martedì 17 settembre 2013

Bruce, Victor Jara e tutti gli 11 settembre del mondo


Non è stata una semplice cover né tantomeno un omaggio un po' paraculo come ogni tanto succede a tutti di fare (pure a lui eh), la versione di "Manifesto" di Victor Jara che Bruce ha eseguito a Santiago del Chile il 12 settembre scorso; è stata ben di più, è stata a mio avviso un qualcosa di enorme, un'ennesima gemma da incastonare nella carriera e nel percorso artistico e morale di Springsteen.

Victor Jara, cantante cileno ucciso dai soldati di Pinochet proprio il giorno del colpo di stato del 1973, è stato ricordato come una ispirazione per chi, come Bruce dà un significato politico alle sue canzoni.
Victor Jara fu ucciso e con lui si cercò di uccidere la sua musica, che per fortuna, come tutta la buona musica è immortale e spesso, spessissimo sopravvive ai propri autori ed anche, in alcuni casi, ai propri aguzzini.

Non è importante ora decidere quanti conoscessero Victor Jara prima di giovedì scorso, specie tra noi springsteeniani, lasciatele ad altri certe discussioni futili e sterili, io sapevo che era vissuto un tale di nome Victor Jara, che c'entrava con Allende e con gli Inti-Illimani e sono grato a Bruce per avermi fatto conoscere una sua canzone in un modo così strepitoso. Tanto mi basta.

La grandezza del gesto di Springsteen sta nell'aver espresso come al solito in modo intelligente e soprattutto umano un pensiero universale sulla musica ma soprattutto sul mondo.
Non si capisce bene perché  ma l'11 settembre ormai è spesso ridotto ad una guerra di citazioni, chi Bush jr, chi Allende, chi gli Inti-Illimani, chi The Rising, appare curioso come si cerchi ogni anno di dimostrare che una ricorrenza sia più importante dell'altra.

Ragioniamo sul gesto: è appena passato l'11 settembre, era ieri, un gruppo di americani è in Cile. Twin Towers, Pinochet, Osama, CIA, Allende, insomma, un territorio spinoso e rischioso.

Bruce decide di ricordare ENTRAMBE le cose, senza mai citarle direttamente, ricorda il tour del 1988, le mamme dei desaparecidos cileni, poi cita un simbolo dell'11 settembre cileno e ne canta una canzone di speranza e di riscatto.

Nei 7\8 minuti in cui accade tutto questo, Bruce manda a mio avviso un messaggio molto chiaro: la musica unisce e aiuta a ripartire da tutti gli 11 settembre del mondo.

Un momento a mio avviso in cui solo il suo carisma poteva mandare un messaggio così in maniera così autorevole.

Lui, americano, quindi vittima ma anche, secondo alcuni astuti, carnefice sia di sè stesso nel 2001 sia del Cile 40 anni fa, ha comunque la statura morale, prima ancora che artistica, di unire questi due eventi così drammatici e mandare "a reti unificate" un unico grande messaggio di speranza; e partendo dall'umiltà con la quale dichiara di avvicinarsi alla musica di Jara, sceglie la musica di UN ALTRO, anzi la musica di UN CILENO per mandare questo messaggio, addirittura in un'altra lingua.

Non so voi, ma io resto sbalordito ed estasiato di fronte alla grandezza di questo gesto, di fronte alla grandezza di questo Artista, di fronte alla grandezza di questo Uomo.

Concludo con quella che vi dico subito essere una mia enorme sega mentale che quindi non ha nessuna pretesa di credibilità o veridicità: tutto questo è accaduto il giorno del decennale della scomparsa di Johnny Cash e a me è apparso come un segno del fatto che se solo volesse, Bruce potrebbe, unico fra tutti, raccogliere l'eredità artistica e culturale del Man in black; certo occorrerebbero scelte dolorose e oggi molto impopolari, ma penso che Springsteen sia ad oggi l'unica persona che possa prendere in mano il patrimonio di 100 anni di musica popolare americana e, citando Dylan (che questo ruolo non lo vuole anzi lo sfugge da anni), "riportare tutto a casa". 
Ma come ho detto prima, è solo la mia fantasia.

Ho trovato la traduzione italiana di Manifesto e per quelli che come me non la conoscevano, trovo sia molto utile per capire ancora meglio la bellezza di questo indimenticabile episodio:

MANIFESTO

Io non canto solo per cantare
né perché ho una bella voce,
canto perché la chitarra
possiede sentimento e ragione.

Ha un cuore di terra
e ali di colomba,
è come acqua benedetta
che benedice gioie e dolori.

Quì il mio canto trovò uno scopo
come diceva Violeta
chitarra lavoratrice
con profumo di primavera.

La mia chitarra non è dei ricchi
né sembra esserlo
il mio canto è per le impalcature
che cercano di raggiungere le stelle,
perché il canto ha senso
quando palpita nelle vene
di chi morirà cantando
le verità sincere,
non serve a raccogliere premi fugaci
né per darmi fama internazionale
ma è il canto di un spicchio di terra
che giunge giù fino in fondo al mondo.

Là, dove tutto giunge
e dove tutto ha inizio
un canto che sia stato coraggioso,
sarà sempre una canzone nuova.

Nessun commento: