lunedì 9 luglio 2012

il re della pioggia viene via dalla pioggia

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Un mio vecchio vizio, o almeno uno dei pochi che con l'età mi sono rimasti, è quello di cercare dei punti di contatto tra musicisti che amo, delle visioni comuni che quasi sembrano servirmi per giustificare certi miei gusti.

Da questi giochini è nato un delirio di 10 pagine tra "dancing in the dark" e "canzone delle osterie di fuori porta" ed uno un po' più breve tra "You're missing" e "Disamistade".

Ma stavolta non c'entra springsteen, no. Forse.

Adoro da anni i counting crows, li adoro davvero, il loro cantante adam duritz, con quei rasta e quegli occhi tristi mi spacca il cuore quando canta del suo cuore infranto e della sua insonnia, anche se a pensarci bene annovera una riga di fidanzate VIP che te le raccomando, ma si sa…

Una loro meravigliosa canzone contenuta nell'imprescindibile album "August and everything after" si intitola "Rain king", citazione del libro di saul bellow "Henderson, il re della pioggia".

Nel corso degli anni è diventata una sorta di manifesto del gruppo, che usa un logo con un omino con corona ed ombrello.

Il mio giochino mi porta ad immaginare un dialogo tra il re della pioggia ed il protagonista della canzone di graziano romani, Come in from the rain, contenuta nell'album Confessions boulevard che lo esorta a ripararsi.

"Quando penso al paradiso
mi vedo come un uccello dalle ali nere.
Penso di volare in un mare di piume e penne
e ogni altro strumento di fede e di sesso e di Dio,
nel ventre di un uccello dalle ali nere.
Non cercare di imbeccarmi,
perché ci sono già passato
e mi merito qualcosa di più."


Non è certo un bel modo di approcciarsi alla vita, pieno com'è il nostro re di risentimento e rancore "ci sono già passato e merito di più", così come l'uccello dalle ali nere è in forte contrapposizione col paradiso (dove di solito ci si immagina tutto bianco).

"Dimmi fratello che cosa ha indurito il tuo cuore
e che cosa lo ha trasformato in pietra.
Non c'è giustizia, né libertà, né luce nell'oscurità,
non è rimasto niente in questo mondo che tu possa considerare tuo?"


ecco il primo dialogo, il Re sta di molto incazzato, al punto da volare in un paradiso nero, al punto di lasciare questo mondo, dove evidentemente c'è poco di suo. Cosa è successo? Cosa si può fare?

"lei ha pianto, io me ne sono stato lì a pensare.
Io sono il Re della Pioggia."


99 volte su 100 duritz scrive di problemi derivanti da storie andate a monte: ora il Re vive probabilmente quei momenti di forte recriminazione reciproca, dove ci si scambiano accuse e ci si incolpa a vicenda del fallimento. Più avanti nel testo, "lei" sta piangendo, sta affondando, sta addirittura morendo. Nel libro di bellows il protagonista (a detta di duritz) è uno che finisce sempre
con l'incasinare tutto, assurgendo al ruolo regale si, ma della pioggia, qui usata come metafora del pianto e del dolore.

"Quando sei fuori al freddo e non c'è nessun posto dove tu possa andare,
non vuoi venir via dalla pioggia?"


è il momento dell'invito, dell'offerta di aiuto, della presa di coscienza (ovvia, in un album di confessioni) dell'importanza, anche per noi stessi, di aiutare gli altri.

"Sei così lontana da casa, tu anima disperata,
non vuoi venir via dalla pioggia?"


"Oh mamma, mamma, perché sono così solo?
Non posso uscire: ho paura che non ritroverei la strada per casa.
Eppure sono vivo, vivo, ma affondo.
Se non c'è nessuno con te a casa,
cara, perché non mi inviti ad entrare?
"

"Ti ho visto camminare sul ciglio della strada
nelle lacrime di un cielo dimenticato da Dio.
Oh, mio caro fratello, vieni ad alleggerire il tuo carico,
sdraiati e riposa per un po' i tuoi occhi stanchi."


probabilmente in rain king il protagonista si riferisce ad una donna, ma credo che il discorso possa farsi universale: la solitudine provoca solitudine; sei solo, ma hai paura a fare alcunché, per paura di essere sempre più solo.
 Perché il detto che dice che toccato il fondo puoi solo risalire è una stronzata:
toccato il fondo non solo sei terrorizzato di non risalire più, ma hai anche paura di iniziare a scavare.

"Non sei tipo da accettare compromessi,
fratello, come ci si sente ad essere oppressi?
Non è tempo per un vero sacrificio
in questi giorni così strani e confusi, lo sai che è vero."


Solitamente in momenti come questi l'amico è quello che più ti fa incazzare; tu vorresti startene lì, ma lui ti sprona. Tu vorresti consolazione, lui ti da stimoli.

"Non cercare di ferirmi,
perché ci sono già passato
e mi merito qualcosa di più."


Ma di solito, o meglio qualche volta, l'amico funziona, la sua terapia d'urto funziona e il ghiaccio che ha indurito il cuore può sciogliersi in una pioggia, questa si, benedetta.

"Hey, io voglio solo
quello che vogliono tutti gli altri:
Henderson sta aspettando il sole.
Oh, sembra che la notte inizi e finisca all'infinito.
Dopo tutti questi sogni, me ne ritorno a casa."


"Oh, lascia che piova, lasciala cadere giù,
alimenta la fiamma e lascia brillare la libertà,
benedici la pioggia che ci purifica,
spezza la catena, è il momento.
Lascia che piova, lasciala cadere giù,
benedici la pioggia, lascia che piova, lasciala cadere giù
l'acqua, l'acqua, pulisce le nostre anime, le nostre anime innocenti,
lascia che piova, lascia che piova, lascia che piova."


La canzone di graziano ha un respiro più generale, il protagonista è un essere umano qualunque, scaraventato in questo mondo quasi per caso e assolutamente passivo di fronte alle sue brutture. 
Le delusioni che in rain king sono sentimentali, in come in from the rain sono di carattere forse più sociale; la pioggia è una metafora delle oppressioni subite dal protagonista, indurito al punto da non
fidarsi neanche di chi gli offre riparo.
Ma una volta che il riparo sembra sicuro, ecco che la pioggia diventa catarsi, ciò che opprimeva, ciò che ingrigiva, ora lava, purifica e salva.

In entrambi i testi, anche se graziano lo rende più esplicito, è forte il desiderio di affrancamento, di riscatto e rivincita.

E cosa fa duritz per esplicitare la voglia di rivincita del re della pioggia? Mentre la canta dal vivo, a metà canzone, durante quello che credo si chiami bridge, ci piazza nientepopodimenoche thunder road! Quale espressione rappresenta meglio la voglia di riscatto di "è una città di perdenti ed io me ne vado per vincere?" (è una domanda retorica, nessuno provi a dare una risposta diversa sennò mi incazzo a morte).

Come vedete non era vero che bruce non c'entrava.

Ma avevo detto forse.

Sia benedetta la pioggia che ci purifica.





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