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mercoledì 11 agosto 2021

La casa al di là del fiume

 



Dall'altra parte del fiume, rispetto a casa dei miei suoceri, c'è una casa bianca, proprio di fronte.

La conosco da quando ho iniziato a frequentare mia moglie, prima ancora di salire a casa dei suoi, quando passavamo da lì per andare a casa sua.

All'inizio non ci avevo fatto caso, poi mi accorsi che sul terrazzo della casa al di là del fiume c'era qualcuno, c'era sempre qualcuno quando arrivavo; dopo un po' compresi che non erano tanto i due signori che ci vivevano a stare di vedetta, ma i figli e soprattutto i nipoti, che avevano intuito qualcosa su quel tizio con la macchina grigia che veniva sempre più di frequente.

Coi mesi e gli anni, ovviamente, la casa al di là del fiume divenne "la casa di Nonno Giacomo e Nonna Gianna", i genitori di mio cognato, che come quelli di mia moglie avevano questa posizione strategica sul paese.

Di vedetta c'erano i miei cognati e i due figli, curiosi di sapere chi fosse il nuovo ragazzo di Zia Simona, con cui feci la conoscenza "ufficiale" dopo qualche tempo. 

Alla fine capivo distintamente i movimenti sul terrazzo, di chi si sporgeva per vedere e poi faceva finta di nulla.

Per anni, la casa al di là del fiume era la prima cosa che guardavo appena arrivato dalla mia fidanzata, appena sceso dalla macchina, appena tornato dal lavoro quando casa di Simona divenne anche casa mia. Chiunque fosse quell'ombra distante, ci scambiavamo sempre un saluto, un nipote, un cognato, un nonno, che importa, la casa al di là del fiume era sempre abitata, sempre aperta, sempre piena d'amore, come toccai con mano quando ci entrai.

Su quel terrazzo mangiai le lumache più buone che abbia mai assaggiato, offerte dalla Nonna Gianna, che per prepararle lavorava almeno due giorni.

Nonno Giacomo era la memoria storica della vallata, ogni volta che passava a trovare i consuoceri era come leggere un'enciclopedia, un libro di storia, come avere Piero e Alberto Angela in giardino che raccontano dei tesori della memoria, come solo i paesi dell'entroterra sanno custodire e tramandare. 

Intanto che lui raccontava, Nonna Gianna e mia suocera parlavano di cucina, si scambiavano ricette, e Nonna Gianna sorrideva, io non penso di averla mai vista senza il suo sorriso, dolce, affettuoso, un vero "sorriso da nonna" che lei regalava non solo ai suoi nipoti, generosa di cuore nella vita come ai fornelli.

Da un mese circa, la casa al di là del fiume è chiusa, Nonno Giacomo se n'è andato qualche anno fa, Nonna Gianna lo ha raggiunto da poco, spegnendosi lentamente, forse dal momento in cui era rimasta vedova. Li immagino sereni che "ratellano" come si dice in ligure, con lei che lo rimprovera, ma sempre col suo dolcissimo sorriso.

Non c'è occasione in cui, andando dai miei suoceri, io non alzi lo sguardo per vedere la casa al di là del fiume.

Si, è chiusa, ma se faccio attenzione sento il vociare e le risate di bambini curiosi e soprattutto ho nel naso l'odore di lumache e dell'amore che l'ha riempita per tanti tanti anni.


mercoledì 20 giugno 2018

Una montagna troppo alta da scalare (Ciao, Don)



(Foto di Paolo Tavaroli)

La prima cosa che mi viene in mente pensando a Don Sappa è questa strofa di un pezzo di Venditti.

È una frase che ho pensato spesso riferita a mio padre, ma anche a lui, il primo parroco del Sacro Cuore che conobbi, bambino, quando iniziai a frequentare la parrocchia davanti a casa.

Un omone burbero di una bontà infinita, ma alto quasi due metri e con due mani grandi come badili.

Ragazzetto poi, da assiduo frequentatore dei due campi da calcio dell’oratorio, ricordo il terrore che ci assaliva quando lo vedevamo uscire da casa sua, di fianco al campo piccolo, temendo che stesse venendo a prendere qualcuno di noi colpevole di qualche improperio di troppo.

Una montagna, ma di bontà, cultura e testimonianza, anche se lo capii dopo, più adulto, quando non era più la spauracchio dei bestemmiatori, ma un punto di riferimento saldo come una roccia, come una montagna, appunto.

Abbiamo avuto diversi momenti di condivisione, esclusiva, io e lui e le sue parole mi colpivano al cuore ed al cervello, mi davano le coordinate esatte per camminare sulla strada che mi indicava e soprattutto me ne dava motivazione e stimolo.

Senza dimenticare quella caratteristica che me lo ha reso carissimo e meraviglioso, essere uno juventino sfegatato.

Di Don Sappa, oggi che è tornato alla casa del Padre, voglio ricordare anche e soprattutto episodi indimenticabili legati alla nostra comune passione calcistica.

Ad inizio anni 80, mentre in serie A lo scontro al vertice era tra juve e roma, noi ragazzini passavamo le domeniche pomeriggio al campetto a giocare a calcio; eravamo tanti, quindi si giocava a turno e chi stava fuori ascoltava "Tutto il calcio minuto per minuto".

La domenica di roma – juventus di non so bene che anno, però, la partita alla radio era più importante di quella tra di noi, quindi eravamo tutti attorno all'apparecchio.

Ad un certo punto arrivò il Don; scese il silenzio, lasciammo parlare ciotti ed ameri.
“Juve in attacco, palla a platini, cross, caricola, caricola, porta vuota!!!! FUORI!!!”

Il gelo. 

Buona parte di noi si morse la lingua, altri pregarono di trattenere l’imprecazione che sentivano arrivare dalle viscere e salire su fino in gola.

Finchè il Don dopo 3 secondi di totale silenzio e apnea collettiva, esclamò “CARICOLA!!! FIGLIO DI PUTTANA!” Boato che manco ai gol, altro che scudetto, quella era una liberazione, una rivelazione!!  

La sera della finale di champions del 1996 andai a vederla da amici; scesi ad aspettarli e vidi il Don davanti all'ingresso dell’oratorio; andai a salutarlo per due parole di conforto vista la tensione, mi accorsi che era pallido. 
Don, tutto bene? No, per la tensione ho sentito che il cuore mi stava dando dei problemi, così per tranquillizzarmi mi son fatto un whiskyino.

Andò come andò, stranamente, e tutti noi che eravamo a vedere la partita, prima dei caroselli per strada, decidemmo all'unanimità di andare da lui. 

Era di nuovo davanti all'ingresso, con un sorriso felice. Gli saltammo addosso in 4, tutti più o meno della mia stazza; lui ci abbracciò tutti e 4 e ci sollevò, mormorando solo “che bello.. che bello..”.

Il Don si ritirò e per molti anni non lo vidi più, fino a quando nel paese di mia moglie dedicarono una piazza al parroco storico, che arrivò proprio dal sacro cuore di albenga, dopo essere stato il suo vice. Malfermo sulle gambe, ma sempre la montagna di bontà e Fede che ricordavo, felice di rincontrare i suoi parrocchiani, mi riconobbe immediatamente e mi abbracciò con la stessa forza di quella sera di festeggiamenti.

Don Sappa, una bussola per noi che cercavamo di dare un senso alla nostra vita ed a quelle parole che ascoltavamo spesso senza coglierne a pieno il significato.

L’ho rivisto per l’ultima volta quando al Sacro Cuore si festeggiarono i 100 anni del mio gruppo scout.

Celebrò la Messa quasi sempre seduto e fece l’omelia. Anzi, non fu un’omelia, fu il suo saluto, finale. 

Un uomo sereno ed in pace, che ringraziava Dio per quello che aveva avuto e si approntava a percorrere il suo ultimo tratto di strada; una serenità, una gioia che mi lasciarono sbigottito. Un uomo anziano e del tutto consapevole che il suo tempo stava finendo, ma che più che di questo, si preoccupava di ringraziare il Signore per il tempo che aveva vissuto.

Ho parlato di lui nell'oratorio vicino a casa nostra, mentre molti bambini riempivano il campetto di felicità e voglia di giocare, proprio come facevo io le domeniche di 35 anni fa mentre il Don guardava soddisfatto, lui che rese quel posto la migliore interpretazione del “lasciate che i bambini vengano a me” così cara a Nostro Signore. Gli sarebbe piaciuto questo posto.

Ora che ha ritrovato il suo caro amico Giacumìn, chissà che partite che organizzeranno per i bambini in paradiso.

Ciao Don, forza juve


mercoledì 2 maggio 2018

Ciao, buona domenica, ci vediamo sabato prossimo


vent'anni fa oggi, mentre ero a portare i miei ragazzi degli scout in route, ricevemmo la telefonata che non avremmo mai voluto ricevere, ma che sapevamo stesse per arrivare.

Vent'anni fa se ne andò il mio amico Pippo.
Pippo, non "il padre del capitano", non solo.

Perchè se nella nostra compagnia siamo in tanti, troppi, ad aver perso il papà per motivi fottutamente simili tra loro, Pippo era per me qualcosa di più.

Pippo magari non era un amico in senso stretto, ma l'affetto ed il bene che gli volevo andava ben oltre l'essere papà di un mio amico.
Pippo, capitano dei gialli ed organizzatore ufficiale della partita del sabato e delle settimane bianche.
Pippo, juventino, scherzoso, casinista, una persona di una bontà e di una simpatia rare, sempre pronto a dare una mano a noi ragazzi scout.

Pippo che quando a 17 anni andammo tutti a vedere un concerto a Genova doveva venirci a prendere e dopo 1 ora ancora non si vedeva, così il capitano chiamò casa e gli rispose lui, oh belin! Si era rotta la macchina e stava arrivando sua moglie.

Pippo che riuscì nell'impresa di convincere mio papà a farmi andare allo stadio a vedere la juventus, la mia prima partita della juventus!!! Aprile 1990, stadio comunale, curva maratona, juve - colonia 3-2.

Pippo che viene a prendere suo figlio, il Conte e me all'aeroporto dopo la vacanza a Londra e riceve in regalo una cornamusa; Pippo che prova a suonarla con sua figlia di pochi mesi che dorme e quando la cornamusa inizia a suonare impazzita non riesce a fermarla tra le nostre risate e la disperazione di sua moglie. 

Pippo, soprattutto calciatore infaticabile per i gialli, i nostri rivali, nostri di noi dei rossi eh, quelli del mio libro Scusa, Ameri che proprio a lui è dedicato e proprio con il titolo di questo post inizia.

Sono passati 20 anni Pippo, da quando te ne sei andato, da quando tuo figlio ci chiese di non interrompere la nostra route, da quella corsa il giorno dopo per venirti a salutare, da quella notte passata a vegliare di fianco a te ed al tuo cane che stava lì fermo, distrutto dal dolore come tutta la tua famiglia.
Sono passati 20 anni da quel funerale così partecipato, da quell'omelia scritta da tuo figlio, da quelle lacrime che non volevano smettere di scendere.

Siamo cresciuti Pippo, siamo uomini, padri, madri, zii, abbiamo pianto altre perdite e festeggiato matrimoni e nascite, chissà quanto saresti stato contento nelle giornate di festa, insieme ai tuoi amici del MASCI,

Ma oggi, come 20 anni fa, ricordo con precisione il momento in cui mi vennero a chiamare perchè mia madre mi cercava al telefono e sapevo che c'era solo un motivo perchè mi chiamasse durante una attività scout.

Ricordo tutte le tue prese in giro negli spogliatoi, tutte le volte che facevo una bella parata e per te era sempre "che culo!", tranne quella volta che giocammo assieme, forse l'unica e allora mi facesti un sacco di complimenti.

La bella persona che eri è dentro i tuoi figli, che ti assomigliano non solo nei lineamenti.

Chissà se hai visto mio papà lassù, magari vi siete fatti anche un giro a cavallo, come ai tempi della Camargue.
Magari siete tutti assieme, voi che ci mancate così tanto, Antonio, Ermanno, Walter.
Tutti a guardare sti figli maschi casinari e incerti che qualcosa di buono stanno facendo.

Ed allora stappo una bottiglia di vino, come fosse una del tuo, Pippo e brindo a te ed ai 20 anni che hai passato ad accompagnare da là i tuoi cari.

E come ci dicevi sempre dopo la partita, uscendo dallo spogliatoio, ti saluto così:
Ciao, buona domenica, ci vediamo sabato prossimo.

venerdì 13 aprile 2018

Lettera Aperta a Gigi Buffon



Ciao Capitano,

chi ti scrive tifa per la Juve "da prima che tu nascessi" (che impressione scrivere sta frase!). 
Si, perché visto che sei coetaneo di mia sorella, ricordo bene che il calcio era già una passione, embrionale ed infantile, da quando dovevo ancora compiere sei anni. Nel corso degli anni il calcio è stato importante, molto importante, importantissimo. Poi sono cresciuto ed invecchiato e la passione un po' è scemata, anche se "la partita della juve" è sempre rimasta un appuntamento imperdibile.

Ho visto l'epoca del Trap, ho amato Platini come forse nessun altro giocatore mai, ho vissuto in diretta l'Heysel (quello che ancora giovedì ho sentito citare a sproposito), poi gli anni tristi, poi Lippi, poi siete arrivati tu, Pavel, Lilian e Fabio, giusto nel momento in cui io mi fidanzavo e mi sposavo, dopo l'addio di Zidane, i cui soldi sono stati investiti nei vostri acquisti.

E poi calciopoli e quella promessa di fedeltà che da te sinceramente non osavo sperare. Forse da Alex si, ma tu, il portiere più forte del mondo, che avevi vinto a 28 anni un mondiale, era logico che andassi a monetizzare altrove.

Invece sei rimasto e per me questo è stato il fatto che ti ha reso diverso dagli altri giocatori, dai campioni che comunque ho visto passare nella Juventus.
Restando in B ti sei guadagnato, quantomeno, la mia imperitura stima, nonostante, dai, di politica te ne capisca un po' poco eh.

La foto di te ed Alex negli spogliatoi di Trieste dopo il primo scudetto con Conte è meravigliosa, c'è dentro tutto, da calciopoli a quella sera, passando per i settimi posti e i pareggi in casa con il Siena.



Mercoledì sera ero convinto che avremmo perso ancora, speravo in modo dignitoso, invece non ero ancora arrivato a casa che già eravamo uno a zero, poi mentre cenavo ecco il secondo, poi il terzo, incredibile!

Vicino a me a seguire la partita, la mia primogenita, 13 anni da compiere, tifosissima juventina, innamorata della Juve dall'aprile scorso, quando vedemmo assieme Juve - Barcellona ed io non riuscii a trattenermi ai gol ed alla tua paratissima su Iniesta. Che occhi avevi quella sera Gigi, che occhi! 

Gli stessi di Berlino 2006, gli stessi di quando toglievi dalla porta il colpo di testa di Zidane!

Eravamo imbattibili in quel periodo e ce la meritavamo quella coppa, ma tant'è, la sera di Atene tu avevi 5 anni, io 11 e magari tu dormivi, ma io ricordo tutto e quindi ormai ho ben chiaro cosa significhi perdere una finale di coppa Campioni.

Mercoledì sera non tanto al momento del rigore, ma al momento della tua espulsione, mia figlia si è messa a piangere Gigi, perchè no, va bene il rigore al 93°, va bene anche essere eliminati, ma il Capitano espulso no, non lo ha sopportato. Quella espulsione ingiusta, cattiva, così stonata in quella serata eroica non te la meritavi.

Perchè la figura del Capitano è importante e tu quella fascia la porti con merito, fosse solo per l'anno di serie B.

Cosa sia successo nella tua testa dopo il rigore non lo so e non ho la presunzione di volerlo sapere, ma so che il rosso ha fatto male a mia figlia, che vede te come una specie di "eroe", senza isterismi, ma con una ammirazione gigantesca (la mia secondogenita ha proprio una cotta per te, tipica delle bambine di nemmeno 10 anni, sai come vanno ste cose).

Però Gigi, perdonami l'ardire, ma le dichiarazioni dopo la partita non mi sono piaciute, per niente. A caldo capisco la rabbia, anche se il rigore c'era, fosse solo per il gesto scomposto di Benatia. 
Capisco che essere arrivati ad un passo dalla vetta di una montagna altissima da scalare e vedersene respinti faccia male, malissimo, ma una volta dopo la doccia, speravo di ascoltare il Capitano parlare.

E lascia stare il gol di Muntari (cosa avresti dovuto dire, che era giusto così perché 7 anni prima eravamo stati favoriti da un episodio arbitrale in un'altra competizione?), lascia stare tutte le cose che puntualmente ti rinfacciano dopo ogni tua dichiarazione, però no Gigi, avrei voluto che ai microfoni parlasse il Capitano, esprimesse rabbia certo, amarezza come no, ma che si ricordasse di essere il Capitano, il Capitano della Juve e fino a poco fa della Nazionale.

Ma non per me, perché io non vedo le interviste post partita da quando ascoltai Platini rispondere fumandosi una sigaretta che lui tanto non doveva correre, perché lo faceva Furino per lui.

Speravo di ascoltare il Capitano per le mie figlie e tutte quelle come loro, che in voi calciatori vedono qualcosa di più (e di troppo) che semplici sportivi.

Per tutti i bambini che giocano in porta grazie a te.
Per tutti quelli che sognano di alzare la Coppa del Mondo come avete fatto 12 anni fa.
Per tutti quelli, in Italia ce n'è un bisogno ENORME e non solo nel calcio, che devono imparare il valore della sconfitta, ai quarti di Coppa come a scuola, sul lavoro o in una relazione sentimentale.

E voi potete trasmettergliela, voi calciatori, non Agnelli, che purtroppo ha solo il cognome elegante, ma voi che indossate la divisa della loro squadra del cuore e gli sembrate cavalieri del bene, voi che oltre ai tantissimi benefici di questa vita, avete anche il piccolo dovere di essere, ogni tanto, un po' educatori.

C'è tempo capitano, evidentemente la doccia quella sera non è bastata, ma puoi ancora svolgere questo ruolo, ti aspetto davanti ai microfoni, a spiegare che quella sera maledetta, l'uomo ha preso il sopravvento sul Capitano.
Spiegalo a mia figlia, perplessa dalle tue parole rabbiose.
Spiegalo a chi ha permesso che tu fossi visto come esempio da milioni di persone.

Mentre perdevamo a Cardiff, a Torino purtroppo una ragazza moriva schiacciata da una folla spaventata di nostri tifosi.
Speravo di non vivere più momenti del genere, speravo che nessuno dovesse più morire per una finale di Coppa.
Da quel giorno, a differenza di prima, sono io ad essere tifoso più per riflesso rispetto a mia figlia che viceversa, quindi a me interessa relativamente poco che questa storia abbia una svolta positiva.

Ma le mie figlie ed i loro amici si meritano che il Capitano parli da Capitano.
Se lo meritano e ne hanno bisogno.

Sarebbe una parata meravigliosa, come quella su Zidane o quella su Inzaghi a Manchester. O come il rigore parato a quell'altro portoghese del Real, che porca miseria, magari succedeva ancora.





Dai Capitano, metti i guantoni e fai questo ultimo salvataggio.

giovedì 12 aprile 2018

La teoria del 100%



Domenica la squadra di pallavolo under 14 dove gioca mia figlia ha partecipato ad una specie di playoff per decretare la vincitrice delle provincie di savona ed imperia.

A questo appuntamento, come alle semifinali di due settimane prima, la squadra di finale è arrivata come rivelazione del campionato, perchè la rosa è formata da solo due ragazze in età da u14 e da tutte altre ragazze più piccole, addirittura di 11 anni.

Sono arrivate seconde, togliendosi la soddisfazione di battere, come in semifinale, i padroni di casa e cedendo dignitosamente contro l'albenga.

La lezione, importante, importantissima, che hanno imparato mia figlia e le sue compagne, è il perfetto esempio di quella teoria che io da qualche tempo cerco di spiegare a luvi e virgi, che potremmo chiamare "la teoria del 100%".

Ludovica, ragazzina ansiosa, da un paio di anni ogni tanto se ne esce con qualche domanda sulla nostra eventuale reazione in caso di voti brutti o non bellissimi; noi (io memore della mia travagliata vita studentesca, soprattutto alle superiori) diciamo sempre che non ci interessa che siano le prime della classe, ma che rendano al 100% delle loro capacità.

Se il tuo 100 è 6, allora un 6,5 sarà accolto come un traguardo strepitoso, ma se il tuo 100 è 8, non saremo soddisfatti di un 7.

Credo sia una eredità che ci hanno lasciato gli scout ed il loro motto "Del nostro meglio".

Domenica le ragazze della u14 dovevano dare il 100 e questo avrebbe significato essere soddisfatte ed orgogliose del loro percorso. Non si sono limitate a questo, perchè dando il 100, ad un certo punto dentro di loro è scattato qualcosa che le ha spinte a dare il 110, con la leggerezza ma anche la cocciutaggine dei loro anni.

Probabilmente il loro 100 era arrivare alle finali, ma hanno capito, anche chi come Ludovica il campo lo vede giustamente poco, che l'impegno ripaga e soprattutto genera altro impegno.

Potevano cedere di schianto dopo aver vinto il primo set, aver perso il secondo (in vantaggio 24-22) ed il terzo, invece hanno vinto il quarto e fatto un tie break perfetto, per precisione e concentrazione.

Hanno sentito dentro di loro la convinzione di poter fare qualcosa di più e lo hanno fatto.

E la cosa che mi piace di più, da genitore, è che abbiano toccato con mano una verità, quella che fare del proprio meglio porta sempre qualche frutto, che le farà crescere non solo come atlete, ma come persone.

Sarà quello l'esempio a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, in campo come a scuola o nella vita, per ricordarsi di essere capaci di andare oltre i propri limiti.

Mia figlia e le sue compagne domenica hanno alzato la loro personale asticella dei limiti, in un mondo che tende ad abbassarla, possono essere davvero orgogliose.

Questa è per loro, qualunque sia il loro sogno.

sabato 17 febbraio 2018

Magilla Gorilla e gli scooter



Una cosa a cui tengo molto è essere sempre all'altezza della situazione ed adeguato, sempre e comunque.

Ad esempio, ieri pomeriggio ho portato lo scooter di mia moglie a fare la revisione.

Già questo dovrebbe farvi ridere a crepapelle, perchè mia moglie ha un liberty 125 ed io sul liberty 125 vengo facilmente confuso per:
- un ciccione sul motorino della moglie
- un ciccione a cui è stato infilato in culo un palo collegato ad un motore ed a due ruote
- magilla gorilla

quindi già consapevole che sarà difficile mantenere la credibilità, parto per le strade del mio paese in un pomeriggio umido e ventoso

arrivo al centro revisioni e scendo, per consegnare chiavi e documenti all'incaricato

entro nell'ufficio con aria di chi la sa lunga, saluto con simpatia e consegno il tutto.

mi dice che non gli ho dato i documenti giusti, salcazzo cosa gli ho dato.

do ovviamente la colpa a mia moglie che mette sempre tutto in disordine,
ritorno dallo scooter, cerco i documenti giusti, tiro a caso e rientro. 

stavolta ci ho azzeccato

pfff, ste donne, dico all'addetto che nel suo ufficio non si fa mancare il calendario porno-soft di vagine spalancate a fianco di tubi innocenti e cassoni di tir recanti seco materiale bellico

mi accomodo nel confortevole salottino e mi godo il fatto di poter sbrigare in poco tempo una di quelle cose che mia moglie chiama "cose da uomo" e che non faccio mai o faccio male. 

ci sono altre "cose da uomo" che mia moglie mi rimprovera di non fare bene, ma mi imbarazza molto dirvi quali sono. 

Poche pagine di libro e avrò un paio d'ore tutte per me, penso soddisfatto

finisce la revisione, pago, scambio due parole con l'addetto, con l'aria di chi la sa lunga, ringrazio e saluto con entusiasmo

esco per prendere lo scooter

ora, taaaaaaaaanti difetti, eh, tanti, ma pochi gravi come la mia goffaggine

goffo e scoordinato
molto goffo e molto, fottutamente molto scoordinato

esco quindi e devo infilarmi i guanti, il passamontagna da anonima sequestri, il casco, aprire il bauletto metterci dentro il telefono, il libro ed il portafoglio, tirare su la sella e metterci sotto i documenti

il tutto sotto gli occhi dell'addetto, il classico tipo stracolmo di senso pratico, uno che sistema un motore con la mano destra e cambia l'olio con la sinistra, mentre guarda il livello dell'olio e col pisello cambia il filtro anti particolato

davanti a mister coordinazione io poso sul sellino il telefono, il portafoglio ed il libro, apro il bauletto per estrarne il casco ed i guanti (e il passamontagna che sto delicato).

si sa bene perchè il bauletto non si apre, no
si scoperchia, completamente, facendo cadere per terra il libro, il portafoglio ed il telefono e seminando nel piazzale monetine e blasfemia

raccolgo tutto con un sorriso ironico sulle labbra, quello di chi la sa lunga e a mezza voce dico che la colpa è di mia moglie che ha rotto il bauletto, mentre l'addetto coordinatissimo si gira dal collega e gli dice sottovoce una frase a mio avviso riferita a mia moglie di cui capisco "...povera donna... sto pezzo di coglione..."

con la dignità di fantozzi dopo essere stato umiliato in sala mensa metto in moto e torno a casa.

ho smesso di piangere adesso

prossima volta ci va mia moglie a fare la revisione, cristo santo

mercoledì 29 novembre 2017

Long Time Comin' - Di prevendite, dediche, sms e gravidanze



Primavera 2005.
La famiglia Calandriello attende il primo figlio.

Mia moglie sta bene, io sono agitato, il tutto avvolto in quell'ovatta dentro la quale le coppie vivono l'attesa per il\la primogenita.

All'improvviso, dal nulla, Springsteen pubblica Devils and Dust e la tranquilla ovattata serena armonia familiare viene messa a dura prova.

Tre date, Bologna, Roma e Milano.

Prezzi alti per un tour acustico con ambizioni "teatrali" ma suonato in palazzetti tipo il palamalaguti.

Sale impetuosa l'indignazione del popolo springsteeniano, tra cui il sottoscritto: è ora di smetterla!!!!

Alla fne però, sto concerto lo voglio vedere eccome, quindi nella nostra ovattata cucina nel paesello, io e mia moglie decidiamo di andare IN TRE a Bologna, che è sabato, così dormiamo lì e torniamo con calma, che poi è un concerto da star seduti e non si suda e così la sposa e la nascitura non si affaticano.

La prevendita parte di lunedì ed il cala prende ferie, non si capisce bene perchè, dato che al paesello "ancun grassie" se arriva la 56k e poi non abbiamo la carta di credito, però oh, va bene, mi piazzerò davanti al pc a tessere relazioni nel meraviglioso mondo springsteeniano (leggasi: elemosinerò biglietti).

La sposa esce per andare a lavorare che son manco le 8 ed il Cala è già in postazione, salcazzo a far cosa, che ticketone apre alle 10, ma tant'è.

Ovviamente il tentativo di acquisto on line non va a buon fine, però tra amici, brada, amici degli amici, brada dei brada, i due biglietti per Bologna saltano fuori, allè.

Ora, la mattinata era conclusa, non avevo bisogno di altro, potevo staccare il computer e rilassarmi.

Ma.

Ma appena prima di schiacciare DISCONNETTI il buon beppe da roma mi chiama per dirmi che oh, ho preso dei biglietti per Roma spettacolari, li vuoi?

E Cazzo.

manco faccio in tempo ad azionare il neurone che mi chiama gian da genova e mi fa oh cala qui in coda per i biglietti per Milano non c'è un cazzo di nessuno, perchè non vieni?

E Cazzo

ma torniamo all'ovatta, ai campanellini ed ai petali di rosa che accompagnavano la mia sposa ogni volta che, portando seco la nostra primogenita, la vedevo entrare in casa: come fare a combinare ovatta, petali e campanellini con 3 date in 5 giorni, specialmente dopo la sfuriata contro il caro biglietti?

Voi ricordate quale sia il messaggio più bello che avete mai ricevuto?
E quello che avete mai mandato?

Ecco, nel mio personalissimo cartellino (cit) dei messaggi inviati, questo è in assoluto il migliore for ever and ever.

Perchè praticamente già con un piede fuori dalla porta per andare a prendere la macchina e spararmi a Genova - via fieschi - ricordi, perchè non appena finito di parlare con beppe da roma per dirgli TIENIMIIBBIGLIETTIIIIII e spararmi a Genova - via fieschi - ricordi per prendere anche quelli di milano (Genova - via fieschi - ricordi dove mi presentai in tuta con sotto il pigiama, sia detto), io dovevo dire la verità a mia moglie.

Lo feci

Giuro.

Le mandai un messaggio dove le raccontavo la verità, senza timore.

La verità e poi anche notizie importanti per il nostro tran tran familiare, perchè la musica è importante, ma ci sono cose che contano di più e poi noi siamo persone concrete, con la testa sulle spalle e con i piedi ben piantati per terra.

"Bologna presi, ho preso anche roma ed ora vado a genova a prendere quelli per milano. LAVATRICE PARTITA"

Bologna 4 giugno 2005, anzi casalecchio di reno

Io e la sposa, recante seco la nostra primogenita, siamo al concerto di Bruce.

Per presentare la canzone successiva, Bruce fa una dedica ai genitori, "in bocca al lupo con i vostri figli", io stringo la mano di mia moglie e per un secondo, un secondo solo, penso che Bruce stia per dedicare A NOI DUE QUASI TRE la canzone.

Non succede, ovviamente, ma è un secondo bellissimo.

Parte Long Time Comin'

Resta solo la scintilla di un fuoco da campo a bruciare 
Due ragazzi in un sacco a pelo lì vicino 
Mi insinuo sotto alla tua maglietta, stendo le mani sul tuo ventre 
e sento qualcun altro che scalcia 
Stavolta non manderò tutto a puttane 


venerdì 16 giugno 2017

Il vocabolario del perfetto pallavolista



Mentre è terminata la stagione agonistica 2016\2017, volevo dire ai dirigenti del Volley Finale che sono pronto per indossare maglietta e pantaloncini e dare anche io il mio contributo alla causa.

Tra amichevoli, tornei e trasferte, ho acquisito ormai un bagaglio di esperienza sufficiente a scendere in campo (cit) e recitare un ruolo da protagonista.

Possiedo infatti in modo completo il vocabolario del perfetto pallavolista, che vado ora ad elencarvi.


  • eeeeeeeeeeessò (che le prime volte pensavo stessero starnutendo tutte assieme e mi preoccupavo delle polveri sottili)
  • bumbummeìs (che è tipo eeeeeeeeeeeeeeeeessò ma con meno polveri sottili e si fa solo se si fa punto in battuta)
  • miaaaaaaaaaaaaaaaaaa (su questa sono preparatissimo dopo anni ed anni di buffet ai convegni, quando resta l'ultima fetta di pizza)
  • lasciaaaaaaaaaaaaaaaa (vedi sopra, ma si applica anche agli alcoolici ai matrimoni)
  • facileeeeeeeeeeeeeeeee (questo però porta una sfiga della madonna che di solito si sbaglia sempre il colpo)
  • dai ragaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa (questa è il classico dei classici, la mona lisa del volley, la stairway to heaven sottorete, i promessi sposi del primo tempo)
  • forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee forza finaaaleeeeeeeee (un mantra, che coinvolge il pubblico, che atterrisce l'avversario, che galvanizza gli atletahahahahahah... no scherzo dai)
  • alèèèèèèèèèèèèèèèè (entusiasmo generico)
  • daiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii (ottimo anche in caso di stitichezza)
  • non mollateeeeeeeeeeeeee (che ogni volta che mi prende alla sprovvista ho sempre paura di veder spuntare simona ventura che chiama il collegamento dall'isola dei famosi)
  • aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaut (se pensi che sia fuori)

Coach Molina, mi taglio la barba, mi tingo il capello che il brizzolato tradisce e mi inserisci in una under 16?

venerdì 5 maggio 2017

5 maggio 2002 - 15 anni fa



QUINDICI ANNI FA
il 5 maggio 2002 me lo ricordo, me lo ricordo bene.
partii di buon mattino, destinazione voghera, per un pranzo con quelli che allora consideravo amici; anzi fratelli, parola che all'epoca usavamo senza lesinarci sopra, del resto Lui ci aveva scritto una canzone, noi eravamo suoi fans pazi molto pazi, QUINDI eravamo fratelli (almeno due delle persone presenti al pranzo adesso non mi ritengono nemmeno degno di un contatto su facebook ma vabè)
Ero ben contento di andarmi a chiudere in un ristorante, tra amici, musica e parole, perchè ad albenga ci sarebbe stata la festa lungamente attesa per lo scudetto dell'inter, vinto proprio davanti alla juve.
che fosse una giornata strana lo capii svalicando a masone, dove il 5 maggio trovai una nevicata che courmayeur levati guarda, che sembri una steppa
fatto sta che ad inizio partite eravamo ancora lì, tra un dolce ed un digestivo; però niente, fu più forte di me, manco prendeva il cellulare in quel posto, così telefonai a casa, per sapere se STAVANO TUTTI BENE
ahahahahahahah a 30 anni si telefona a casa alle 3 di pomeriggio se ti hanno sequestrato e devi chiedere il riscatto o se ti hanno arrestato.
Mio padre nemmeno rispose alla domanda, mi disse solo "vincono 2 a 1".
Ok, la juve era avanti ed il secondo posto era garantito, facciamocene una ragione
Poi un bambino della tavolata volle accendere la radio
Poi come andò a finire quella giornata di campionato lo sapete eh.
ma visto che io sto ansioso, a tipo 30 secondi dal termine mica stavo esultando eh, anzi, l'armando clacsonava felice ed io mi strizzavo i coglioni, altroche.
al triplice fischio finale ad udine MA SOPRATTUTTO A ROMA tirai un urlo che il bambino se lo ricorda ancora adesso, povero.
Alla sera concerto di graziano romani in un locale chiamato THUNDER ROAD che voglio dire, ci siamo capiti
arrivai a casa alle 4 ed il mattino dopo mi svegliai alle 7
entrai in cucina senza la minima coscienza di me stesso, figurarsi di una qualsivoglia coordinata spazio temporale, trovai mia nonna, l'Amabile, interista feroce, seduta al tavolo, la cattiveria del suo sguardo mi ricordò che cosa era successo il giorno prima, ma prima ancora di riuscire ad emettere un seppur gutturale suono di saluto e sfottò, lei mi accolse come ogni nonna accoglie un nipote:
MALEDETTI BASTARDI

giovedì 4 maggio 2017

Post di gattini ed anniversari, con foto di gattini



Tre anni fa, una domenica sera, il prode Francesco suonò a casa nostra e si nascose.

Aprirono le sorelle catarro e si trovarono davanti un trasportino, al cui interno, terrorizzato, stava un gattino di nemmeno due mesi.





Non capirono subito che quel cucciolo era arrivato per stare da noi, ma appena lo realizzarono se ne innamorarono perdutamente.

Il piccolino restò nel trasportino tutta la sera, mentre le catarros cercavano di capire come comportarsi. Se ci avvicinavamo, soffiava, non lo ha mai più fatto, ma quella sera se provavi ad accarezzarlo ti soffiava arrabbiato ed impaurito.
Se ne andarono a dormire mentre io e lui guardavamo la pallavolo.

Alle 2 di notte Simona scese per controllare come stava e non lo trovò, stette sveglia 1 ora per poi trovarlo sotto il divano.

Nemmeno la prima notte che Ludovica tornò a casa appena nata avevamo fatto sta vita.

L'indomani, alle 9 mi chiamò: 
NON LO TROVO.
Cazzo dici, sarà sotto il divano
NON LO TROVO, SARÀ SCAPPATO
mmmmmmmmmmmmmmmmmmhhhhhhhhhhhhhhh

anda e rianda, dopo 2 ore lo trovò, incastrato sotto il bidè, roba che se nasceva inglese non succedeva un cazzo.
Smontò il bidè.

Appena tornai a casa dall'ufficio, dalla gioia di vedermi, il piccolo pisciò copiosamente sul divano.
Copiosamente.



Piano piano ha preso confidenza, la mamma è il capo, la segue ovunque vada, luvi è la coccolona, da lei arriva sempre una carezza, la virgi è la matta, da lei si fa fare LA QUALUNQUE e mentre se la fa fare mi guarda, sconsolato.



Io sono il tiragraffi, gli ho dato sto vizio e sono cazzi miei, quando giochiamo lui si diverte a mordermi ed a tenermi fermo con le unghie. Sulle braccia ho dei segni che avrei speso un capitale se avessi voluto farmeli con dei tatuaggi. 
O con la droga.

Quel cucciolo è da noi da tre anni, è cresciuto e soprattutto ha i suoi bei vizi.

Ho calcolato che NON solo dorme molto più di me, ma addirittura, visto che quando mia moglie esce e quando lo lasciamo solo in casa gli accendiamo lo stereo, ASCOLTA MOLTA MA MOLTA PIÙ MUSICA DI ME.

Dorme, mangia, caga e piscia quando vuole.

Vabbè, non ciula, ma non è che devi proprio avere tutto tutto nella vita no?
Auguri Ciro Tevez TRENTAQUATTRO Sul Campo Inter Merda, poteva andarti meglio eh, ma magari anche peggio.



venerdì 3 febbraio 2017

Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato




Come da tradizione, la sera di capodanno la nostra famiglia si è riunita attorno al focolare ed ha guardato un film disney vintage.

Per quest'anno, la scelta è caduta su La fabbrica di cioccolato, la prima versione, quella con nei panni di willy wonka il tizio che trovate su un sacco di foto su facebook che dice cose ironiche.

Non avevo mai visto questo film, né la versione con johnny depp, né avevo letto il libro.

La trama è davvero interessante.

Willy Wonka è il ministro al diabete ed alle carie della dittatura di adolf von trigliceriden ed organizza un contest per scoprire nuovi talenti minorenni da sfruttare nei campi di concentramento.

Dopo diverse selezioni, aiutato da arisa, fedez, raffaellà carrà, maria giovanna elmi e paolo bonolis, willy sceglie 5 partecipanti.

A quel punto interviene manuel degli afterhours che bestemmia, diventa l'idolo degli adolescenti e vive di rendita

Al contest partecipano 5 ragazzi, tre maschi e due femmine

una smandrappata anni 80 sempre con la cingomma in bocca e gli scaldamuscoli bianchi e rosa, che sembra l'ebrea di saranno famosi

la figlia di donald trump da piccola

un naziskin obeso scappato al processo di norimberga e rifugiatosi a sesto san giovanni assieme a bin laden, pacciani e renato zero

mal dei primitives appena caduto da cavallo, che bevendo solo caffè è nervoso come un palestinese in un mercato di gerusalemme

un evasore totale che vive con 4 falsi invalidi ed una escort che lavora in nero da un centro massaggi cinese

da willy wonka lavorano gli umpa lumpa, personaggi curiosi che dicono tutti le stesse cose in coro e vestono tutti uguali: in pratica una via di mezzo tra i grillini e gli stagisti di fondocasa, ma senza cravatta e più bassi di statura

dopo diverse prove muoiono tutti

mal dei primitives perchè il cavallo furia per via del caffè diventa tabagista e si sa, chi fuma uccide anche te
la smandrappata cade dai pattini mentre porta le bibite in un drive in all'aperto 
la figlia di trump dallo spavento quando un umpa lumpa le dice "povera"
il naziskin durante un concerto di povia

resta l'evasore totale

willy allora lo tratta male per metterlo alla prova e gli chiede se è contento dell'accoglienza ricevuta e lui dice "ricevuta? cosa vuol dire ricevuta?" e willy capisce che è la persona giusta

poi abbiamo brindato al nuovo anno