martedì 20 ottobre 2015

C'è chi si sfoga in palestra, io ascolto Bruce Springsteen



Scazzi, illusioni, delusioni, checcoglioni.

Quando va così, so dove andare a parare.

Live in New York City, uscito nel 2001, cd1.

Parte youngstown, volume nelle cuffie insostenibile.
qualcosa incomincia a sciogliersi, mentre si parla di figli mandati a morire in corea e vietnam, mentre l'urlo di bruce scuote i miei nervi.
nata come una dolente ballata, nel reunion tour, nelle mani della ESB, youngstown divenne una bomba atomica, grazie soprattutto ad un testo assolutamente duro quanto meraviglioso, ma amplificato dalla fisarmonica di danny e ovviamente dalla chitarra di nils
La saga della famiglia eaton parte dall'inizio dell'800, ma man mano che diventa contemporanea si scopre uguale a sè stessa, lavoro e delusioni, guerra e dolore, il tutto immutabile sotto quel meraviglioso cielo di fuliggine ed argilla.
arriva poi l'ultima strofa, quella feroce dichiarazione di fiera appartenenza, lsciatemi nell'inferno dove ho sempre vissuto, non voglio il vostro paradiso, non voglio stare con chi dopo essersi arricchito alle mie spalle si dimentica il mio nome.
un grosso, gigantesco, barricadero, poetico vaffanculo a tutti.
in quelle sere dell'estate 2000 si celebrava la rifondazione della e street band, la conclusione del tour che rivide insieme i protagonisti di un'epopea rock senza pari.
il piacere di suonare di nuovo assieme portava a dilatare i pezzi, a riempirlo di assoli e break strumentali.
L'assolo di youngstown nasce da questo e dal voler elettrificare il lamento dei protagonisti, creando con la voce rabbiosa di bruce un connubio che spazza via ogni resistenza; il finale di questa canzone, da solo, racconta grazie alle dita di nils lofgren il dolore e la fatica degli eaton, di tutti gli eaton del mondo.
e dall'inferno delle miniere, antipasto dell'inferno vero, si sale nelle strade e si affronta il nemico peggiore, invisibile, subdolo.

Murder Inc inizia mentre ancora riecheggia nell'aria il solo di lofgren e ancora vediamo davanti a noi le fiamme infernali delle fornaci, ma da subito trasforma questo posto in un incubo metropolitano, dove il grigio assorbe ogni altro colore e la gente non ha occhi per guardarsi, ma solo per difendersi.
il "sir" che nel pezzo precedente dimentica il nome del protagonista dopo essersi arricchito grazie a lui, dopo averlo sfruttato per centinaia di anni, ora è un uomo di affari e la sua holding si chiama Omicidi S.p.A.
bobby, anonimo protagonista, si muove spaventato nelle strade e nemmeno a casa sua trova pace, ma solo un nascondiglio
chiudo gli occhi e vedo davanti a me le tragedie quotidiane che ogni tanto incrocio sul mio lavoro, vedo gli occhi delle persone che faticano ad arrivare a fine mese, le mamme che non riescono a sfamare i figli, gli uomini sfatti ed esausti di sentirsi dire "le faremo sapere".
e quando bruce spara via quasi rappando l'ultima strofa ecco che arrivo al cuore del problema, la rabbia che ho dentro si scioglie e come una doccia calda le note mi danno conforto, sta succedendo di nuovo, come un fuoco, la musica mi rinfranca e mi cura, il malumore che mi opprime pian piano si attenua e la mia batteria si ricarica.
in tutto questo le mie orecchie soffrono ma tutto sommato ne vale la pena.
la band parte per una sarabanda rock, le chitarre si alternano, la batteria sembra una mitragliatrice, clarence usa il sax come una lama, in 5\6 minuti forniscono uno dei migliori esempi possibili di rock urbano, di rock che prende l'anonimato e la solitudine della gente che cammina fianco a fianco ignorandosi, trasformandoli in poesia ed in reazione.
non serve avere un lavoro o una casa, l'angoscia che opprime è più forte di tutto questo, la Omicidi S.p.A. avvelena ed uccide lentamente, uccide mente ed anima e l'ennesimo assassinio altro non è che l'inevitabile conclusione di una vita passata a sfuggire un nemico tanto invisibile quanto invincibile.
mentre le mie orecchie reclamano pietà sento che queste canzoni stanno ancora, per la miliardesima volta, parlando a me, mi spronano a fare di più, a fare meglio, a fare del mio meglio anche solo per pulire un tratto piccolissimo della strada su cui tutti noi dobbiamo camminare.
anche stavolta ha funzionato e mentre respiro forte arriva la conclusione di questo trittico sulla durezza della vita e sull'importanza del tener duro.

luci accese, problemi in centro, badlands, mai più cattiva come in quel tour, esplode quando la morte del protagonista di murder sembra togliere ogni speranza.
nulla come darkness sa cantare meglio l'eterno conflitto tra la speranza e la delusione, tra la lotta e la sconfitta, tra l'ingenuità e la dura realtà.
badlands messa qui ci dice che non è un peccato sentirsi vivi, lo dice a bobby, lo dice a me, tiriamo fuori i coglioni e combattiamo, perchè se davvero vogliamo rendere reale il nostro sogno, questa è l'unica maniera.
messaggio ricevuto capo, ci saranno pianti e cuori spezzati, ma la cosa da fare è solo una: continuare a spingere finchè sarà chiaro a tutti cosa è nostro e quindi potremo finalmente sputare in faccia ai bassifondi, ai Sir ed alle associazioni a delinquere.

Ha funzionato, ha funzionato alla grande, sorrido, cerco di spegnere quel ronzio ovattato che ho in testa e mentre il mio gatto ciro guarda dubbioso il suo padrone che gesticola quasi stesse suonando, indossando delle cuffie col filo che gli piacerebbe afferrare, corro a prendere le bambine in ludoteca, che ho fatto tardi.



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