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mercoledì 2 maggio 2018

Ciao, buona domenica, ci vediamo sabato prossimo


vent'anni fa oggi, mentre ero a portare i miei ragazzi degli scout in route, ricevemmo la telefonata che non avremmo mai voluto ricevere, ma che sapevamo stesse per arrivare.

Vent'anni fa se ne andò il mio amico Pippo.
Pippo, non "il padre del capitano", non solo.

Perchè se nella nostra compagnia siamo in tanti, troppi, ad aver perso il papà per motivi fottutamente simili tra loro, Pippo era per me qualcosa di più.

Pippo magari non era un amico in senso stretto, ma l'affetto ed il bene che gli volevo andava ben oltre l'essere papà di un mio amico.
Pippo, capitano dei gialli ed organizzatore ufficiale della partita del sabato e delle settimane bianche.
Pippo, juventino, scherzoso, casinista, una persona di una bontà e di una simpatia rare, sempre pronto a dare una mano a noi ragazzi scout.

Pippo che quando a 17 anni andammo tutti a vedere un concerto a Genova doveva venirci a prendere e dopo 1 ora ancora non si vedeva, così il capitano chiamò casa e gli rispose lui, oh belin! Si era rotta la macchina e stava arrivando sua moglie.

Pippo che riuscì nell'impresa di convincere mio papà a farmi andare allo stadio a vedere la juventus, la mia prima partita della juventus!!! Aprile 1990, stadio comunale, curva maratona, juve - colonia 3-2.

Pippo che viene a prendere suo figlio, il Conte e me all'aeroporto dopo la vacanza a Londra e riceve in regalo una cornamusa; Pippo che prova a suonarla con sua figlia di pochi mesi che dorme e quando la cornamusa inizia a suonare impazzita non riesce a fermarla tra le nostre risate e la disperazione di sua moglie. 

Pippo, soprattutto calciatore infaticabile per i gialli, i nostri rivali, nostri di noi dei rossi eh, quelli del mio libro Scusa, Ameri che proprio a lui è dedicato e proprio con il titolo di questo post inizia.

Sono passati 20 anni Pippo, da quando te ne sei andato, da quando tuo figlio ci chiese di non interrompere la nostra route, da quella corsa il giorno dopo per venirti a salutare, da quella notte passata a vegliare di fianco a te ed al tuo cane che stava lì fermo, distrutto dal dolore come tutta la tua famiglia.
Sono passati 20 anni da quel funerale così partecipato, da quell'omelia scritta da tuo figlio, da quelle lacrime che non volevano smettere di scendere.

Siamo cresciuti Pippo, siamo uomini, padri, madri, zii, abbiamo pianto altre perdite e festeggiato matrimoni e nascite, chissà quanto saresti stato contento nelle giornate di festa, insieme ai tuoi amici del MASCI,

Ma oggi, come 20 anni fa, ricordo con precisione il momento in cui mi vennero a chiamare perchè mia madre mi cercava al telefono e sapevo che c'era solo un motivo perchè mi chiamasse durante una attività scout.

Ricordo tutte le tue prese in giro negli spogliatoi, tutte le volte che facevo una bella parata e per te era sempre "che culo!", tranne quella volta che giocammo assieme, forse l'unica e allora mi facesti un sacco di complimenti.

La bella persona che eri è dentro i tuoi figli, che ti assomigliano non solo nei lineamenti.

Chissà se hai visto mio papà lassù, magari vi siete fatti anche un giro a cavallo, come ai tempi della Camargue.
Magari siete tutti assieme, voi che ci mancate così tanto, Antonio, Ermanno, Walter.
Tutti a guardare sti figli maschi casinari e incerti che qualcosa di buono stanno facendo.

Ed allora stappo una bottiglia di vino, come fosse una del tuo, Pippo e brindo a te ed ai 20 anni che hai passato ad accompagnare da là i tuoi cari.

E come ci dicevi sempre dopo la partita, uscendo dallo spogliatoio, ti saluto così:
Ciao, buona domenica, ci vediamo sabato prossimo.

giovedì 5 aprile 2018

Di gol in rovesciata e standing ovation



4 agosto 1991, domenica, stadio di highbury, quello dell'arsenal, quello dove nick hornby ambienta buona parte di febbre a 90.

La makita cup, l'equivalente calcistico di un gigantesco ESTICAZZI.

Ai botteghini di highbury, 3 diciannovenni freschi di maturità, Cala, il Capitano ed il Conte.
Sbarcati a londra il giorno prima, dopo aver festeggiato la nascita della sorella del capitano nata da pochissimi giorni, due juventini ed un doriano, che però esige la presenza alla esticazzi cup. Ma del resto, vuoi non andare ad highbury?

Nel corso di quella vacanza andremo anche a wembley, a vedere la supercoppa inglese, uno squallido zero a zero tra arsenal e boh. ma chi se ne frega, eravamo a wembley.
(Io a wembley rischiai di restarci, visto che mi persi come un cretino, ma lasciamo perdere)
(andammo anche alla wembley arena a vedere i simple minds, che posto fantastico!)

Ci sistemiamo in gradinata e assistiamo a sto partitone, specialmente io ed il Capitano, concentrandoci soprattutto sulla scelta del pub post partita.

Primo tempo 1-0 arsenal.
Al 20° della ripresa vialli si inventa un golasso in mezza rovesciata volante che holly e benji scostatevi.

Highbury applaude all'unisono, tranne due dei 3 diciannovenni freschi di maturità, un po' perchè sono concentrati sulla scelta del pub post partita, un po' perchè, diciamocela tutta, essere juventini, in liguria, a 19 anni, nel 1991 era una terribile rottura di coglioni, con il doria che vinceva coppe e scudetti, il genoa che ci sbatteva fuori pure dalle pizzate delle medie e tutte le ragazze che sbavavano per vialli e mancio.
Eccheccazzo.

Passano 2, massimo 3 secondi, durante il quale highbury applaude compatto ed il terzo diciannovenne fresco di maturità, si gira verso gli altri due ed urla: APPLAUDITE BASTARDI!

Lo abbiamo percosso con alcune delle svariate pinte post partita.

Perchè io il fair play ce l'ho nel dna, ce l'ho.

martedì 14 novembre 2017

L'Eredità e la Coerenza. Premio Pierangelo Bertoli.



Non aspettatevi da me una cronaca imparziale ed obbiettiva sulla serata finale del 5° Premio Pierangelo Bertoli a cui abbiamo partecipato sabato scorso.

Non posso essere obiettivo parlando della famiglia Bertoli.

Non posso essere obiettivo parlando dei figli di Pierangelo Bertoli, visto che con il maggiore di loro sono legato da una bella amicizia da qualche anno.

Non posso essere obiettivo perchè con l'altro figlio maschio, Alberto pure lui, che fa il musicista ho condiviso alcuni momenti molto intensi, a partire dalla sua canzone "E così, sei con me".

Questa canzone non è un pezzo che parla della scomparsa del celebre cantautore Pierangelo Bertoli, no. Questa canzone parla di un padre che se ne va e lascia al figlio che canta una ricchezza di esempi, consigli, coerenza tale che è impossibile pensarlo lontano.

Un pezzo che non conoscevo fino al momento in cui gliela sentii cantare a Su La Testa, pochi giorni prima del decimo anniversario della scomparsa di mio padre.

Una tranvata dritta tra stomaco e cuore, seguita a ruota da una versione splendida di A Muso Duro, a completare una rapida ma chiara dimostrazione di come il sangue non sia acqua, mai.

Questa canzone mi diede il coraggio di scrivergli e di ringraziarlo per quello che mi aveva fatto provare, dando il là ad un rapporto basato sul rock e sulla condivisione di questa mancanza.

Lo scorso anno, sempre a Su La Testa, Alberto venne a trovarci e al Teatro Ambra suonò una versione acustica di questa canzone, dedicandomela. L'abbraccio al termine della sua breve esibizione lo porto tra i ricordi più cari.

E da questa eredità, di coerenza e verità, nascerà libertà


Chiusa questa parentesi doverosa, per evitare che qualcuno legga queste righe come fossero una recensione, aggiungerei anche che siamo stati ospiti della famiglia Bertoli sabato, con una accoglienza deliziosa e che abbiamo assistito allo spettacolo con nella borsa di mia moglie una teglia di lasagne (che ci siamo spazzolati il giorno successivo a cena) di una bontà indescrivibile a parole, consegnateci dalla Chef dell'evento in persona, l'amica Lorna, persona tanto bella quanto brava ai fornelli.

Ma, alla fine, a Modena ci siamo andati per la serata musicale, quindi, descritto il "contorno" ecco alcune impressioni.

Il premio è arrivato alla quinta edizione ed inizia ad avere una certa eco a livello nazionale, eco a mio avviso in chiaro aumento dopo sabato scorso.

L'eredità artistica ed umana di Bertoli trova in questo premio una simbolo ed uno strumento perfetti, perchè unisce il riconoscimento a musicisti affermati che hanno dimostrato di sostenere gli stessi valori da sempre presenti nelle canzoni di Bertoli alla valorizzazione dei giovani cantautori, che nel percorso importante di Bertoli possono trovare direzione e soprattutto spunti da trasformare in musica.

I premiati di quest'anno erano nomi importanti, davvero.

Simone Cristicchi è un altro a cui forse dovrei scrivere perchè sabato mentre cantava Ti regalerò una rosa, forse ascoltandola come mai in passato, ho rivisto diverse mie esperienze lavorative, di cui scrissi anche nella mia tesi di laurea.
Un pop delicato ma tagliente, anche nel secondo brano L'ultimo valzer, durissimo nel raccontare il dramma e la dignità di tanti anziani.

Anche gli Zen Circus si sono ovviamente esibiti in acustico, ma non hanno risparmiato in energia ed essendo la prima volta che li vedevo dal vivo, mi hanno stupito per il modo in cui tengono il palco.

Non era pensabile che un premio dedicato a cotanto nome trascurasse i Tazenda, cosa che infatti non è avvenuta.
Due brani tratti da duetti celebri e poi la magia del ricreare QUEL duetto, con Alberto che sostituisce ottimamente il padre in Spunta la luna dal monte (la sua voce assomiglia molto a quella di Pierangelo, ma mai come in questa canzone, dove sembra davvero di sentire lui).

a volte sciogliendosi in pianto



Ospite principale, inutile negarlo era comunque Francesco Guccini, accolto da una standing ovation di tutto il teatro. 

Nella nebbia modenese finito lo show, io e mia moglie quasi contemporaneamente abbiamo espresso il desiderio di non volerlo più vedere, di ricordarcelo nei diversi concerti a cui abbiamo assistito e in questa ultima occasione; il motivo è la pessima sensazione provata vedendolo entrare sul palco sorretto da Alberto, quasi camminando a fatica. 
Per fortuna è stato un attimo, poi il calore del teatro lo ha scaldato e in effetti si è dimostrato brillante come suo solito, però insomma, la sua scelta dell'esilio credo trovi radici in questi piccoli momenti di difficoltà. 
L'uomo c'è eccome, la lingua è sempre pronta, gli aneddoti riempirebbero serate intere, ma tolto l'evidente piacere di essere a Modena e di parlare di persone care come Bonvi e lo stesso Bertoli, appare chiaro che sia stanco della vita pubblica.
Ad introdurlo, un momento musicale che potremmo definire "Bertoli canta Guccini" che voglio dire, mica roba da niente eh, con Alberto in gran spolvero in un medley che da Canzone per un'Amica ha scatenato l'entusiasmo del pubblico fino a Dio è morto.



Ma il Premio Bertoli è anche o forse soprattutto questo concorso nazionale per giovani cantautori. 
In questo aspetto della manifestazione germoglia più chiaramente il senso stesso del Premio, quel voler proseguire un discorso di qualità e coerenza che deve essere una coordinata fondamentale nella carriera di un musicista che voglia dire qualcosa di importante.

Eredità e coerenza quindi, espressi in modo lampante sul palco del bellissimo Teatro Storchi.

La cosa che più ho apprezzato è stata la scelta di far accompagnare i concorrenti dalla band che per anni suonò con Bertoli.
Un'idea vincente, che caratterizza questa manifestazione e ne è un vero fiore all'occhiello.

Perchè il discorso non è solo "oh che figata, suono con quelli che suonavano con un musicista famoso", NO, affatto, il senso è di voler letteralmente accompagnare questi ragazzi nel mondo della musica, mettendo a disposizione gli stessi musicisti che Bertoli usava per raccontare le sue storie. Una dimostrazione pratica e tangibile di condivisione, termine ricorrente quando si parla del cantautore di Sassuolo.

Vince un ragazzo di Taranto emigrato a Torino, che dal quartiere dove vive ha preso il nome, Salvario; un brano che è una sorta di collage di nomi e frasi tipiche della musica italiana più recente, spunto interessante che nel suo disco (che mi sono andato ad ascoltare il giorno seguente) si rafforza, grazie ad una buona scrittura.

Mi è piaciuto molto anche un altro ragazzo, Alessandro Zanolini, che ha cantato un suo brano forse troppo cupo, ma che mi ha impressionato nella versione di Chiama Piano, una gran voce davvero.

Non faccio altri nomi per non fare torto a nessuno, il concorso prevedeva otto finalisti che cantavano un proprio pezzo e quattro di loro, accedendo alla fase finale, si sarebbero esibiti in un pezzo di Bertoli.

Eredità e coerenza, appunto.

Lo show è stato gestito benissimo e nonostante sia durato ben tre ore abbondanti non ha mai avuto momenti di stanca, grazie ad un presentatore esperto e vivace ed alla direzione artistica impeccabile di Riccardo Benini e dello stesso Alberto 

Una serata meravigliosa, dove, come nella canzone di suo figlio, a me così cara, non si poteva non pensare che Pierangelo Bertoli fosse con noi.

Non so com'è, però vi invito a berlo



giovedì 13 luglio 2017

Gente che dice di amarti e poi ti porta ai festival jazz.


(Testo e Foto di Ilaria Luciani, da oggi da me rinominata Madonna del Roseto dalle Lunghe Spine in un Assolato Pomeriggio di Primavera)

Un trio piano, basso e batteria che si scatena per ore in virtuosismi, per una misofonica come me è paragonabile a un concerto di mestolo su pentola, alla ceretta all'inguine, alle tisane allo zenzero.

Moroso mi estorce un sì facendomi sentire tredici secondi di melodiosa armonia al piano.
Mi sono fatta fregare.

Pare che per una sorta di congiunzione astrale favorevole, questi jazzisti newyorkesi -quotatissimi nella scena jazzistica mondiale- ieri sera suonassero proprio a dieci minuti da qui, macchecculo ho, andiamo? 

Ho sperato in una reperibilità o in un cagotto dell'ultimo minuto ma niente da fare.

La serata parte già con mezzora di ritardo, cosa che non sembra importare a nessuno, intanto la musica di sottofondo che incede, sempre più martellante ripetitiva e monocorde, è jazz.

Alle dieci meno venti apre il concerto un duo piano/voce, con una performance in dialetto slovacco.
E NON SCHERZO.

È accaduto davvero.
 
Mi è venuto da ridere, mi sono guardata intorno ma non rideva nessuno, nemmeno quel fetente del moroso, allora ho pensato di essere l'unica che avrebbe tanto voluto essere a casa a spendere il proprio tempo in maniera più proficua, tipo a limarsi le unghie dei piedi o a molestare i follicoli, ma ormai ero là, in questa cornice obiettivamente meravigliosa, l'aria calda di una sera di luglio, le stelle sopra di noi, seduta su una sedia da fachiro con davanti i due più alti del mondo e un tale con una serie di tic che mi salverà la serata, ma questo lo scoprirò soltanto dopo.
 
A un certo punto moroso mi dice falsamente che se non mi fosse piaciuto ce ne saremmo andati subito eh, alla prima pausa.
Naturalmente mentiva.

Dopo tre quarti d'ora di brani di cantante slovacca con salivazione azzerata, arrivano i tre.
 
Attaccano subito un repertorio che viene immediatamente apprezzato dai più, moroso compreso, che ogni tanto commenta: "mostruosi.", "favolosi" mentre io riesco solo a pensare che sì, sono DAVVERO bravi, ma anche a Maurizio Battista quando l'amico lo invita al concerto 'de Mozza'.
 
Potrei sempre inscenare un malore.
 
Invece resto e mi concentro sui tic dell'omo davanti: braccia conserte, mano destra che sale e accarezza orecchio sinistro, spinge gli occhiali sul naso, la spalla destra che si alza compulsivamente, tende il collo, sembra tenere il tempo, invece accelera, smette per un secondo, ricomincia. Mano destra che tocca orecchio sinistro, testa spalla, testa spalla, tocca orecchio, spingi occhiali, testa spalla, testa spalla, baby one two three.
 
Perché lo faccio?
Lo faccio per preservare la mia sanità mentale, lo faccio come via di fuga. Rifuggo la ripetitività e i saliscendi dei virtuosismi con la sequenza paranoica dei tic. Sono una claustrofobica in un tunnel, cerco di non pensarci ma non posso farne a meno.
 
Io vi ammiro, cultori del jazz, vi ammiro davvero per come riuscite a godere di certe composizioni artistiche. Io soffro e basta.

Dopo circa otto anni luce l'esibizione finisce, salutano e se ne vanno.
 
Il mio intento è quello di sgommare via immediatamente prima che qualche scriteriato chieda il bis ma il fetente mendace applaude e anche lui VUOLE il bis, lo vuole proprio, e lo ottiene.

I got the power, now.
 
Una piacevole sensazione di rivalsa mista al sapore dolce della vendetta.
 
Ho un enorme jolly da giocarmi, spendibile in un'unica grossa soluzione come la cena di Capodanno coi parenti oppure in quattro piccole comode rate.
 
Tipo che se entriamo da Tiger e lui dopo sei minuti si metterà a lamentare un: "noncelafacciopiù" io gli ricorderò di quel dodici luglio e gli farò presente che, se ce l'ho fatta io, può farcela anche lui.

P.S.: Aaron Goldberg, Dario Deidda e Gregory Hutchinson sono DAVVERO musicalmente mostruosamente bravi, anche per chi non capisce una fava di jazz come la sottoscritta, ma io ho già dato.



mercoledì 14 giugno 2017

Ciao "Scusa, Ameri" e grazie di tutto!





Scusa, Ameri ha concluso ieri sera il suo cammino.

Lo ha fatto nel modo migliore che potessi immaginare, un modo arrivato quasi per caso.



Lo ha fatto in una serata dove ero con vecchi amici, persone importanti nella mia vita, con i personaggi stessi del libro, in una occasione dedicata al posto dove sono cresciuto e bene o male diventato adulto.




Alla fine è stato davvero un "riportare tutto a casa" come dice il Premio Nobel, una chiusura del cerchio.




Stranamente, dopo aver raccontato del mio libro in diversi posti, per la prima volta l'ho fatto ad Albenga, giusto ieri.




Un paio di stralci del libro, qualche aneddoto improvvisato, ricordi indelebili che ho condiviso insieme a volti conosciuti e di cui abbiamo riso ancora una volta assieme.




Sono anche per la prima volta riuscito a dedicare un piccolo pensiero alle due persone a cui il libro è dedicato, proprio in presenza dei loro figli, reali o "adottivi" che fossero.




Le ultime copie sono servite nel loro piccolo proprio a finanziare la sistemazione di quel campetto parrocchiale dove ho passato migliaia di ore a fingermi calciatore, imparando tra le tante altre cose, anche a ridere di me e delle mie passioni. 




Un piccolo mattoncino per dare modo ad altri ragazzini di continuare a diventare adulti dentro le mura accoglienti del Sacro Cuore, a pochi, pochissimi passi da "casa mia", in quello che ancora oggi, anzi oggi più che mai, sento "il mio paese".




Sono stati 3 anni divertenti, mi sono sentito "protagonista" in un mondo che non è certo il mio, ma che mi ha regalato questa parentesi che ricorderò per sempre.




Scusa, Ameri mi ha portato in posti nuovi, circoli, sale affrescate, radio, locali.


Dal posto dove vivo, fino al posto in cui sono cresciuto.



Grato e riconoscente, ringrazio.











venerdì 5 maggio 2017

5 maggio 2002 - 15 anni fa



QUINDICI ANNI FA
il 5 maggio 2002 me lo ricordo, me lo ricordo bene.
partii di buon mattino, destinazione voghera, per un pranzo con quelli che allora consideravo amici; anzi fratelli, parola che all'epoca usavamo senza lesinarci sopra, del resto Lui ci aveva scritto una canzone, noi eravamo suoi fans pazi molto pazi, QUINDI eravamo fratelli (almeno due delle persone presenti al pranzo adesso non mi ritengono nemmeno degno di un contatto su facebook ma vabè)
Ero ben contento di andarmi a chiudere in un ristorante, tra amici, musica e parole, perchè ad albenga ci sarebbe stata la festa lungamente attesa per lo scudetto dell'inter, vinto proprio davanti alla juve.
che fosse una giornata strana lo capii svalicando a masone, dove il 5 maggio trovai una nevicata che courmayeur levati guarda, che sembri una steppa
fatto sta che ad inizio partite eravamo ancora lì, tra un dolce ed un digestivo; però niente, fu più forte di me, manco prendeva il cellulare in quel posto, così telefonai a casa, per sapere se STAVANO TUTTI BENE
ahahahahahahah a 30 anni si telefona a casa alle 3 di pomeriggio se ti hanno sequestrato e devi chiedere il riscatto o se ti hanno arrestato.
Mio padre nemmeno rispose alla domanda, mi disse solo "vincono 2 a 1".
Ok, la juve era avanti ed il secondo posto era garantito, facciamocene una ragione
Poi un bambino della tavolata volle accendere la radio
Poi come andò a finire quella giornata di campionato lo sapete eh.
ma visto che io sto ansioso, a tipo 30 secondi dal termine mica stavo esultando eh, anzi, l'armando clacsonava felice ed io mi strizzavo i coglioni, altroche.
al triplice fischio finale ad udine MA SOPRATTUTTO A ROMA tirai un urlo che il bambino se lo ricorda ancora adesso, povero.
Alla sera concerto di graziano romani in un locale chiamato THUNDER ROAD che voglio dire, ci siamo capiti
arrivai a casa alle 4 ed il mattino dopo mi svegliai alle 7
entrai in cucina senza la minima coscienza di me stesso, figurarsi di una qualsivoglia coordinata spazio temporale, trovai mia nonna, l'Amabile, interista feroce, seduta al tavolo, la cattiveria del suo sguardo mi ricordò che cosa era successo il giorno prima, ma prima ancora di riuscire ad emettere un seppur gutturale suono di saluto e sfottò, lei mi accolse come ogni nonna accoglie un nipote:
MALEDETTI BASTARDI

lunedì 13 febbraio 2017

Slàinte Luciano!



Domenica 12 febbraio, al posto del mio programma Championship Vinyl, ho deciso di dedicare il mio spazio su BRG Radio ad un amico che se ne è andato lunedì scorso.

Non starò qui a raccontare chi fosse Luciano, chi lo conosceva lo sa bene, chi vuole saperne di più può leggere questo post sul blog dell'amica Laura


Io ho mandato in onda alcune delle canzoni che gli sono state "dedicate" in questa settimana, inframezzate da alcune delle cose che scriveva sul suo profilo Facebook

Il Cielo D'Irlanda - Massimo Bubola 
Van Morrison - Be Thou My Vision
Inarticulate Speech of the Heart No. 1 - Van Morrison
Waterboys - Old England
Carolan's Farewell - The Celtic Viol Jordi Savall, Andrew Lawrence-King
Boys Are Back In Town Thin Lizzy
The Sick Rose - Before You Go
Van Morrison - Into the Mystic 
Bob Dylan - You Ain't Going Nowhere.
Robyn Hitchcock - I Often Dream Of Trains
Hollis Brown - Ride on the Train
Come Along and Ride This Train Johnny Cash 
Van Morrison & The Chieftains - Irish Heartbeat
The Lily of The West - The Chieftans & Mark Knopfler
The Pogues - If I Should Fall From Grace With God
The Men They Couldn't Hang - Ghosts Of Cable Street
Galway Girl - Mundy with Sharon Shannon 

The Dubliners-Dirty Old town

Per chi vuole ascoltare la puntata o scaricarla ecco il link

giovedì 6 ottobre 2016

Il mio nemico ha perso



Il mio nemico ha perso 
Mi ha aggredito, vigliacco e pavido 
Mi ha colpito alle spalle 
Voleva mettermi in ginocchio 
Ma ha perso, 
il mio nemico ha perso 
Cercava paura ha trovato risate 
Cercava dolore ha trovato gioia 
Cercava compassione 
ha trovato amici che ridevano con me 
Ha perso il mio nemico, 
ho vinto io 
Ho vinto ridendogli in faccia 
Sorridendo anche dopo la terapia 
Rialzandomi dopo aver vomitato e ridendo ancora 
Chi sei tu nemico maledetto per farmi paura? 
Ti sei preso i miei capelli? Sono cresciuti di nuovo 
Ti sei preso i miei chili? Ci ho bevuto sopra 
Ti sei preso una parte di me? Ma io ne ho ben di più 
Non sono più ti(u)morata, 
non sono 
MAI 
stata 
spaventata 
Ho la vita dalla mia parte, 
l'amore gli amici ed il vino 
Ho i brindisi, le cene, 
CAZZO GUARDI? 
scritto sulla testa 
Ho una tavola imbandita ed una casa dove tornare 
il mio nemico mi ha aggredito 
Ma io sono stata più forte 
Ed ho vinto.

giovedì 28 gennaio 2016

A campovolo prima che fosse Campovolo (Gli U2 a Reggio nell'Emilia)



io sono stato a campovolo prima che fosse figo andarci.

nel 1997, 20 settembre, concerto degli u2, quello con l'arco di mc donald, il carrello della spesa e mtv che si collega in diretta per dire siete tantissimiiiiiiiiiiiiiiiiiii

partiti il giorno prima, tappa a milano dal Bona, che è uno che le cose le sa organizzare.
quindi tutti a dormire da lui ed il giorno dopo via con la tradotta pronti a ballare sulle note di dischoteque.

In effetti, fino all'arrivo a campovolo all'epoca chiamato ex aeroporto militare di reggio emilia, tutto filò liscio.
Il bona aveva già pianificato la giornata, al mattino alle 6 treno da milano centrale, arrivati in stazione con 2 taxi prenotati il giorno prima, dalla stazione di reggio nell'emilia all'ex aeroporto di reggio nell'emilia altri taxi.

praticamente abbiamo speso per fare milano - reggio nell'emilia l'equivalente di 3 stipendi che tra l'altro all'epoca nessuno di noi guadagnava.

Arriviamo davanti a sta cazzo di steppa alle 8\8.30 di mattino, ci caghiamo per terra ed aspettiamo sereni.

Aprono i cancelli che saran le 11, corsa tra le dune e le balle di fieno e occupiamo una discreta posizione, che il Bona, all'epoca studente di ingegneria mi calcola con un algoritmo la distanza dalle casse e impone lo stop

Teniamo conto che quello fu all'epoca il concerto con più spettatori mai tenutosi in europa, 120.000 CENTOVENTIMILA.

Primo problema, i cessi. 
Chimici ovviamente che non si pretende certo la ceramica ed il bidè.
Ma pochi, drammaticamente pochi.
Tipo 30.
Per CENTOVENTIMILA persone
Tempo stimato per una pisciata 90/120 minuti.
Vaaaaaaaaaaaaaaaaaaabbè.

Concerto.
A me il concerto piacque davvero, certo non erano gli u2 epici del joshua tree, nè gli innovatori di pelle vestuti della zoo station e di zooropa, però a me piacque.
Molto kitsch, molta ironia sul kitsch, il lemmmon, le robe pop e truzze, però anche i classiconi e la voce di bono che era ancora La Voce di Bono, se capite le maiuscole.

Finisce il concerto e CENTOVENTIMILA persone hanno tutte la stessa idea: andare a casa.

originaloni.

bon, mettiti in fila, cammina su 3 strati di spazzatura, tanto c'è l'adrenalina post concerto e poi nessuno ha fretta
passin passino arriviamo alla stazione di reggio nell'emilia.
non tutti i CENTOVENTIMILA ma una buona metà 

problema: sessantamila persone alla stazione di reggio nell'emilia le avran viste in 5 anni
caos e disorganizzazione totali, nessuna indicazione, tutti nel piazzalone.
ma chiamami il Bona ad organizzare l'esodo per dio!!!!
no, niente Bona, anzi.

ci accucciamo timidi ed aspettiamo lo scorrere degli eventi fumando il fumabile, compreso qualche aiuola e pezzi d'asfalto.

ad un certo punto accuso la stanchezza e crollo praticamente sotto una macchina, svegliandomi di soprassalto alla partenza della stessa, che solo per sta scena d-max ci farebbe 4 programmi diversi.
siam lì che iniziamo a chiederci cosa sarà di noi, quando ecco la risposta seria ed organizzata che attendevamo.

finalmente qualcosa si muove, finalmente qualcuno che arriva a dare indicazioni.

il cazzo.

arrivano 30\40 carabinieri in assetto da guerra, caschi, elmetti, baionette, uzi, bombe a mano, foto di putin nel taschino ed f-35 parcheggiati dietro i binari
ma porca la vostra puttana, ma che cazzo fate? a cosa cazzo servite?

la situazione fino a quel momento era di paciosa stanchezza, gente che dormiva, che parlava, mangiava, si accoppiava nelle aiuole di cui sopra, parti cesarei, operazioni alle tonsille.

poi arrivano gli eroi di hogan e va ovviamente tutto in merda.

che son tipo la signora in giallo zio bastardo, che quando arriva si toccano tutti i coglioni

sale la tensione, tutti si avvicinano per capire e vien fuori una babilonia

in tutto questo l'armata brancaleone sbarra le entrate della stazione e inizia a frazionare gli ingressi.
vuoi la stanchezza, l'adrenalina che scende, la voglia di un letto e di una doccia, la gente che spinge ed urla, com'è, come non è, mi sale su il giramento di coglioni

per rinfrancarmi lo spirito la mia amica lara decide che è il momento perfetto per una crisi di nervi ed inizia ad urlare e piangere, piangere ed urlare.
Non sbatte i piedini solo perchè non c'è un catafottuto centimetro libero dove sbattere i suoi cazzo di piedini.
la estraggono viva per puro miracolo mentre io invoco hannibal lecter e già stavo decidendo come mangiare il cuore che le avrei estratto a mani nude dal petto.
si calma all'istante.

ma il punto di non ritorno lo raggiungiamo poco dopo, quando dal potentissimo impianto audio della stazione di reggio nell'emilia emerge limpida la voce stentorea dello speaker che richiama all'ordine l'esercito:
"Attenzione attenzione il maresciallo caputo è pregato di recarsi nell'ufficio del capotreno"

"Attenzione attenzione il maresciallo caputo è pregato di recarsi nell'ufficio del capotreno"

"Attenzione attenzione il maresciallo caputo è pregato di recarsi nell'ufficio del capotreno"

alla quarta volta che parte l'annunzio, decido che la misura è colma e contestualmente metto a repentaglio la mia carriera universitaria, la mia fedina penale, la mia verginità anale e tutta una serie di cose che sarebbero potute accadere, robe che a cucchi gli han fatto un massaggio thai a 4 mani con ingoio.

perchè quando lo speaker dice 

"Attenzione attenzione il maresciallo caputo..."

io esco la mia voce da tarzan ed urlo fortissimo

E' UN FIGLIO DI PUTTANA!!!!!!!

boato che nemmeno bono in tutto il tour, applausi, lacrime, abbracci, gente che mi regala dell'oro, madri che vogliono farmi baciare i loro figli, ragazze che mi tirano la biancheria.

è probabilmente il segnale che in molti aspettavano, e del resto la storia della mia vita è costellata di momenti in cui serviva uno stronzo e taaaaac ero pronto ad offrirmi volontario, perchè da lì in poi è carnevale vero

cori, urla, insulti e tante prese per il culo

ad un certo punto un ignoto che per sempre sarà nel mio cuore squarcia la tonsilla ed urla
GIU' LE MANI DALLE PENSIONI DANNAZIONE!!!!!!!

dall'entusiasmo vengono offerti olocausti, il bue grasso è condiviso tra tutti e la nuova legge viene incisa sull'asfalto della stazione di reggio nell'emilia

alla fine arriva un treno per milano e forse non per caso il cordone degli Arditi della Folgore si richiude proprio davanti a me (dopo che tutti i miei amici erano già corsi via)

a quel punto ho davanti due scelte:

fingere vigliaccamente di essere un altro e non il sobillatore di folle che ha regalato ai parà 3 ore di insulti

affrontare la mia sorte a testa alta e gridare in faccia al balilla che con italica fermezza mi blocca la via verso il binario con un manganello che in confronto quelli usati alla diaz erano dei dildo di gomma: 
ti faccio vedere come muore un fan degli u2 ITALIANO!!!!!

tipregotipregotipregotipregotipregotipregotiprego fammi passaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaare!!!!!!

sono arrivato a casa a mezzogiorno

zio cane, campovolo, che posto di merda. 

martedì 31 dicembre 2013

L'ultima canzone del 2013 - Thank You!

Per quello che ho avuto, per quello che abbiamo condiviso, per la salute quando c'era e per quando non c'era in modo da farcene capire l'importanza, per le serate, per le risate, per i baci, per l'amore, per le mie donne.
Per le cose scritte, pubblicate, per aver giocato, per gli abbracci, per l'amicizia.
Avevo iniziato l'anno parlando di sogni ed obbiettivi mi sono messo alla prova e qualcosa ho realizzato, qualcosa no, ma soprattutto ho provato a misurarmi con la grandezza dei miei desideri.

Per tutto questo e per quello che arriverà, quindi, GRAZIE.




mercoledì 18 dicembre 2013

Cosa vuol dire Su la Testa per me



Il manifesto sotto casa mia è stato coperto da un imperdibile last minute di un supermercato.
Segno ahimè anche tangibile che l'edizione 2013 di Su la Testa è davvero finita.
Sono stati 4 mesi intensi, fatti di incontri e di momenti importanti, culminati nei 3 giorni del festival vissuti a 300 all'ora.
Ma se l'anno scorso, la mia prima esperienza con l'associazione culturale zoo aveva avuto il significato di un ritorno a casa, quest'anno è stato bello il consolidarsi di tanti piccoli aspetti che uniti formano questa meravigliosa faccenda.
Su la Testa vuol dire tante cose, per me almeno.
Vuol dire offerta, di tempo, di proposta, di divertimento.
Vuol dire disponibilità, da parte di gente che per 362 giorni all'anno fa tutt'altro ma che in quei 3 giorni lì diventa barista, regista, attrice, presentatore, guardia del corpo, accompagnatore.
Vuol dire talento, nel senso evangelico del termine, messo a fruttare e quindi raccolto e unito a quelli di tutti fino a creare una sinergia che è, a conti fatti, il vero marchio di fabbrica di Su la Testa.
Perchè sono convinto che tutti, pubblico, artisti, semplici curiosi, avvertano quell'atmosfera che lo Zoo riesce a creare, sia in teatro che al dopofestival, senza dimenticare le altre occasioni in cui si lavora insieme, come il palio dei rioni di luglio.
Atmosfera che nasce dal piacere di esserci, di dare e di fare qualcosa per un obbiettivo comune; piacere che traspare dai sorrisi e della cordialità con cui venivano accolti gli artisti dal soundcheck all'albergo a fine serata, con cui venivano accompagnati gli spettatori ai posti del teatro, con cui venivano serviti birre, cocktails e cibarie assortite al dopofestival.
Piacere contagioso, che rendeva ogni momento una festa, per noi come per chiunque transitasse dalle nostre parti.
Piacere che ha spinto musicisti come i L'Orage a prendere gli strumenti e suonare in mezzo al salone di palazzo scotto niccolari fino alle 5 del mattino, ad esempio.
C'è da essere davvero orgogliosi di fare parte di una realtà come questa, perchè con semplicità si è costruito un appuntamento ormai imperdibile.
Come si faceva intendere nel video promozionale, lo Zoo ha la capacità invidiabile di trasformare per tre giorni qualunque cosa in musica e divertimento. Cose che Re Mida, pfui, era uno sfigato.

"Sai che cosa succede a chi invece poi cede a quel suono un po' oscuro? Che và a casa confuso, con qualcosa in più dentro e dà un pugno in un muro" (cit.)




domenica 15 dicembre 2013

I bootlegs di springsteen, le cassette e quel pullman per pietra ligure (Un bootleg al giorno - 15 dicembre)



25 anni fa, nell'estate del 1988, capitava che io ero già bello in botta per la musica in generale e per springsteen nello specifico, ma ancora non sapevo cosa mi aspettava in futuro.
Reduce da un'estate fallimentare tra materie da portare a settembre e delusioni amorose, ero andato un pomeriggio con l'autobus a pietra ligure, che all'epoca non era il mio posto di lavoro come oggi, bensì un paese lontano (ben 11 km) dove d'estate passava le vacanze capitan buffa.
Il motivo del viaggio non era solo il piacere di un pomeriggio col mio amico, ma la curiosità che lo stesso amico mi aveva suscitato parlandomi di un negozio di dischi che aveva un sacco di concerti di springsteen. All'epoca la parola bootleg non la conoscevo, ma l'idea di avere altra musica di bruce, soprattutto live, dopo il clamoroso cofanetto di due anni prima e con ancora addosso l'amarezza per non averlo visto al comunale di torino nè a giugno nè a settembre per amnesty era molto forte.
Entrammo in questo posto sotto i portici vicino al fiume e... beh onestamente la mia carriera di bulimico musicale e ossessionato dai bootlegs iniziò proprio in quel momento, a pietra ligure.
Scaffali interi di cd con titoli strani che non conoscevo e di cui non capivo la provenienza, copertine con foto prese dai concerti, scalette con dentro tutte le mie canzoni preferite, un D-I-S-A-S-T-R-O!!!!!!
Ora però, c'era un problema: erano tutti cd.
Ed io NON avevo il lettore cd.
Buffa, 'zzo faccio?
Tranquillo, mi dice.
Considerato che la carriera commerciale del tizio non ha avuto un lieto fine, posso raccontare che i bootleg non erano in vendita, no.
Li registrava su cassetta.
Ah.
Allora prendo questo e quello, ok?
Perfetto, mi dice il Jack Sparrow del commercio ligure, passa tra 4 giorni a prenderle.
Ok.
Bene, giuro che sono andate così davvero le cose eh, ma apro una parentesi.
Circa 11 anni dopo, nel 1999, dopo un periodo di relativa freddezza verso bruce, interrottosi con il concerto al carlo felice di genova, primo della mia vita, nel 1996, mi coglie vaghezza di tornare dal tizio.
Il negozio si era trasferito, ma gli scaffali erano sempre gli stessi, però i cd non tutti.
Scusa, gli dico timoroso, anni fa ero venuto per dei bootleg di springsteen, ne hai ancora?
Sparrow si schiarisce la voce e strascicando le parole, con sufficienza, mi fa eh guarda io di springsteen ho TROPPA ROBA ma è in magazzino e non ho voglia di andartela a prendere
Ah ok, ciao.
Bon, andò così, per fortuna a pochi anni dall'avvento di internet e dal giorno in cui in una mailing list springsteeniana chiesi se qualcuno aveva dei bootleg da scambiare, spalancandomi le porte dell'inferno.
Ma torniamo nel 1988, 4 giorni dopo la mia prima visita, ci ripresentiamo dal pirata e succede che gli dico ciao sono venuto 4 giorni fa a chiederti per dei bootleg di springsteen.
Ah si, eccoli, un quadruplo ed un triplo, tieni sono SETTANTAMILALIRE!!!!!!!!
SPATAPAM!
In quel momento probabilmente l'angelo custode che doveva occuparsi del mio portafoglio decise di suicidarsi e non venne mai più rimpiazzato.
Tra le risate sotto i baffi di capitan buffa e il mio pallore, pagai la cifra mostruosa ed uscii dal negozio con l'agognato tesoro.
I miei primi bootleg!!! 
Robe che dovevi attaccarti allo stereo per immaginarti che canzone stavano suonando, ma in culo all'alta fedeltà, in quei momenti ti sentivi come un membro di una setta segretissima, custode di un tesoro che solo a pochi poteva essere svelato. Ti sentivi sotto al palco, eri davanti ai tuoi beniamini ed anche se non sentivi un granchè, anche se c'era un fruscio che manco davanti ad una diga, anche la voce andava in distorsione, eri lì ad un concerto di springsteen.
Non come ora che se passa 1 settimana e non è ancora uscita nessuna registrazione ci scandalizziamo; non come ora che non ho più "qualche bootlegs" di bruce, ne ho tipo 4\5 tour INTERI.
All'epoca erano cose da sentire al buio, disteso nel letto e con le cuffie, quasi a proteggere quella musica dal mondo esterno, perchè era solo tua (eccazzo con quello che l'avevo pagata!!)

Qualche anno dopo, la mia fidanzata voleva regalarmi l'ultimo cd dei counting crows (hard candy) e finì proprio in quel negozio; si sentì dire lo vuoi originale o te lo masterizzo?

Ma comunque, ho scelto di raccontare oggi sta spatafiata perchè esattamente 35 anni si tenne uno dei due concerti che in quel pomeriggio di autunno segnò il mio ingresso nel mondo dei butlegari.

35 anni fa, durante il darkness tour, bruce e la band suonarono alla winterland arena di san francisco, in quello che ancora ora è uno dei concerti più famosi della sua carriera.

Ed ovviamente il bootleg del giorno di oggi non poteva che essere questo, anzi questi.
Perchè a partire da quello che mi venne registrato (great dane) ne uscirono altre edizioni e versioni, sempre migliori.

Tre di queste (HOJO; Crystal Cat e Prodigal Son) le potete trovare in FLAC sul nuovissimo blog springsteeniano Open All Night, che vi invito ovviamente a visitare spesso anzi spessissimo.

Iniziate subito, partendo dalla pagina del bootleg di oggi, che si trova QUI