio per questo "universale". La vita
continua, le cose vanno avanti, ma "tu" manchi, sentiamo la tua assenza;
ora non è il momento di pensare ai perché, ora è il momento dell'attesa
e del dolore.


"Ma tu non ci sei, non ci sei, tu non ci sei quando spengo le luci, tu
non ci sei quando chiudo gli occhi, tu non ci sei quando vedo sorgere il
sole, tu non ci sei".


La differenza principale sta proprio qui; De Andrè affronta il brano in
ottica più "politica (in senso lato, per carità), si interroga, ricerca,
prova a dare e darsi delle spiegazioni di fronte all'assurdità del lutto
"violento"; ma alla fine si arrende di fronte agli episodi:


"Si accontenta di cause leggere la guerra del cuore, il lamento di un
cane abbattuto da un'ombra di passo, si soddisfa di brevi agonie sulla
strada di casa, uno scoppio di sangue un'assenza apparecchiata per cena"


Di nuovo il nemico non ha nome né volto, la guerra stessa è il nemico,
colui il quale si nutre di sangue, morte e dolore, per quanto assurde,
per quanto immotivate. Ma alla fine, quello che resta è l'agghiacciante
"assenza apparecchiata per cena", una scomparsa violenta che non lascia
il tempo a chi resta di elaborarla, al punto che l'assenza diventa
"fisica", tangibile, "viva".


Ecco un altro punto di contatto tra i due brani: l'attenzione verso chi
resta e verso il suo dolore, verso chi non ha, né sa trovare
spiegazione.


"I bambini chiedono se non ci sono problemi, se sarai tra le nostra
braccia stanotte"
"che ci fanno queste figlie a ricamare e cucire, queste macchie di
lutto, rinunciate all'amore, fra di loro si nasconde una speranza
smarrita, che il nemico la vuole, che la vuol restituita".


Lo sguardo è chiaramente rivolto verso i bambini, verso i giovani, verso
coloro che così presto devono fare i conti con la morte, con il dolore
che impedirà loro di avere di nuovo tra le braccia la figura
paterna/materna, che segnerà con macchie di lutto la loro esistenza.
Anche la speranza viene qui negata dal "nemico" di cui sopra, che
nutrendosi di odio e rancori, non accetta l'esistenza di persone che
tendono a migliorare le cose e che sperano.


Anzi, proprio nel momento in cui ci si potrebbe rendere conto
dell'assurdità di tutto ciò, secondo De Andrè ecco il principale alleato
di questo nemico, "l'autorità", il potere nel senso peggiore del
termine, la sete e l'avidità che grazie al dolore altrui si arricchisce
e si espande. (Rich men wanna be king... )


"e una fretta di mani sorprese a toccare le mani, che dev'esserci un
modo di vivere senza dolore, una corsa degli occhi negli occhi a
scoprire che invece è soltanto un riposo del vento, un odiare a metà e
alla parte che manca si dedica l'autorità".


Bruce in questo brano parla meno di speranza, c'è l'attesa, ma vana, di
un ritorno ormai impossibile. Mi aveva molto colpito leggere di come,
per chi perde una persona cara in eventi tali da rendere impossibile
"restituire" il corpo del defunto, sia ancor + difficile accettare
l'accaduto. Manca, così si chiama, "l'elaborazione del lutto", che può
avvenire di fronte ad un cadavere.
Così Bruce accellera la narrazione, passa il giorno, passa la notte, ma
nulla cambia.


"Il mattino è mattino, la sera scende, ho troppo spazio nel letto,
troppe telefonate, "come va? Come va tutto quanto?", tutto è uguale, ma
manchi tu".


La canzone di De Andrè finisce come era iniziata, con la stessa domanda,
ancora senza risposta, con la stessa situazione che, sebbene
"manovarata" dall'alto, proprio "in basso", nel piccolo, nel
particolare, ha i suoi effetti più devastanti.
Bruce lascia i riferimenti "esterni" alla casa del protagonista per la
strofa finale, dove la speranza negata in precedenza è definitivamente
sepolta. Né in cielo, né in terra esiste una spiegazione a quanto
avvenuto, quindi cosa resta a chi resta?


"Che la disamistade si oppone alla nostra sventura, questa corsa del
tempo a sparigliare destini e fortuna, che ci fanno questa anime davanti
alla chiesa, questa gente divisa, questa storia sospesa"
"Dio va alla deriva in cielo, il Diavolo è nella cassetta della posta,
ho polevere sulle scarpe, nient'altro che lacrime".

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