martedì 5 aprile 2011

should I trust the government?




Ho avuto la fortuna sabato di assistere alla seconda tappa milanese di roger waters, che sta portando in giro per il mondo l'album “The Wall” una pietra miliare della musica moderna.
Il mio rapporto con i Pink Floyd, va detto, non è ottimale.
Amo The wall e Dark side of the moon, apprezzo Wish you were here, ma non mi spingo oltre.
Certo da ragazzo quando tornavo a casa bello foderato d'alcool più di una volta ho messo in cuffia qualcosa del periodo Syd Barrett, gran bel trip eh, ma ritengo che averlo mandato ad abbaiare ai vicini, musicalmente sia stata una mossa eccezionale.
The wall invece è diverso, conosco bene l'album, molto meno il film di parker, ma ritengo sia impossibile sottovalutarne l'importanza.
E soprattutto io di The Wall sono TERRORIZZATO.
Perché la storia di pink, delle sue fobie connaturate od indotte, del suo isolamento, della sua fuga dal mondo, a me mette su un'ansia fenomenale.
The wall è LA paranoia portata in musica ed immagini; è la chiusura verso il mondo, è il rifiuto del mondo e delle sue brutture, è l'ansia, la paura, la violenza.
Ed oggi che ho visto la versione live preparata del suo (diciamolo) unico ideatore, beh posso dire che in due ore di spettacolo, la rappresentazione audio-visiva è PERFETTA.
Di waters si è sempre detto che la storia del padre morto ad anzio sia stata forse fin troppo usata per le sue canzoni, al punto da stufare, ma l'incubo di The wall non può, ovviamente, che partire da lì.
Io non amo particolarmente gli spettacoli pirotecnici e gli effetti speciali, se applicati al rock, arte che non ha bisogno di trucchi, laser o bambolotti, ma è evidente che The wall live NON è solo un concerto rock, ma un'opera, una pièce teatrale, a volte un musical, in breve è un capolavoro, completo.
Concerto puntualissimo che parte alle 21 SPACCATE, dal mio posto in piccionaia (secondo anello palesemente in overbooking) apprezzo perfettamente la visione di insieme, il primo accenno di muro, l'aereo di papà waters che si schianta, l'uso sapiente di immagini e luci.
Nelle due ore di concerto la vita di pink, l'infanzia oppressa da madri soffocanti ed insegnanti frustrati, l'isolamento, la rockstar megalomane, il muro dietro il quale si nasconde (e che si chiude all'intervallo) vengono presentati con una commistione di musica ed immagini perfetta.
Non credo sia una bestemmia affermare che oggi, nel 2011, la visione di The Wall dentro la testa di waters sia meglio rappresentata che 30 anni fa sul palco, perché la tecnologia attuale permette cose impensabili all'epoca della pubblicazione del disco. Quindi ecco che entriamo fisicamente dentro il difficile mondo di pink, toccando con mano i suoi incubi ed i suoi deliri.
Il filo conduttore dell'album, l'isolamento, prende forma nelle dimensioni sia personale che universale, con riferimenti alle guerre ed ai loro sponsor, ai governi di cui non bisogna fidarsi, ma anche ai piccoli torti quotidiani fatti a bambini che da adulti ne porteranno ancora i segni ben evidenti.
Ansia ed angoscia che salgono e raggiungono il loro climax portando però all'inevitabile crollo del muro ed alla comparsa di tutti i bravissimi musicisti non più nerovestiti, ma “in borghese”.
Alcune mie considerazioni: difficilmente il rapporto udito-vista in un concerto mi ha soddisfatto così, l'unico termine di paragone (in certi momenti abbastanza evidente) è lo zootv tour degli u2 coi videowall che sparavano messaggi talmente frenetici da essere subliminali.
Per quanto economica, la scelta del parterre in piedi non credo sia stata felicissima, anzi forse il parterre era il posto più penalizzante perché troppo basso, comunque ho sentito e visto davvero bene nonostante o forse grazie alla lontananza.
Nei momenti in cui pink era sostituito dai militari ed il soldato waters sparava sulla folla insultandola ho trovato un po' stridente l'entusiasmo del pubblico ed i cori a roger.
Non so, era sicuramente difficile non essere coinvolti dallo show, ma in quel momento si rappresentava l'assurdo rapporto tra un idolo e la sua folla ed ho trovato un po' fuori luogo le scene da concerto di bruce springsteen. Molto meglio invece i momenti finali con la band in riga che accompagna il pubblico suonando il motivetto olè olè olè olèèèèèèèèè.
Più che un concerto, più che un musical, più che un'opera teatrale, The Wall a mio avviso è un viaggio in un incubo, del singolo sconosciuto, della star famosa, del mondo intero. Un incubo che prende vita, suoni, immagini e parole e che lascia esterrefatti.


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