martedì 19 settembre 2017

You're the best thing about me - il nuovo singolo degli u2



la nuova canzone degli u2 non è brutta.
la nuova canzone degli u2 è oltre il bello ed il brutto.

non è brutta davvero, sono altri i pezzi brutti, c'è il basso in evidenza, finalmente la batteria, edge si sente, la voce di bono sentita a roma mi ha rincuorato.

la nuova canzone degli u2 è stanca, stanca come loro, un compitino, spento, insipido.

se blackout richiamava a gran voce i fasti di achtung baby e almeno per questo ogni tanto graffiava, anche solo per quegli stop and go in ogni strofa, questa davvero è sconfortante.

telefonatissima, strofa - ritornello - bridge, noiosa, prevedibile

assomiglia davvero ad un singolo dei coldplay, proprio loro che per anni, in primis chris martin sul palco, li hanno scimmiottati anche volgarmente, ora sembrano essere dei punti riferimento

che amarezza, anche per chi come me è serenamente consapevole che the unforgettable fire, ma anche zooropa, non torneranno più.

io accetto i dischi brutti, ci mancherebbe
sono quelli fatti tanto per fare che mi offendono, offendono il mio essere loro fan

è comprensibile che il fuoco indimenticabile non arda più, ma non c'è traccia del benchè minimo calore qui.

è una triste ala che scende sulla fascia e nemmeno viene marcata dai difensori avversari, che già sanno dove crosserà il pallone.
di livio a fine carriera, fuori forma.

dopo 40 anni di matrimonio non è lecito aspettarsi che una coppia faccia l'amore con l'ardore della prima notte di nozze, ma in 40 anni si è sviluppata una complicità tale per cui anche se meno scoppiettante, il sesso resta bello

ecco, you're the best thing about me è un missionario (nel senso di kamasutra, non nel senso di religioso) fatto con lei che guarda il soffitto pensando alla lista della spesa, mentre lui cerca di ricordarsi se l'indomani deve cambiarsi la biancheria o non è ancora il giorno giusto.

martedì 12 settembre 2017

Bacia la palla del Cala




12 settembre 1997, primo mattino.
Parto per genova, destinazione ospedale militare.

All'epoca svolgevo servizio civile presso una casa di riposo di loano, ma quel giorno dovevo sottopormi ad una visita.
Da tempo soffrivo di ernia inguinale, anche se la diagnosi definitiva era relativamente recente, varicocele, idrocele, palla gonfia, insomma diverse ipotesi, fino a quella che sembrava definitiva.

facciamo un passo indietro di circa 8 anni.

Nel novembre 1989 sono in caserma a la spezia per "i tre giorni del militare".
tutti nudi davanti al medico militare, mutanda calata.

Ora all'epoca non capitava praticamente mai di calarsi la mutanda con una ragazza, quindi l'imbarazzo verso il medico era raddoppiato.
occhiata generale e tastata rapida, chi c'è stato sa di cosa parlo.

Tocca a me
OH MA CHE BELLO!!!

mi si gela il sangue, non tanto per la paura di chissà che malattia, ma per la clamorosa figura di merda fatta di fronte a tipo un milione di ragazzi della mia età

Il medico si sofferma sul mio testicolo e mi fa accomodare da parte, sussurrando una frase che ancora oggi è imbattuta in quanto a carica erotica: "tanto questo è da riformare" (nessuna donna in situazioni simili mi ha mai detto nulla di così eccitante).

Per farla breve, resterò un giorno in più a la spezia, vivrò questo momento eccezionale dove 4 dottori puntano una pila sui miei testicoli palpeggiandoli a turno, per poi venire "declassato di terza" (boh cazzo voleva dire? io comunque già all'epoca volevo fare l'obiettore)

Vinta la delusione di mia madre che si aspettava di vedermi tornare da la spezia vestito come richard gere in Ufficiale e Gentiluomo, la mia vita andò avanti senza particolari problemi collegati a questo presunto ma forse no varicocele.

Torniamo al 12 settembre 1997

ospedale, visita, prima in un posto poi in un altro distante enne km, prendi pullman scendi pullman metti la cera togli la cera arrivo al posto finale, poso il certificato sulla pila di certificati ed attendo, non prima di aver capito che il simpatico mondo militare prevedeva che la pila dei documenti andasse esaurita partendo dall'alto quindi chi arrivava per ultimo automaticamente diventava primo e vice versa che poi ci chiediamo perchè abbiamo perso due guerre su due ed il militare italiano più famoso è mai neim is maurizio cocciolone

arrivo nello studio medico ed il dottore mi fa spogliare (non che tra la spezia e genova fosse migliorato granchè quel discorso delle donne ma vabè) e mi dice TOSSISCA

non che ora io sia un fulmine di guerra eh, ma 20 anni fa ero peggio e poi ero in giro dal mattino presto praticamente a digiuno quindi non ci penso su e tossisco.
Sulla nuca del medico.

Marziale bestemmia del figlio di ippocrate, capisco lo sbaglio, mi giro e tossisco di nuovo.

Non so se per via della mia ernia inguinale o della mia lentezza nel capire come si tossisce, ma vengo riformato.

Fine
Stop
The end
freedom.
burbettasparatisechaitremesi

torno a casa in treno, ma prima do il via ai festeggiamenti.
musica ed alcool.

si inizia dalla musica, una sosta al bancomat e via da Giancarlo al discoclub
all'epoca appena entrati c'era un cestone dell'usato con le copertine dei cd in vendita.
sentendomi ricco come raramente mi sono sentito dopo quel giorno inizio a sfogliare i raccoglitori:
questo, questo, questo e quest'altro.

cifra importante lasciata a giancarlo

torno a casa, do la notizia in diretta appena apro la porta di casa ed in men che non si dica mia madre tira fuori dal frigo un bottiglione di rosso per un brindisi
(nel corso degli anni la delusione per il figlio mancato richard gere l'aveva smaltita bene)

giro di telefonate celebrative, tra cui una ad Eugenio fratello di Diego, Diego che rispose al telefono e accolse la notizia con un amichevole NON CI CREDO CHE CULO DI MERDA BASTARDO)

la serata la si organizza rapida.

quella sera, tu pensa, inizia la sagra di salea

ora, adesso ci vano i someliè, gli shiffò, i gurmè

20 anni fa ci si andava a rovinarsi di pigato 
o a comprare un trattore
o a comprare trattori dopo essersi rovinati di pigato

e quindi entro nell'area della sagra reggendo in una mano una pallina rossa di gommapiuma e nell'altra le diverse bottiglie di vino comprate quella sera.

un bacio alla palla del cala = un bicchiere col cala
altro che un like = un amen

in breve si sparge la voce ed io spendo lo stipendio che non stavo guadagnando (ma che ah ah ah avrei ripreso a guadagnare a breve visto che ero MILITESENTE) in vino, brindisi e baci alla palla del cala

13 settembre 1997 mi sveglio, telefono al comune di loano e comunico sobriamentahahahahahahah che non andrò più.
poi accendo il telefonino e mi accorgo che intorno alle 2 di notte ho fatto una telefonata.
Controllo il numero, non è memorizzato, non so chi possa essere, poi con la lentezza di chi non capisce che per tossire deve voltarsi e non sputare sulla nuca del figlio di ippocrate mi si accende, flebile, un neurone.
Sfoglio l'elenco per una verifica.
Ci ho preso.

Ho telefonato alla caserma turinetto di albenga, quella dove pochi giorni prima mi era stato fatto il foglio di richiesta di visita all'ospedale militare e dove avevo chiamato per avere informazioni il giorno prima.
Chiedo scusa a chi rispose quella notte, ma del resto la patria si difende anche facendo la guardia ad un bidone di benzinza
E rispondendo agli ubriachi.

sabato 2 settembre 2017

Da Elvis a Bruce: Viva Las Vegas!



Nell'ultima fase della sua carriera, anche se aveva iniziato da un po', Elvis tenne molti concerti a Las Vegas, grazie a contratti ricchissimi, in posti di lusso, con un pubblico di ricchi benestanti.

Assomigliava ad un animale in gabbia, una gabbia dorata certo, ma pur sempre una vetrina forzata, un'esposizione, un rito quasi religioso, dove l'idolo veniva mostrato al popolo adorante.

Popolo fino ad un certo punto, visti i prezzi delle sue serate, popolo di donne impellicciate a cui si concedeva lascivamente, davanti a mariti fintamente gelosi che potevano vantarsi di aver portato le loro spose a vedere il Re.

Nella sua storia io vedo la storia della musica rock, compreso, eccome se compreso, il finale di lustrini e gabbie.

Avendo smesso da un bel po' di essere musica per giovani, ma anche spinta culturale se non addirittura controcultura rivoluzionaria, il rock è ormai un passatempo per 40\50enni nostalgici, qualche giovane più curioso, quasi tutti con la possibilità di dedicare tempo e soldi a questo hobby.

A "Las Vegas" ci stanno andando parecchi esponenti del cosiddetto Classic Rock:
Gli stones ogni tanto partono per tour sfarzosi, ormai senza nemmeno preoccuparsi di avere nuove canzoni da proporre (a parte quando, come pochi mesi fa decidono di ributtarsi nel blues)

Gli u2 riportano in giro l'albero di joshua

Non stupisce che a questo andazzo si stia adeguando, da anni, lo stesso Springsteen, uno degli ultimi che alla musica rock ha dato un significato pieno, intenso, uno che ha raccontato e vissuto in prima persona l'effetto salvifico che il rock aveva sui giovani della sua generazione.

Da anni Bruce, sempre attento a proporre ai suoi fans un messaggio, un valore, ha abbassato di molto il livello di guardia e si concede con grande generosità sul palco.

Non si veste di paillettes, ma lascia scegliere le canzoni ai fans, le fa cantare ai bambini, ripropone i suoi classici intramontabili, canzoni e interi album e, come logico passo successivo, invece di Las Vegas (o Hollywood) è finito a Broadway.

"Andare a Las Vegas" come metafora quindi di una fase della carriera dove (avendone tutto il diritto, sia chiaro) si passa a riscuotere, in termini non solo economici, ma di gratificazione in  senso più ampio; mi avete amato per tutto questo tempo ed ora mi metto in vetrina per voi.

Chiaro, io penso che queste serate saranno FENOMENALI, un posto piccolo, lui completamente a suo agio, canzoni, aneddoti, racconti, penso che sia un modo meraviglioso per passare del tempo con lui e la sua musica.

La mia prima volta fu in un teatro, nel tour di Tom Joad, in Italia ovvio, quindi con meno dialoghi e l'atmosfera seriosa, quasi cupa, di quel periodo.
Però sembrava di essere seduti in un bar, noi, lui, le sue chitarre; non oso immaginare cosa succederà giocando "in casa" e in uno show palesemente autocelebrativo.

Anche questo è "andare a Las Vegas"; meno luci, meno sfarzo, più "ciccia", ma pur sempre un modo per godersi i frutti di una intera carriera.

La lezione di Elvis è ancora attuale, Bruce ha dimostrato di avere molto più rispetto di sè stesso ed una capacità molto maggiore di circondarsi delle persone giuste, quindi nessuno tra il pubblico andrà a teatro pensando\sperando di vederlo morire sul palco come accadeva a molti "fans" del Re, ma con tutti i distinguo del caso, il Walter Kerr Theatre è la sua Las Vegas.

Di per sè non è detto che sia un male, anzi, ma bisognerebbe accettarlo e farsene una ragione.

Gli inediti ed i tour alla vecchia maniera, forse torneranno.
Forse.

giovedì 31 agosto 2017

L'odore della pasta quando cuoce



il mucchio di lenzuola
dentro il quale ti avvolgi di notte
quando ti giri su un fianco
diventa promessa 

certo è solo un mucchio di lenzuola
ed è pure buio
però dentro ci sei tu
ed allora è promessa di buono
e se mi avvicino e ti tocco
e tu lasci andare le mie mani
ecco che quel mucchio di lenzuola
diventa come l'odore della pasta che cuoce

mi spiego meglio

la pasta che cuoce mica ha chissà che buon odore
però se la pasta cuoce
tu sai che ci sarà il sugo
ed allora quell'odore forse insignificante
diventa promessa di una bella pasta al sugo
e tu senti l'odore della pasta che cuoce
e ti senti felice
perchè stai per mangiare la pasta al sugo

ecco, quel mucchio di lenzuola
è solo un mucchio di lenzuola
ed è pure buio
ma io so che tirando un po' via le lenzuola
le mie mani troveranno te
girata su un fianco
e tu lascerai andare le mie mani
ed io mi avvicinerò ancora un pò
e mi sentirò felice

come quando sento l'odore della pasta che cuoce
e sono felice
perchè sto per mangiare la pasta al sugo

domenica 13 agosto 2017

Per M, che riparte da lontano




Chissà se stanotte, sotto un cielo diverso
capirai il percorso o quantomeno il senso
il senso di questo cambiamento, ancora
un senso a quel che vuoi sia la tua vita

Chissà se sotto quel ciuffo adulto
dove nascondi i tuoi occhi bambini
ti sarà chiaro il male che hai vissuto
ti verrà incontro il bene che ti è dovuto

Chissà se un giorno, ormai cresciuto
ripenserai ai protagonisti di certe canzoni
"stupide ed ubriachi a cui urlavi i tuoi perchè
mentre tutti aspettavano che tu parlassi a scuola"*

Chissà se avrai il tempo ed il modo
di ricordare un giorno come questo
di riguardare tutto il tuo cammino
di sentirti finalmente felice e soddisfatto

[il mio lavoro è così]

* mi riferisco a due canzoni dei Pearl Jam ed una dei Counting Crows:

https://www.youtube.com/watch?v=WfrJCbol7ZU
https://www.youtube.com/watch?v=MS91knuzoOA
https://www.youtube.com/watch?v=ZAAzMeKVErw

mercoledì 9 agosto 2017

Tra Pavese ed il blues. I Gang a Roddino.



(Foto di Marcello Marengo)

"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".

Non fosse che i ragazzi di Roddino l'hanno usata come slogan per la Pro Loco, sarebbe da prendere questa celebre frase di Cesare Pavese e dedicargliela, ai ragazzi di Roddino.

Arrampicato sulla Langa, vicino al glamour trendy di Barolo, Roddino non è solo un piccolo paese, ma un'idea, un ideale, una promessa mantenuta.

Roddino è una comunità.

Una comunità che nella condivisione tira avanti, lavora, fatica, impreca, ma alla fine, come ogni comunità rurale, contadina, raccoglie.

E quando raccoglie fa festa, fa "le cose pazze".

Benvenuti alla Mataria d'Langa, la festa della comunità di Roddino.

Ci siamo tornati, in un caldo weekend di fine luglio, per sentircene parte, per viverne l'entusiasmo e la bellezza.

Mataria d'Langa dura qualche giorno, ma l'evento che più la rappresenta a mio avviso è l'immancabile concerto dei Gang.

Evento che unisce memoria e condivisione, lotta ed ideali, amicizia e bellezza.
Un concerto che da sempre porta avanti concetti ben chiari, battaglie da combattere e soprattutto il peso enorme della volontà, volontà di tramandare una tradizione, conservare un sentimento.

La serata dei Gang, aperta non a caso da un giovane gruppo della zona, i Ginostra, melodici e appassionati, fotografa l'intesa tra questi due mondi, dalla Langa alle campagne marchigiane.

Se la musica dei fratelli Severini da sempre conserva la memoria e la tradizione, sentirla qui, sulla scalinata che porta alla Chiesa, tra una grigliata ed un rosso, tra i tajarin di Gemma e l'odore di brace, te la fa apprezzare ancora di più, facendotela vivere in un contesto così vivo, vero, che in quelle canzoni ti sembra di starci dentro.

Una comunità che crea un mondo migliore di quello che ci aspetta qualche km più in basso, un mondo migliore dove si respira forte l'aria di condivisione, dove il regista di tutta la storia, Marco, ti viene incontro a stringerti la mano anche se vi siete visti solo due volte, dove non c'è differenza tra il dividere la tavolata con perfetti sconosciuti e l'alzare il pugno in ricordo dei fratelli Cervi.

Roddino è un posto dove avrebbero potuto nascerci e viverci, Marino e Sandro, non fossero nati e vissuti a Filottrano, tanta è la vicinanza tra molte loro canzoni e quest'aria speciale che si respira; quel comunismo che prima di essere partito o idea politica è interesse verso l'altro, senso di appartenenza; quella vita contadina che ti fa spezzare il pane e versare il vino come una eucarestia laica, ma non meno sincera; quell'idea, congenita, che il "di tutti" venga prima del "mio".

Sabato 22 luglio, la serata è stata se possibile più speciale del solito, perchè insieme ai Gang, con i Gang, ha suonato Paolo Bonfanti.

Ora io del Bonfa potrei parlare per ore, del suo tocco sulla chitarra, della sua bravura come musicista e come autore, della bella, bellissima persona che è.

Ma voglio sottolineare specialmente come il Bonfa sia un bluesman, dentro, nell'animo, e di conseguenza come tutto questo insieme di idee, valori, sentimenti di cui ho scritto, trovino nella sua chitarra un suono perfetto, preciso, meravigliosamente descrittivo.

Non a caso, e grazie ad una amicizia di lunga data, il Bonfa entra nelle canzoni dei Gang come se ci fosse sempre stato, le colora con tinte nuove ed insieme a Sandro e Jacopo le arricchisce di assoli fantastici.

Indubbiamente è stato un concerto anomalo per i Gang, con Marino volutamente più silenzioso e la musica a farla completamente da padrone; la presenza in diversi brani di un sax ed una tromba, oltre a impreziosirli, ha definitivamente alzato a livelli di guardia la dimensione rock-blues del concerto.

L'innesto della nuova sezione ritmica, con Diego Sapignoli strepitoso alla batteria, ha chiuso il discorso e per tre ore la Mataria è stata sfrenata.

Oltre ai cavalli di battaglia immancabili, tra cui cito una gigantesca "Le radici e le ali", la parte dello show dedicata a Calibro 77 (nuovo disco dei Gang dedicato ai brani di 40 anni fa) è rientrata perfettamente nel discorso di tradizione e memoria di cui sopra. De Andrè e Gaber, De Gregori l'irriverente Della Mea, tutti scampoli di un passato da conservare e tramandare, tutti tasselli di quella memoria che ostinatamente (e sempre in meno persone) continuiamo a pensare debba essere il fondamento di una società migliore.

Conservazione della memoria ed assunzione di responsabilità; sono queste a mio avviso le due linee guida di Calibro 77 e dell'operazione che l'ha creato; un disco da approfondire, con cura, come uno scrigno ricco di tesori.
Mi piacerebbe scriverne.

Per ora però chiudo ricordando come la serata sia finita "in gloria" con un paio di blues dove il Bonfa ha preso in mano la situazione e ha "riportato tutto a casa".

Mi perdoni Pavese, ma "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di serate come questa"

Torneremo.




(foto di Fabrizio Ambrosio)

lunedì 7 agosto 2017

Dal Premio Nobel agli emuli di Fedez, sull'importanza delle parole nella musica




Nel momento storico in cui, FINALMENTE, la musica d'autore viene riconosciuta come letteratura ed insignita del Premio Nobel grazie a Bob Dylan, se ci guardiamo attorno, nel nostro piccolo orticello italiano, rischiamo che la tristezza poi ci avvolga come miele, citando uno che in quanto a letteratura non scherza affatto.

Nel momento in cui si riconosce che la parola in musica possa anzi debba essere considerata letteratura, quindi nella sua forma più alta di espressione, io resto basito, tra le altre cose, anche per una tendenza che sta tragicamente prendendo piede.

Una volta, erano i testi delle canzoni a dettare il linguaggio dei giovani.
Giusto per non usare iperboli eccessive, lo stesso Premio Nobel Bob Dylan ha contribuito a rendere la lingua inglese-americana quella che conosciamo ora, oltre a modificare il movimento dell'asse terrestre, ma questa è un'altra storia.

Oggi invece accade il contrario, sono i modi di dire dei ragazzi a suggerire testi e titoli ai cantanti.
Oggi è il contrario, sono le parole di uso comune ad influenzare la musica e non la musica a creare un linguaggio di uso comune, nuovo e in certi sensi rivoluzionario.

La conseguenza diretta di tutto ciò è che se gli artisti influenzano i ragazzi, i ragazzi possono respirare arte e magari provare a farne, ma se i ragazzi ascoltano gli artisti dire quello che dicono loro e che vogliono sentirsi dire, per un infantile senso di appartenenza, privo di stimoli, ma semplicemente basato sulla pedissequa ripetizione, è l'arte a soffrirne di più.

Che stimoli artistici potranno mai avere quelli che ritrovano i loro stessi modi di dire nelle canzoni più in voga?

E lo so che questo scambio c'è sempre stato, ma permettetemi di differenziare il periodo in cui questo scambio avveniva con una tensione verso "il bello" e il periodo odierno, dove si cerca ovunque una risposta facile, scontata, banale e senza un briciolo di profondità.

Esempi: 
il primo, quello che mi ha colpito di più, perchè di più ammiro l'artista rispetto ad altri, è il nuovo disco di omar pedrini: COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI.

Ma che titolo è?
Ma scrivi canzoni o post sui social network?

Scendendo di livello segnalo un gruppo dal nome CHIAMARSI BOMBER e la loro hit COME BOBO

Temo esista da qualche parte un brano o un gruppo chiamato Mai Una Gioia o, forse peggio ancora, TANTA ROBA, ma non me la sento di verificare

Per non parlare della feccia dell'hip hop tricolore (genere che meriterebbe ben altri paladini e ben altro rispetto) e del loro VORREI MA NON POSTO o della durissima satira politica di COMUNISTI COL ROLEX.

Ma per favore.

Senza scomodare Dylan, Cohen, Guccini, De Andrè, guardate Paolo Villaggio, appena mancato.

Provate a pensare a quanto il suo personaggio Fantozzi, abusato, rovinato dal suo stesso autore nella continua riproposizione di una maschera che alla fine era una triste macchietta, ma provate a pensare a quanto il Ragioniere abbia inciso nel vocabolario di certe situazioni, nella grammatica di certi ruoli, di certi discorsi, dalla declinazione della sfiga alla precisa analisi dei rapporti sociali e lavorativi tra impari.

Oggi invece i testi vanno a toccare corde ben precise, telecomandati da un'analisi preventiva che antepone la visibilità "emotiva" ad una profondità di messaggio, col risultato che appena pronta la prossima "dose", quella precedente venga sostituita e dimenticata.

Qualche giorno fa ho letto la tracklist della compilation "Festivalbar 1997", all'epoca considerata con lo stesso rispetto che un israeliano può nutrire verso il Mein Kampf o un parlamentare di Fratelli d'Italia.

Belin, brutte ed odiate che fossero, quelle canzoni, così volgarmente POP, me le ricordavo se non tutte almeno per il 75%, perchè anche in ambito POP allora c'era quel minimo di qualità e spessore. (e stiamo parlando di fine anni 90, non del 1968)

Quelle canzoni così brutte ed odiate, oggi mi sembrano scritte dal Dio del Rock, tanta è la distanza dal livello attuale.

Credo che si debba riscoprire ed in fretta, l'importanza e la bellezza della parola, della parola fatta musica, prima di finire, noi connazionali di Dante Alighieri, seppelliti vivi da un'orda di rapper stonati, con la zeppola ed il vocabolario esteso come l'elenco telefonico di mendatica.

E comunque, lui lo aveva detto anni fa:

adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti