mercoledì 9 ottobre 2019

Imagine ha rotto il cazzo!


Visto che oggi ricorre il compleanno di John Lennon, ho deciso che i tempi fossero maturi per affrontare questo problema.

IMAGINE HA ROTTO IL CAZZO!

ma non tanto Imagine in quanto canzone, no, ma soprattutto, definitivamente, implacabilmente, inesorabilmente, inequivocabilmente come santino, come canto da intonare tenendosi per mano, socchiudendo gli occhi, magari indossando buffi cappelli sudamericani e ondeggiando tipo albero di Natale della Coca Cola.

Imagine non è QUEL tipo di canzone, CAZZO! MA BASTA!

Basta cantarla alle veglie di Natale, agli spettacoli scolastici, ai saggi di fine anno!

Imagine è una canzone pacifista, certo, ma soprattutto a metà strada tra anarchia e comunismo e Gianni Morandi l'ha cantata davanti al Papa!! Quel pover'uomo di Woytila già non era più tanto in bolla, ma dopo sta botta non si è più ripreso!


Non è questione di bello o brutto eh, per carità, Lennon ha fatto un capolavoro e la sua versione al pianoforte, immerso nel bianco ovattato sicuramente ha contribuito al fraintendimento generale, ma è ora che qualcuno lo dica, questa NON è una preghiera o un rito hippie, è un atto di accusa fortissimo e a suo modo violento contro chi, a detta del suo autore, impedisce il raggiungimento della pace.

Immaginate non ci sia nessun paradiso
È facile se ci provate
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo

NESSUN PARADISO!! Ehi, pss, GIANNIMORANDI, hai appena cantato davanti al Boss del Cristianesimo che non dovrebbe esserci il Paradiso e di conseguenza nemmeno l'inferno e anche per colpa tua decine di bimbetti ignari lo hanno cantato davanti a mamme, papà, nonni, zii, tutti commossi e trasudanti amore, che non sanno una parola di inglese e pensavano che i loro pargoletti stessero cantando Dario Baldan Bembo in inglese!

Immaginate non si siano paesi
Non è difficile farlo
Niente per cui uccidere o morire
E anche nessuna religione

Nessun paese!!! Nessun governo quindi, nessuna legge!!! Si chiama anarchia e merita rispetto, ma porca la vostra puttana, siete sempre convinti che all'oratorio da Don Caminetto non si poteva scegliere altro per la sera del 24 dicembre? No, perchè dice pure NESSUNA RELIGIONE eh, NO RELIGION TOO, questo era facile da capire anche se non siete abbonati a Speak Up!

Immaginate non ci siano proprietà
Mi domando se ci riuscite
Nessun necessità di avidità o fame
Una fratellanza tra gli uomini

E dopo l'anarchia e l'ateismo, cosa manca per la perfetta canzone di Natale? IL COMUNISMO!! nessuna proprietà, via, tutto statale, altro che mercati, borse, nessun regalo di Natale, via così!.

John Lennon qualche guaio con la giustizia americana lo ha passato per le sue idee, tra cui appunto quelle di cui canta nell'inno di tutti i chierichetti, non si poteva approfondire un po' il discorso?


È giunto il momento di svelare questo terribile segreto, non solo John Lennon aveva ragione quando disse che i Beatles erano (all'epoca) più famosi di Gesù (famosi eh, non più bravi, magari più intonati, però famosi non vuol dire migliori, ma tant'è), ma soprattutto non scrisse Imagine pensando ad una Messa Cantata!

Quindi ora facciamo un bel respiro e togliamoci sto peso:

IMAGINE HA ROTTO IL CAZZO!

Ora che lo avete detto, magari urlato, godetevi la canzone per quello che dice, che son cose importanti e comunque SMETTETELA DI ONDEGGIARE!!!



martedì 10 settembre 2019

Don Matteo, l'Angelo della Morte


L'autunno è ormai alle porte, quindi è il momento giusto per parlarvi del

PALINSESTO ESTIVO - PARTE PRIMA

Gubbio è una meravigliosa cittadina umbra, dove è ambientato il telefilm DON MATTEO

Il titolo originario era DON MATTEO L'ANGELO DELLA MORTE, ma per questioni di copyright decisero di abbreviarlo onde evitare problemi con una band death metal austriaca.

La trama è molto semplice: Don Matteo è il parroco di Gubbio e porta una sfiga che levati.

Da ridente cittadina, Gubbio si trasforma rapidamente in un covo di delinquenza tipo il Bronx di New York. Roba che per girare un momento di calma in paese hanno utilizzato le immagini della rivolta di Los Angeles dopo l'omicidio di Rodney King.

La cosa caratteristica è che, nonostante ci sia almeno un omicidio al giorno, non si sa bene come, ma il prete è sempre il primo ad arrivare, lui e la sua bicicletta.

Perchè, va detto, a Gubbio è pieno di assassini, ma ladri nemmeno uno, altrimenti col cazzo che la bici del prete resterebbe appoggiata al muro senza lucchetto per 12 serie senza che nessuno se la ciuli.

Don Matteo dicevamo, oltre a portare più sfiga che il Nessun Dorma prima delle finali mondiali, ha anche la simpatica caratteristica di non farsi mai i cazzi suoi e quindi nonostante a Gubbio ci sia una stazione dei carabinieri con tipo 300 militi, state tranquilli che appena uno tira i gambini taaaaaaac arriva lui, ma mica per dargli l'estrema unzione, no, lui indaga.

Di prete in effetti ha poco e niente; in 83 puntate avrà detto messa 3 volte, 2 matrimoni nemmeno un funerale, che voglio dire, già lui li trova, i morti, già lui trova pure gli assassini, non è che può fare tutto lui eh.

Piuttosto che merda, una volta che stava facendo catechismo lo hanno interrotto perché era morto, ovviamente ucciso, il padre di una bambina che era lì

Don Matteo indaga incurante della legge sulla privacy, del segreto d'ufficio dei carabinieri e del segreto confessionale; la sua talpa è il maresciallo Cecchini, un immigrato siciliano con cui gioca a scacchi e che gli passa la caponata che gli manda sua madre dal paese oltre a quelle 4\5000 soffiate ad episodio.

Prova inutilmente a tenergli il passo il Capitano Tommasi, uno che per la frustrazione di averlo sempre in mezzo ai coglioni, si bomba un paio di Pubblici Ministeri, 3 avvocatesse e soprattutto la figlia del maresciallo terrone.

Il finale originale della 3° serie prevedeva infatti la scomparsa del capitano per un increscioso episodio di Lupara Bianca, ma la RAI ha fatto dietro front all'ultimo, così il Capitano se l'è sposata, ma essendo che la cerimonia venne celebrata dal corvaccio, la figlia del terrone muore la serie successiva.

In pratica Matteo fa il prete come Meredith Grey e Derek Shepard fanno i medici in quell'altro troiaio di Grey's Anatomy.

Protagonista indiscusso della serie è Terence Hill che interpreta Don Matteo con la stessa espressività di Sheryl Lee nei panni di Laura Palmer, dentro il sacchetto per alimenti.

La produzione è incerta se concludere il telefilm con la morte di Don Matteo o invece fare un cross-over della madonna con La Signora in Giallo e buttarla in genocidio.                            

                        



martedì 27 agosto 2019

In equilibrio tra epico e falsità, le due facce di Bohemian Rhapsody




(Cara amica, caro amico, se non ti piacciono i Queen questo post probabilmente non sarà di nessun interesse per te, scusami)

Iniziamo dalla fine: mia figlia Ludovica, motivo per il quale ad agosto inoltrato sono andato al cinema, vista la sua passione per la canzone che dà il titolo al film, il giorno dopo averlo visto si è messa a smanettare sul telefono per ascoltare le canzoni del gruppo inglese e ci siamo anche ascoltati A Night at the Opera in macchina.

Messa così, la questione potrebbe anche dirsi chiusa, a me faceva piacere che lei approfondisse la storia di "quelli di Bohemian Rhapsody", lei era uscita contenta dal cinema, tutto è bene ciò che finisce bene.

Ma visto che, come ha fatto sagacemente notare qualcuno, vedere un film del genere con me di fianco rischia di essere un'esperienza segnante per una adolescente, mentre a dispetto dei rischi non ho proferito parola, ecco che scrivo un paio di cose.

Primo, a me il film sostanzialmente è piaciuto, pur nella assoluta consapevolezza dei suoi difetti; c'è da dire che io non sono un fan sfegatato dei Queen, che conosco abbastanza bene e di cui apprezzo alcune cose rispetto ad altre, quindi capisco il malumore di diversi amici che invece ne sono fans duri e puri. 

Sono convinto che nonostante i limiti, sia un film da vedere, epico quanto basta per stuzzicare la curiosità dei neofiti, anche se fa incazzare i più esperti.

La parte più inspiegabile, a me, resta ovviamente lo spostamento temporale della scoperta della malattia di Freddie; questo permette al film di chiudersi sulle note di We are the Champions al Live Aid dando a questa canzone una valenza molto forte, se si pensa che "in teoria" la stava cantando un uomo consapevole di avere poco da vivere. 
Questo rende un bel servizio alla canzone, che magari verrà usata meno per finali di chissà che sport e di cui verrà finalmente capito il senso di rivalsa e affermazione di cui è pregna, ma resta comunque una forzatura; il tour dell'anno successivo, in seguito all'album A kind of magic dimostra che la situazione non stava ancora precipitando, il Freddie del Live at (aridaje) Wembley lo dimostra chiaramente, anche se purtroppo fu l'ultima tournée. 

Mi sono anche detto che alla fine Freddie per primo era un tipo che amava fare della sua vita uno show, quindi la cosa potrebbe essere anche meno grave del previsto.

Per il resto, i soliti difetti (o mie fisime) sui film musicali, ossia la brevità e la conseguente superficialità con cui si racconta la storia di un gruppo con il quale, volenti o nolenti, tutti gli appassionati di musica devono fare i conti.

Sono però consapevole che un film di 12 ore forse non sarebbe stato realizzabile; ok, però sembra che passino dal primo concerto "col paki nuovo cantante" a riempire i palazzetti nel giro di pochi giorni; ok, però sembra che il rapporto col manager "cattivo" ruoti attorno solo alla pubblicazione di Bohemian Rhapsody come singolo, mentre con diversi manager, primo fra tutti Norman Sheffield ci fu quasi una guerra. (A Sheffield i Queen dedicarono un brano più che esplicito.)



Il punto dolente a mio avviso resta l'attore che interpreta Freddie, soprattutto alla luce del fatto che abbia vinto l'Oscar come miglior attore protagonista. Mio Dio.

Freddie era, come dichiarò lui stesso e come (spostando il contesto da intervista uno a uno a conferenza stampa astiosa) si sente nel film "una puttana della musica" ed è sul palco che lo si deve vedere e sentire per apprezzarne la grandezza. In questo senso Malek mi è apparso inguardabile, a partire da quegli occhi sempre sgranati. Freddie saliva sul palco con una sfrontatezza unica ed un carisma altrettanto impareggiabile, nessuna di queste due caratteristiche così forti in lui mi sono arrivate da Malek.





Pur comprendendo l'estrema difficoltà nel rendere giustizia ad un performer come Mercury (non a caso uno degli ostacoli peggiori per la realizzazione del film fu trovare l'attore adatto) la sua interpretazione mi ha ricordato quei tristi programmi della RAI dove vips in decadenza imitano altri vips sperando di brillare ancora un po', anche se di luce riflessa e poi alla fine vince Marco Carta.

Non basta riempirsi la bocca di denti a mettersi dei baffi finti ed una canottiera bianca per entrare in questo personaggio. Molto ma molto meglio l'attore che fa Brian May e perfino John Deacon, non certo uno che amasse mettersi in mostra, ne esce meglio che Mercury a mio avviso.

La somiglianza fisica non deve diventare un'ossessione, altrimenti si trasforma appunto in caricatura. Joaquin Phoenix in I walk the line ricorda fisicamente Cash, ma non cerca di esserne il sosia e la partita se la gioca sul piano dell'intensità dell'interpretazione.




Speravo meglio anche per i dialoghi, molto molto lineari e semplicistici, con una buona dose di responsabilità da parte del doppiaggio, visto che, ad esempio, nella scena dove Freddie va a sentire suonare gli Smile, al bancone chiede "una birra media" invece dell'inglesissima PINT.

Banalotta la scena della riappacificazione, dove gli attori sembra quasi che stiano improvvisando, male.

Bisogna vedere questo film per conoscere i Queen, ma se volete capire meglio perchè Freddie sia stato un personaggio imprescindibile della musica del secolo scorso, guardatevi il Live Aid originale e ascoltatevi Live Killers.




mercoledì 14 agosto 2019

Genova 14 agosto 2018 - 10 metri




Il 14 agosto dell'anno scorso ero in ferie e data la giornata di brutto tempo, oziavo tra un caffè ed uno sguardo a Facebook. 

Poco prima delle 12 proprio alcuni miei contatti sul social network iniziarono a condividere la notizia che un ponte fosse crollato a Genova; non capii subito di quale ponte parlassero.

Il resto lo sapete e sono sicuro che ognuno di noi si ricordi benissimo cosa stesse facendo quando seppe del Ponte Morandi.

Mi aggrappai a questa foto, perché volevo trovare se non un senso a questa tragedia, almeno un motivo di speranza; quindi provai ad immedesimarmi nell'autista di questo camion e scrissi questa cosa, che per un anno ho condiviso ogni 14 del mese.

Oggi, ad un anno dal crollo, la metto qui per l'ultima volta. Il ponte non c'è più. Genova, la mia amata Genova sta cercando, anche questa volta di guardare avanti.

Io continuo a riflettere su come la vita di ognuno di noi possa cambiare, fermandoci solo 10 metri prima del previsto.


10 METRI

Non ricordo più il mio nome
Ma adesso non mi importa
Guidavo un camion verde
E avrei dovuto essere morto. 
L'asfalto davanti a me è farina
E le auto una cascata con la pioggia. 
Guidavo un camion verde
E non ricordo più il mio nome. 
Chi mi ha bloccato in doppia fila? 
Ricordo ogni parola ed ogni insulto
Per un minuto perso ad aspettarlo
Invece di guidare il mio camion verde. 
Non ricordo più il mio nome
Ma quel rumore non lo potrò scordare più
Il rumore dell'abisso e dell'inferno
Di addii e abbracci mai pronunciati
Dentro un baratro che aspettava anche me.
Il mio camion è appeso come un segnaposto
A ricordarmi la differenza tra asfalto e vita.
Da dove ti sembra di toccare il cielo
L'inferno oggi sembra un posto più concreto
E la sua strada lastricata di manutenzioni. 
Non mi importa più del nome e del camion 
Oggi avrei dovuto essere morto
Invece ho imparato che la vita è una scatola 
Piena di attimi che sembrano inutili 
Ma che possono spostare il tuo destino 
Anche solo 10 metri più indietro

giovedì 8 agosto 2019

L'immunità dei Cherubini



Ieri pomeriggio ho visto un servizio sui lavori a Linate; il giornalista era nel cantiere e faceva vedere, insieme ad un addetto, le varie zone dove si sta lavorando, la montagna di detriti che verrà rigenerata per le pavimentazioni, le piste in via di completo rifacimento, il terminal sventrato.

Poi, a chiosa del servizio, ha aggiunto "e qui il 21 settembre atterrerà il Jova Beach Party per la sua data conclusiva!"

Il 21 settembre, mentre l'aeroporto aprirà il 27 ottobre e si presume quindi che il 21 settembre i lavori siano ancora in corso.

Ora io vorrei che qualcuno mi spiegasse perché quel cialtrone di Jovanotti sia diventato così intoccabile da permettergli una idiozia del genere, un concerto con diverse migliaia di persone, dentro un cantiere aperto.



Concerto che chiuderà, ringraziando la Madonna, la demenziale esperienza del Jova Beach Party, diverse date (meno del previsto dati i parecchi problemi) fatte in riva al mare.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché da 30 anni circa, ogni cosa che fa Jovanotti sia accolta dagli ohhhh di ammirazione della stampa prezzolata e del pubblico.

30 anni iniziati da GIMME FIVE ALLRIGHT e durante i quali il nostro eroe si è trasformato in ecologista, pacifista, barricadero,  cantautore romantico, salvatore di foreste, sempre sempre al momento giusto, con tempismo davvero troppo sospetto da non sembrare paraculo.

Davvero nessun bambino di fronte all'imperatore nudo ha il coraggio di dirgli che le sue idee spesso sono sbagliate, ridicole, PERICOLOSE?

Nessuno che gli abbia spiegato che il mare in Italia non è tutto come in Romagna, dove hai km quadrate di spiagge e soprattutto dove devi fare dei km in acqua prima di bagnarti il culo? Che forse su 20\30 mila persone lo scemo che si inciucca e si butta a mare rischiando di farsi male lo si trova? E che ad esempio qui in Liguria uno di quasi 2 metri come me dopo 3 metri non tocca più?

Dai belin, con il mare non si scherza, con i lavori in corso non si scherza, perché lui può permettersi di avere ste idee balzane senza che nessuno abbia il coraggio di spararlo affanculo?

Senza pensare ai posti dove gli hanno GIUSTAMENTE chiuso la porta in faccia perché no, venire a fare le tue canzonacce qui sarebbe doppiamente dannoso per l'ambiente?

Quando abbiamo dato a Jova questa totale immunità?

E questo è un discorso a prescindere dal fatto che io trovi le sue canzoni orrende, che si, in effetti la musica in Italia lo ha imitato e spesso in peggio; il punto è perché lui, che io che sono un intollerante di merda reputo uno dei simboli della decadenza culturale italiana, sia oggi visto come un fabiofazio musicale, uno che qualunque cosa faccia o tocchi debba per forza essere oro anche fosse palesemente merda?

A CHI JOVA BEACH PARTY?

Blog di informazione su sto tour disastroso, che potete trovare qui: