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sabato 15 febbraio 2014

BIG MAN: IL CAPITOLO FINALE di Don Reo



Grazie a Francesco Magni per la traduzione, pubblicata sulla Mailing List Bruce_it.

Pubblicato sull'ultimo numero di Backstreets, fanzine trimestrale dedicata ai fans di Springsteen.

BIG MAN: IL CAPITOLO FINALE

    Se ti fossi trovato a camminare in un piccolo centro commerciale a West Palm Beach la sera del 19 giugno 2011, avresti potuto sentire la musica uscire dalle porte aperte di un piccolo "cigar bar". Se tu stessi cenando sulla terrazza del ristorante italiano a fianco, è possibile che avresti potuto sentire il suono di un pianoforte, un sax e la voce di un uomo cantare con soddisfazione nel porto sul retro. Quello che non avresti potuto sapere era che il "cigar bar" non era più un "cigar bar". in quel momento era una chiesa.

Quasi un mese prima, il 23 maggio, avevo ricevuto la seguente email da Clarence:

     "Mi sono successe un po' delle peggiori merdate negli ultimi giorni. Ho perso un po' di  sensibilità nelle dita della mano sinistra, che mi rende veramente complicato suonare. Il resto te lo racconterò quando ci vediamo."

      Ci vedemmo alla fine di quella stessa settimana quando ci incontrammo a cena in un costosissimo ristorante di Beverly Hills con sua moglie Victoria e la madre di lei. Fu l'ultima volta che gli parlai di persona.
      "Si è incasinato tutto" disse. "Mi sono svegliato la scorsa settimana e la mia mano sinistra era gonfia come un pallone. Mi sono spaventato molto. Sono corso in ospedale e mi hanno dato qualche schifezza per il gonfiore ma continuo a non sentire niente con il pollice e l'indice."
      "E non riesci proprio suonare?" gli domandai. Poco tempo prima mi aveva raccontato di alcune sessioni di registrazione in sospeso e di un possibile tour. Voleva veramente andarci ancora una volta. Viveva per essere in tour.
      "Purtroppo no", disse. "Posso fingere ma non posso suonare veramente. Non so proprio cosa fare."
Potevo sentire la sua ansia. Cosa sarebbe stato di lui senza il suo sax? I due erano un'unica cosa, come due amanti, come l'acqua e il fiume. Era difficile dire dove finissero le sue dita ingioiellate d'oro e dove iniziasse il sax. Era un matrimonio tra il respiro e l'ottone. Non essere in grado di suonare era una cosa impensabile.
     "Cosa hanno detto i medici?"
      "Potrebbe  trattarsi di un osso rotto del polso o di problemi al tunnel carpale o qualcosa d'altro. Ho parlato con Bruce e domani mi farò visitare dal suo medico qui a Los Angeles. Mi sento molto meglio dopo avergli parlato. E' stata la cosa migliore che mi sia capitata in questi giorni. So che Bruce mi vuole bene."
Parlammo di un sacco di cose quella notte, compresa la finale di American Idol e del video  che aveva appena girato con Lady Gaga. Gli era piaciuto molto lavorare con lei e la elogiò parecchio. Parlammo anche di un possibile viaggio in barca sulle Keys e di varie idee per un secondo libro. Voleva scrivere di musica soul, di cosa significasse per lui e del fatto  che stava sparendo dal panorama musicale e dalla cultura in generale. Parlammo di politici, auto e musica nel modo più semplice che piaceva ad entrambi. Ma alla fin fine quello che contava per noi , per la nostra amicizia, era che potevamo sempre farci ridere l'un l'altro.
    "Gesù" gli dissi guardando il menu, "qui hanno una bistecca che costa trecento dollari!"
    "Trecento dollari?" rispose C. "Per trecento dollari possiamo comprare un cazzo di manzo intero!".
    Dopo cena andammo a bere qualcosa al bar ma era troppo rumoroso, troppo affollato e la musica era veramente pessima. Inoltre era già tardi ed entrambi avevamo appuntamenti il mattino successivo. Ci salutammo all'uscita con un abbraccio.
    "Ti voglio bene" dissi.
    "Ti voglio bene anch'io", rispose.
    Poi aggiunse la frase che eravamo soliti dire alla fine di ogni nostra conversazione. Era un elogio al mio vecchio amico Bill Bixby, utilizzata come ammonimento per imparare ad apprezzare il presente. Clarence mi diede una pacca sulla spalla e quando sciogliemmo l'abbraccio, disse "Ordina del buon vino"
    C. tornò in Florida per far vedere la mano da altri dottori. Provò con un chiropratico, ma senza successo. In seguito una radiografia rivelò la frattura di piccolo osso del polso che poteva provocare una certa pressione sul nervo e fargli addormentare le dita. Nessuno pensò che in realtà il probelma poteva essere stato causato da un piccolo ictus.
    Venne operato ambulatoriamente martedì 7 giugno e tornò a Singer Island (FL) per la convalescenza.
   Quella settimana provai a contattarlo varie volte al telefono e via sms ma sabato 11 giugno ricevetti il seguente messaggio:

   "Hey, va tutto bene. L'operazione è andata bene, non ho più dolore ma ci vorrà un po' di tempo per tornare alla normalità, ovunque essa sia.E' un po' che non tocco un sax, ma ci sto arrivando."

    Il messaggio mi arrivò alle 13:40, orario della costa ovest. Alle 13:47 gli risposi:

    "Bene. Dio ti benedica."

   Quella fu l'ultima conversazione che ebbi con lui..

   Il pomeriggio seguente mi trovavo a casa a Los Angeles quando ricevetti un messaggio da Lani Richmond, grande amica ed ex assistente di C. Mi disse che Clarence aveva avuto un ictus e che si trovava all'ospedale. Era già stato operato una volta al cervello e stavano per eseguire una seconda operazione.

   Quella mattina Victoria si era svegliata ritrovandosi da sola nel letto. Trovò Clarence sul pavimento della sala. Era cosciente ma parlava confusamente. Riusciva però a riconoscerla. Chiamò il 911 e poi andò a bussare al vicino, un medico che, purtroppo, era in vacanza. I paramedici arrivarono però immediatamente. Victoria chiamò un amico influente che contattò l'ospedale. C'erano i dottori migliori di turno quel giorno i quali fecero del loro meglio.
   Sembrava impossibile che non potesse riprendersi. Si era sempre ripreso. Aveva passato così tanti problemi fisici e aveva fatto così tante operazioni che una volta lo chiamai l'uomo da sei milioni di dollari. Mi rispose "Sei milioni? Li ho superati nel 1992!".
   Ovviamente questa volta era una cosa seria e gli uomini, le donne e i figli della vita di Clarence iniziarono ad arrivare in Florida.
   Inizialmente le notizie dall'ospeadle sembravano buone. Muoveva la parte sinistra. Era in grado di comunicare stringendo le mani. Ma l'effetto di un ictus di quella portata continua anche dopo l'evento iniziale. Con il passare dei giorni la realtà di quello che stava per succedere era ormai nella testa di tutti ed eravamo consapevoli che una guarigione completa non sarebbe mai stata possibile. Come disse Victoria "Clarence sta lottando per la sua vita".  Potevo anche immaginare un Clarence paralizzato, vittima di un serio ictus, confinato su una sedia a rotelle, ma non riuscivo a tenere a fuoco quell'immagine. La vedevo, ma poi spariva come fumo al vento. 

   La quinta moglie di Clarence, Victoria Sherbakova, è nata e cresciuta in Russia. Iniziò a lavorare come hostess al ristorante Marin County California per poter restare vicina alla gemella Julia. Clarence entrò una sera nel ristorante, la ringraziò per aver portato bellezza nella sua vita e iniziò a spedirle rose ogni giorno fino a quando lei accettò di uscire con lui. Si sposarono a Sausalito lo 08/08/08 alle 8 di sera. Fu una bellissima cerimonia. Passò poi i successivi due anni e mezzo guardando C dal bordo del palco o dal dal bordo di un letto d'ospedale. Non ho mai visto Clarence così felice come durante il periodo passato con Victoria. Sembrava che finalmente avesse trovato il vero amore tanto cercato. Ma adesso, con una velocità impressionante, gli era stato strappato via.
    Il venerdì successivo, mentre stavo andando all'aeroporto di Los Angeles per recarmi in Florida, suonò il telefono. Era Lani. "Sbrigati", mi disse. 
   Continuò poi dicendo che l'ultima TAC fatta a C indicava che non c'era più attività cerebrale. In poche parole, lo stavano tenendo in vita con le macchine. Trovai difficile da realizzare la situazione. Credevo ancora che in qualche modo ce l'avrebbe fatta. Era difficile abbandonare l'ultima traccia di speranza.
  Quando quella sera arrivai al St. Mary's Hospital venni accompagnato a vedere Clarence che si trovava in una stanza alla fine del mondo. Il mio caro amico era sdraiato a letto circondato da monitor e macchinari. I suoi occhi erano chiusi e sembrava che fosse solo addormentato. Pensavo che che si sarebbe girato e avrebbe aperto gli occhi da un momento all'altro. Gli toccai la mano e lo ascoltai respirare ogni 16 secondi. Guardai il suo torace salire e scendere e poi piansi.
   Durante le successive 24 ore ci riunimmo tutti quanti; famigliari e amici provavano a farsi forza a vicenda per cercare di superare quella orribile esperienza. Ho visto molti gesti di solidarietà che non dimenticherò mai. Il figlio più giovane di Clarence, Jarod, era quello che stava soffrendo maggiormente. Bruce lo accompagnò nel giardino dell'ospedale e ritornarono con tre sassi. Bruce disse a Jarod di scrivere un messaggio a Clarence su un sasso e far firmare tutti gli altri sul secondo sasso. Bruce scrisse poi un suo messaggio sul terzo sasso. "Domani" disse "andremo giù al mare. E' un luogo curativo. Cammineremo nell'oceano e getteremo i sassi nell'acqua profonda."
    Il pomeriggio del 18 giugno, il chirurgo che operò Clarence ci preparò per quello che sarebbe successo. Fu molto gentile, educato e rapido. Odiai ogni singola parola che disse.
    Alle sei di sabato sera, erano ormai arrivati tutti quelli che dovevano dirgli addio e l'avevano fatto.
   Clarence morì in pace poco dopo, attorniato dall'amore e dalla musica.
   Dopo che se ne fu andato ci sedemmo tutti insieme nella sala d'attesa per un'ultima volta. Jake, il nipote di Clarence cantò "This Little Light of Mine" e tutti insieme cantammo "The Rivers of Babylon". Raccontammo storie e ascoltammo la voce di Clarence dal suo ultimo memo che aveva registrato. Riuscì  a farci ridere in quel momento di grande tristezza.
   Alla fine lasciamo l'ospedale tutti insieme.  Mentre stavamo lasciando l'ospedale per l'ultima volt, George Travis, road manager della band, disse "Guardate. Tutti stanno camminando lungo un corridoio nella notte. Proprio come dopo ogni concerto".
   Qualche ora dopo Lani, Galye Morrison e il sottoscritto bevemmo Patròn Margaritas e brindammo a Clarence, ben più di una volta. Quel giorno fu il più reale e il più surreale che chiunque di noi avesse mai vissuto ed eravamo felici che stesse finendo.
  Mi svegliai la domenica mattina in un mondo senza Clarence Clemons e non era più così bello. Sembrava impossibile. Era come se qualcuno mi avesse detto che era morto il Monte Rushmore. Più tardi, sempre domenica, un piccolo gruppo di amici e famigliari si ritrovò davanti all'oceano per una cerimonia purificatrice improvvisata e spontanea. Entrammo nell'acqua salata e celebrammo lo spirito vivente di Clarence.
   I sassi vennero lanciati nel mare e provammo un senso di rinnovo, solidarietà e tristezza e, ancora una volta, di speranza. Restammo in spiaggia fino al tramonto, uomini e donne uniti dall'amore per Clarence e ci consolammo a vicenda. Quel giorno trovai qualcosa.
   Qualche giorno dopo ci fu la cerimonia funebre ufficiale alla Royal Poinciana Chapel a Palm Beach che fu nello stesso tempo bella e triste. Ai famigliari di Clarence Clemons si unirono i suoi amici più cari. Vennero dette parole bellissime, vennero cantate canzoni e scesero le lacrime mentre tutti dissero addio a C. Era il mio migliore amico e mi mancherà per ogni giorno della mia vita.

   C'è un fatto importante da considerare quando si parla della vita di Clarence Clemons, ed è questo: Clarence Clemons non era una persona comune. Anche prima della fama era differente dalla maggior parte della gente e questa differenza aumentò con gli anni. I suoi capelli lunghi, i suoi denti luccicanti e le sue unghie unghie pitturate non erano comuni. Era su di giri praticamente ogni giorno della sua vita adulta ed era così che funzionava.  Era amato per quello che era ma anche per quello che rappresentava. Era un supereroe. Un campione che avrebbe rubato il cuore della tua ragazza. Non era una persona comune. E' andato a letto con migliaia di donne e si è sposato un sacco di volte. Amava ubriacarsi, i sigari cubani e Gesù. Un lungo elenco di donne spettacolari si prese cura di lui per buona parte della sua vita. Singolarmente o insieme, soddisfarono ogni suo desiderio e bisogno. Lo coccolarono, lo viziarono e lo curarono ad un livello precedentemente riservato unicamente a Re e Dei.
   Non era comune. Poteva indossare un vestito di lustrini, un lungo mantello, un cappello, guanti e occhiali da sole, entrare nel ristorante più raffinato del mondo senza aver prenotato e ricevere il miglior tavolo della sala. Provate voi e vediamo cosa succede. Era unico, era talentuoso, era divertente e intelligente, ma non era comune. Era a tutti gli effetti come un carnevale vivente. C'erano luci splendenti, musica ed emozioni a volontà. C'erano urla di gioia, lacrime e giochi d'azzardo. Ci furono alcune corse buie e una qualcuno veramente molto buia. Ci furono un sacco di bambini, di imbroglioni, cibo e donne poco vestite. Ci fu un assortimento di personaggi stravaganti, sfigati, tossici, ladruncoli e predicatori. Ma tutto quanto virava verso il fantastico quando il sole tramontava e calliope iniziava a suonare. Ogni tanto restavi ben oltre il tuo normale orario serale perché la notte era piena di opportunità e avevi la sensazione che poteva succedere qualsiasi cosa. Una notte a Dublino ci procurammo un po' whisky irlandese e passammo la notte a cantare vecchie canzoni fino al sorgere del sole. E' stata probabilmente la migliore notte della mia vita. 
  Ma la sera del 19 giugno, mi trovai in quel piccolo club con il resto della famiglia allargata di Clarence. La serata fu una insolita combinazione di gioia e tristezza. Fu come se il piano bar a bordo dell'Olandese Volante fosse stato sequestrato da pirati per un improvvisato funerale musicale. Bruce si sedette al piano e cantò "Lean on me" insieme a Christina Westfall, nipote di Clarence. Il fratello di C., Bill, anche lui saxofonista, si sedette su una grande sedia di pelle e si unì durante "Spirit in the night". Poi Bruce eseguì due brani che sarebbe meglio definire "inni". Lui e Jake suonarono una straziante versione "Drive all night". Quando Bruce arrivò alle parole "don't cry now" nessuno nel locale riuscì a trattenersi. Il sax di Jake sembrava incarnare Clarence e fu allo stesso tempo bellissimo e dolorosamente triste.
  Poi arrivò una toccante versione di "Lift Me Up" dedicata a Clarence. Era come una preghiera cantata in falsetto. Una performance soprannaturale, dal profondo del cuore, dolce, triste e mistica.
  Clarence avrebbe amato quella serata.C'era da bere, sigari, musica, pizza, belle ragazze, parenti e cari amici. L'aria serale estiva della Florida sembra velluto. Ti fa venire voglia di metterti al volante, abbassare i finestrini, alzare il volume della radio al massimo e guidare lungo l'autostrada fino al mare. Sembrava un peccato provare tutto questo senza di lui. Ma sembrava anche un sacramento.
   E quindi Big Man se n'è andato. Dovrò andare avanti senza di lui fino a quando sarà il mio turno. Ovviamente la sua musica continua ad essere con noi  e sto ascoltando il suo sax mentre scrivo queste righe. Ma adesso è solo un eco. Non sentirò più la sua voce al telefono che mi racconta la barzelletta che ha appena sentito. Non ci siederemo più tranquillamente su una barca nel tramonto della Florida, a pescare e bere birra. E, parafrasando J.D. Salinger, non c'è nessuno che vorrei vedere al suo posto.
   Dopo tutto quello che è stato detto e fatto, mi rimane questa osservazione finale: quando Clarence Clemons entrava in una stanza, lui la cambiava. L'aria cambiava profumo come succede prima di un temporale. Forse non riuscivi a spiegarti cosa stava succedendo ma i tuoi sensi ti dicevano che eri vicino a  qualcosa di grande e potente. L'aria attorno a lui scoppiettava come se ci fossero i fulmini e le scintille volavano sopra E Street.

Don Reo - Backstreets #  91

domenica 16 settembre 2012

Accadde oggi - 16 settembre

16 settembre 1925 - nasce BB king



16 settembre 1977 - muore marc bolan cantante dei T-Rex



16 settembre 1979 - viene pubblicato il primo singolo di musica rap


16 settembre 1989 - la jerry garcia band, con ospite clarence clemons, si esibisce ad hoffman estates, IL; il bootleg della serata presenta le seguenti canzoni:


1st Set:
01. Cats Down Under The Stars
02. They Love Each Other
03. Let It Rock
04. I Shall Be Released
05. Someday Baby
06. Dear Prudence
07. Let's Spend The Night Together

2nd Set:
01. How Sweet It Is
02. Knockin' On Heaven's Door
03. Think
04. Waiting For A Miracle
05. Evangeline
06. The Night They Drove Ol' Dixie Down
07. Tangled Up In Blue

potete scaricare gli mp3  cliccando qui
16 settembre 1996 - i pearl jam iniziano dalla Key West Arena di Seattle il "No code tour", la cui particolarià fu di tenersi in arene di cui la ticketmaster non gestiva la vendita dei biglietti (in modo disonesto secondo loro). Ovviamente, essendo la TM la maggiore agenzia del settore, il tour si svolse in posti piccoli e "secondari" e i biglietti furono difficili da trovare. Il bootleg della serata presenta le seguenti canzoni:


Long Road
Hail, Hail
Who You Are
Animal
Last Exit
In My Tree
Habit
Not For You
Daughter
Dissident
Even Flow
Tremor Christ
Go
Lukin
Whipping
Corduroy
Immortality
Jeremy
Black
Red Mosquito
Alive
Off He Goes
Mankind
Rearviewmirror
Leaving Here
Yellow Ledbetter


potete scaricare gli mp3 cliccando qui
 


lunedì 18 giugno 2012

Per Clarence - Jungleland

Per Clarence - The Promised Land

Per Clarence - L'abbraccio

Per Clarence - The future of the whole fuckin' thing

Per Clarence - Badlands (Paramount Theater 2009)

Per Clarence - Thunder Road

Per Clarence - Paradise By The C

Per Clarence - Drive All Night, Torino 21\07\2009

Per Clarence - Rosalita

Mio fratello, Clarence Clemons


di Bruce Springsteen
(traduzione di Gianluca Brovelli, webmaster del sito www.badlands.it)


L'elogio funebre di Bruce Springsteen per "il mio sassofonista, la mia
ispirazione, il mio compagno, il mio amico di una vita"

Sono rimasto qui seduto ad ascoltare tutti che parlavano di Clarence, e a
guardare quella foto di noi due. È un’immagine di Scooter e The Big Man,
personaggi che qualche volta eravamo [il riferimento è a una canzone di

Springsteen, Tenth Avenue Freeze-Out, che racconta la storia della
formazione della E Street Band, NdR]. Come potete vedere nella foto,
Clarence si sta ammirando i muscoli e io cerco di non farci caso mentre mi
appoggio a lui. Mi sono appoggiato molto a Clarence; in un certo senso, ci
ho costruito sopra una carriera.

Quelli di noi che hanno condiviso la vita di Clarence, hanno condiviso con
lui il suo affetto e la sua confusione. Anche se “C” si addolcì con gli
anni, era sempre in movimento, selvaggio e imprevedibile. Oggi vedo seduti
qui i suoi figli Nicky, Chuck, Christopher e Jarod, e vedo riflesse in loro
molte delle qualità di “C”. Vedo la sua luce, la sua oscurità, la sua
dolcezza, la sua asprezza, la sua gentilezza, la sua rabbia, la sua
brillantezza, la sua bellezza e la sua bontà. Ma, come voi ragazzi sapete,
vostro padre non era una passeggiata. “C” visse una vita in cui ha fatto
quello che voleva fare, e ha lasciato cadere dove volevano i frammenti,
umani o di altro genere. Come molti di noi, vostro papà era capace di
momenti di grande magia, ma anche di fare un discreto casino. Questa era,
semplicemente, la natura del vostro papà e del mio stupendo amico. L’amore
incondizionato di Clarence, che era molto reale, si esprimeva a un sacco di
condizioni. Vostro papà era come un grande cantiere, e c’erano sempre lavori
in corso. I percorsi di “C” non erano mai lineari, la sua vita non andò mai
lungo una linea retta. Non andava mai così: A… B… C… D. Era sempre una cosa
come A… J… C… Z… Q… I…! Questo era il modo in cui ha vissuto Clarence e con
cui si è fatto strada nel mondo. So che questo può farvi soffrire e
confondervi, ma vostro padre era una persona che aveva in sé molto amore, e
so che amava molto ciascuno di voi.

Ci voleva un sacco di gente per occuparsi di Clarence Clemons. Tina, sono
molto contento che tu sia qui. Grazie per esserti presa cura del mio amico,
per avergli voluto bene. Victoria, tu sei stata una moglie amorevole,
gentile e attenta per Clarence, e hai fatto una grande differenza nella sua
vita, in un periodo in cui le cose andavano sempre bene. A tutti coloro che
hanno fatto parte del gruppo di persone che hanno aiutato “C”, troppi per
essere nominati ad uno ad uno: voi sapete chi siete e vi ringrazio. La
vostra ricompensa vi aspetta ai cancelli del cielo. Il mio amico era un osso
duro, ma ha portato nella vostra vita alcune cose che erano uniche: e quando
accendeva quella luce, quella dell’amore, illuminava il vostro mondo. Sono
stato abbastanza fortunato da restare in quella luce per quasi 40 anni,
vicino al cuore di Clarence, nel tempio dell’anima.

E ora un po’ di ricordi: fin dai primi giorni in cui io e Clarence abbiamo
viaggiato insieme, tiravamo fino all’ora di ritirarci nelle nostre camere, e
in pochi minuti “C” trasformava la sua in un mondo a parte. Venivano fuori
le sciarpe colorate da stendere sopra le lampade, le candele aromatizzate,
l’incenso, l’olio di patchouli, le erbe; la musica e il giorno in giro
venivano messi da parte, lo spettacolo andava e veniva, e Clarence lo
Sciamano regnava e faceva le sue magie, notte dopo notte. La capacità di
Clarence di divertirsi era incredibile. A 69 anni se l’era passata alla
grande, perché aveva già vissuto almeno dieci vite, 690 anni nella vita di
un uomo medio. Ogni notte, in qualsiasi luogo, la magia saltava fuori dalla
sua valigia. Appena il successo glielo permise, anche la stanza dei suoi
vestiti si riempì degli stessi trucchi della sua stanza dell’albergo: fino a
che una visita in quel guardaroba non diventò come un viaggio in una nazione
straniera che ha appena trovato enorme riserve di petrolio. “C” sapeva
sempre come vivere. Molto prima che Prince venisse svezzato, un’aria di
misticismo licenzioso era la regola nel mondo di Big Man. Io ci entravo
dalla mia stanza, che aveva parecchi divani carini e qualche armadietto da
spogliatoio, e mi meravigliavo delle cose che stavo sbagliando! A un certo
punto, lungo la strada, tutto questo fu battezzato il Tempio dell’anima; e
“C” presiedeva sorridente sui suoi segreti e i suoi piaceri. Essere ammessi
alle meraviglie del Tempio era qualcosa di delizioso.

Mio figlio Sam, da bambino, rimase incantato da Big Man. Non c’è da
meravigliarsi: per un bambino, Clarence era un torreggiante personaggio
delle fiabe, qualcosa di uscito da un libro di favole molto esotico. Era un
gigante con i rasta, con grandi mani e una voce profonda e melliflua,
addolcita dalla gentilezza e dal rispetto. E per Sammy, che era solo un
piccolo bambino bianco, lui era profondamente e misteriosamente nero. Agli
occhi di Sammy, “C” deve essere apparso come se l’intero continente africano
fosse stato raffreddato attraverso l’America e poi preparato come una figura
accogliente e amorevole. Per cui Sammy decise di trascurare le mie camicie
da lavoro e rimase affascinato dai completi di Clarence e dai suoi abiti
regali. Si rifiutò di salire sul furgone di suo padre e scelse invece la
lunga limousine di “C”, sedendosi al suo fianco durante il lento percorso
fino allo spettacolo. Decise che cenare davanti al pub della sua città
d’origine non gli interessava più, e si allontanò bighellonando per
scomparire nel Tempio dell’anima.

Naturalmente, anche il padre di Sam era rimasto incantato, dalla prima volta
in cui ho visto il mio compare uscire a passo lungo e deciso dalle ombre in
un bar mezzo vuoto di Asbury Park, con la strada che si apriva davanti a
lui; ora arriva mio fratello, il mio sassofonista, la mia ispirazione, il
mio compagno, il mio amico di una vita. Stare vicino a Clarence era come
stare di fianco al peggior stronzo del pianeta. Eri fiero, eri forte, eri
eccitato e ridevi per quello che succedeva, per quello che, insieme, saresti
stato capace di fare. Ti sentivi come se quello che portava il giorno o la
notte non importasse niente, niente ti poteva toccare. Clarence poteva anche
essere un uomo fragile, ma emanava energia e sicurezza, e in qualche strano
modo diventammo l’uno il protettore dell’altro. Penso che forse ho protetto
“C” da un mondo in cui ancora non era così facile essere grandi e neri. Il
razzismo era sempre presente e durante gli anni insieme lo abbiamo visto. La
celebrità di Clarence e la sua stazza non lo rendevano immune. Penso che
forse “C” ha protetto me da un mondo in cui non era sempre così facile
essere un ragazzo bianco insicuro, strano e magrolino. Ma insieme eravamo
dei veri stronzi, ogni notte, nel nostro territorio, alcuni tra i peggiori
stronzi del pianeta. Eravamo uniti, eravamo forti, avevamo ragione, eravamo
inamovibili, eravamo divertenti, eravamo sdolcinati nel peggiore dei modi e
seri come la morte stessa. E arrivavamo nella vostra città per scuotervi e
svegliarvi. Insieme abbiamo raccontato una storia più vecchia di noi, e più
ricca, sulle possibilità dell’amicizia. Una storia che va oltre quelle che
posso aver scritto nelle mie canzoni e nella mia musica. Clarence se la
portava nel cuore. Era una storia in cui Scooter e Big Man non solo
spaccavano in due la città, ma spaccavamo anche i culi e ricostruivamo la
città, dandole la forma di un posto dove la nostra amicizia non sarebbe
stata così un’anomalia. E questo… questo è quello che mi mancherà. La
possibilità di rinnovare quel voto e replicare quella storia ogni notte,
perché questo è qualcosa, questo è quella cosa che abbiamo fatto insieme…
noi due. Clarence era grande, e mi faceva sentire, pensare, amare e sognare
in grande. Quanto era grande Big Man? Troppo grande per morire, cazzo. E
questi sono semplicemente i fatti. Puoi metterlo sulla sua lapide, puoi
tatuartelo sul cuore. Devi accettarlo… è il futuro.

Clarence non lascia la E Street Band, morendo. La lascia quando moriamo noi.

E così mi mancherà il mio amico, il suo sassofono, la forza della natura che
il suo suono era, la sua gloria, la sua follia, i suoi successi, la sua
faccia, le sue mani, il suo senso dell’umorismo, la sua pelle, il suo naso,
la sua confusione, la sua energia, la sua pace. Ma il suo amore e la sua
storia, la storia che mi ha dato, che mi ha sussurrato nell’orecchio, che mi
ha permesso di raccontare e che ha dato a voi, quella storia continuerà. Non
sono un mistico, ma l’influenza, il mistero e l’energia di Clarence, e la
mia amicizia, mi portano a credere che siamo dovuti stare uno di fianco
all’altro in tempi diversi, più antichi, lungo altri fiumi, in altre città,
in altre campagne, facendo la nostra modesta versione del lavoro di Dio… un
lavoro che non è ancora finito. Per cui non saluterò il mio fratello, dirò
semplicemente: arrivederci alla prossima vita, di nuovo per strada, dove
riprenderemo un’altra volta quel lavoro, e lo finiremo.

Big Man, grazie per la tua gentilezza, la tua forza, il tuo impegno, il tuo
lavoro, la tua storia. Grazie per il miracolo, e per aver permesso a un
piccolo ragazzo bianco di infilarsi nella porta laterale del Tempio
dell’Anima.

QUINDI SIGNORE E SIGNORI… LAST BUT NOT LEAST. ECCO A VOI IL MAESTRO DEL
DISASTRO, IL BIG KAHUNA, L’UOMO CON UN DOTTORATO IN SAXUAL HEALING, IL DUCA
DI PADUCAH, IL RE DEL MONDO, OCCHIO, OBAMA! IL PROSSIMO PRESIDENTE NERO
DEGLI STATI UNITI ANCHE SE E’ MORTO… VORRESTE ESSERE COME LUI MA NON POTETE!
SIGNORE E SIGNORI, L’UOMO PIU’ GRANDE CHE ABBIATE MAI VISTO!… DATEMI UNA
C-L-A-R-E-N-C-E. COS’HAI DETTO? CLARENCE! COS’AVETE DETTO? CLARENCE!

COS’AVETE DETTO? CLARENCE! … amen. [il riferimento è alle presentazioni

della sua band che Springsteen fa durante i concerti, NdR]

Vi lascerò oggi con una citazione dello stesso Big Man, che mi ha dato
durante un volo verso casa da Buffalo, l’ultima tappa dell’ultimo tour.
Mentre festeggiavamo facendoci i complimenti e raccontandoci storie dei
tanti show epici, notti incasinate e bei momenti che avevamo passato
insieme, “C” si è seduto tranquillo, come per assorbire tutto, poi ha alzato
gli occhiali, ha sorriso e ha detto a tutti quanti:

“Questo potrebbe essere l’inizio di qualcosa di grande”.

Ti voglio bene, “C”.

Accadde oggi - 18 giugno

Oggi per tutta la giornata ricorderò il primo anniversario della scomparsa del BIG MAN Clarence Clemons

http://www.rockol.it/img/foto/upload/cclemons.JPG 

A partire dalle 14, di ritorno dall'ufficio, posterò alcuni video tra quelli che ritengo più significativi dell'importanza che il sax del big man ha avuto nella musica di springsteen ed ovviamente nella mia vita.

domenica 27 maggio 2012

Accadde oggi - 27 maggio

27 maggio 1957 - viene pubblicato il primo 45 giri di buddy holly and the crickets


27 maggio 1963 - viene pubblicato in america The freewhelin' bob dylan


27 maggio 1989 - durante un concerto benefico per la lotta all'aids, john fogerty si esibisce ad oakland insieme a jerry garcia, bob weir e clarence clemons: il bootleg della serata presenta le seguenti canzoni:

01. Born On The Bayou
02. Green River
03. Down On The Corner
04. Rock And Roll Girls
05. Centerfield
06. Proud Mary
07. Midnight Special
08. Bad Moon Rising
09. Fortunate Son
10. Suzy Q
11. Long Tall Sally

potete scaricare gli mp3 cliccando qui

martedì 13 marzo 2012

Ancora sul Big Man e sul crescere insieme

Essere springsteeniani.
Definizione ormai abusata e caricata di troppi significati.
Quasi tutti sbagliati.
Quasi tutti lontani da me.
Ma resta il fatto che io, chiamiamolo come vogliamo, sono un fan di springsteen.
Un fan, non importa quanto grande, quanto sfegatato, non importa quanti concerti ho visto nè soprattutto quanti di questi li abbia visti davanti ad una transenna.
Sono un suo fan perchè amo la sua musica e questo è l'unico criterio che conta.
Sono un suo fan.

Non siamo fratelli, ma nemmeno tutti amici, possiamo trovare fans con cui andare più o meno d'accordo, ma essere springsteeniano non ti dà una patente che in automatico ti fa andare d'accordo con chi ce l'ha uguale a te.

Essere springsteeniani, se mai, può voler dire condividere il messaggio che bruce dà nelle sue canzoni da quasi 40 anni, leggendolo ognuno con la propria sensibilità e confrontandosi su queste.

Essere springsteeniani, se mai, può voler dire amare e seguire i personaggi delle sue canzoni, seguirne le evoluzioni, gli sviluppi, sognare, certo che si, di essere uno di loro.

Essere springsteeniani, soprattutto, vuol dire sapere, essere assolutamente certi che LA banda, per bruce è qualcosa di enormemente importante ed altrettanto simbolico; metafora essa stessa del messaggio di umanità che bruce utilizza in tutti i suoi pezzi, dove non si erge mai a giudice o censore, ma racconta gli uomini che li popolano.

Essere springsteeniani, a giugno scorso, vuol dire aver sofferto come delle bestie, perchè è morto clarence clemons.


Non ho scritto nulla sulla sua morte, nè voglio farlo ora, perchè (e mi rifaccio alle parole della mia amica lorenza) noi che sappiamo cosa vuol dire perdere una persona DAVVERO cara e vicina riusciamo a trattenere quelle ondate di parole che sgorgano alla morte di personaggi così in vista.

Non c'è stato bisogno di far sgorgare nulla per saperlo, lorenza quella maledetta domenica mi ha solo scritto OH CAZZO e nonostante le abbia chiesto cosa era successo, avevo in cuor mio capito perchè diceva così.

Il sax nelle canzoni di springsteen non era SOLO uno strumento, così come Clarence NON era solo un sassofonista.
Il sax di C era la vera seconda voce, mentre steve e patti facevano SOLO i cori, il sax di C CANTAVA le sue strofe.
C sul palco non era uno della banda, era il Big Man, che proteggeva e rendeva invincibile il suo piccolo amico mezzo terone.

L'unico modo in cui riesco a rispondere alla domanda, che mi è stata fatta più volte, perchè C era così importante, perchè era più importante ad esempio di danny federici, morto anche lui un paio d'anni prima?
è: perchè Clarence è sulla copertina di born to run.

Quello che voleva dire quel disco per bruce  (una vera last chance power drive) bruce stesso ha voluto simboleggiarlo appoggiandosi in copertina all'omone nero che faceva risaltare ancora di più la sua bassa statura.

E dal rapporto con C sono nate le sue canzoni sull'amicizia
E tra le braccia di C, alla fine di thunder road (guarda caso, canzone che apre born to run), bruce si rifugia dopo aver scivolato per tutto il palco ed essersene andato dalla città dei perdenti
Ed è il sax di C che racconta in un linguaggio tutto suo la parte di storia di jungleland che non si può narrare.

Bene, in tutto questo arriva growin'up.
Growin'up fa parte del primo disco di bruce, parla appunto di crescere, di NON voler crescere, di NON volersi far dire da altri come crescere.
E della sua crescita bruce ne raccontava sempre un pezzettino a metà di questa canzone, quando il pianoforte tiene il ritmo e la musica si abbassa.
Racconta di suo papà, della goddamn guitar, della mamma che vuole mandarlo al college.

A milano, nel 2003, a 18 anni dal primo concerto in italia, sempre a san siro, bruce NON raccontò della sua infanzia, ma della prima volta che suonò in italia, tra mile fans italiani pazzi, molto pazzi.
Fu un regalo clamoroso, una dichiarazione d'amore talmente bella quanto inaspettata, che si concludeva con quelle tre parole indimenticabili e assolutamente vere SIAMO CRESCIUTI INSIEME.
 


A buffalo nell'ultima data del tour 2009, bruce suonò per intero tutto il suo primo album ed ovviamente anche growin'up.
E quella sera, a buffalo, raccontò di quando big man joined the band.

sentiamo cosa dice, grazie alla traduzione di lorenza:


allora era una notte buia e tempestoooooooooooooooosa ad asbury park nel New Jersey con i venti dal nord a far tremare gli alberi e a spazzare kingsley avenue.
io e stevie eravamo in un piccolo club nella parte a sud della città quando all'improvviso la porta si spalanca aprendosi sulla strada...
e l'ombra GRANDISSIMA di un uomo si stagliò avanzando sulla soglia...
e io penso:king curtis
king curtis è qui, è uscito dai miei sogni ed è proprio qui..NO, ma no
e l'ombra si avvicina al palco e...
(clarence) Voglio suonare con te
che potevo dire? ho detto: oooocchei
alzò il sassofono e sentii un suono che scivolava via perfetto e ho sentito una forza della natura manifestarsi e alla fine della serata ci siamo semplicemente guardati e... (si voltano e annuiscono all'unisono poi si spostano e finiscono a fare la copertina dell'Album)

ecco, capite? si sono messi in posa come nella copertina dell'Album.

in 2 minuti hanno raccontato la loro storia e l'hanno simboleggiata ricreando quella copertina

E la loro storia è la storia di chi ha da sempre il sospetto che bruce scriva canzoni parlando di lui, anche se non si conoscono, anche se le realtà del new jersey e di albenga sono così diverse. La storia di chi da sempre ascolta le sue canzoni e cerca dannatamente di entrarci dentro, di chiedersi come queste possano migliorare la propria vita.
Essere springsteeniani significa anche, forse, vedere quell'immagine e capire immediatamente la storia che c'è stata dietro e purtroppo quello che abbiamo perso con la scomparsa di C.
Ma la musica di bruce non ammette l'autocommiserazione ed il piagnisteo, C non ha lasciato la band quando è morto, la lascerà quando NOI moriremo.

saranno concerti intensi, mi sa.

domenica 11 marzo 2012

And the big man joined the band

L'altro ieri sera è iniziato il nuovo tour di bruce springsteen and the e street band, per promuovere l'album wrecking ball pubblicato martedì.
Ok.
Al di la delle considerazioni musicali, questo è il primo tour dopo la morte di clarence clemons, il sassofonista nero scomparso a giugno scorso per un ictus.
ok.
Non è facile provare a spiegare cosa fosse il big man per bruce e per la sua musica, forse.
Bruce ha suonato questo pezzo, tratto da born to run, che oltre ad essere un fantasmiliardo di cose, è l'album che ha in copertina bruce e big man, appoggiati l'uno all'altro.
ok.
verso la fine della canzone dice: they made a change uptown AND THE BIG MAN JOINED THE BAND
ok
ora è facile cadere nella retorica più smelensa, strappalacrime, ignobile di fronte alla morte di un personaggio famoso, è facile anche approfittarsene per aumentare LA PROPRIA visibilità.
ok.
bruce ha suonato questo pezzo ed al momento della strofa ha detto che il big man si era unito alla band, poi è rimasto fermo a chiamare non tanto il minuto di silenzio, quanto il casino, l'urlo di gioia, la catarsi che solo la buona musica sa offrire.
steve era impietrito, nils indicava il cielo come a dire fategli sentire che lo ricordate con gioia, urlate come quando attaccava i suoi assoli.
la gente del teatro è impazzita.
ed ancora una volta, big man joined the band

cazzo.

mercoledì 22 giugno 2011

22 giugno - mary's place

mary's place - bruce springsteen (the rising)

Ho sette fotografie di Budda
Il profeta è sulla mia lingua
Undici angeli di misericordia
Che cantano sopra quel buco nero nel sole
Il mio cuore è cupo ma si sta sollevando
Sto raccogliendo tutta la fede che posso intravedere
Da quel buco nero all'orizzonte
Sento la tua voce che mi chiama

Lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere
Lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere
Incontriamoci da Mary, faremo una festa
Incontriamoci da Mary, faremo una festa
Dimmi come facciamo ad iniziare questa cosa
Incontriamoci da Mary

Facce familiari attorno a me
L'ilarità si espande nell'aria
La tua grazia amorevole mi circonda
Tutti sono qui
I mobili sono fuori sulla veranda
La musica suona ad alto volume
Sogno di stringerti fra le mie braccia
Mi perdo nella ressa

Lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere
Lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere
Incontriamoci da Mary, faremo una festa
Incontriamoci da Mary, faremo una festa
Dimmi come facciamo ad iniziare questa cosa
Incontriamoci da Mary

Ho una tua foto nel mio medaglione
La tengo vicina al mio cuore
E' una luce che brilla nel mio petto
Che mi guida attraverso l'oscurità
Sette giorni, sette candele
Alla mia finestra che illuminano la tua strada
Il tuo disco preferito è sul giradischi
Faccio scendere la puntina e prego (Alza)
La banda chiama fuori la mezzanotte (Alza)
Il pavimento rimbomba fragorosamente (Alza)

Il cantante richiama la luce del giorno (Alza)
E attende quell'urlo dalla folla (Alza)
Attende quell'urlo dalla folla (Alza)
Attende quell'urlo dalla folla (Alza)
Attende quell'urlo dalla folla (Alza)
Attende quell'urlo dalla folla (Alza)
Attende quell'urlo dalla folla

Alza, alza, alza
Alza, alza, alza, alza

Incontriamoci da Mary, faremo una festa
Incontriamoci da Mary, faremo una festa
Dimmi come facciamo ad iniziare questa cosa
Incontriamoci da Mary

Lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere, lascia piovere


lunedì 20 giugno 2011

Mio fratello Clarence Clemons


di Bruce Springsteen
(traduzione di Gianluca Brovelli, webmaster del sito www.badlands.it)

L'elogio funebre di Bruce Springsteen per "il mio sassofonista, la mia
ispirazione, il mio compagno, il mio amico di una vita"

Sono rimasto qui seduto ad ascoltare tutti che parlavano di Clarence, e a
guardare quella foto di noi due. È un’immagine di Scooter e The Big Man,
personaggi che qualche volta eravamo [il riferimento è a una canzone di
Springsteen, Tenth Avenue Freeze-Out, che racconta la storia della
formazione della E Street Band, NdR]
. Come potete vedere nella foto,
Clarence si sta ammirando i muscoli e io cerco di non farci caso mentre mi
appoggio a lui. Mi sono appoggiato molto a Clarence; in un certo senso, ci
ho costruito sopra una carriera.

Quelli di noi che hanno condiviso la vita di Clarence, hanno condiviso con
lui il suo affetto e la sua confusione. Anche se “C” si addolcì con gli
anni, era sempre in movimento, selvaggio e imprevedibile. Oggi vedo seduti
qui i suoi figli Nicky, Chuck, Christopher e Jarod, e vedo riflesse in loro
molte delle qualità di “C”. Vedo la sua luce, la sua oscurità, la sua
dolcezza, la sua asprezza, la sua gentilezza, la sua rabbia, la sua
brillantezza, la sua bellezza e la sua bontà. Ma, come voi ragazzi sapete,
vostro padre non era una passeggiata. “C” visse una vita in cui ha fatto
quello che voleva fare, e ha lasciato cadere dove volevano i frammenti,
umani o di altro genere. Come molti di noi, vostro papà era capace di
momenti di grande magia, ma anche di fare un discreto casino. Questa era,
semplicemente, la natura del vostro papà e del mio stupendo amico. L’amore
incondizionato di Clarence, che era molto reale, si esprimeva a un sacco di
condizioni. Vostro papà era come un grande cantiere, e c’erano sempre lavori
in corso. I percorsi di “C” non erano mai lineari, la sua vita non andò mai
lungo una linea retta. Non andava mai così: A… B… C… D. Era sempre una cosa
come A… J… C… Z… Q… I…! Questo era il modo in cui ha vissuto Clarence e con
cui si è fatto strada nel mondo. So che questo può farvi soffrire e
confondervi, ma vostro padre era una persona che aveva in sé molto amore, e
so che amava molto ciascuno di voi.

Ci voleva un sacco di gente per occuparsi di Clarence Clemons. Tina, sono
molto contento che tu sia qui. Grazie per esserti presa cura del mio amico,
per avergli voluto bene. Victoria, tu sei stata una moglie amorevole,
gentile e attenta per Clarence, e hai fatto una grande differenza nella sua
vita, in un periodo in cui le cose andavano sempre bene. A tutti coloro che
hanno fatto parte del gruppo di persone che hanno aiutato “C”, troppi per
essere nominati ad uno ad uno: voi sapete chi siete e vi ringrazio. La
vostra ricompensa vi aspetta ai cancelli del cielo. Il mio amico era un osso
duro, ma ha portato nella vostra vita alcune cose che erano uniche: e quando
accendeva quella luce, quella dell’amore, illuminava il vostro mondo. Sono
stato abbastanza fortunato da restare in quella luce per quasi 40 anni,
vicino al cuore di Clarence, nel tempio dell’anima.

E ora un po’ di ricordi: fin dai primi giorni in cui io e Clarence abbiamo
viaggiato insieme, tiravamo fino all’ora di ritirarci nelle nostre camere, e
in pochi minuti “C” trasformava la sua in un mondo a parte. Venivano fuori
le sciarpe colorate da stendere sopra le lampade, le candele aromatizzate,
l’incenso, l’olio di patchouli, le erbe; la musica e il giorno in giro
venivano messi da parte, lo spettacolo andava e veniva, e Clarence lo
Sciamano regnava e faceva le sue magie, notte dopo notte. La capacità di
Clarence di divertirsi era incredibile. A 69 anni se l’era passata alla
grande, perché aveva già vissuto almeno dieci vite, 690 anni nella vita di
un uomo medio. Ogni notte, in qualsiasi luogo, la magia saltava fuori dalla
sua valigia. Appena il successo glielo permise, anche la stanza dei suoi
vestiti si riempì degli stessi trucchi della sua stanza dell’albergo: fino a
che una visita in quel guardaroba non diventò come un viaggio in una nazione
straniera che ha appena trovato enorme riserve di petrolio. “C” sapeva
sempre come vivere. Molto prima che Prince venisse svezzato, un’aria di
misticismo licenzioso era la regola nel mondo di Big Man. Io ci entravo
dalla mia stanza, che aveva parecchi divani carini e qualche armadietto da
spogliatoio, e mi meravigliavo delle cose che stavo sbagliando! A un certo
punto, lungo la strada, tutto questo fu battezzato il Tempio dell’anima; e
“C” presiedeva sorridente sui suoi segreti e i suoi piaceri. Essere ammessi
alle meraviglie del Tempio era qualcosa di delizioso.

Mio figlio Sam, da bambino, rimase incantato da Big Man. Non c’è da
meravigliarsi: per un bambino, Clarence era un torreggiante personaggio
delle fiabe, qualcosa di uscito da un libro di favole molto esotico. Era un
gigante con i rasta, con grandi mani e una voce profonda e melliflua,
addolcita dalla gentilezza e dal rispetto. E per Sammy, che era solo un
piccolo bambino bianco, lui era profondamente e misteriosamente nero. Agli
occhi di Sammy, “C” deve essere apparso come se l’intero continente africano
fosse stato raffreddato attraverso l’America e poi preparato come una figura
accogliente e amorevole. Per cui Sammy decise di trascurare le mie camicie
da lavoro e rimase affascinato dai completi di Clarence e dai suoi abiti
regali. Si rifiutò di salire sul furgone di suo padre e scelse invece la
lunga limousine di “C”, sedendosi al suo fianco durante il lento percorso
fino allo spettacolo. Decise che cenare davanti al pub della sua città
d’origine non gli interessava più, e si allontanò bighellonando per
scomparire nel Tempio dell’anima.

Naturalmente, anche il padre di Sam era rimasto incantato, dalla prima volta
in cui ho visto il mio compare uscire a passo lungo e deciso dalle ombre in
un bar mezzo vuoto di Asbury Park, con la strada che si apriva davanti a
lui; ora arriva mio fratello, il mio sassofonista, la mia ispirazione, il
mio compagno, il mio amico di una vita. Stare vicino a Clarence era come
stare di fianco al peggior stronzo del pianeta. Eri fiero, eri forte, eri
eccitato e ridevi per quello che succedeva, per quello che, insieme, saresti
stato capace di fare. Ti sentivi come se quello che portava il giorno o la
notte non importasse niente, niente ti poteva toccare. Clarence poteva anche
essere un uomo fragile, ma emanava energia e sicurezza, e in qualche strano
modo diventammo l’uno il protettore dell’altro. Penso che forse ho protetto
“C” da un mondo in cui ancora non era così facile essere grandi e neri. Il
razzismo era sempre presente e durante gli anni insieme lo abbiamo visto. La
celebrità di Clarence e la sua stazza non lo rendevano immune. Penso che
forse “C” ha protetto me da un mondo in cui non era sempre così facile
essere un ragazzo bianco insicuro, strano e magrolino. Ma insieme eravamo
dei veri stronzi, ogni notte, nel nostro territorio, alcuni tra i peggiori
stronzi del pianeta. Eravamo uniti, eravamo forti, avevamo ragione, eravamo
inamovibili, eravamo divertenti, eravamo sdolcinati nel peggiore dei modi e
seri come la morte stessa. E arrivavamo nella vostra città per scuotervi e
svegliarvi. Insieme abbiamo raccontato una storia più vecchia di noi, e più
ricca, sulle possibilità dell’amicizia. Una storia che va oltre quelle che
posso aver scritto nelle mie canzoni e nella mia musica. Clarence se la
portava nel cuore. Era una storia in cui Scooter e Big Man non solo
spaccavano in due la città, ma spaccavamo anche i culi e ricostruivamo la
città, dandole la forma di un posto dove la nostra amicizia non sarebbe
stata così un’anomalia. E questo… questo è quello che mi mancherà. La
possibilità di rinnovare quel voto e replicare quella storia ogni notte,
perché questo è qualcosa, questo è quella cosa che abbiamo fatto insieme…
noi due. Clarence era grande, e mi faceva sentire, pensare, amare e sognare
in grande. Quanto era grande Big Man? Troppo grande per morire, cazzo. E
questi sono semplicemente i fatti. Puoi metterlo sulla sua lapide, puoi
tatuartelo sul cuore. Devi accettarlo… è il futuro.

Clarence non lascia la E Street Band, morendo. La lascia quando moriamo noi.

E così mi mancherà il mio amico, il suo sassofono, la forza della natura che
il suo suono era, la sua gloria, la sua follia, i suoi successi, la sua
faccia, le sue mani, il suo senso dell’umorismo, la sua pelle, il suo naso,
la sua confusione, la sua energia, la sua pace. Ma il suo amore e la sua
storia, la storia che mi ha dato, che mi ha sussurrato nell’orecchio, che mi
ha permesso di raccontare e che ha dato a voi, quella storia continuerà. Non
sono un mistico, ma l’influenza, il mistero e l’energia di Clarence, e la
mia amicizia, mi portano a credere che siamo dovuti stare uno di fianco
all’altro in tempi diversi, più antichi, lungo altri fiumi, in altre città,
in altre campagne, facendo la nostra modesta versione del lavoro di Dio… un
lavoro che non è ancora finito. Per cui non saluterò il mio fratello, dirò
semplicemente: arrivederci alla prossima vita, di nuovo per strada, dove
riprenderemo un’altra volta quel lavoro, e lo finiremo.

Big Man, grazie per la tua gentilezza, la tua forza, il tuo impegno, il tuo
lavoro, la tua storia. Grazie per il miracolo, e per aver permesso a un
piccolo ragazzo bianco di infilarsi nella porta laterale del Tempio
dell’Anima.

QUINDI SIGNORE E SIGNORI… LAST BUT NOT LEAST. ECCO A VOI IL MAESTRO DEL
DISASTRO, IL BIG KAHUNA, L’UOMO CON UN DOTTORATO IN SAXUAL HEALING, IL DUCA
DI PADUCAH, IL RE DEL MONDO, OCCHIO, OBAMA! IL PROSSIMO PRESIDENTE NERO
DEGLI STATI UNITI ANCHE SE E’ MORTO… VORRESTE ESSERE COME LUI MA NON POTETE!
SIGNORE E SIGNORI, L’UOMO PIU’ GRANDE CHE ABBIATE MAI VISTO!… DATEMI UNA
C-L-A-R-E-N-C-E. COS’HAI DETTO? CLARENCE! COS’AVETE DETTO? CLARENCE!
COS’AVETE DETTO? CLARENCE! … amen. [il riferimento è alle presentazioni
della sua band che Springsteen fa durante i concerti, NdR]

Vi lascerò oggi con una citazione dello stesso Big Man, che mi ha dato
durante un volo verso casa da Buffalo, l’ultima tappa dell’ultimo tour.
Mentre festeggiavamo facendoci i complimenti e raccontandoci storie dei
tanti show epici, notti incasinate e bei momenti che avevamo passato
insieme, “C” si è seduto tranquillo, come per assorbire tutto, poi ha alzato
gli occhiali, ha sorriso e ha detto a tutti quanti:

“Questo potrebbe essere l’inizio di qualcosa di grande”.

Ti voglio bene, “C”.