giovedì 31 marzo 2011

31 marzo - delicate

We might kiss when we are alone
When nobody's watching
We might take it home
We might make out when nobody's there
It's not that we're scared
It's just that it's delicate

delicate - damien rice (o)

martedì 29 marzo 2011

dalle chiese alle prigioni



È sera, buio, sono in macchina insieme a mia moglie con la quale ho appena passato una bella giornata, soli io e lei.
Siamo di ritorno da torino, dove mi sono appena laureato, mi godo la soddisfazione del voto e la serenità di chi ha appena chiuso un, seppur breve, percorso con buoni risultati.
Metti qualcosa dai, dico a mia moglie porgendole l'ipod.
E lei capisce e fa partire IL disco, Born to run.

E mentre il vestito di mary svolazza, nell'autostrada deserta, lascio che la mia mente si perda nei meandri del Capolavoro di bruce springsteen.
Album breve, che non basterà a coprire tutto il tragitto, ma che dura a sufficienza per starci dentro quel che basta per vederlo in un'ottica nuova.
Se da sempre ho considerato Born to run il mio disco preferito di Bruce
se da sempre ho vissuto i 4 minuti e 50 di thunder road con i brividi
se da sempre ho ascoltato jungleland con lo stesso approccio con cui si guarda un film stasera qualcosa di diverso getta nuova luce sulle 8 canzoni che compongono questo meraviglioso disco.

Come ho detto, jungleland, pezzo conclusivo di born to run, è da tutti considerato un piccolo film in musica, un'opera d'arte che trascende il significato a volte limitante di “canzone”. Nei suoi 9 minuti jungleland racconta un'epopea, esalta un mondo notturno e sotterraneo che alla luce del sole spesso non appare.
Ma stasera, mentre le varie traccie si susseguono nell'autoradio, questo discorso si allarga e coinvolge TUTTO l'album.

Born to run è un film, di quelli con protagonisti giovani, belli, maledetti e spesso perdenti.
È il racconto di una generazione di provincia, che brucia brillante e luminosa, ma in modo tragicamente breve.
E come tutti i film, ha un copione.

L'inizio è per thunder road, canzone che come lo stesso bruce ha detto “apre delle porte” e simboleggia qualcosa che ha inizio, dalla veranda di mary, infestata di fantasmi e assassini a breve distanza, il protagonista chiede alla sua lei di seguirlo, in quella che probabilmente sa essere la loro ultima corsa, la loro “one last chance”.
Thunder road, in questo film è la dichiarazione di intenti: i protagonisti se ne vanno e se ne vanno per vincere.

Tenth avenue freeze out da la dimensione geografica del nostro film. E come sempre il fatto che bruce dia indicazioni precise da questo punto di vista, aiuta per assurdo chi sta lontano dal new jersey a sentirsi parte attiva del racconto. Bruce è scooter? Non si sa, ma sto scooter deve essere un bel tipo, anche se la canzone lo vede frustrato dalla solitudine e dal fatto che la sua strada è fuori gioco. Di certo, se scooter è il fidanzato di mary, ancora deve andare via dalla città dei perdenti ed ha intenzione di farlo alla grande, facendola scoppiare in due insieme al suo fidato big man (bust this city in half!).



Night invece ci da la dimensione temporale, perché born to run è un album notturno, che parla di gente che vive di notte, perché di giorno, semplicemente, sopravvive. E night racconta questo, racconta di sopravvivenza al lavoro, col capo che ti manda al diavolo, mentre tu comunque aspetti solo la fine del giorno, perché è la notte che ti fa sentire vivo, la mitragliata di batteria iniziale serve al protagonista per svegliarsi “at the sound of the bell” e resistere fino a sera.

In backstreets invece il protagonista si scontra con un altro aspetto del mondo; se night parla di lavoro e sfruttamento, backstreets parla di rapporti umani, terry è un'amica, forse qualcosa di più, fatto sta che per lui è un punto di approdo sicuro, un rifugio, sono reciprocamente rifugio dell'altro, camminano e restano in piedi grazie all'appoggio che si danno vicendevolmente. Ma nella città dei perdenti o forse nel mondo intero (il protagonista deve ancora scoprirlo) le cose non vanno come sperava e si consuma il tradimento, uno dei peccati più gravi secondo bruce, si consuma la disillusione e lo scontro con la realtà. After all this time we find we're just like all the rest.



Born to run, la canzone, ci dice però che il tradimento non ha ancora ucciso i sogni, per quanto nelle primissime battute compaia sinistramente due volte il termine suicidio. Born to run ci dice che il protagonista ha capito che deve correre, correre via, anche se ancora non sa dove sta andando e quando ci arriverà; la gente corre forse anche perché non può fare altro, oltre a lasciarsi irretire dai “suicide rap”, meglio allora le suicide machines dove sputare fuori un sogno americano che da quelle parti forse è ancora una chimera troppo alta, per cui bisogna andare e farsi guidare dalla propria anima pazza.

In she's the one invece il sentimento lascia il posto alla carne. Perché questa canzone è una scopata, mi si perdoni la volgarità. Una gran bella scopata, con chi si fa desiderare e ti irretisce, ma alla fine ti soddisfa come nessun'altra. La mary col vestito che svolazza qui è più donna, più carne e meno amore platonico, è una donna da conquistare perché quando il viaggio si fa duro e non è certa la meta, l'uomo si aggrappa alle pulsioni, per restare vivo.



Arriviamo a Meeting across the river, cinematograficamente parlando, questa è già parte di jungleland, perché anticipa cosa sta per succedere. L'uomo e la donna delle canzoni precedenti sono qui, lei è stanca e stufa, lui sa che in giro si dice che sia la sua “last chance” (richiamo a thunder road, chiusura del cerchio, resa dei conti).
La tromba lascia che il racconto si faccia sospeso, quasi abbozzato, ma si capisce che se l'uomo ed il socio troveranno un passaggio al di là del tunnel, stasera ci sarà il botto.
Il lincoln tunnel, limite fin troppo reale tra la provincia del new jersey e le luci di NY, simboleggia l'ultimo guado. Passiamolo, non sbagliamo nulla, non ridere cretino, stasera dobbiamo essere dei fighi, we got style.

Chi parla è magic rat, il protagonista di jungleland.

Eccoci alla scena finale, le carte sono tutte sul tavolo, abbiamo visto chi, cosa, quando, abbiamo conosciuto i protagonisti e le loro vicende.
Ora si entra in scena per l'ultima volta.
E la prima parte di Jungleland fa un riassunto di tutto il disco.
Ci sono tutti i protagonisti, magic rat che tira a lucido la sua macchina del cazzo, una lasciva ragazza scalza, l'autorità, i rangers.
Tutto è calmo, silenzioso, perché tutti sanno che sta per succedere qualcosa.
E quando tutti han preso i loro posti, la musica cambia repentinamente, esplode.
As we take our stand. DOWN IN JUNGLELAND!

E qui inizia un film nel film, anzi un'opera, come dice bruce, “un'opera sull'autostrada”, simbolo di costante movimento.
La musica, il rock, è usato come metafora per la danza mortale che si svolge ogni notte, che vede come protagonisti attori che alla luce del giorno diventano al massimo secondari e che sanno che stanotte è la loro ultima messa in scena.
Ci sono coltelli e amplificatori, gente affamata e perseguitata.
Tutto è compiuto, debiti estinti, contatti presi e dissolti.
Tutti, tutti giocano le loro ultimissime carte
EXPLODE INTO ROCK'N'ROLL BAND.

E poi c'è IL solo.

Il solo di sax che, scusate il gioco di parole, da solo, trasporta il pubblico verso le scene conclusive, verso i titoli di coda.
Quello che succede lo possiamo solo intuire dalle strazianti note di big man, che da sole raccontano che c'è sangue e morte nell'aria.
Infatti alla fine del sax la musica si placa, le note si dilatano, malinconiche, la classica quiete dopo la tempesta.
Gente che balla tristemente, “amanti con la tristezza nel cuore si dimenano negli angoli bui disperati, mentre la notte avanza solo uno sguardo e un sospiro, e sono spariti”.

Torniamo a mary e al suo spasimante, ferito, morente, colpito “dal suo stesso sogno”. Hanno corso, sono andati via dalla città dei perdenti, magic rat muore, l'ambulanza se lo porta via, ma resta il dubbio se non abbia, in fondo vinto lui.

E poi c'è la chiosa, bruce abbandona questo mondo popolato di eroi romantici, perché si accorge che non c'è spazio nel mondo reale per i poeti.
Per loro c'è solo la possibilità di fare un'onesta figura, signori, si chiude, l'opera è finita, da oggi in poi ci sarà il mondo con le sue cattiverie a riempire l'universo musicale di mister springsteen.
Ed il disco successivo, infatti, inizierà con badlands, bassifondi, luci spente e problemi in centro.

29 marzo - open all night




deliver me from nowhere!

open all night - bruce springsteen & the seeger sessions band (milano session night)

lunedì 28 marzo 2011

l'amore non ha confini (seconda parte)


PRIMA PARTE

yuliya scrive:
Buona sera! Sono molto contenta di avere ricevuto la tua lettera! E mi fa piacere che non hai lasciato la mia lettera senza risposta! Pensavo che non mi rispondessi. Graxie per l’attenzione, spero molto che la nostra conoscenza si sviluppi  piu` avanti e che ci conosciamo meglio. Penso che sarai curioso di sapere qualche cosa su di me. Come tu sai io a Rostov-sul-Don, Russia. E` una bella citta` che mi ha dato molto nella vita. Raccontami un po della citta` dove vivi! A Rostov sono nata, finito la scuola e Universita` economica uscendo come menager. So abbastanza bene l’italiano e penso che non avremmo problemi per capirci. Pero` alcune volte us oil traduttore. Adesso lavoro in una compagnia come contabile. Ho speso molto tempo per il lavoro e adess oho 28 anni ed ho capito che e` arrivato il tempo per formare una famiglia. Per il momento non ho ancora trovato la persona giusta con la quale formare delle relazioni serie. Ed e` per questo che ho deciso di trovare il mio uomo in internet. E` magari da una conoscenza si potrebbe svilupparein  una  famiglia! E tu che cosa cerchi? Dall’infanzia I miei genitori mi hanno educato come una persona per bene e sincera. Ho sempre avuto rispetto a loro e alle persone a me care. Dall’infanzia sono sempre andata a scuola di ginnastica ed e` per questo che adesso ho un bel fisico e aspetto. E poi normalmente ogni giorno corro. Penso che puoi notare dale foto! E tu come curi il tuo corpo? Mi farebbe piacere vedere piu` foto di te. Ho lavorato molto tutto l’anno per poter permettermi di fare un viaggio in Italia. Il tuo paese mi sembra molto potente e con una buona cultura e lunga tradizione. E` sempre stato un sogno visitare il tuo paese! Pero` il sogno piu` importante e` quello di trovare la mia anima gemella. Magari il nostro conoscenza sara` solo una coincidenza. Ti vorrei raccontare molte cose su di me. Spero che sarai` la persona con la quale mi trovero` bene! Un mese fa ho dato miei documenti all’ambasciata per fare il visto turistico. Qualche giorno fa mi dovevano dare la risposta pero` non ho ancora ricevuto la loro lettera. Il mio viaggio in Italia e` una bella opportunita` per vederci in persona e conoscersi meglio! Spero in futuro useremo questa opportunita`. Con il tempo vedremo.     Finisco la mia lettera e ti augo di passare bene la tua giornata e buon umore! Spero di ricevere domoni la tua lettera! Saluti calorosi da Yuliya!






il Cala risponde

ciao e grazie di avermi risposto, l'altro ieri sono stato arrestato perchè ho dato fuoco alla casa dei miei vicini, con loro dentro.
mi piace il fuoco, a te no? l'idea di un caminetto acceso non ti scalda il cuore? a me tantissimo, infatti, non avendo caminetti, accendo fuochi un pò a capocchia di minchia, come diciamo noi che abbiamo studiato il latino.
ora mi hanno rilasciato su cauzione, ma mi servirebbero 40mila euro per saldare il mio debito con frankie lo curzio, detto il merda, che me li ha prestati in nome della nostra amicizia nata sui banchi delle scuole elementari "raffaella carrà" di Cagate con Gioia (SBRAT), amena cittadina veneta dove sono cresciuto a pane, salame e bullismo.
ti allego una foto mia e di mia sorella, che condivide con me la passione per il fuoco, spero di sentirti preso, un caldo, caldissimo abbraccio




28 marzo - maybellene

hail hail, rock'n'roll!!!

sabato 26 marzo 2011

26 marzo - tell me why

Is it hard to make arrangements with yourself,
When your old enough to repay but young enough to sell?

tell me why - neil young (after the gold rush)

venerdì 25 marzo 2011

25 marzo - my little girl

my little girl - willie nile (the innocent ones)

volontari per pulire la centrale di fukushima


chiudere le curve
sciogliere tutti i gruppi organizzati

Scontri al derby benefico Juve-Toro
Un ultrà in manette e sette indagati

Un giovane egiziano scambiato
per un tifoso avversario e preso
a calci e pugni. L'aggressore già sottoposto a Daspo nel 2001

Un arrestato e sette denunciati negli scontri prima, durante e dopo la partita delle vecchie glorie di Juve e Toro che ieri si sono incontrati in un derby allo stadio Olimpico di Torino per raccogliere fondi in favore dell’AriSLA, agenzia di ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica. L’iniziativa benefica non ha fermato gli ultras delle due tifoserie che già prima della partita hanno cercato di venire a contatto fuori dallo stadio, ma sono stati fermati dalla polizia.

Un giovane egiziano però, che passava per caso sotto lo stadio con una kefia bianca e nera, è stato scambiato da un ultrà granata per un sostenitore della Juve che lo ha aggredito con calci e pugni. L’aggressore, un torinese di 34 anni già sottoposto a Daspo nel 2001, è stato denunciato a piede libero. Le tensioni sono continuate all’interno dello stadio: alla fine del primo tempo nella curva sud, all’interno della tifoseria juventina, è scoppiata una violenta rissa tra esponenti dei «Bravi ragazzi» e i dei «Drughi».

Gli agenti della Digos, intervenuti per sedare la rissa, hanno arrestato Davide Moscatiello, un torinese di 34 anni pluripregiudicato e con un Daspo in corso, per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale e rissa. Altri tre juventini, di cui due colpiti da Daspo, sono stati denunciati a piede libero. Gli scontri sono proseguiti all’esterno al termine della partita dove i tifosi delle due squadre hanno tentato di venire. Gli agenti hanno denunciato tre ultras granata, tra cui un minorenne, mentre tentavano di venire a contatto con i tifosi juventini brandendo bastoni e aste.

giovedì 24 marzo 2011

24 marzo - brown sugar



I bet your mama was a tent show queen
And all her boyfriends were sweet sixteen

brown sugar - the rolling stones (sticky fingers)

mercoledì 23 marzo 2011

l'amore non ha confini (prima parte)




(questa serie di post prende PESANTEMENTE spunto da un'idea avuta dai gestori di questo fantastico blog, a cui pertanto vanno i miei più sentiti ringraziamenti e le mie più umili scuse. Inoltre, in diverse parti, alcuni potranno trovare cose scritte o ispirate da Padre Maria Brazzoni, noto pastore evangelico della Chiesa dei 7 pugnali insanguinati nel nome di S.C. che se non sapete cosa vuol dire è meglio, vi dico solo che S. sta per STO. Però le lettere di Yuliya sono vere e veramente giuntemi ed io le ho veramente risposto, per la gioia di mia moglie, giurolo)

Yuliya scrive:
Ciao! Voglio trovare in questo grande mondo, la mia persona preferita con la quale saro felice. Voglio trovare il mio compagno costante. Un uomo che mi dara il vostro amore, la vostra cura e affetto. Il rispetto di me e le mie sensazioni. Un uomo che sara con me nella gioia e nel dolore, nel dolore e nella gioia. E almeno io daro il mio reciprocita uomo. Ti diro un po 'su di te. Sono ragazza molto seria e responsabile. Romantico, sensuale ed emozionale. Con un buon senso dell'umorismo. Sempre affrontare la tematica con un sorriso. Da solo, la vita perde il suo senso per me ... Spero anche per voi. Sono una ragazza semplice e posso dire che posso leggere come un libro aperto. Ma questo richiede un desiderio. E poi le parole saranno sempre facili e chiari. Ho bisogno di un uomo skotorym saro felice, e lui sara felice con me! Ti scrivero il mio e-mail: zemkiasky@yahoo.it. e guarda io aspetto la tua risposta! Yuliya


il Cala risponde:
certo che mi ricordo di te, mi avevi mandato delle foto interessantissime di te con svariati animali, sai anche io amo molto gli animali, magari non nel modo in cui intendi tu, ma chi può giudicare i sentimenti altrui?
mi ricordo di te anche per il tuo nome, così dolce, che ispira tenerezza e voglia di metter su famiglia, oltre a ricordarmi una pastiglia contro il mal di testa.
spero che tu mi risponda presto, magari azzeccando un congiuntivo, uno solo, che ti costa?
ti aspetterò, alberto

continua

23 marzo - had to cry today

grazie a Dio c'è il blues

had to cry today - eric clapton & steve windwood (live from madison square garden)

martedì 22 marzo 2011

conclusioni



Redigere questa prova finale mi ha portato ad una profonda riflessione sul mio lavoro e sul modo in cui l'ho svolto in questi 15 anni. A differenza del 1996, oggi credo di avere un bagaglio di esperienza sufficiente per poter svolgere un parallelo tra pratica e teoria, contemporaneamente, mentre 15 anni fa l'esperienza pratica del tirocinio, seppur soddisfacente, non bastava per riequilibrare la teoria di 3 anni di università.
Quindi mentre sviluppavo la mia prova finale, ho avuto modo di ripercorrere questo cammino, guardarmi indietro e riuscire ad affiancare i due aspetti (pratico e teorico) della professione, al fine di sfruttare la ricchezza che questo, seppur breve, nuovo percorso universitario mi ha offerto.
Nel corso di questa prova finale ho parlato dei Centri di Salute Mentale ed ho sottolineato come spesso al loro interno, l'assistente sociale dovrebbe ricavarsi uno spazio diverso, per evidenziare l'importanza dell'aspetto sociale della cura al disagio psichico; l'argomento specifico della prova finale, poi, è esemplificativo di questo discorso: creare un circolo virtuoso tra società, servizi ed utenza non può che portare benefici a tutti gli attori coinvolti, benefici in termini di salute e di benessere sociale, appagamento, autodeterminazione. Di questo circolo, l'assistente sociale deve essere attore protagonista, tra i principali fautori della spinta positiva che esso comporterebbe, ma purtroppo ho anche riscontrato che spesso non è così.

L’ansia di vivere e di possedere

Il nostro stile di vita è purtroppo sempre più centrato sull’affermazione e sull'efficientismo, illudendoci che fama e ricchezza ci possano evitare la malattia, il dolore e la morte.
L’ansia di vivere e di possedere ci rendono sempre più fragili di fronte al nostro e altrui dolore. Tutto questo ci ha tolto la capacità di assumerci il peso del dolore degli altri: per non vedere il fallimento del sogno di onnipotenza imposto dal nostro modello di vita cerchiamo subito una soluzione tecnica. Allora possiamo illuderci di chiamare lo specialista, che con il suo sapere rimetta le cose a posto, tutto sotto controllo, perpetuando un modello di fuga dalla nostra condizione di uomini, per farci diventare quello che è il nostro ruolo. Allora non ci saranno più uomini e donne spaventati o arrabbiati o estroversi o solitari o generosi o avidi, ma avremo invece medici capaci o incapaci, manager di ghiaccio o falliti, studenti primi della classe o incapaci e l’imperativo sarà sempre e solo essere all’altezza, sempre e comunque, costi quel che costi. Allora anche il confronto con il dolore dell'altro sarà insopportabile o perché dovremo dimostrare di essere all'altezza di gestire senza farci coinvolgere, con la generosità fredda di un Rambo, oppure perché rischieremo di entrare in contatto con la nostra piccola, fragile umanità.
Il nostro bagaglio professionale ci può e deve aiutare, quello che importa è sentirsi uomo tra gli uomini, sentirsi in «compassione», nel senso di patire insieme, ma insieme trovare la forza per accettare la nostra fragilità e l'angoscia di morte che ne deriva.
Possiamo evocare la pietas cristiana e citare Madre Teresa di Calcutta o ricordare un personaggio più laico come Che Guevara, che nella lettera ai figli esorta a sentire la sofferenza di ogni uomo come se fosse la nostra. Certo è che dobbiamo ritrovare un senso nella nostra civiltà, altrimenti arriveremo all’aberrazione di pensare che professioni come l'assistente sociale piuttosto che lo psichiatra siano gli «specialisti della sofferenza».

In una vita da cui è bandito il dolore, esorcizzata la morte, esaltata la filosofia del vincente, il manicomio è dentro di noi, nel nostro dividere il mondo in buoni e cattivi, in giusto e sbagliato, senza appelli, né legittimi dubbi.
Io sono fermamente convinto, lo ero prima lo sono a maggior ragione oggi dopo 15 anni di lavoro e dopo questo bel ripasso salutare alla mia preparazione teorica, che gli assistenti sociali meritino molto di più di quello che stanno ottenendo attualmente, in termini di responsabilità, di visibilità e di riconoscimento professionale.
L'area della salute mentale sulla quale mi sono soffermato per la mia prova finale è ricchissima di spunti da cui la professione può partire per rivalutare il proprio ruolo di traino e coordinamento non solo all'interno dei servizi stessi, ma verso la società tutta.
Le idee come quelle sviluppate in Valbormida, piuttosto che al Caffè Basaglia o all'UCIL devono vedere l'assistente sociale in prima linea e contemporaneamente in cabina di regia: quante altre professioni tra quelle operanti nel Welfare possono vantare una preparazione così variegata e differenziata? Gli specialisti, soprattutto i medici, avranno sempre diritto di far valere la loro differente competenza, ma l'assistente sociale non può più esimersi dal reclamare lo spazio adatto affinché il suo ruolo di ponte e regista di una società migliore sia riconosciuto a tutti i livelli.
Creare lavoro dal nulla non si può, né sarebbe corretto addossare tale responsabilità a chiunque; ma se la sussidiarietà diventasse realmente un principio cardine della nostra società, ecco che si creerebbero le condizioni per quel circolo virtuoso di cui parlavo all'inizio di questo capitolo, condizioni che permetterebbero a tutti, iniziando, come sempre, dagli ultimi, di investire sé stessi e le proprie potenzialità in un sistema che valorizza e non nasconde, in un ambiente che aiuta a svilupparsi senza fare elemosine, in un mondo dove ognuno si sente responsabile almeno in parte di chi gli sta accanto.
Ed in questo mondo che tanto desidero, anche Johnny, i baristi del bar di Genova Quinto e quelli del Caffè Basaglia, sicuramente vivrebbero meglio.

22 marzo - perfect day

I'm glad i spent it with you





lou reed - perfect day

lunedì 21 marzo 2011

introduzione





Nel mese di febbraio 1994 avevo appena iniziato il mio primo anno di tirocinio professionale come assistente sociale, presso un Servizio di Salute Mentale di Genova.
Mi ero recato presso l'ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto, dove con cadenza mensile tutti gli assistenti sociali dei Servizi di Salute Mentale genovesi si riunivano per un incontro di coordinamento.
Non avevo ancora imparato uno dei cardini della professione, cioè che l'assistente sociale “arriva sempre in ritardo”, né ancora conoscevo bene la città, quindi ero arrivato con un certo anticipo e per ingannare l'attesa avevo cercato all'interno della struttura un bar per un caffè.
Ho trovato un bar gestito e frequentato praticamente solo da ex utenti dell'ex ospedale psichiatrico. Ho bevuto il mio caffè più rapidamente possibile e sono uscito, con negli occhi e nel cuore delle immagini che ancora adesso non mi hanno abbandonato. Si può essere morti pur vivendo? Si può guardare senza vedere? Si può rappresentare il vuoto dell'anima e del cuore? In quei 5 minuti passati in compagnia di quelle (ex?) persone ho trovato purtroppo le risposte a queste domande.
Persone abbandonate, svuotate, appoggiate su una sedia, ecco il mio impatto con gli utenti della Salute Mentale, ecco il “manicomio”, ecco uno spaccato del disagio che stavo studiando come affrontare, che avevo scelto come componente fondamentale della mia futura vita lavorativa.
Nessuna differenza tra chi stava da una parte o dall'altra del bancone, a parte la (minima) capacità di fare un (pessimo) caffè. Chissà, forse quella era la caratteristica che faceva del barista un qualcuno, qualcuno che spiccava tra gli altri compagni.

Al di là delle battute sull'arrivare in ritardo, quel giorno ho imparato due cose, che ancora oggi mi sforzo di avere sempre a mente, soprattutto al lavoro.
La prima è che comunque vada la mia vita, difficilmente e raramente avrò il diritto di lamentarmene, soprattutto per motivi futili e banali.
La seconda è che nessuna malattia, fisica, psichica o, perché no, sociale deve ridurre un uomo e la sua dignità in uno stato come quello degli avventori di quel “maledetto” bar.
La mia tesi, sia quella del 1996, sia quella odierna, forse ho iniziato a scriverla quel giorno.

Ottobre 2003, lavoro come assistente sociale in un Comune ligure e viene ricoverato in ospedale Johnny.
Johnny è quello che in passato era definito “il matto del paese”, persona con evidente ritardo mentale (ha 48 anni e ne dimostra 10), ma amata da tutti, da tutti aiutata e rispettata. Johnny viene da una vita di insulti, minacce e botte, che se non lo hanno ridotto così da sole, forse ne sono una delle principali concause.
L'ufficio servizi sociali è per Johnny la sua seconda casa, qui lavorano le due assistenti domiciliari che lo vanno a trovare ogni giorno, qui ci siamo io ed il mio collega a cui puntualmente ogni lunedì Johnny viene a raccontare il Gran Premio di Formula 1 del giorno prima.
Io e Johnny siamo andati insieme a comprare le scarpe da ginnastica, siamo andati insieme a comprare l'orologio nuovo, il televisore.
Io e Johnny, quando lo avevano dimesso dopo un breve ricovero, avevamo fatto il giro del paese suonando il clacson perché tutti sapessero che era tornato.
Johnny sta male e viene ricoverato; mentre aspettiamo l'ambulanza, sdraiato sul pavimento dove ha dormito tutta la notte perché non riusciva né ad alzarsi, né a chiedere aiuto, Johnny piange e mi tiene la mano (spesso penso a lui anche oggi come il figlio maschio che non ho ancora avuto).
Cerco di consolarlo e quando lo caricano sull'ambulanza lui, rasserenato, mi dice che si, ho ragione, tornerà a casa meglio di prima “perchè ormai ho una certa età e mi devo trovare una moglie ed un lavoro”.
Una moglie ed un lavoro. Per farsi forza, Johnny sognava queste due cose, una famiglia e qualcosa da fare durante il giorno.
Johnny, che purtroppo a casa non è più tornato, nella sua mente ingenua aveva comunque chiaro cosa voleva dire “essere adulti”. Il lavoro è “una cosa da grandi”, il lavoro ti rende adulto. E normale.

Nel mese di marzo 2009 sono a Torino per una serata con gli amici; un gruppo di loro suona le canzoni di Bruce Springsteen, in un circolo in centro.
Il Caffè Basaglia lo conosco così, grazie ai miei amici ed alla mia passione per la musica.
Ma il Basaglia, scopro quella sera, è molto di più. Circolo ARCI, nato e coordinato da uno psichiatra, gestito unicamente da suoi ex pazienti.
Così tra una birra ed una canzone li vedo all'opera, camerieri, baristi, cuochi.

E subito penso al bar di Genova Quarto, dove aleggiava la morte se non del corpo, sicuramente dell'anima; mentre qui il barista oltre a fare un caffè migliore, ha stampata in fronte la gioia di essere lì in quel preciso momento a fare (bene) quelle precise cose.
Mentre uno dei camerieri mi confessa in segreto di essere il figlio di Al Bano e che uno dei cuochi in realtà è Osama Bin Laden, penso a Johnny, alla sua voglia di essere in mezzo alla gente, di parlare, raccontare, scherzare, giocare.

Sono di nuovo iscritto all'università da pochi mesi, non ho ancora sostenuto esami, ma quella sera al Basaglia capisco quale sarà, di nuovo, l'argomento della mia prova finale, quella che avevo in un certo modo iniziato a scrivere al bar di Genova Quarto.

Come mai è così importante lavorare? Certo, senza soldi non si va vanti, ma davvero è solo questo il motivo?
Molto spesso parlo del mio lavoro sotto due punti di vista.
Il primo è il fatto lampante, che io sono un dipendente pubblico, il che mi porta ad essere oggetto di battute e luoghi comuni sul fare poco e niente, sull'aspettare il 27 del mese.
Però spesso sottolineo l'aspetto “morale” del mio lavoro e la fortuna che ho nello svolgerlo. Fortuna, e non merito, perché grazie al mio lavoro, alle situazioni che mi fa affrontare, alle persone che mi fa conoscere, mi ricorda sempre quanto io sia comunque un privilegiato e mi aiuta a capire quali siano le cose davvero importanti nella vita.
Ma è così per tutti?
Spesso, quando il lavoro mi pesa, quando la giornata sembra non finire mai, cerco di ricordare almeno un paio degli episodi che ho raccontato sopra, per capire realmente chi sono e quanta fatica sto facendo.
Il lavoro di per sé è comunque uno status.
Tu sei in quanto lavori.
Tu sei in quanto fai.
Tu sei in quanto produci (e spesso quanto più HAI quanto meno SEI).
Se queste regole sono valide per tutti, a maggior ragione lo sono per chi deve lottare per guadagnarsi quantomeno lo status di “normale”, male che vada di “solo un po' strano”.
Se queste regole sono vere, per i pazienti psichiatrici valgono molto di più, perché il lavoro è uno strumento con il quale cambiare la propria condizione, con il quale cambiare il modo in cui si appare agli altri, il loro status, spesso addirittura la loro vita.
L'aspetto economico forse ha un ruolo limitato in questo discorso, forse assume importanza solo ad fase del percorso riabilitativo più avanzata; fatto sta che il lavoro è una “patente” che ci permette di entrare in posti ed in situazioni magari sempre soltanto immaginati.
Così come anni fa c'era il mito del “posto fisso”, ora è forte la suggestione dell'indipendenza, soprattutto economica.
Tale suggestione non può non riflettersi su ogni fascia di popolazione, anche le più deboli, anche le più bisognose di protezione.
Al giorno d'oggi, tanto è forte il mito del lavoro, quanto lo è la crisi che attanaglia il suo mondo.
L'immobilismo in cui sembra versare in modo irreversibile il nostro paese rende una sfida difficilissima l'ottenimento di un lavoro che renda davvero autonomi e che, parlando da un punto di vista “professionale”, metta in grado la persona di autodeterminarsi.
Così, lo stesso concetto di “fasce protette”, sotto la cui ala si riparavano molte categorie, tra cui i pazienti psichiatrici, sta perdendo non solo importanza, ma urgenza, significato e priorità.
In un mondo che non assicura un lavoro a chi compie percorsi scolastici a volte decennali, come si possono tutelare le fasce protette? Che spazi, che mansioni possono essere dedicate a loro, senza sottrarle ad altri, magari più titolati?
All'interno della drammatica partita che generazioni intere stanno giocando per ritagliarsi un ruolo lavorativo, si corre il rischio di considerare automaticamente “in panchina” chi non è in grado di fare da solo.
L'importanza della riabilitazione spinge dunque a chiedersi se e quanto il lavoro sia utile, specie alle attuali condizioni.
Nella mia prova finale ho voluto affrontare questi temi, con lo sguardo privilegiato di chi cerca di occuparsene, insieme ai servizi specialistici.
Alternerò quindi l'imprescindibile teoria, alla pratica con cui io ed alcuni colleghi, che con estrema gentilezza si sono resi disponibili a condividere con me le loro esperienze nel settore, ci confrontiamo giorno dopo giorno, per capire come realmente lavoro e psichiatria possano convivere.
Del resto, penso di essere in debito, con Johnny e con i baristi, camerieri e clienti, di circoli o bar all'interno di ex ospedali psichiatrici e questo lavoro, nel tentativo di dare loro un minimo di visibilità, è il mio modo per ringraziarli.

21 marzo - thunder road




thunder road - bruce springsteen (live 1975\1985)

domenica 20 marzo 2011

20 marzo - chi ha ucciso ilaria alpi?

20 MARZO 1994 - A Mogadiscio, un commando somalo uccide Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai, e l'operatore Miran Hrovatin, in Somalia per seguire la guerra tra fazioni che stava insanguinando il Paese africano e le operazioni militari lanciate dagli Usa con il nome di "Restor Hope", con l'appoggio di numerose nazioni alleate, compresa l'Italia, per porre fine alla guerra interna e ristabilire un minimo di legalità nel disastroso scenario somalo.

chi ha ucciso ilaria alpi? - Gang (fuori dal controllo)

venerdì 18 marzo 2011

della MASSIMA importanza ed urgenza!!!!




tratto dal sito di news www.ivg.it

Albenga. Ingauni in partenza per il Grande Fratello. Sono una decina gli albenganesi che si preparano a raggiungere Roma e gli studi televisivi Mediaset in cui a fare da padrona di casa ci sarà, come ogni lunedì, Alessia Marcuzzi.

Una delegazione che porterà il saluto della città delle torri ad uno dei concorrenti, Jimmy Barba – che proprio nella casa ingauna della zia ha trascorso le sue vacanze – e che farà anche conoscere alla bella Alessia i “sapori” della nostra terra. A guidare la delegazione sarà infatti Marco Vruna, della locale Pro Loco, che sta preparando un pacco regalo per la conduttrice del GF11 con tanto di prodotti tipici, spillette e libri che descrivono le bellezze di Albenga.

Nella Capitale, hanno già fatto il loro arrivo la mamma e la sorella di Jimmy in occasione proprio del compleanno del concorrente più solare di questo Grande Fratello: Jimmy, infatti, compirà gli anni martedì 22 marzo. La Pro Loco ingauna dà appuntamento dunque a chi fosse interessato a partecipare a prenotarsi per un viaggio così organizzato: partenza lunedì alle 7,38 dalla stazione di Albenga (arrivo a Roma alle 14,14, tour di Roma e, alle 19,30 ingresso negli studi televisivi); il ritorno è previsto per martedì con il treno delle 15,46.

18 marzo -spoonman

Feel the rhythm with your hands
Steal the rhythm while you can, spoonman

Spoonman -Soundgarden (live on I-5)

giovedì 17 marzo 2011

voglio tornare a sorridere




di Banana Yoshimoto (null'altro da aggiungere)

Al momento del terremoto stavo andando a prendere mio figlio a scuola. Guidava mio marito e la potenza della scossa lo ha costretto ad accostare e fermarsi. Dal finestrino dell'auto ho visto i grattacieli ondeggiare in distanza e ho pensato "Sarà un guaio grosso". Fortunatamente mio figlio era sano e salvo a scuola e siamo tornati a casa con lui senza problemi.

Qualche piccolo danno c'è stato in casa, tipo portafotografie in frantumi e libri caduti a terra dagli scaffali, ma fortunatamente nulla di serio.

Subito un'amica che abita nel nostro quartiere è venuta a offrirci aiuto. Ho accompagnato a casa gente che non poteva rientrare per via dei trasporti pubblici bloccati.
I cellulari non funzionavano così il sistema migliore per ottenere informazioni erano Twitter e Viber. Ci sono state altre scosse di assestamento ma senza danni gravi a Tokyo.
Il problema ora è che, sconvolta dal disastro, la gente ha fatto incetta di beni di consumo quotidiano. Riso, scatolame e carta igienica sono ormai introvabili. E non è facile spostarsi in auto per via dei problemi di rifornimento di carburante.

Il bombardamento di immagini tragiche dello tsunami in TV ha avuto un impatto pesante sulla psicologia della gente. Alcuni media lo hanno capito e sono tornati al palinsesto normale con le ultime notizie che scorrono in sottofondo. Ho trovato questa decisione molto coraggiosa e ho apprezzato molto Tokyo Channel 12, pioniere di questa scelta.

Quanto alla centrale di Fukushima, ancora non mi sono fatta un'idea mia in mezzo ai tanti commenti diversi. Comunque dico solo che mi ha colpito l'alta professionalità dei tecnici giapponesi che stanno facendo tutto il possibile per evitare l'esplosione, invece di chiacchierare su cosa sia giusto o sbagliato. Il mio cuore scoppia di dolore per la morte di tante persone in questo disastro ma vedo gli sforzi della protezione civile nell'opera di salvataggio e la solidarietà tra i sopravvissuti. Non passa giorno senza che io scopra la grandezza del popolo giapponese. Credo che uno scrittore debba portare a tutti speranza in qualunque situazione. Comunque sia non voglio smettere di sorridere, voglio mantenere la mia libertà di pensiero e intendo affrontare con coraggio le avversità.

17 marzo - dirty old town




dirty old town - the dubliners

mercoledì 16 marzo 2011

start me up

l'inizio di un concerto è sempre una botta di adrenalina, finisce l'attesa, si spengono le luci, i musicisti salgono sul palco.
BOOM partiti.
ditemi le 5 canzoni (di 5 artisti DIVERSI) che sognate come apertura di concerto. (valgono sia pezzi reali, tipo pubblicati in qualche live, ma anche vostre fantasie)

1 thunder road (stile 75\85, pianoforte ed armonica, sale solo, si siede e via) (ovviamente il resto del concerto passerebbe in secondo piano, perchè io morirei)



2 where the streets have no name (ha un andamento in crescendo che ti manda fuori di testa, chissà nel tour 87 che scossa è stata!)



3 (la versione che dico io ha all'inizio la prima strofa di "so you wanna be a r'n'r star" dei byrds per voce chitarra e fisarmonica, poi entrano tutti e attaccano questa)



4



5 è sempre stata una canzone che mi da l'idea di un qualcosa che si accende e si mette in moto e parte a razzo. Del resto è solo rock'n'roll

16 marzo - movin'on up

I'm movin on up now
Gettin out of the darkness
My light shines on

movin'on up - primal scream (screamadelica)

martedì 15 marzo 2011

Ti piace vincere facile?

ponciponcipopopò (cit.)

guardate attentamente queste due foto, guardatele bene anche se sono sfocate







macchina suv, marca mercedes, modello recente
dietro, sfocato, si intravede un bel cartello di divieto di sosta, forse due.
perchè lì c'è un cantiere aperto
e sotto la macchina c'è un marciapiede.

ma la macchina, davanti ai miei occhi, è stata parcheggiata lì ieri pomeriggio e lasciata fino a 3 ore fa.

ora, ditemi, secondo voi, quale di queste persone era alla guida della macchina ieri quando ho scattato le foto:

- operaio calabrese trasfertista
- casalinga di voghera
- un assessore qualunque di un qualunque partito
- medico in visita domiciliare
- donna sui 50 anni che crede di essere coetanea della figlia 20enne e la sventola sotto al naso ai di lei compagni di scuola
- uomo di 60 anni vestito di pelle tipo arthur fonzarelli con stivali a tema
- giornalista di cronaca locale
- nipote di mubarak
- amazzone di gheddafi
- donna russa di 35 anni sposata con uomo 60enne malaticcio, di cui è follemente innamorata nonostante la di lui dichiarazione dei redditi sia vicina allo zero, anche se ha 4 macchine che costano come un appartamento di scajola, ma che lei ama per la sua di lui passione per i film in bianco e nero che li commuovono taaaaaaaaaaaaaaaaaanto, vestita firmata da capo a piedi e che è scesa dalla macchina tenendo per mano un bambino di 5 anni da una parte ed un sacchetto di prada dall'altra (usando più delicatezza col sacchetto).

al vincitore una foto con autografo di marisa laurito.

15 marzo - el camino

gonna wash my soul, gonna get it clean
headed down the border road, called the El Camino

El Camino - Amos Lee (Mission bell)

lunedì 14 marzo 2011

domenica 13 marzo 2011

il Cala e la terza età

l'altro giorno sono dall'alimentari sotto casa mia a prendere il latte per le bambine.
il proprietario è un grande, così ci vado spesso e mentre sua figlia gioca con le mie ci facciamo due chiacchiere.

entra una coppia di signore anziane.
le serve la moglie.

"mi scusi avete i tortellini Rana?"
"no abbiamo i buitoni"
"ah, ma non avete i Rana?" (belìn no, te l'ho appena detto)
"no abbiamo i buitoni e poi ci sono questi freschi del San Giorgio"
(ora, se c'è una cosa buona a ceriale è il raviolificio san giorgio, credetemi)
"ah, ma i rana non ce li avete eh? perchè non vorrei che fossero troppo amari (amari???) il bambino li mangia se sono dolci"
(ovviamente le due sono nonne con nipote in custodia, quindi vizio libero, poi lamentiamoci se a 35 anni sono ancora a casa e votano Lega)
"formaggio grana ne avete?"
"no è finito, arriva domani"

(eh, cazzo, questa è sfiga)
"però abbiamno le bustine, abbiamo sia il padano che il reggiano"
(perchè è ovvio che se aveva solo li padano "il bambino mangia solo il reggiano" e viceversa, alè, inculate!)
"fresco non l'avete?"
"eh, no arriva domani"
"ho capito, MA E' BUONO?"



(ora, come cazzo fai a chiedere ad un commerciante se una cosa che vuoi comprargli è buona???)

non c'ho più visto, ho spostato la bimba, e passando davanti ad un ragazzo che era lì a far merenda (ragazzo mai visto N.B.) gli ho detto a bassa voce:
no che non è buono, FA CAGARE ma lo teniamo lì per i rompicoglioni come voi!!!

ma su ragazzi, ma come si fa???
cosa vuoi che ti dica uno che deve vendere?
no, fa schifo???

mi sembra il questionario che davano agli stranieri quando andavi in america:
- sei venuto qui a compiere atti di terrorismo?
cazzo pensavi ti dicessero?
poi si lamentano che gli han buttato giù due torri belìn, se sopravvivevano, cosa gli dicevano ai kamikaze?
- avevi risposto di no BUGIARDO!!!!


ospedale vicino a casa mia, anni fa.
tocca me cazzo, ho il numerino.
parte la vecchia da fondo corridoio "giovanoooooooooooooooottooooooooo"
ed io: tocca a me signora, guardi che numero han chiamato
e lei: ah sti giovani maleducati
ed io: ah, ste vecchie dimmerda.
giuro.


13 marzo - these eyes

These eyes are cryin'
These eyes have seen a lot of loves
But they're never gonna see another one like I had with you

these eyes - the guess who (greatest hits)

BUONA DOMENICA A TUTTI

venerdì 11 marzo 2011

11 marzo - tighten up the springs

Come on darlin wont ya drive drive me all night
And tighten up the strings on my legs

tighten up the springs - michelle malone (moanin' in the attic)

mercoledì 9 marzo 2011

9 marzo - nothingman

alcune parole quando vengono pronunciate non possono essere rimangiate.
colui che dimentica sarà costretto a ricordare.

nothingman - pearl jam (vitalogy)

martedì 8 marzo 2011

8 marzo - woman is the nigger of the world

Se lei non volesse essere una schiava, le diciamo che non ci ama
Se lei fosse realmente sé stessa, le diciamo che finge di essere un uomo

woman is the nigger of the world - john lennon(some time in new york city)

lunedì 7 marzo 2011

rimozione forzata


abbiamo un box, piccolino, dove mettiamo i motorini, perchè:
- è piccolino
- è in una strada stretta che per entrarci con la macchina ci metti più tempo che parcheggiare a 20 km

però nel lontano 2005 abbiamo PAGATO per avere lo spazio almeno per entrarci con gli scooter, o quantomeno a piedi, visto che lo usiamo un pò come deposito.
ma a finale ligure, provincia di savona, tutto questo non è contemplato, nonostante il box esponga il cartello di passo carrabile con gli estremi della determina che approvava tale esposizione, previo pagamento chiaro; nonostante sul lato della strada dove si trovano i box ci sia ANCHE divieto di sosta e rimozione forzata.
niente da fare, se va bene c'è una macchina davanti e tocca fare tutto il marciapiede con lo scooter, se va male la macchina di turno è parcheggiata SOPRA il marciapiede e o fai fatica ad entrare o addirittura rischi di non uscire.
ad ogni box è stato assegnato un paletto da inserire in un apposito buco davanti al box ed in mezzo alle "discesine" per le ruote, che male che vada se lo lasci lì ti garantisce lo spazio minimo per entrare con la moto.
ho provato ad usarlo per 15 giorni, me lo hanno rubato.
ne ho recuperato uno nuovo, piuttosto che niente ci si parcheggiano DI FIANCO, cioè in mezzo alla strada.
faccio presente che nella zona dove abito di sto periodo non c'è NESSUNO e a 100 metri dal mio box c'è un parcheggio per almeno una cinquantina di macchine che è sempre DESERTO (tranne a ferragosto).

oggi la situazione era questa:










domani segnalo la cosa ai vigili, chi scommette su cosa succederà?

se metto la foto della targa qui rischio qualcosa?

7 marzo - I wanna be locked inside a liquor store with you

rock and roll e negozi di liquore

buona settimana

dash rip rock - i wanna be locked inside a liquor store with you (call of the wild)

domenica 6 marzo 2011

6 marzo - love has made it so

love has made it so - john popper & the duskray trobadours (john popper & the duskray trobadours)

che non c'è verso di mettere qui, però la traccia successiva è questa:




buona domenica, c'è il sole.

sabato 5 marzo 2011

Volete continuare a ricordare? (5 marzo 1971 – 5 marzo 2011)

http://www.liguriaccessibile.it/wp/2011/02/25/volete-continuare-a-ricordare-5-marzo-1971-%E2%80%93-5-marzo-2011/

unità sindacale e conquiste sociali

Auditorium Istituto Chiossone
Corso Armellini, 11 Genova
sabato 5 marzo 2011 ore 16,30

Il 5 marzo 2011 saranno passati esattamente quarant’anni da quel 5 marzo 1971 quando la polizia caricò gli studenti ciechi dell’Istituto Chiossone di Genova e i loro amici. Quella data è per noi una data simbolo:significa l’inizio della rivolta degli handicappati, degli emarginati, l’inizio di
una lotta per una nuova organizzazione sociale. C’erano state tre precedenti rivolte negli istituti
per ciechi: nel ’68 al “Cavazza” di Bologna, i cui studenti poi solidarizzarono con i compagni di
Genova; nello stesso anno anche all’Istituto Configliachi di Padova, dove il movimento fu represso dalla polizia; nel 1970 all’Istituto di Torino, che fu chiuso per il radicalismo della protesta.

A Genova nell’estate del ‘71 andò diversamente: scesero in campo e in piazza, in difesa dei giovani ciechi rivoltosi, i consigli di fabbrica, e il movimento sindacale ottenne la riammissione degli studenti espulsi, le dimissioni del direttore e il commissariamento dell’istituto. La lotta aprì una nuova fase che portò al superamento dell’Istituto chiuso, all’inserimento dei ciechi nella scuola di tutti, all’integrazione sociale.

Oggi l’Istituto Chiossone, amministrato dai protagonisti di quella lotta e da esponenti che si richiamano a quel movimento, si può ritenere all’avanguardia in Italia per la riabilitazione visiva.

Su quell’episodio è stato scritto il libro “Lotte da orbi”, mentre una trasposizione fantastica
è stata portata sullo schermo nel 2005 con il film “Rosso come il cielo”.

Crediamo che la lotta del Chiossone sia stata una delle esperienze che hanno condotto
all’affermazione dei diritti e al riscatto degli emarginati e che abbia contribuito al processo di
generale rinnovamento del nostro sistema di sicurezza sociale che ha attraversato tutti i settori,
dalla sanità ai servizi sociali, alla scuola.

Noi non dimentichiamo che il successo di quella lotta è stato determinato dall’intervento
dei consigli di fabbrica e del movimento sindacale unitario, che forse anche in quella occasione
ha iniziato a guardare fuori della fabbrica in difesa dei diritti dei lavoratori, dei loro famigliari e
delle persone più deboli, nella vita sociale.

IL 5 marzo vogliamo ricordare e ringraziare i sindacati. In particolare ricordiamo due protagonisti che ci hanno guidato nei giorni duri del 1971: Franco Sartori della FIOM e Domenico
Paparella della FIM. Ma non vogliamo la celebrazione fredda di una ricorrenza lontana e dimenticata dai più, che ha significato solo per noi. Vorremmo sollecitare una riflessione attuale sul valore dell’unità sindacale come strumento vincente non solo nell’ambito delle conquiste contrattuali, ma anche e soprattutto come forza insostituibile di progresso civile e di avanzamento delle condizioni generali di vita soprattutto dei più deboli, di quelli che non hanno voce e forza.

Sappiamo che in questo momento, e in questi ultimi anni, è molto difficile pensare all’unità
delle forze sindacali. Ce ne rendiamo conto. Speriamo tuttavia di poter ragionare insieme sulle
conquiste del movimento sindacale e sulle prospettive di ritrovare intenti unitari.

5 marzo - il pianeta perfetto

RIDEREMO DI NUOVO E STAVOLTA SARA' PER NOI

Il pianeta perfetto - paolo benvegnù (hermann)

venerdì 4 marzo 2011

4 marzo - sweet little thing

Sweet little thing
I ain't done what I should
I let'em think what they want
But all I want is you

sweet little thing - lucero (tennessee)

giovedì 3 marzo 2011

La competizione è femmina

Adoro avere amiche donne, notano cose che io non noterei mai ed hanno una cattiveria sottile che invidio porcamente.
Notano cose tipo questo, che ha notato la mia amica anna STACCATO maria.


"Mi giunge simpatica lettera dalla casa aumobilistica Renault.
Condivido volentieri alcuni passi meritevoli di attenzione...
Gentile Anna, se pensi di avere la stoffa di una vera Miss, scopri Renault Twingo Miss Sixty la prima city car femminile al 100% (e in effetti il concetto è chiaramente dimostrato dalle foto nell’opuscolo che mettono in evidenza un pratico scomparto contente rossetti)
..Twingo Miss Sixty gioca con il rosa e il nero, emblemi del dualismo tipico del mondo femminile, sempre in bilico tra la ricerca di un aspetto glamour e un animo rock.
……in esclusiva per te all’interno della brochure, il fashion tattoo che puoi sfoggiare in ogni occasione per essere sempre unica e sorprendente.
E c'è davvero! Uno di quei disegnini che si incollano sulla pelle. Ai miei tempi si trovavano nelle scatole dei formaggini.
Vabbè, vado a far lavare la mia vecchia Yaris tutta ammaccata. Non prima di essermi applicata il fashion tattoo su un polso, perchè sia evidente la mia glam'rock attitude...e anche un po' quel dualismo tipicamente femminile. "

è proprio vero, la competizione è femmina

3 marzo - come fly with me

Come fly with me, let's float down to Peru
In llama land there's a one-man band
And he'll toot his flute for you

come fly with me - frank sinatra (the best of the rat-pack)

mercoledì 2 marzo 2011

2 marzo - I don't wanna go home

I know we have to try to reach up and touch the sky

I don't wanna go home - southside johnny (I don't wanna go home)

martedì 1 marzo 2011

la prima di febbraio


una canzone al giorno, la prima.

  1. yalla yalla (let’s go) - Cracker (sunrise in the land of milk and honey)
  2. harborcoat - REM (reckoning)
  3. steady as she goes - the raconteurs (broken boy soldier)
  4. Silas/Precious Lord, Take My Hand - mike farris & the roseland rhythm revue (shout!)
  5. nothingman - pearl jam (youtube)
  6. volta la carta - fabrizio de andrè & pfm (in concerto)
  7. movin’out (anthony’s song) - billy joel (the stranger - 30th anniversary edition)
  8. you - nils lofgren (acoustic live)
  9. don’t run wild - del fuegos (boston, mass.)
  10. enter sandman - metallica (black album)
  11. svegliami domani - cinzia fontana ft. franco battiato (aa.vv. - liberamente)
  12. we’ve got a good thing - damon fowler (devil got his way)
  13. let england shake - pj harvey (let england shake)
  14. two of us - aimee mann & michael penn (I am sam OST)
  15. shake ‘em on down - north mississippi allstars (the early years)
  16. what’s going on - marvin gaye (what’s going on)
  17. only the lonely - roy orbison (a black and white night)
  18. night comes on - leonard cohen (various positions)
  19. listen to her heart - tom petty and the heartbreakers (mojo live)
  20. present tense - pearl jam (milano 22\06\2000)
  21. when the man comes around - johnny cash (american recordings IV)
  22. shuffle your feet - black rebel motorcycle club (howl)
  23. pane e coraggio - ivano fossati (lampo viaggiatore)
  24. radio nowhere - bruce springsteen (magic)
  25. goodbye daughters of the revolution - black crowes (warpaint live)
  26. this fuckin’ job - drive by truckers (the big to do)
  27. peg o’my heart - dropkick murpys & bruce springsteen (going out with style)
  28. message in a bottle - the police (certifiable - live)


1 marzo - get ready for love

Sending grief and joy down in supportable doses

get ready for love - nick cave & the bad seeds (abbatoir blues)