martedì 26 luglio 2016

I tempi della natura e la musica di Capossela


(foto di Luca Tocco)


ad una settimana di distanza ancora non riesco bene a decifrare cosa sia stato lo spettacolo di vinicio capossela a loano.

non ci riesco principalmente perchè conosco poco la sua discografia ed ancor meno il suo ultimo album

non ci riesco perchè ammetto che il suo ultimo album da subito mi si è rivelato ostico da morire, in un periodo in cui faccio fatica a dedicare all'Ascolto il tempo e la qualità che vorrei

le canzoni della cupa su disco sono un'opera che nonostante le difficoltà che ho incontrato, ritengo molto ambiziosa e meritoria di approfondimento
vedere dal vivo uno show imperniato su questo disco è comunque un'esperienza terribilmente intensa

nel corso della mia vita ho visto diversi concerti e pensavo di essere in qualche modo preparato alle varie reazioni che la musica dal vivo mi scatena dentro
sono uscito in lacrime dai palazzetti, mi sono innamorato dentro gli stadi, ho pensato di fare la rivoluzione a mani nude uscendo dai teatri

ma a loano è successo qualcosa di diverso e totalmente inaspettato

a loano, dopo le due ore abbondanti di concerto mi son accorto di non aver assistito solo ad un concerto
lo show di capossela è insieme rito religioso e cerimonia pagana, cultura della terra e preghiera

come i tempi della natura sono immutabili, così la musica ha richiesto agli spettatori uno sforzo di adattamento, di adattamento ai suoi tempi, quelli di un rito appunto, di un cerimoniale sacro che procede instancabile

i personaggi e le storie narrate da capossela sono cultura, sono letteratura, sono vita
festa di piazza e messa in cattedrale
una rappresentazione del tesoro ENORME che la musica popolare italiana nasconde alle orecchie pigre dei nostri giorni frettolosi

un tesoro a cui aggrapparci con le unghie ed i denti, perchè non svanisca, ma sia memoria viva, sia sangue, carne, sia battito pulsante di un patrimonio inestimabile

la vera declinazione del termine folk, dell'idea di folklore, di parole narrate attorno ad un fuoco, di preghiere innalzate al dio dei raccolti e delle vendemmie, di tavole imbandite, del lutto che segna l'anima ed il corpo

non so descrivere in altri termini la sensazione che ho provato di assenza dal reale, come se la musica riuscisse a trasportarmi in un luogo sconosciuto, distante in senso fisico e temporale

allo stesso modo non so come ringraziare persone come quelle della Compagnia dei Curiosi, diverse delle quali conosco e bene e di cui sapevo a priori di potermi fidare; curiosità come marchio di fabbrica, il non fermarsi alla superficie, lo scavare in fondo, il ricordarsi sempre di guardarsi indietro; una rassegna come il Premio Musica Tradizionale Italiana è un dono per la liguria e non solo, dato l'ampio respiro dell'iniziativa

persone come loro sono un'oasi inaspettata e perfino immeritata in questi tempi di mercimonio musicale, sono simboli di chi ancora crede al divertimento intelligente ed alla musica come cultura e non solo come (avan)spettacolo buono solo per turisti distratti

(per le foto della intera manifestazione, date un'occhiata alla pagina dell'amico Martin)

un amore incondizionato verso la Musica, verso il nocciolo vero della questione, un interesse goloso per tutto ciò che sta alla base di questo regno del sapere che è la musica popolare\tradizionale italiana; grazie a gente come loro possiamo provare a non rendere questo regno una piramide buona per le cartoline, un mausoleo di cose sbiadite, un cimitero di elefanti ormai inutili

influenze diverse, il suono desertico dei mariachi, il battito instancabile di tamburi ancestrali, la chitarra ipnotica: un magma di note a volte talmente intenso da spaventare, nick cave che ripropone pezzi di johnny cash mentre i bad seeds si scambiano gli strumenti con i calexico ed i kyuss, ma il tutto in salsa assolutamente italiana, senza scopiazzature e senza scadere nel facile americanismo, senza fermarsi a modelli come quelli succitati che molto avrebbero da imparare e da rielaborare dalle ispirazioni di queste canzoni

musica che è donna, femmina, madre, sorella, figlia, sposa e perchè no, anche "puttanazza" perchè il rito si compia nello spirito ma anche nella carne e nel sudore

nel suo andamento ciclico lo spettacolo è poi letteralmente esploso verso il finale, quasi a simboleggiare il giorno di festa, la fine della semina, l'arrivo della pioggia che nutre i campi
un'ondata di entusiasmo, di felicità, di gioia che ha coinvolto ogni singola persona presente al giardino del principe

ma la natura segue il suo corso e quindi lo spettacolo è terminato con un pezzo acustico, lento, che parla di trasporto e tradizione, di vagoni di terza classe e rotaie arrugginite, che con passo cadenzato e senza fretta spostano merci, idee, vite, cultura, Storia

andare a vedere questo show significa toccare con mano cosa sia quel substrato culturale di cui è imbevuta la nostra terra, uno scrigno senza fondo, a cui abbeverarsi e da cui trarre continui stimoli

l'idea stessa di radici
l'idea stessa di memoria
l'idea stessa di appartenenza

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