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mercoledì 7 agosto 2019

Metti una sera, Eddie Vedder a Barolo.



Completamente fuori tempo massimo, scrivo qualcosa sul concerto di Eddie Vedder a Barolo del 17 Giugno, all'interno del Festival Collisioni.

Non è più il caso di fare recensioni  e resoconti, così condivido solo un paio di riflessioni.

Prima di tutto, il concerto: Eddie fa parte di uno dei pochi gruppi di cui ormai mi fido a scatola chiusa, sono quasi 30 anni che seguo i Pearl Jam e la sua è una delle voci che mi emoziona di più. Ho quindi sfidato volentieri la mia crescente insofferenza verso i concerti affollati, per vederlo in versione solista, dopo aver rinunciato volontariamente alle due date di Firenze (2019 e 2017) perché in un contesto che non ritenevo adatto ad uno show acustico.

La prima cosa che ho notato è come lui giochi molto sul dualismo tra concerto acustico\tranquillo e concerto rock in versione solista; verrebbe quasi da dire che non sappia decidersi su come impostare lo show, anche se alla fine credo che questa apparente bipolarità sia una scelta ben precisa. Scelta di cui non intendo certo lamentarmi, visto che ha aperto la data piemontese con quella Keep me in your heart che nell'ultimo, meraviglioso album di Warren Zevon spiccava tra canzoni di livello altissimo.



Tante cover e un buon equilibrio con i pezzi "di casa", ossia dei Pearl Jam: Cat Stevens, i Beatles, i Clash, i Pink Floyd, il "solito" Neil Young, diversi brani da Into the Wild, colonna sonora inarrivabile dell'omonimo film di Sean Penn.


Tralascio la presenza di Glen Hansard che proprio non sopporto e che speravo di riuscire a perdermi, mentre purtroppo sono entrato nella piazza mentre affrontava con entusiasmo Drive all Night, proprio "di quello là"; pazienza.

Il quartetto d'archi da un lato aggiunge eleganza, dall'altro partecipa ad entrambe le facce dello show, in special modo quando esegue una versione strumentale di Jeremy, con Eddie nel backstage ed il pubblico che lo sostituisce alla voce.

Serata piacevole, Eddie che scherza sul suo vino preferito di cui ha finalmente conosciuto le origini e si lascia andare a diversi aneddoti confermando la piega discorsiva che avevo già notato lo scorso anno a Padova con la band, strappando risate a tutti indicando l'anziana signora che si godeva lo spettacolo dal terrazzo di casa, affermando di non aver mai suonato così vicino alla cucina di qualcun'altro.

Di certo, a differenza di altri artisti che amo, preferisco Eddie come voce dei PJ al solista. La sua voce ed il suo carisma, mi arrivano più diretti e forti all'interno dell'alchimia del gruppo di Seattle.

Serata piacevole, ripeto, ma spero che al prossimo giro vengano tutti e 6.


La seconda parte della mia riflessione invece verte sul posto e sull'organizzazione. Ben gestito (all'andata) il discorso delle navette, tenendo conto che Barolo nonostante la guadagnata popolarità, resta un paesino arrampicato sulla Langa, a cui si accede con difficoltà; un po' meno al ritorno, dove qualche mezzo in più avrebbe accorciato l'inevitabile coda.

Da rivedere invece la gestione della piazza, troppo, troppo, troppo piena. Certo, non ho più 20 anni e nemmeno la voglia di sbattermi per un posto in prima fila, certo domani si lavora e cerco di non esagerare, ma davvero c'era troppa gente.

Piazza stracolma, da cima a fondo; all'arrivo di Hansard a fine serata, sono arretrato per mangiarmi qualcosa in tranquillità e pur essendo a fondo piazza, ero ancora accalcato manco fossi in transenna. Davvero non si poteva ridurre la capienza per rendere la vita più comoda? O addirittura, come ho letto altrove, davvero non si poteva buttare nella piazza 2500\3000 sedie e dare a tutti la possibilità di godersi lo show? Non credo che le terre del Barolo non possano permettersi qualche pagante in meno, a fronte di una maggior soddisfazione di tutti; anche perché per quanto io sia insofferente, ho la fortuna di non trovarmi sepolto nella folla grazie alla mia stazza, ma intorno a me vedevo comunque parecchia insoddisfazione.

In generale, la serata di Barolo è abbastanza esemplificativa di come ormai la musica "leggera" in Italia sia considerata qualcosa di cui occuparsi con superficialità; anzi forse non è nemmeno il caso di fare più la distinzione tra leggera e "alta", visto che per l'ultimo concerto di Morricone, in quel posto osceno nel fossato davanti alle Mura di Lucca, ho di nuovo letto robe allucinanti, non al livello dei Rolling Stones, ma quasi.

Collisioni poi è un festival invecchiato male, almeno dal punto di vista di chi come me c'era stato anni prima, godendo a pieno l'organizzazione delle varie piazzette, dei vari incontri e dei laboratori, nonostante fossimo insieme alle nostre figlie, all'epoca di 7 e 4 anni; ora non è più un evento di un weekend, ma è soprattutto una serie di concerti "grossi" nell'arco di 30\40 gg (pur mantenendo le attività collaterali di cui sopra); nulla di sbagliato certo, ma il rimpianto per qualcosa che mi sembrava nato con ben altre intenzioni.

Pecunia non olet, purtroppo.


giovedì 5 luglio 2018

Padova ed il diritto alla felicità (nostra e dei Pearl Jam)


(Foto di Graziella Russo)



Per provare a spiegare cosa pensi io dei Pearl Jam oggi, nel 2018, 26 anni dopo averli conosciuti, vi racconto due episodi del concerto di Padova di qualche settimana fa.

Black, cantata come al solito insieme al pubblico, che si conclude con l’ormai classico coretto che pian piano sostituisce i musicisti e allunga la canzone a seconda dello stato d’animo di Eddie.

A Milano nel 2006 la cosa fu talmente spontanea e partecipata che Vedder si commosse e ringraziò dicendo “avete sistemato il mio cuore infranto”.
A Padova, 12 anni dopo, Eddie ha guardato il pubblico, lo ha incitato a cantare e poi è scoppiato in una risata felice.

Ancora più chiaro, per la mia spiegazione è il momento di Alive, a tutt’oggi indiscusso simbolo della loro carriera, con il suo carico di turbe giovanili, dubbi pesantissimi (sei ancora vivo, mi disse, ma me lo merito? E se fosse così chi potrebbe dirlo?) e catarsi.

Per introdurla, cosa già particolare, perché soprattutto ad inizio carriera Eddie parlava pochissimo, Vedder si lancia in un aneddoto relativo alla sfortunata serata di Venezia di qualche anno fa, quella del nubifragio e del concerto annullato, racconta di amici, di cene andate per le lunghe, battelli persi e necessità di trovare un posto per dormire, racconta di personaggi poco raccomandabili e mogli incazzate.

Un paio di minuti dove nonostante la difficoltà della lingua (sopperita in parte dal tentativo sempre apprezzabile di leggere le traduzioni in italiano) in pochi all’Euganeo non scoppiano a ridere, vuoi per i padroni di casa cocainomani, vuoi per quel “Oh Jesus Christ!”  così spontaneo ed empatico.
Il tutto senza capire dove volesse andare a parare.

“E quella volta esclamai sono felice di essere ancora vivo!” dice mentre Stone attacca il loro riff più celebre.

Ma come? Un brano così drammatico, che parla di padri ignoti e di quello già detto sopra, introdotto da una storia da bar?

Il punto, a mio avviso, è questo: Eddie Vedder oggi è una persona felice, felice e serena. Consapevole del suo ruolo, consapevole della situazione del suo paese, niente affatto impaurito nel prendere posizione.
Ma felice.

Di fronte a questo, ci si può allontanare da un gruppo che partendo dai malesseri e dall’introspezione anche molto cupa riusciva ad arrivare ad una catarsi molto positiva e che forse oggi in certi brani, di quelli più recenti, viaggia col pilota automatico (Can’t deny è proprio leggerina).

Oppure, preso atto di questo, si può apprezzare la loro professionalità, la loro grande carica e la loro passione nel riproporre i loro brani più vecchi senza che questi perdano di credibilità, nemmeno dopo introduzioni semiserie. Oppure si può essere contenti per lui, per loro e in qualche modo con loro; loro che hai conosciuto da ragazzo parecchio disorientato e che ti hanno accompagnato, non importa se con album più o meno memorabili (più i primi dei secondi, comunque) ma con quella onestà di fondo, quella capacità di parlarti che non è mai venuta meno, nemmeno nella succitata Can’t deny, leggerina si, ma utile nel ricordare di metterci la faccia, sempre.

A Padova sono arrivato molto, ma molto impaurito per le condizioni della voce di Eddie, il concerto di Londra annullato, quello di Milano a mezzo servizio, forse meno. Preoccupato al punto da rilassarmi solo quando sulla pagina ufficiale del gruppo è comparso il manifesto della serata, a conferma che il concerto si sarebbe tenuto, evento che almeno io non davo affatto per scontato.

A 25 anni dalla prima volta, nemmeno troppo distante da qui, Verona in apertura degli U2, i PJ sono oggi  dei classici del Rock; lo si capisce da come stanno sul palco, da come suonano, dall’età media del pubblico, oltre che dalla loro.

Musicisti incredibili che per 2 ore e 45 minuti mi hanno rinfrescato la memoria sui tanti motivi per cui li ho amati da subito.
Fugati rapidamente i dubbi sulla voce di Eddie, dopo la partenza tranquilla esplodono in un vortice di rock che pesca a piene mani dai loro primi dischi, con Daughter utile a tirare il fiato e a dichiarare ancora la propria posizione politica, prima di una meravigliosa e da me inaspettata Red Mosquito (insieme a God’s dice la sorpresa della serata).

Mind Your Manners mostra il fianco alla produzione antecedente ad essa, ma Down riassume in una sola strofa quello che è il loro insegnamento a me più caro “Non puoi essere neutrale, su un treno in movimento”, frase nemmeno loro, ma adattissima alla loro storia ed ai miei ideali.

Spin the black circle e Porch mettono a dura prova la resistenza del pubblico, in un Euganeo orribile da un punto di vista estetico, ma funzionale e soprattutto parecchio pieno.

Primo bis che inizia riflessivo con il quadretto familiare e comunitario di Small Town e la psicanalisi in note di Inside Job (capolavoro a firma del gigantesco Mike McCready), prosegue con Once e Betterman, oltre alla Black di cui ho già raccontato.

Accoppiata clamorosa Crazy Mary e Rearviewmirror, la prima in una versione dilatata da assoli preziosi di Boom e Mike, che si alternano ed accavallano per una decina di minuti di assoluto godimento.

“Quello che ti fa più paura, potresti trovarlo a metà strada” cantava la brava Victoria Williams in questo splendido ritratto americano, tra i matti del villaggio, i vagabondi ed una bottiglia che in ogni caso si deve condividere.

Lascio che la musica mi avvolga e mi investa, gustandomi ogni singolo istante, come si capisce dalla foto, scattata proprio durante questa canzone.

RVM frantuma ogni resistenza, brano che adoro da sempre, porta con sé una forza che nessuna valvola di sfogo ha mai eguagliato, finalmente le ombre si stanno diradando canta Eddie, frase oggi ancor più vera di allora, per lui, ma anche per me, che con le loro canzoni sono passato attraverso momenti brutti, pessimi e orrendi, ma che ora posso godermela senza sentirmi dentro quella rabbia che spesso tiravo fuori grazie all’ugola di Vedder.

Si riprende con Smile e la già citata Alive, che introduzione a parte è comunque un pezzo che non dovrebbe mai mancare nei loro concerti; sui dubbi sul meritarsi di essere vivo non ci hanno costruito solo loro qualcosa, ma ancora oggi spesso è un quesito che mi torna alla mente, soprattutto da quando lavoro a contatto molto più stretto di prima con il dolore e la morte stessa.

Un brano che mi si è appiccicato addosso da quando la ascoltai nella mia “young man’s room” e che funziona benissimo da personale cartina di tornasole.

Baba O’Riley ed Indifference chiudono la serata, perché sarà pur vero che qui è tutta una “teenage wasteland”, ma queste tre ore mi hanno ricordato l’importanza di urlare fino a riempire le stanze di quella che chiamo casa e che per quanto veleno si possa ingoiare, arriverà il momento in cui ne diventeremo immuni.

Questa è la differenza, la differenza tra uno spettacolo rock ed un loro concerto. Il fatto che alla fine, il motivo per continuare a credere in quello che si fa, nelle proprie idee, sia più forte di ogni pugno ricevuto.

Ed allora come cantava Daltrey, abbiamo diritto ad una Sally da tenere per mano, per raggiungere un posto là, verso sud, prima di essere troppo vecchi.
Fa strano cantare questo brano, in uno stadio dove l’età media è ben oltre quel “hope I die before I get old” degli stessi Who; strano ma intenso, perché alla fine ben più della carta di identità, sono i nostri valori e le nostre emozioni a tenerci se non giovani, sicuramente vivi, valori per i quali debba valere la pena combattere, canzoni per le quali valga la pena commuoversi, dentro le quali vedersi e conoscersi meglio.

Sono un gruppo felice oggi i PJ, suonano rilassati, consapevoli di essere per certi versi dei sopravvissuti, ma non per questo appagati o annoiati. La loro ferocia sugli strumenti mi ha confermato quella che io ritengo la loro dote principale, che va oltre la qualità dei singoli brani, ossia la buonafede.

Cantare Alive a 50 anni suonati non è la stessa cosa che cantarla a 25, ovvio, ma cantarla oggi significa avere ancora chiara la responsabilità che ci si assume salendo su un palco davanti a persone, ragazzi, uomini e donne, che dentro i tuoi pezzi cercano motivi e spunti per dire si, mi merito di essere ancora vivo.



martedì 6 febbraio 2018

Championship Vinyl - Week in Rock 2.5 (29 gennaio - 4 febbraio)









IERI

29 gennaio 1944 - nasce andrew loog oldham, primo manager dei rolling stones
29 gennaio 1961 - bob dylan incontra per la prima volta woody guthrie
29 gennaio 1979 – la sedicenne brenda spencer uccide due persone e ferisce otto bambini con un fucile calibro 22 semiautomatico, mentre stanno entrando alla scuola elementare grover cleveland di san diego in california, la cui sede era proprio di fronte a casa sua, oltre la strada. spencer sparò dalla propria finestra. il conflitto a fuoco durò sei ore e la spencer venne catturata da una squadra della swat. 
in tale conflitto venne ferito anche un agente di polizia. la sua dichiarazione dopo tale strage fu “non mi piacciono i lunedì” che ispirò a bob geldof la canzone dei suoi boomtown rats

29 gennaio 1981 - nasce johnny lang
29 gennaio 1992 - muore willie dixon
29 gennaio 2009 - muore john martyn

30 gennaio 1942 - nasce martyn balin, cantante e membro fondatore dei jefferson airplane
30 gennaio 1947 - nasce steve marriott, chitarrista, cantante e fondatore degli small faces e degli humble pie
30 gennaio 1951- nasce phil collins
30 gennaio 1959 - nasce mark eitzel, degli american music club
30 gennaio 1969 - i beatles suonano il loro ultimo concerto live, sul tetto della apple a londra
30 gennaio 1982 - muore sam lightnin hopkins, bluesman

31 gennaio 1956 - nasce, john lydon, in arte johnny rotten
31 gennaio 1970 - muore il musicista americano slim harpo

1 febbraio 1949 – la rca pubblica il primo 45 giri texarkana baby" eddy arnold 
1 febbraio 1954 - nasce mike campbell, chitarrista degli heartbreakers di tom petty, ha lavorato anche con bob dylan, johnny cash, fleetwood mac, roger mcguinn, tracy chapman, warren zevon, george harrison e stevie nicks
1 febbraio 1995 -  richey edwards chitarrista dei manic street preachers sparisce nel nulla dall’embassy hotel di londra; la sua macchina venne ritrovata 16 giorni dopo a bristol; venne dichiarato ufficialmente morto nel novembre 2008
1 febbraio 2012 - muore don cornelius, presentatore del programma tv soul train dal 1971 al 1993, programma musicale fondamentale per l’abbattimento delle barrier razziali; cornelius si suicida sparandosi in testa

2 febbraio 1942 - nasce graham nash
2 febbraio 1963 - nasce eva cassidy
2 febbraio 1976 – esce gimme back my bullets, quarto album dei lynyrd skynyrd
2 febbraio 1979 - muore sid vicious
2 febbraio 1971 - nasce ben mize, batterista dei counting crows
2 febbraio 1981 - gli iron maiden pubblicano killers

3 febbraio 1947 - nasce dave davies, chitarrista dei kinks
3 febbraio 1956 - nasce lee ranaldo, chitarrista dei sonic youth
3 febbraio 1959 - the day that music died.
ritchie valens, big bopper e buddy holly muoiono in un incidente aereo.
poco dopo l'una di notte il beechcraft bonanza guidato dal giovane e inesperto pilota roger peterson, che volle decollare nonostante le cattive condizioni meteorologiche (la zona era interessata da nevicate), perse quota all'improvviso - probabilmente per un disorientamento del pilota - andandosi a schiantare in una piantagione di granturco poco fuori mason city, la località da cui era decollato, otto miglia a nord di clear lake, nello iowa.
nell'impatto il pilota e i tre passeggeri persero la vita. i tre musicisti, impegnati in una lunga tournée nel midwest, si erano esibiti quella sera alla surf ballroom di clear lake e si erano rimessi subito in viaggio: la sera dopo avrebbero dovuto tenere un altro spettacolo nel nord dakota.
sul luogo in cui avvenne l'incidente è stato inaugurato il 16 settembre 2003 un monumento a ricordo dell'evento.
3 febbraio 1998 esce yeld dei pearl jam

4 febbraio 1948 - nasce vincent furnier, detto alice cooper
4 febbraio 1966 - da louisville, in kentucky, prende il via il tour di bob dylan and the hawks (in seguito diventati the band), noto per essere il primo in cui dylan userà strumenti eletrici dopo la svolta di newport nel 1965
4 febbraio 2009 - muore erick lee purkhiser, più noto come lux interior, voce e fondatore dei cramps
4 febbraio 2017 – i black sabbath suonano il loro ultimo concerto a birmingham

HIT PARADE ITALIA 1968

1. l'ora dell'amore - camaleonti
2. l'ultimo valzer - dalida
3. due minuti di felicita' - sylvie vartan
4. dan dan dan - dalida
5. il sole e' di tutti - stevie wonder
6. massachusetts - bee gees
7. siesta - bobby solo
8. nel cuore, nell'anima - equipe 84
9. tenerezza - gianni morandi
10. mama – dalida


HIT PARADE USA 1968

1 green tambourine – the lemon pipers 
2 judy in disguise (with glasses) – john fred and his playboy band 
3 chain of fools – aretha franklin 
4 spooky – the classics iv 
5 bend me, shape me – the american breed 
6 woman, woman – the union gap featuring gary puckett
7 love is blue – paul mauriat and his orchestra
8 nobody but me – the human beinz 
9 goin’ out of my head/can’t take my eyes off you (medley) – the lettermen 
10 i wish it would rain – the temptations


OGGI

È uscito DECADE il nuovo album dei CALIBRO 35


DOMANI

8 febbraio cccp ceriale late night duo cena più concerto
9 febbraio raindogs house paolo bonfanti + charlie parr 
10 febbraio poppy contest mille papaveri rossi savona
10 febbraio le paon savona nickel and dime trio folk rock
10 febbraio raindogs house sonic wolves + temple of deimos 
10 febbraio arci brixton alassio low light
11 febbraio arci chapeu tuttifrutti bash nick's airlines

martedì 9 gennaio 2018

Andy Wood, l'inventore del grunge - Valeria Sgarella



https://www.amazon.it/Andy-Wood-Linventore-del-grunge-ebook/dp/B01L0EN70Y/ref=sr_1_8?ie=UTF8&qid=1515518017&sr=8-8&keywords=sgarella

Un pomeriggio del settembre 1991 ero in giro per firenze con una amica intanto che progettavo il mio grandioso fallimento universitario a siena.

Ovviamente le chiesi di accompagnarmi in un negozio di dischi e scartabellando trovai un vinile di un gruppo che non conoscevo (all'epoca non era certo chissà che novità), ma che esibiva sulla copertina un adesivo interessante: featuring members of soundgarden and pearl jam.

Uhm

Sti Temple of the dog non li avevo mai sentiti nominare, ma il mio precario inglese mi faceva ben sperare di sentire all'opera membri di uno dei gruppi che in quel periodo ascoltavo maggiormente.
Non era ancora esplosa in me la passione per i Pearl Jam che mi accompagna tuttora, non avevo ancora ben capito fino a che punto fosse realistico e sincero il grido strozzato dei Nirvana, ma a 19 anni i soldi in tasca duravano comunque poco e quell'adesivo era un motivo più che valido.

Ebbi quindi tra le mani la testimonianza di un momento storico che ovviamente non conoscevo, né conobbi per ancora qualche anno.

Nel momento in cui il mondo si accorse di seattle era già tutto finito, dice il batterista dei MLB, citato nel libro di valeria sgarella e adesso, dopo aver divorato queste pagine, magari non condivido l'opinione, ma ne capisco e comprendo l'iperbole.

Andy Wood, maledetto figlio di puttana, perchè ti sei buttato via così?

A quasi 28 anni dalla sua morte mi sono ritrovato a pensare addirittura ad alta voce questa cosa, una volta arrivato alla fine del libro.

La storia della prima vera rockstar di seattle, perchè attenzione, jimi hendrix se ne andò in fretta da lì.

Un libro che ripercorre "la scena di seattle" da prima che il termine GRUNGE (qui ben contestualizzato ed ovviamente de-mitizzato) riempisse la bocca e le orecchie del mondo, comprese le mie.

Cosa potevo saperne io che divoravo la cassetta di ten, che prima di eddie, prima del video dove lui si arrampica sulle balaustre del teatro, era già stata scritta una pagina luminosa quanto triste della storia del rock?

Andy Wood, nato lo stesso giorno di elvis e david bowie, schiacciato tra due nomi del genere e forse anche per questa coincidenza così smaccatamente portato a stare su un palco. Andy il buffone, quello che affrontava i problemi ridendoci sopra, quello che come tutti i clown nascondeva lacrime e dolori dietro al cerone ed ai sorrisi.

La storia di andy, dei malfunkshun prima e dei mother love bone dopo è la storia di un momento musicale unico e forse irripetibile, dove una comunità di musicisti, accomunati più da una comunione di sentimenti che da suoni simili (il grunge NON è un genere musicale) trova in wood il cappellaio matto che sta per fare il botto a cui tutti in cuor loro sapevano fosse destinato.

La trama è questa, ben raccontata da valeria, con un lavoro di fonti e testimonianze importante, ma quello che resta più addosso è la sensazione, per quanto retrodatata di avere davanti agli occhi la nascita del movimento musicale che più di tutti ha caratterizzato gli anni 90.

Un movimento che andy avrebbe meritato di vivere da protagonista, non postumo.

Ma non solo.

Perchè è la storia di un ragazzo fragile che non riesce a salvarsi né a farsi salvare (la fidanzata xana e stone gossard sono quelli che capiscono meglio questa verità)

Perchè chris cornell inizia a morire in quella stanza di ospedale dove le macchine tengono in vita andy solo perchè lui lo possa vedere ancora una volta.

Perchè la presenza fugace e incostante di kurt cobain spiega già in parte la fine che farà.

Perchè la determinazione con cui eddie da chicago entra in quella scena fa capire perchè oggi i pearl jam siano non solo i sopravvissuti, ma "i classici" di seattle.

Perchè I'm gonna save you fucker, not gonna lose you non è solo per mike

Qualcosa di tutto questo si intuiva già dal film pj20, dove oltre al racconto della seattle pre-pearl jam, mi aveva colpito anche la determinazione con cui stone e jeff rivendicavano il fatto che i PJ erano la LORO band: certo che lo era, era la loro band e la loro ancora di salvezza, come quel disco in cui si trovarono a cantare e suonare in memoria della prima rockstar di seattle e che io presi per via di un adesivo

Un libro che mi ha fatto tornare indietro negli anni, al periodo di scoperte non solo musicali che sono stati i miei 19\20 anni, periodo di ambizioni, illusioni, fallimenti, ma che ricordo ancora oggi come fertile e vivo.

E poi con una colonna sonora meravigliosa.

domenica 13 agosto 2017

Per M, che riparte da lontano




Chissà se stanotte, sotto un cielo diverso
capirai il percorso o quantomeno il senso
il senso di questo cambiamento, ancora
un senso a quel che vuoi sia la tua vita

Chissà se sotto quel ciuffo adulto
dove nascondi i tuoi occhi bambini
ti sarà chiaro il male che hai vissuto
ti verrà incontro il bene che ti è dovuto

Chissà se un giorno, ormai cresciuto
ripenserai ai protagonisti di certe canzoni
"stupide ed ubriachi a cui urlavi i tuoi perchè
mentre tutti aspettavano che tu parlassi a scuola"*

Chissà se avrai il tempo ed il modo
di ricordare un giorno come questo
di riguardare tutto il tuo cammino
di sentirti finalmente felice e soddisfatto

[il mio lavoro è così]

* mi riferisco a due canzoni dei Pearl Jam ed una dei Counting Crows:

https://www.youtube.com/watch?v=WfrJCbol7ZU
https://www.youtube.com/watch?v=MS91knuzoOA
https://www.youtube.com/watch?v=ZAAzMeKVErw

lunedì 24 ottobre 2016

Championship Vinyl 20 - Nobel Prize Revisited



Domenica 23 ottobre ottobre è andata in onda la ventesima puntata di Championship Vinyl, il mio programma dedicato al rock and roll in onda su BRG Radio 

Puntata dedicata all'influenza di Bob Dylan sulla musica

Ad inizio puntata ho presentato la nuova rubrica di BRG Radio"Belin che canzone", un modo per condividere e fare conoscere la musica del nostro territorio.

Il pezzo della settimana è DESIDERI dei savonesi MISTIC ZIPPA



  1. Mistic Zippa - Desideri
  2. Bruce Springsteen - Chimes Of Freedom
  3. Pearl Jam - Forever Young
  4. U2 - All Along The Watchtower 
  5. Fabrizio De Andrè & PFM - Avventura a Durango
  6. Johnny Winter - Highway 61 Revisited
  7. Miley Cyrus - You're Gonna Make Me Lonesome When You Go
  8. Geddo - Ti Voglio
  9. Francesco De Gregori - Come il giorno (“I shall be released”)
  10. Nina Simone - Just Like a Woman
  11. Warren Zevon - Knockin On Heaven's Door


Se avete l'audio del pc attivo, è quella che state ascoltando ora e che parte in automatico, oppure, se ciò non accade, potete trovarla qui:

domenica 19 giugno 2016

Championship Vinyl 7 - We all walked the line



Settima puntata di Championship Vinyl, il mio programma dedicato al rock and roll in onda su BRG Radio tutte le domeniche alle 19.

Puntata atipica, dedicata agli artisti che hanno omaggiato Johnny Cash, reinterpretando le sue canzoni.

In più, ad inizio puntata è partita la nuova rubrica di BRG Radio "Belin che canzone", un modo per condividere e fare conoscere la musica del nostro territorio.

Il primo singolo scelto è stato Come around di Sam & the Band
Ecco i brani trasmessi:

  1. Rock around the clock-Bill Haley & His Comets
  2. Sam & the Band - Come Around
  3. Bruce Springsteen - I Walk The Line (Landover 13-09-2003)
  4. Gaslight Anthem - God's Gonna Cut You Down
  5. Nora Jones - Home of the blues
  6. Raul Malo - I Guess Things Happen That Way
  7. Steve Earle - Hardin Wouldn't Run
  8. Mano Negra - Rock Island Line
  9. Little Richard - Get Rhythm
  10. Mavis Staples - Will the circle be unbroken
  11. Rosanne Cash - I Still Miss Someone
  12. Emmylou Harris, Mary Chapin Carpenter & Sheryl Crow - Flesh And Blood
  13. Blackie and The Rodeo Kings - Folsom Prison Blues
  14. Pearl Jam - 25 Minutes To Go
  15. Johnny Cash feat. U2- The Wanderer


Se avete l'audio del pc attivo, è quella che state ascoltando ora e che parte in automatico, oppure, se ciò non accade, potete trovarla qui:

martedì 12 aprile 2016

Come Don Chisciotte 2.9 - Social Worker Blues




il 15 marzo è stata la giornata mondiale del servizio sociale

lo scorso anno mi ero fatto un regalo, avevo preso ferie ed ero andato a "festeggiare" a torino, ad un incontro-convegno organizzato dall'ordine piemontese.
a torino ho diversi amici-colleghi, la mia relatrice della tesi, parecchi bei ricordi
era stata una bellissima giornata e mi ero ripromesso di farlo anche quest'anno.

A gennaio poi era uscito il disco del mio amico paolo, springsteeniano e collega, pieno di belle canzoni tra cui una in particolare: social worker blues, di cui avevo parlato-scritto volentierissimo.

penso ed ho già scritto diverse volte che la musica che ascolto e che amo abbia avuto un peso fondamentale su determinate scelte fatte nella mia vita, tra cui sicuramente quella lavorativa

senza l'epica di diversi artisti non avrei fatto così volentieri il percorso di studi che ho fatto, motivandomi con la speranza di essere parte di quel cambiamento positivo di cui sentivo cantare e che sentivo auspicare da voci che così tanto mi coinvolgevano 

senza gli u2, senza i pearl jam di brani come jeremy o why go, non mi sarei innamorato della mia professione
senza il fantasma di tom joad, uscito quando ero all'inizio del corso, non avrei avuto le conferme di essere sulla strada giusta, non avrei così a fuoco il fatto di chi siano quelli che davvero stanno male e quali sono o dovrebbero essere le priorità nella vita.
senza born to run che è un inno di 40 minuti sull'autodeterminazione, non avrei avuto così chiaro il significato e l'importanza di quel termine

penso che la musica sia uno strumento comunicativo straordinario e ritengo che il nostro lavoro dovrebbe sfruttarla molto di più e molto meglio

per questo la canzone di paolo mi ha entusiasmato da subito, per quegli echi di steve earle che fanno da cornice ad un testo profondamente sincero e reale, su quello che proviamo noi "in trincea"

un pezzo che è un perfetto esempio di come la mia comunità professionale dovrebbe sfruttare questo strumento comunicativo, se non reinventandosi cantautori, almeno utilizzando i numerosi spunti presenti "in letteratura" per far passare messaggi importanti, senza dimenticare ovviamente le fonti, come mi diceva sempre la mia prof

in tutto questo, la cosa bellissima è che il 15 marzo a torino, dove mi sono regalato un'altra giornata come lo scorso anno, paolo ha presentato il suo pezzo ad una platea competente e professionalmente vicina.

la cosa strana è che ad introdurre paolo ed il suo pezzo sono stato proprio io, testimoniando come a mio avviso la musica sia un mezzo efficace anche per il servizio sociale; la Musica, quella vera, capace di empatia e stimolo all'azione.

è un onore enorme ed un altrettanto grande piacere aver ricevuto questo invito, perchè per una volta il mio lavoro e la mia passione principale si sono fusi assieme e per un momento sono stati una cosa sola, perchè, come del resto mi hanno detto in molti, "se mi impegnassi nel lavoro come nella mia mania per la musica sarei un fenomeno"

La giornata è stata meravigliosa. 
Ogni singolo istante, goduto, assaporato, come una forchettata del tuo piatto preferito.
Sul palco del teatro Nuovo di Torino a dire  come la musica sia uno strumento terribilmente efficace dal punto di vista comunicativo e di quanto il servizio sociale ne avrebbe bisogno.
5 minuti "trattabili" che mi sono gustato con piacere ed orgoglio, grazie soprattutto alla grande attenzione che regnava in sala, in una sala ancora piena nonostante l'ora tarda ed il pranzo alle porte, una sala che mi ha persino interrotto con un applauso a metà intervento, per via di una frase polemica che proprio non sono riuscito ad evitarmi.
Elvis sul bavero della giacca, Woody Guthrie sulla t shirt, per coniugare la mia professione e la mia grande passione avevo bisogno di avere vicino dei riferimenti importanti.
Orgoglioso e soddisfatto di cosa ho scritto
Orgoglioso e soddisfatto di come l'ho esposto
Orgoglioso e soddisfatto dei complimenti ricevuti
Ma soprattutto grato e riconoscente verso chi mi ha invitato, fatto sentire a casa, trattato come un amico
E come mi ha scritto oggi una collega (ancora ignara di quanto sia drammaticamente vera questa frase): ho ancora molto da dire.

Per chi volesse leggere il mio intervento, è disponile sul sito dell'Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Piemonte:

Inevitabile a questo punto dopo aver parlato di musica in contesto lavorativo, portare il mio lavoro in un contesto musicale.

Quindi giovedì 7 aprile su Radio Gazzarra è andata in onda la puntata di Come Don Chisciotte che ha rubato il titolo al mio amico Paolo.

Un elenco, drammaticamente incompleto, di brani che sento vicini al mio lavoro ed alle motivazioni ed ai principi che mi spingono a farlo.

Ecco i brani andati in onda:
  1. All you fascists bound to lose - Woody Guthrie
  2. La città vecchia - Fabrizio De Andrè
  3. The Ghost of Tom Joad - Bruce Springsteen
  4. Freedom - Rage Against the Machine
  5. Jeremy - Pearl Jam
  6. Fischia il vento - Coro Partigiani e Reduci
  7. Sunday Bloody Sunday - John Lennon
  8. Running to stand still  - U2
  9. Why go - Pearl Jam
  10. Youngstown - Bruce Springsteen
  11. Non finisce qui - Gang
  12. Masters of war - Bob Dylan
  13. Maggie's farm - Solomon Burke
  14. Social Worker Blues - Paolo Ambrosioni & the Bi-Folkers


(per chi volesse scaricare la puntata in mp3 ed ascoltarla offline, cliccate su "ascolta con il tuo player" poi cliccate col tasto destro del mouse sul tasto Play e "salva audio/video come")

venerdì 22 gennaio 2016

La prima del giorno





Mentre aspetta, guarda l'orologio, sono le quattro in punto, questo deve finire
Deve dirglielo, non ne può più, lei prova il suo discorso
Mentre lui apre la porta, lei si gira dall'altra parte
Fa finta di dormire mentre lui si ferma a guardarla
Lei mente dicendo di amarlo, non riesce a trovare un uomo migliore
Lei sogna a colori, sogna in rosso, non riesce a trovare un uomo migliore
Non riesce a trovare un uomo migliore 

Parlando da sola, non serve che nessun altro lo sappia
Lo dice a se stessa, oh
I ricordi tornano a quando era coraggiosa e forte
E aspettava che il mondo la accompagnasse
Lei giura che lo sapeva, ora maledice che lui se ne sia andato

Lei mente dicendo di amarlo, non riesce a trovare un uomo migliore
Lei sogna a colori, sogna in rosso, non riesce a trovare un uomo migliore
Lei mente dicendo di amarlo ancora, non riesce a trovare un uomo migliore
Lei sogna a colori, sogna in rosso, non riesce a trovare un uomo migliore
Non riesce a trovare un uomo migliore 

Lei lo amava
Non vuole andarsene in questo modo
Lei lo nutre
Ecco perché lei ritornerà di nuovo
Non riesce a trovare un uomo migliore
Non riesce a trovare un uomo… migliore…

venerdì 31 luglio 2015

Come Don Chisciotte 6 - Alziamo la voce!!!



La storia di quando Don Chisciotte sconfisse i mulini a vento!!!

Una storia di libertà, di lotta per la libertà e per la dignità di due ragazzi costretti ingiustamente per 5 anni in carcere, raccontata in musica, con le canzoni che "mentalmente" hanno tenuto compagnia ad uno di loro.

  1. back to black - amy winehouse
  2. we take care of our own - bruce springsteen
  3. ti voglio bene - vasco rossi
  4. una farfalla nera in sogno - prozac +
  5. il bicchiere dell'addio - Modena City Ramblers
  6. l'anguilla - 99 posse
  7. sangue su sangue - Francesco De Gregori
  8. annarella - CCCP
  9. La canzone dei vecchi amanti - Franco battiato
  10. salvador - nomadi
  11. via del campo - Fabrizio De Andrè &; PFM
  12. Me cago en el amor - Tonino Carotone
  13. Rockin' in the free world - Pearl Jam



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