domenica 21 gennaio 2018

D'amore, dolore ed altre sciocchezze. Su binari sporchi di sangue con Bob Dylan.




Mi è stato chiesto di partecipare ad una serata dedicata a Blood on the tracks, disco di Bob Dylan uscito nel 1975, proprio ieri ne ricorreva il 43° compleanno, assieme al mio amico Davide Geddo.

Mentre lui si occuperà di cantare le canzoni del disco, io cercherò di presentare questo album.

Entrare in un disco di Dylan non è mai facile, vuol dire immergersi in un mare sconosciuto, camminare in sentieri mai percorsi, ma rendersi conto man mano che si prosegue, che di quel mare e di quel sentiero non è possibile fare a meno e che forse tutti i mari ed i sentieri affrontati finora dipendono da loro.

Nella locandina dell'evento sono stato definito AHIMÈ un musicologo, definizione data sicuramente in buona fede e che dimostra rispetto nei miei confronti, ma che mi terrorizza, specialmente se all'interno di una serata che parla di uno come Dylan.

Ma come dicevo, per entrare meglio in uno suo disco, ho capito di dover quantomeno modificare il mio atteggiamento nei confronti della musica e dello scriverne, perchè il mio modo di scrivere "di pancia" è sicuramente insufficiente di fronte all'opera di Dylan, nè renderebbe a lui e a chi avrà la cortesia di ascoltarmi un servizio nemmeno accettabile.

Quindi, per capire o provare a capire meglio Blood on the tracks, ho cercato fonti, letto, ascoltato almeno 20 volte in una settimana il disco, letto ancora, traduzioni e recensioni.

Fondamentali sono stati, a prescindere dal risultato finale il sito maggiesfarm.it, vero punto di riferimento di ogni fans italiano e Paolo Vites, probabilmente la miglior penna dylaniana e non solo nel nostro paese.

Blood on the tracks (BOTT) è un disco che parla di amore, di fallimenti, di dolore e di donne.
Non in quest'ordine, nè forse in nessun ordine.

Ispirato e influenzato dal pittore Norman Raeben, Dylan utilizza in queste canzoni una scrittura che non tenga conto di ordini temporali e cronologici, sovrapponendo situazioni e contesti che girino però attorno al punto focale della questione.

La teoria più diffusa e forse più semplice (o semplicistica) è che questi brani parlino o siano stati composti durante il travagliato periodo del divorzio da Sara Noznisky, madre di Jakob, primogenito di Bob.

È proprio il figlio a dare la conferma più chiara di quello che sta dietro a BOTT, affermando di ascoltare sempre con piacere la musica del padre, tranne quel disco, perchè quel disco "sono mia mamma e mio papà che vanno a pezzi".

Dylan ovviamente non confermerà mai tale ipotesi, ma del resto riuscì a tener nascosto persino un matrimonio (quello con Carolyn Dennis, durato ben sei anni), figuriamoci un divorzio.

Di certo BOTT è un disco triste e riflessivo, che incomincia "avvolto nella tristezza" (tangled up in blue) e finisce tra "secchiate di pioggia" (buckets of rain).

Nel mezzo considerazioni dolci-amare sui rapporti tra le persone, amore, fiducia, responsabilità.

Tangled up in blue apre l'album con un chiaro esempio del tipo di scrittura di cui sopra: ci sono diversi scenari aperti, ma alla fine è la tristezza che prevale e pervade tutto. Compare il rimpianto per le persone perdute, mogli o amanti che siano, ma anche per i rapporti personali in genere, mentre affiorano richiami a periodi precedenti

C'era musica nei caffè la notte 
e la rivoluzione era nell'aria 
Poi lui iniziò a trattare con gli schiavi 
e qualcosa dentro di lui morì 

ma anche segnali di quella che sarebbe diventata la costante nella vita di Dylan

La sola cosa che sapevo fare 
era tirare a campare come un uccello che vola 
aggrovigliato nella tristezza

Non so come sia iniziato tutto 
non so cosa facciano delle proprie vite 
Ma io sono sempre sulla strada 
diretto verso un altro incrocio

La conclusione poi sembra proprio raccontare di un rapporto ormai finito, come stava finendo in quegli anni quello tra lui e Sara, a causa, tra le altre cose di una crescente difficoltà di comunicazione tra i due

Abbiamo sempre provato le stesse cose 
solo che  le vedevamo da un punto di vista differente 
aggrovigliati nella tristezza

Nella cascata forse inutile di commenti post premio Nobel, in pochi hanno sottolineato come questo brano dica dove Dylan cerchi le proprie radici e la propria aspirazione

Poi aprì un libro di poesie 
e me lo porse 
Era scritto da un poeta italiano 
del Duecento 
Ed ognuna di quelle parole suonò vera 
e splendente come un carbone ardente 
trasudando da ogni pagina 
come fosse scritta nella mia anima da me per te

Dopo la tristezza, è il fatalismo ad invadere il campo.

Simple Twist of fate racconta di come a volte le cose non vadano bene semplicemente perché chissà dove sta scritto che non possa andare diversamente.

Mentre altrove subentrerà la rabbia, in questo brano i protagonisti accettano a capo chino quello che accade loro, nascondendosi a volte dietro a questo destino che tira brutti scherzi.

lei lasciò cadere una monetina nella tazza di un cieco al cancello 
e dimenticò un semplice scherzo del destino

Forse lei lo ritroverà ancora per una volta, ma per quanto tempo dovrà aspettare 
una volta di più un semplice scherzo del destino

Ancora si parla di difficoltà relazionali, anche in quelle relazioni che sembravano durature o "fatate"

Io ancora credo che lei fosse la mia gemella, ma ho perduto l'anello. 
Lei nacque in primavera, ma io nacqui troppo tardi 
diamo la colpa ad un semplice scherzo del destino

Pezzo estremamente doloroso è You're a big girl now, lettera scritta ad una donna perduta, nel momento in cui ci si rende conto che ormai è perduta davvero e per sempre. Forse sottovalutata in precedenza, la protagonista crescendo lo lascia indietro e lui non nasconde nulla del suo dolore.

Spero che tu mi possa sentire, 
sentirmi cantare attraverso queste lacrime.

Il tempo è come un aereo a reazione, si muove troppo velocemente 
Oh, però che peccato che tutto quello che noi abbiamo condiviso non duri 

Con un dolore che va e viene 
come un cavatappi nel cuore 
da quando ci siamo lasciati.

Di Idiot wind avrei voluto scrivere di trovarla come un lungo conato di vomito, se non fosse che questa è la stessa dichiarazione che Dylan utilizzò per Like a rolling stone, quindi cambio parole, ma vedo che la sostanza è una enorme invettiva, sputata fuori con rabbia, con una voce rotta dalla furia e dall'impazienza di dire certe cose.

Un'invettiva contro chi ha creato il "mito Dylan", creando i presupposti per il suo graduale ritiro dalle scene.

A tal proposito va ricordata la figura inquietante di AJ Weberman, "uno psicopatico autonominatosi “dylanologo” e leader del “movimento di liberazione di Bob Dylan” (il cui slogan era “Free Bob Dylan, power to the people”) che frugherà nei bidoni della spazzatura alla ricerca di prove del fatto che il cantante si è venduto al sistema, terrorizzerà la moglie e i figli con incursioni nel giardino di casa e organizzerà addirittura sit-in davanti all’abitazione".
Nel crescente clima di paranoia che circondava il Village e Dylan di conseguenza, personaggi come quello raccontato da Vites nel suo "Bob Dylan 1962/2002- 40 anni di canzoni" ben descrivono cosa portò Dylan a negare il suo stesso mito.

Idiot Wind trasforma il vento che anni addietro trasportava risposte universali in un uragano di cattiverie e stupidità. La canzone è interpretata con ferocia, Dylan attacca a cantare senza quasi aspettare la chitarra, tanta è la voglia di aggredire gli interlocutori.

Se la prende se non con tutti, con molti, senza risparmiare sé stesso ed ovviamente la moglie

La gente mi vede a tutte le ore e proprio non riescono a ricordare come comportarsi 
Le loro menti sono piene di grandi idee, immagini e fatti distorti 
Persino tu, ieri, hai dovuto chiedermi il perchè ed il percome, 
io non potevo crederci, dopo tutti questi anni non mi conosci meglio di allora, 
dolce signora

Ho dato il bacio di addio alla bestia urlante sul confine che ti separa da me 
Non saprai mai il dolore che ho sofferto nè la pena che devo sopportare 
ed io non saprò mai lo stesso di te, della tua santità o del tuo amore, 
e questo mi dispiace

Invettiva rabbiosa che tracima spesso nell'insulto

sei un'idiota, babe 
E' un miracolo che tu sappia ancora come respirare

Dopo questo brano, sembra quasi che l'autore si calmi; i pezzi successivi, sempre amari e gonfi di tristezza, appaiono però più sereni, come dopo uno sfogo particolarmente intenso.

Seguendo la tesi del disco sul divorzio e relativi gossip, You're gonna make me lonesome when you go parla di chi entrò nella vita di Dylan durante il periodo della separazione. Il pettegolezzo più accreditato attribuisce questo ruolo a Ellen Bernstein, dirigente della Columbia Records onnipresente durante le registrazioni newyorkesi del disco.

Brano che parla di mancanza, ma con un sentimento di interesse ed attrazione reali e corrisposte che gli conferiscono un mood più rilassato, quasi positivo.

ho conosciuto solo falso amore 
che mi ha sempre colpito sotto la cintura 
Stavolta è più giusto 
dritto sul bersaglio 
Mi renderai solo quando te ne andrai

Situazioni che hanno una triste conclusione, 
relazioni andate male. 
La mia è come quella di Verlaine e Rimbaud. 
Ma non c'è modo di paragonare 
tutto ciò a questa faccenda 
Mi renderai solo quando te ne andrai

Il brano successivo invece pur restando nel solco del precedente, lui che sente la mancanza di lei, è un blues più definito, per testo e soprattutto musica

Dicono che l'ora più scura è appena prima dell'alba 
Ma tu non lo sentiresti dire da me 
Ogni giorno è stato scuro da quando te ne sei andata via

In Meet me in the morning non è chiaro se la lei è la stessa, la sofferenza qui è più acuta ed il dolore più vivo, dove prima c'era il dolce star male perchè lontani, ma con in bocca il gusto dolce del reincontrarsi, qui le prospettive sembrano molto peggiori

Guarda il sole che affonda come una barca 
non è proprio come il mio cuore, babe, 
quando baciavi le mie labbra?

Lunghissima e ricca di personaggi Lily, Rosemary and the jack of hearts è un cortometraggio di 9 minuti scarsi, ambientato nel vecchio west; ci sono donne, amanti, uomini arroganti ed un fante di cuori che molti pensano sia Dylan stesso.

La trama si sviluppa rapidamente ed alla fine Jack se ne va lasciandosi dietro cadaveri e cuori infranti

Torna a farla da padrone l'amarezza in If you see her say hello, dove l'uomo immagina che qualcuno incontri la sua ex e con delicatezza ma anche orgoglio gli chiede di non rivelarle il male che prova sapendola lontana

Dille da parte mia che sto bene sebbene le cose vadano così così 
Potrebbe darsi che pensi che io l'abbia scordata, non dirle che non è così

Dopo la sfuriata ed il tradimento, ora è il ricordo dei tempi felici con lei a riempire la mente del protagonista, al punto da sperare in un riavvicinamento

Abbiamo avuto alti e bassi come succede spesso a chi si ama 
Ed a pensare al modo in cui se n'è andata quella notte mi vengono ancora i brividi 
E sebbene la nostra separazione mi abbia trafitto il cuore 
lei vive ancora dentro di me, non ci siamo mai lasciati davvero

Se dovesse passare da queste parti, non è così difficile trovarmi 
dille che può cercarmi se ne ha il tempo

Shelter from the storm è la pietra miliare del disco; ora non si tratta più di amore o di tradimento, abbandono, rancore, è la figura della Donna ad essere descritta e esaltata come univo vero rifugio, quello stesso rifugio che cercavano pochi anni prima gli Stones e che distava solo un bacio (It's just a kiss away). Rifugio dalla paura e dal fallimento di tutte le utopie degli anni 60, dalla paranoia e dal dolore.

Ed in tutto questo, con l'ennesimo esempio di scrittura che trascende spazio e tempo ma si concentra solo sulla protagonista, Lei, che chiama ed offre riparo

"Entra" - disse lei - "Ti darò riparo dalla tempesta"

Lo ripete dieci volte in 5 minuti, al termine di ogni strofa, a chiusura di ogni situazione narrata

Improvvisamente mi voltai e lei era lì 
con braccialetti d'argento ai polsi e fiori nei capelli 
Venne verso di me con grande grazia e mi tolse la corona di spine 

La Donna come ideale di Bellezza, quella di cui Dylan è costantemente alla ricerca, Donna come divinità terrena e come appoggio, Donna come guida e vincastro

Vivo in un paese straniero ma sto per attraversare il confine 
la bellezza cammina sul filo del rasoio, un giorno la farò mia 
Se solo potessi tornare indietro all'ora in cui Dio e lei nacquero

A conclusione del disco Buckets of rain, una passeggiata in solitaria sotto la pioggia, con riflessioni che racchiudono buona parte delle tematiche del disco, ma lette con animo fatalista e rassegnato, come chi cammina sotto n temporale e non si cruccia più di bagnarsi, perché ormai è fradicio.

Sono stato mansueto 
e sono stato duro come una quercia 
Ho visto gente graziosa sparire come fumo 
Amici che arrivano amici che spariscono 

Forse disilluso dai rapporti umani, Dylan trova nell'ultima strofa un senso a quello che verrà

La vita è triste 
la vita è un pasticcio 
Tutto ciò che puoi fare è fare ciò che devi 
Fà quello che devi e fallo bene 
Così faccio io per te, dolcezza, 
non lo sai?

Per quanto il mondo faccia schifo, c'è del lavoro da fare.

Come scrive Vites, dopo aver spiegato al mondo della musica come fare a creare dischi folk rock attaccando la spina, con BOTT mette in riga tutti i vari cantautori folk-acustici che stavano emergendo in quegli anni.
Dopo questo album però Dylan non sfidò più nessuno, se non sé stesso.

Prossima fermata Rolling Thunder Revue.

Fonti:




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