lunedì 23 giugno 2014

Una vita con i Pearl Jam. Da camera mia a San Siro.














22 anni, 3 ore, 35 canzoni, 8 anni
Non bisognerebbe usare i numeri per parlare di musica, ma mi tolgo subito il dente e riassumo alcuni dati che servono quantomeno a rendere l'idea di cosa volesse dire per me lo show dei pearl jam a milano.
Un amore incondizionato, che ha resistito alla lunga assenza ed è esploso a san siro, forte esattamente come lo ricordavo, come nel 2006 e le 3 date in 4 giorni, come nel 2000, come nel 1992 davanti ad MTV.
Tralasciando quello che è successo tra la porch acustica e l'attacco di release, le 3 ore del concerto di san siro hanno colmato questo vuoto, iniziato alla fine del concerto di torino, appunto 8 anni fa circa.
22 anni, una vita, quella di un gruppo che si è evoluto  con coerenza certo, ma anche la mia.
Dal ragazzino che reduce da un ennesimo fallimento scolastico iniziava a capire di aver trovato una strada, all'uomo immaturo, al padre, al marito, al presuntuoso che cerca di fare qualcosa per il territorio in cui vive di oggi. Una vita appunto.
Con 3, massimo 4 punti fissi, musicalmente parlando, che mi hanno accompagnato in questa specie di evoluzione.
I pearl jam fanno parte di questo cammino e come ho già detto ennemila volte, sono la parte musicale che più collego alle mie scelte lavorative, all'aspetto sociale e Politico, a quell'impegno che cerco di portare avanti.
Una band che non ha mai tradito la mia fiducia, un gruppo che mi ha sempre parlato direttamente, in modo schietto, con canzoni che a prescindere da graduatorie di merito hanno sempre avuto per me qualche spunto interessante di riflessione.
San Siro, 20 giugno, dopo un'attesa snervante, essere lì dentro mi riconcilia con il mondo; le birre, le facce note, i pensieri su chi ero "l'ultima volta".
E poi, release, di nuovo.
E poi, ancora, quel rivolgersi ad un padre che forse può vederci, che sicuramente ci conosce, che però porca troia non c'è più e questo dirgli che cavalcheremo l'onda ovunque ci porti mi spacca il cuore così, dopo tipo 2 minuti scarsi di concerto.
Ma del resto stasera c'è dell'arretrato da smaltire, c'è tutta la mia passione verso la loro musica da tirare fuori, da celebrare, da vivere finalmente sotto il loro palco e non solo attraverso uno stereo.
E manco a farlo apposta ecco che nelle tre ore di show, la loro carriera e la mia vita degli ultimi 22 anni si srotolano dentro al catino milanese (erano anni che speravo di scrivere CATINO MILANESE, anni cazzo).
Se non tutti gli album, tutte le varie fasi della loro carriera sono state ripercorse venerdì sera, da Ten a Lighting Bolt, passando per Into the wild e No code, senza tralasciare gli omaggi a Neil Young.
Un mare di musica, di note, di forza che mi ha completamente travolto, ripagandomi di tutto il tempo passato ad aspettarli.
La potenza di RVM, che credevo sgretolasse quantomeno il terzo anello, quella rabbia verso chi ci colpisce, uno strumento di cui ho abusato negli anni brutti, in cui avevo un nemico da combattere, sotto forma di cattivi ricordi e cicatrici aperte: ed anche oggi che "finalmente le ombre sono scomparse" la furia del finale mi libera l'anima da un po' di brutture
Why Go e Jeremy, quel collegamento così diretto al mio lavoro, una sorta di manuale delle istruzioni, da tenere pronto lì e "in caso di emergenza suonare a tutto volume", per ogni Jeremy che domani forse parlerà in classe, ma oggi è isolato ed emarginato, per ogni ragazzina costretta in istituti a causa dei propri genitori e della loro idiozia, cazzo a volte quando dico che certe canzoni sembra che parlino direttamente a me la gente pensa che sia scemo, ma leggetevi sti testi e fatemi sapere.
Daughter, altra storia malata, altra innocente da difendere, altra vita da far vivere come merita, allontanando quella mano che la colpisce, nonostante la si volesse solo stringere.
La capacità di rappresentare in note certe situazioni, certi drammi, una capacità che via via è passata dalle piccole drammatiche storie "di tutti i giorni" a denunce più politiche e sociali, ecco cosa mi lega così intensamente a loro, ecco cosa mi fa guardare oltre alla semplice "bellezza" della singola canzone.
Ho goduto ogni singolo istante di questo concerto, ho lasciato che la loro musica mi colpisse, mi accarezzasse, mi commuovesse ancora, come la prima volta, come ogni volta; ho ricevuto in cambio 3 ore non solo di musica, ma di energia, di vita, di qualcosa che aspettavo così tanto e da così tanto che avevo quasi paura di perdere, di non godermi appieno.
Invece ho apprezzato ogni momento, quelli più acustici, soprattutto quella thin air che oggi leggo non solo da innamorato, ma anche da padre, con quel testamento scolpito in poche parole "come essere felici e sinceri, è la domanda a cui cerchiamo di rispondere assieme".
Quel fantastico quadretto rurale di Elderly woman, con la sua "mio dio è passato così tanto tempo, non avrei mai pensato che saresti tornato" che era proprio adatta al mio stato d'animo.
Quella botta finale di furioso rock con Spin the Black Circle e Lukin, un tritacarne nel quale buttarsi per uscirne leggeri.
Ho urlato, ballato, pianto in silenzio, in 3 ore ho capito quanto ami la loro musica e quanto mi fossero mancati.
Il tutto sublimato in quella Rockin' in the free world a luci accese, con i sessantamila conquistati da tanta forza, da tanto carisma, da tanto fottutissimo rock and roll.
L'acustica non era buona, il pubblico era troppo "occasionale", la voce stentava, la minchia panata, nulla, ma proprio nulla di tutto ciò mi ha minimamente rovinato la serata, eravamo io e loro, per molto tempo ho vissuto il concerto così, nel mio felice autismo musicale, nonostante la carica e l'entusiasmo per quanto occasionale mi arrivasse ad ondate; solo in mezzo a 60mila persone, al punto che sono stato travolto dalla security che stava allontanando un facinoroso, senza accorgermi del loro arrivo nonostante fossero tipo in 7 mediamente di 200 kg cadauno.

Avevo bisogno di capire se dopo così tanto tempo la loro musica dal vivo avesse ancora su di me quell'effetto catartico, purificatore che avevo provato le altre volte e che provo comunque nell'ascoltarla per i fatti miei.
Pur ascoltando molta musica diversa, raramente ripongo in un gruppo una tale fiducia, un tale investimento emotivo.
Il ragazzino che era rimasto incantato davanti al modo in cui la musica di Even flow sembrava ATTRAVERSASSE i musicisti mentre la suonavano nel video che me li ha fatti conoscere, venerdì era felice di averli avuti come compagni di viaggio, non come semplice colonna sonora, in questi anni, durante i tanti cambiamenti che ha affrontato fino ad essere nel bene o nel male, la persona che sono oggi.
Quel ragazzino ha spesso cercato nelle loro parole, nei loro suoni, in quelle melodie, un aiuto, un consiglio, una strada. Lo ha fatto per 22 anni e tutt'oggi cerca in loro ben di più di semplice intrattenimento.
Dopo 8 anni di attesa, ho avuto l'ennesima conferma di aver fatto una buona scelta.

Spero solo che non ne passino altrettanti prima di rivederli, ma comunque sia, quando accadrà io ed il ragazzino di 20 anni saremo comunque pronti a raccontare l'ennesimo capitolo della nostra storia con loro.

Semplicemente il saperci al sicuro, fa di me un uomo riconoscente. (Cit.)

Grazie.




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