mercoledì 13 aprile 2016

20 anni con Bruce (Genova, 13 aprile 1996)




20 anni fa, ora più, ora meno, stavo preparandomi a vedere il mio primo concerto di Bruce Springsteen; acustico, solitario, al teatro Carlo Felice di Genova.

I precedenti erano volati via.

1985? troppo piccolo
Giugno 1988? troppo male a scuola
Settembre 1988? troppi esami di riparazione, anche se la sera del concerto, durante la diretta del tg dal comunale, mia mamma se ne uscì con un trionfale “non sapevo che c'era anche lui sennò ci saremmo andati assieme” (nessuna madre è stata maltrattata nella stesura di questo post)
1992-1993? troppa poca e street band, troppi u2, era il periodo del un concerto ogni 6 mesi e le cartucce bisognava spararle con attenzione, non rimpiango di aver preferito lo zootv agli scalzacani

Arrivato il tour acustico mi ero messo il cuore in pace, figurarsi al carlo felice che ci staranno 15 persone se trovo i biglietti

Tornato a casa dall'università, il giorno prima, venerdì, incontrai una coppia di amici che sai domani andiamo a vedere bruce a genova abbiamo preso i biglietti facili dalla marisa

La marisa era la titolare del negozio di dischi in centro storico, quella che qualunque cosa tu le chiedessi, le sarebbe arrivata giovedì.
La marisa aveva i biglietti per bruce ed io non lo avevo saputo, perchè mentre la marisa aveva i biglietti per bruce a genova, il cala era a genova.
Tu pensa a volte, la sfiga.
Tu pensa a volte, la blasfemia.

Nemmeno il tempo di tirar giù qualche cherubino, che il mondo compie una rotazione su se stesso allineando tutti i pianeti in una botta di culo che mai più mi si ripresenterà.

Sai doveva venire anche S col fidanzato, ma lui ha avuto un incidente in moto così abbiamo due biglietti in più.

Attorniato da suoni di campane e cavalli alati in volo intorno a noi, avevo compiuto in 17 minuti un percorso di circa 21 km (in assenza di vento, omologato) per passare da S, dirle che guarda ho saputo, mi spiace tantahahahahahahahahahahaha ma se vuoi il biglietto lo prendo io, andare dalla marisa, cercare i documenti, tornare dalla marisa, assistere stupefatto alla scena della coppia di amici che trasforma l'acqua in vino per l'aperitivo, firmare per la donazione di qualunque organo a loro favore, vederli camminare sulle acque del fiume centa e tornare dalla marisa ONCE AGAIN per mandare il fax, anzi IL fax.

Il fax era necessario mandarlo perchè il biglietto era nominale eeeeeeeqquindi bisognava che facessimo sapere al MANAGEMENT che al posto di S ci sarebbe stato A.

IL fax quindi era composto da fotocopia biglietto, fotocopia carta di identità di S, fotocopia carta di identità di A oh no cazzo è scaduta allora fotocopia patente di A, dichiarazione di S che confermava il cambio biglietto, estratto conto, esami del sangue, lista della spesa pasta riso olio pelati sgrassatore quello buono smalto per le unghie salvaslip, breve tesina sul capitalismo in ungheria.

Sembrava tutto a posto, quindi potevo andare a dormire sereno ed euforico per la botta di culo capitatami, senza però dimenticare di rivolgere un pensiero affettuoso a S e soprattutto al suo fidanzato di allora, che tanto poi si sono lasciati quindi che cazzo mi frega, sfigato dimmerda.

Il sabato pomeriggio ci siamo visti ai giardinetti, che fa molto gita delle medie, perchè l'onestissima organizzazione italiana prevedeva per un sovrapprezzo pari solo al 100% rispetto al costo del biglietto un comodo pullman OBBLIGATORIO che ci avrebbe condotto di fronte al teatro. Alla guida gennaro u'curtu, assistente pilota totò lo shcannacrishtiani, capo-coro durante il tragitto salvo detto minchia de ferru, ditta organizzatrice Riina Travel (socio di minoranza: bruno vespa).

Ma attenzione, perchè ai giardinetti, in tutta la loro bellezza trascendente apparirono loro: il Bello ed il Cantautore; il bello ed il cantautore erano due ragazzi di albenga, più grandi di noi, facenti parte della compagnia più grande ed invidiata di albenga, quelli che erano i più fighi, avevano le ragazze più fighe, andavano nei locali più fighi.

Il bello ed il cantautore avevano i biglietti per bruce, ovvio.
E si sa che in certe occasioni si diventa più amici.
E si sa che quando mancano i cavalli trottano anche gli asini
E si sa che pecunia non olet
E poi ho finito i proverbi.

Quindi il bello ed il cantautore, giovani, belli, spavaldi e ribelli ci dicono: andiamo in macchina, venite?

Già dal primo concerto di bruce imparai quindi che per lui non si finisce mai di spendere soldi ad minchiam quindi butta via la cinquantamilalire del pullman e parti in macchina, in 5 che si risparmia, verso genova.

Arriviamo in piazza de ferrari e subito capisco che nell'ambiente degli springsteeniani ero destinato a recitare un ruolo di prestigio: il cretino rompicoglioni.
Perchè mi avvicino alla biglietteria e dico ciao ieri ho mandato un fax per camb(iare il nome sul biglietto) che il tizio alla cassa a voce alta, senza guardarmi e tirando su col naso in segno di disprezzo, mi interrompe e fa RAGAZZI È ARRIVATO QUELLO DEL FAX

Poi tira fuori da sotto la cassa quello che a prima vista mi sembrò un telo mare, ma che si rivelò essere IL MIO FAX

Lizzi lazzi, frizzi e cazzi mi danno sto biglietto, faccio tempo ad iscrivermi ad un forum, a litigare con qualcuno dei moderatori e farmi buttar fuori, bere una birra e mangiare un panino che è ora di entrare.

Posti meravigliosi, ah si.
Una volta fatto togliere il nido di piccioni che occupava un paio di poltrone che tanto chi minchia vuoi che venga qui, che mi siedo e realizzo che si, sto per assistere al mio primo concerto di bruce.

Ora dovrei essere serio o quantomeno raccontare del concerto seriamente. Ma a 20 anni di distanza preferisco ricordare le emozioni che quel 24enne provò nel realizzare un sogno che coltivava almeno da 10 anni, da quando babbo natale gli fece trovare il cofanetto live sotto l'albero.

Oggi forse appare esagerato, vedere un concerto è più semplice e meno sofferto, ma quel giorno, quel pomeriggio dove al di là dell'ironia mi capitò questa fortuna, mi sembrava di aver raggiunto un obiettivo enorme. Dovevo avere una luce particolare negli occhi, perchè diversi amici tra il venerdì sera ed il sabato risero di me e con me davanti al mio entusiasmo.

Era uscito Tom Joad ed io avevo deciso che dopo il fallimento precedente, la strada universitaria che avevo intrapreso era giusta; era giusta e parlava di poveri, di rifiutati, di emarginati; e pure bruce lo faceva. Quindi era davvero giusta.

In quel weekend forse capii come la mia vita fosse collegata strettamente alla musica e, in particolare all'epoca, alla sua musica. Avevo una vita fatta di studio, amici, la partita del sabato, la fidanzata; però la musica apriva altre porte, mostrava altri percorsi, che ho solo intravisto, che ho guardato mentre venivano intrapresi da altri, ma che nel bene e nel male hanno contribuito a fare di me la persona che sono.

Nemmeno la conoscevo mia moglie, all'epoca; per noi albenganesi il mondo finiva a pontelungo, figurarsi se andavo a pietra ligure, men che meno a tovo san giacomo.

20 anni fa avevo idee ed ideali, passioni, debolezze, tanti difetti, diversi da quelli di oggi. Bruce era più di una colonna sonora, era un manuale delle istruzioni, che forse dovevo ancora imparare ad usare.

Quando entrai in teatro fu come passare un confine, le cassette, i primi cd, gli ultimi vinili che avevo consumato diventavano reali, ero a (relativamente) pochi metri dalla persona che cantava dentro lo stereo dei miei, che mi emozionava attraverso cassette bootleg inascoltabili, che da così lontano sembrava mi parlasse all'orecchio. Ed ora era lì, su quel palco, a chiedere di fare silenzio, a scherzare in italiano che “uomo.. donna... amore... sesso... molto difficile, ma necessario”.

Era così REALE, era così VERO che per assurdo facevo fatica a crederci.

3 anni dopo l'effetto fu ancora più forte, quando lo rividi, ma in compagnia dell'omone nero, del brutto con la bandana e di tutti gli altri, ma la prima volta, beh la prima volta fu scioccante, davvero.

I miei amici non erano così appassionati, per loro fu un bellissimo concerto che voglio dire, è tanto, tantissimo.

Ma per me fu una roba devastante, fu come andare in orbita e capire che tutte le cose immaginate e sognate, tutti i (e si capisco ma non trovo altri termini) SOGNI DI ROCK AND ROLL erano cose tangibili, al punto che ancora oggi fanno parte integrante della mia vita, occupando uno spazio rilevante, si, forse troppo, lo so.

20 anni, 20 concerti. È una buona media per me, un concerto di bruce all'anno è una buona media; sarebbe quasi obbligatorio, potrebbe ordinarcelo il medico, potrebbe PASSARCELO LA MUTUA.

Una volta all'anno almeno, un suo show, acustico, elettrico, con la ESB, da solo, con la Seeger Session Band serve per fare il punto su di me, sui miei sogni, i miei obbiettivi, le mie coordinate.

Alcuni protagonisti di questa storia sono ancora presenti nella mia vita.
Il bello ed il cantautore sono Alessandro e Davide due dei pilastri dell'associazione culturale Zoo, quella che, proprio per colpa di Davide, per prima mi ha fatto assaggiare il gusto di fare qualcosa per il proprio territorio nel campo della cultura.

Davide il cantautore è uno che con le parole ci sa fare davvero.
20 anni fa, ai giardinetti, mentre decidevamo di andare in macchina, si girò da me e mi disse “è la prima volta che vedi bruce dal vivo?” “si” “guarda che quando inizi poi non smetti più”.

20 anni che hanno portato cambiamenti, crescita, nascite, lutti, che mi hanno reso marito e padre, che mi hanno spinto per gioco a provare a fare parte di un certo mondo non solo da sotto il palco, che resta comunque il posto a me assegnato, che mi hanno portato a credere che alla fine ognuno di noi ha una città dei perdenti dalla quale deve provare ad andarsene, se vuole vincere.

Alla fine, in un flash, come un lampo improvviso, tutto questo mi venne rivelato per un attimo in quella sera primaverile, quando verso la fine del concerto vidi una manica di scalmanati correre sotto il palco e a pugni tesi urlare con lui “tieni duro, resta affamato, sopravvivi!”


Più o meno ci sto provando, da 20 anni.

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