venerdì 16 settembre 2011

Come on rise up!



WE NEED YOU NOW
abbiamo bisogno di te, ORA.

Queste parole urlate da un anonimo finestrino di una macchina americana hanno, a suo dire, dato il via al processo di composizione che ha portato bruce springsteen alla pubblicazione, nell'agosto 2002, di The Rising, primo album in studio con la riformata E Street Band dai tempi addirittura del celeberrimo Born in the USA.

Parole urlate da un fan pochi giorni dopo l'11 settembre 2001, il giorno in cui l'america si è scoperta fragile, debole e spaventata.
Molti sono gli artisti che da quel giorno hanno tratto ispirazione per i loro lavori.
Uno solo si è preoccupato non tanto di giudicare, di condannare, di polemizzare, bensì di raccontare.
Raccontare la gente, le sue paure, i suoi pensieri, anche quelli meno confessabili.
Per lungo tempo il rincorrersi delle voci sull'album lo avevano descritto come un “concept album” sull'11\09.
Questa definizione, mai applicata ad un disco di bruce, aveva spinto molti fans a chiedersi cosa avrebbe potuto essere il filo conduttore dell'opera, come realmente bruce si sarebbe confrontato con la tragedia, in che modo avrebbe dato alle canzoni un'amalgama tale da legarle insieme.
Addirittura, all'uscita dei primi mp3 di contrabbando, qualcuno disse che la singola canzone (the rising) non era valutabile, poiché estrapolata dal concept, portando ad esempio le singole canzoni, addirittura di The wall dei Pink Floyd.

Come ogni disco di bruce, specialmente i successivi a questo, a causa del diffondersi di internet come luogo di comunicazione e confronto tra fans, The Rising divise, creò polemiche, piacque moltissimo ad alcuni, fu detestato da altri.

L'arte prevede questo: uno fa, altri giudicano.
In quest'ottica, ognuno ha ragione, nessuno ha torto (o viceversa).

Però l'argomento affrontato meritava e merita tutt'oggi ben altra ottica.
E quindi cerchiamo di capire, a 10 anni dall'11 settembre ed a 9 dall'uscita del disco, questo fantomatico concept in cosa consiste, ammesso che ci sia.

Prima cosa, The Rising, a mio avviso, NON è un album sull'11 settembre.

É un album sul POST 11 settembre (per questo ho con presunzione voluto far passare il decennale prima di scrivere sta cosa).
È un album sull'America, le sue contraddizioni, la sua forza, la sua debolezza, ma soprattutto la sua GENTE.

È un disco pieno di gente, pompieri, vedove, amici di vedove e vedovi, uomini oscuri, uomini e donne anonime, amanti, figli.

È un disco, tra l'altro, che contiene diverse canzoni scritte PRIMA dell'11 settembre, ma che, come My city of ruins, si adattano terribilmente bene all'atmosfera del disco.

È un disco che come capita all'ottima musica, parla di un particolare ma diventa universale. 
 
La title track ha alcuni riferimenti chiarissimi ai pompieri che entrano nelle torri, ma so per certo e per esperienza personale, essere servita ed essere stata fatta propria da fans in crisi per matrimoni andati a rotoli, delusioni amorose e lavorative, lutti, malattie.

Ma l'album, così come è stato pubblicato, con le canzoni IN QUEL PRECISO ORDINE ha un senso?

Vediamo.

La mia idea è che NON sia un concept album come lo si intende riferendoci appunto a The Wall piuttosto che a molti dischi degli anni 70, ma abbia uno svolgimento comunque abbastanza unitario.
L'america, la gente americana che aveva bisogno IN QUEL MOMENTO di bruce e della sua musica, fanno da filo conduttore, seduti su un fantomatico lettino a confidarsi, a sfogarsi ad aprire il loro cuore a bruce.
Che come forse nessun altro trasforma le emozioni popolari in poesia ed arte, rendendole universali.

Traccia 1: LONESOME DAY
la rabbia, lo sgomento, tv accesa e torri in fiamme, “quando credevo di sapere tutto
quello che avevo bisogno di conoscere di te […] Realmente non conoscevo granchè...”
ma anche incredulità, dubbi, difficoltà ad accettare (perché ci odiano così tanto? Si chiedeva la gente americana in quei giorni).
Meglio che chiedi prima di sparare.
Seme di tradimento, frutto amaro, la ferita è aperta e il sangue sgorga dolorosamente.

Traccia 2: INTO THE FIRE
Il sacrificio viene riconosciuto ed innalzato giustamente ad eroismo. Ma chi era a casa sapendo che un suo caro entrava là dentro, chiede la forza per capire, la speranza per continuare, chiede ancora un po' di quell'amore troncato

Traccia 3: WAITIN' ON A SUNNY DAY
lo sfogo porta lacrime, ma anche da soli si deve andare avanti; può sembrare banale, ma prendere coscienza che ci sarà, che non può non esserci prima o poi un giorno di sole presto o tardi fa guardare avanti e non più indietro. Qualcosa di buono sta arrivando, bruce ci chiede di prepararci ad accoglierlo

Traccia 4: NOTHING MAN
chi è sopravvissuto a cose del genere si chiede spesso, spessissimo perché? perché io si e gli altri no? Perché il mio quotidiano è diventato leggenda? Cosa ho fatto di strano? Cosa vuol dire tutto ciò? Che altri non lo avrebbero fatto? Volete che vi parli di quello che ho fatto e di quello che ho provato? No, è inspiegabile ed incomprensibile. Vi mostrerò qualcosa che sia alla portata di tutti, perché quello che è successo non posso condividerlo. Oppure, come sostengono alcuni, l'uomo da niente semplicemente non riesce a sostenere il peso di tutto questo, pearl and silver indica la pistola e il manico di madreperla (o una lama), il protagonista si suicida perché non è solo la condivisione ad essergli impossibile.

Traccia 5: COUNTIN' ON A MIRACLE
sbalzi di umore, sindrome maniaco-depressiva. Capita a tutti, figurarsi a chi ha vissuto tali tragedie. Un giorno aspetti un giorno di sole, l'altro pensi che non ci sarà nessun lieto fine, anzi nessuna favola. Ma la canzone invita a credere, in se stessi e nell'altro, nel nostro prossimo, nei nostri cari. Anche se non ci sono più, se mancano i baci, i contatti, le labbra e soprattutto, comprensibile sconforto, la fede.

Traccia 6: EMPTY SKY
ecco la prova che ogni giorno ci ricorda cosa è successo. Il buco. Non solo ground zero, con le sue macerie, ma un buco magari meno concreto ma altrettanto doloroso, che ci fa incazzare al punto da voler vendetta, che resta lì sospeso, a farci combattere tra il bene ed il male.

Traccia 7: WORLDS APART
e qui si inizia a ragionare sul dopo, sul “cosa possiamo fare ora?”. Sull'inevitabile avvicinamento di diversi dolori, spesso contrapposti. Qui sta la chiave del vero pacifismo, non di quello di facciata e da utilizzare a piacimento, no. Quello vero, che parte dal cuore e dal cervello, che prende coscienza delle distanze ma ritiene impossibile non provare ad annullarle. O la vita ci unisce o la morte continuerà a dividerci.

Traccia 8: LET'S BE FRIENDS
a chi è rimasto disgustato da questa canzone leggerina dico: vai a vedere dove è collocata: tra worlds apart e further on.
tra il tentativo di far riflettere gli americani sull'integrazione in QUEL PRECISO periodo storico e la storia di un uomo che si allontana dicendo che "noi risorgeremo, lo so", ma indossa stivali da cimitero e non sai se è vivo o morto.
due pezzi da 90, due colossi, per i quali serve tempo per essere metabolizzati.
skin to skin è la pausa caffè, la boccata d'aria, la risata quasi isterica che ci prende per una battuta stupidissima quando abbiamo appena finito di piangere.
è splendidamente funzionale lì, in quel preciso momento.

Traccia 9: FURTHER ON
la notte è buia ma noi risorgeremo in una mattinata di sole.
Testo da un lato carico di tensione in avanti, dall'altro ambiguo con diversi riferimenti alla morte ed appunto al buio.
Canzone precedente al 2001, parla di fare i conti con la propria mortalità credo, con le difficoltà anche durissime che si incontrano sulla strada, sapendo però che la strada va sempre e solo in avanti.

Traccia 10: THE FUSE
L'uomo e la donna, la morte ed il sesso, il lutto e la passione.
Tutto rappresentato da una miccia che prepara ad un'esplosione, senza che si capisca se sarà un bene od un male. Io e te, qui ed ora, nonostante tutto. Ci siamo ancora, l'uno per l'altra, il funerale, la cenere, la luna insanguinata non devono più condizionarci, non ora, spogliati.

Traccia 11: DA MARY
si prende coscienza del lutto, lo si elabora a fatica, specialmente i moltissimi che non hanno avuto un cadavere su cui piangere e si va avanti, tenendo fede alle tradizioni. Veglia funebre, la gente mi strappa un sorriso, balliamo amore, anche se non ci sei più, la folla che urla è la vita, che mi chiama, che vuole che torni a lei, sempre più forte, piangiamo, piangiamo pioggia, piangiamo tutta la pioggia, alza il volume, sono vivo.

Traccia 12: MANCHI TU
la veglia è finita, altro crollo, sono sola, il letto è vuoto, la gente mi chiama, i bambini non capiscono, la TV parla e parla e parla sempre di QUELLO. Un'assenza apparecchiata per cena. Un dolore straziante, una mancanza che toglie il fiato. Nient'altro che lacrime.

Traccia 13: LA RESURREZIONE
singolo di lancio, testo ben chiaro, come ho detto sopra, sepolta a fine disco perché forse per sollevarsi o risorgere prima bisogna passare da tutto quello di cui sopra. Ora non è più solo la gente che parla, ma nel coro è bruce che da la prima risposta al fan: avete bisogno di me? Datemi le vostre mani UNITED WE STAND! Da oggi sarò più che posso con voi, farò la mia parte. Si è sempre sballottati tra il cielo che porta oscurità e morte ed il sogno di una vita che va avanti, comunque. Facciamolo per il protagonista delle strofe, che vede la sua mary a casa, che porta con se il peso dell'armatura e la croce di chi va al sacrificio, facciamolo per loro.

Traccia 14: PARADISE
ora possiamo anche parlare dell'altro, di chi è, cosa prova, cosa gli o le passa per la testa nella piazza affollata del mercato, mentre sta per raggiungere il paradiso.
Canzone capolavoro perché fa in modo che l'ascoltatore entri in un punto di vista così difficile da capire senza minimamente parteggiare o schierarsi. Bruce ce lo fa fare perché vuole che tutto sia sul tavolo in questa partita, anche chi sceglie di dare e darsi la morte. Solo conoscendo possiamo capire e cambiare.

Traccia 15: MY CITY OF RUINS
bruce chiude con un gospel, una preghiera, un'invocazione.
Non è la congregazione sparita, non sono le finestre sbarrate, non è il cerchio rosso sangue il punto focale della canzone.
Il punto focale è che la città in rovine, dice bruce, è MIA.
Io ci sono dentro, io vedo le puttane e gli sbandati, vedo le rovine, vedo le anime perse.
Ma tutto questo lo sento MIO e non lo lascio.
Avanti alziamoci, tutti quanti.
COME ON RISE UP ottantamila voci, lo stadio di san siro, un urlo che suggella un patto indissolubile tra chi aveva bisogno di lui e bruce; bruce che dal pianoforte si gira verso la folla con uno sguardo di stupendo sbigottimento: noi ci siamo, noi vogliamo andare avanti.

COME ON RISE UP!!

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