venerdì 12 dicembre 2008

poor man wanna be rich

La piazza li reclama già da un po’… c’è aria di festa, si, ma c’è anche
tensione … il sagrato della Chiesa accoglie gli ultimi ritardatari,
mentre la schiera degli accaniti fa pulsare il porfido di vita propria…
La tensione sale, la Piazza, che già da sola trasmette emozioni e good
vibrations, quasi respira all’unisono insieme alla legione dei fans…
La musica di sottofondo inizia quasi ad infastidire gli impazienti, è un
modo per ingannare l’attesa si, ma non è la LORO musica, quella per cui
in tanti si sono dati appuntamento qui, pronti a ricevere i loro cuori e
a riempirli dell’amore che solo una passione lunga trent’anni può
Pubblica post
dare…
Il breve ritardo è tipico della serata speciale, lo devono sapere anche
loro che quello di stasera non è un semplice concerto, ma una
celebrazione, una messa pagana in cui si alzeranno gli osanna e gli
allelujah quasi a formare un unico enorme BENTORNATI!!!!!
A poco a poco i musicisti salgono sul palco, ma la folla non ha occhi
che per il sipario, da dietro il quale stanno per uscire loro… e dopo un
breve intermezzo musicale e la presentazione… ECCOLI!!!!
FRANCO… ANGELA… ANGELO… gli eroi della mia infanzia, i buddhas della mia
adolescenza… il rifugio sicuro della mia maturità e di certo l’ancora di
salvezza della mia vecchiaia… I RICCHI E POVERI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Si sistemano sul palco in un tripudio di micciette e subito la folla li
abbraccia come un sol uomo, li invade di amore, li ricopre di
gratitudine per tutto ciò che hanno rappresentato, rappresentano e
rappresenteranno…
Il pit è una bolgia ragazzi, raramente avevo visto tale energia
sprigionarsi da persone fino a poco tempo prima apparentemente
tranquille… nonna Bernarda saltella sulla sua protesi in legno d’acero
manco fossero i metallica, zio Aldisio agita la sua stampella su cui ha
innalzato la bandiera ricordo del World Tour 1973 (e lui c’era a
Wembley, quando la Regina Madre duettò con loro in
Mammamma-mammammariama, lui c’era CAZZO), il povero Pippo sventola il
suo catetere su cui ha fatto imprimere la foto della brunetta, la
schiera delle nuove generazioni di fans si muove compatta avvolta nei
pampers…
Le canzoni… che importanza può avere una scaletta di fronte a tanto
entusiasmo? Certo, le loro voci, ora alternate ora fuse insieme come il
bronzo è unito al manico della spada, creano un continuo vortice di
gioia, amore, commozione… ma la loro presenza è sufficiente a questi
cannibali di emozioni e ricordi che quasi il battito dei loro cuori
sovrasta l’avveniristico palco ed il fantasmagorico impianto audio…
Il concerto è iniziato con BUONA GIORNATA e poteva esserci inizio
migliore? Una giornata indimenticabile per chi, già dal mattino era
andato in avanscoperta, per guadagnarsi l’ambito braccialetto rosso, che
significava un posto in paradiso, un biglietto sola andata per la terra
promessa, significava PIT!!!!!!
Poi via via sono sfilati, come perle di una preziosa collana, tutti e
dico tutti i loro sempreverdi successi… SE MI INNAMORO, MI INNAMORO DI
TE, SARÀ PERCHÉ TI AMO (e qui la piazza diventa una vera plaza de toros,
ma dove siamo? A Pietra Ligure? O a Woodstock? O a Monterey? O all’Isola
di Wight che è per noi l’isola di chi ha negli occhi il blu della
gioventù di chi canta yippi yippipippipì?)
Momento topico del concerto è stata VOULEZ VOUS DANCER? Dove la schiera
delle nuove generazioni di fans ha avuto il giusto spazio, mandando
alcuni rappresentanti sul palco a ballare con una frizzantissima
Angela!!!!! Non succede spesso di sentire una così forte comunione di
intenti tra artisti e fans, stasera non ci sono star, non ci sono
primedonne né vips… stasera c’è soltanto AMORE!!!!!!!!!!!
Angela decide di strapparci il cuore, declamando una poesia che scrisse
da bambina dedicandola all’inverno… ci saranno 35 gradi, ma lei riesce a
trasportarci su una baita di montagna, accoccolati con lei davanti ad un
camino scoppiettante, mentre fuori il Re Inverno ci regala bellissimi
fiocchi di neve… sono pochi gli occhi asciutti dopo questi versi…
Il concerto continua senza cali di tensione, il pubblico è attento e
partecipe e durante i 20 minuti di reprise del ritornello di HASTA LA
VISTA SENOR le avvincenti sfide a chi canta di più tra:

- uomini e donne
- tre lati della piazza
- maggiori e minori di 50 anni
- scapoli ed ammogliati
- destra e sinistra
- liguri e turisti
- mamme e nonne
- papà e zii
- dolce e gabbana
- soddisfatti e rimborsati

trasformano pietra ligure in un enorme karaoke.
I tre eroi sono visibilmente toccati da tanto amore, Angela saluta e
manda baci, Angelo apre il cuore ai ricordi più cari, Franco, vero
showman, ci intrattiene con la sua naturale grinta e la sua proverbiale
simpatia. Al colmo dell’ilarità, si scusa con i fans posti di lato a
lui, perché “sono costretti a vederlo solo di profilo”… che ghignate
ragazzi!!!!
Desiderata, attesa, sognata, arriva puntuale anche “CHE SARÀ” e il fiume
di lacrime che sgorga mentre i Nostri salutano il “paese mio che stai
sulla collina disteso come un vecchio addormentato” sigilla nei cuori
dei presenti una serata che per molti farà da spartiacque… c’è
differenza tra “prima” e “dopo” un concerto dei Ricchi e Poveri!!!!!
Dopo il pogo assoluto di MAMMA MARIA e una nuova splendida esecuzione di
SARÀ PERCHÉ TI AMO la serata volge al termine, lasciando spazio alla
soddisfazione mentre già partono i primi sms diretti a chi, sciocco, non
c’era…
Ringrazio molto il numeroso e scatenato fans club ligure “Quei che g’han
palanche e quei che nu g’han un belìn de ninte” (traduzione: Ricchi e
Poveri) che mi ha permesso di avvicinarmi al palco per scattare numerose
foto. In particolare ringrazio il presidente Serafino, che mi ha donato
le pile del bypass quando ha visto che la mia macchina fotografica era
scarica (ne approfitto per tranquillizzare la famiglia: sta bene, il
cuore nuovo trapiantato ieri notte sta andando alla grande e come da lui
espressamente richiesto, il calco a grandezza naturale del naso di
Franco è sul comodino, a mò di altare, mentre il parrucchino di Angelo
gli fa da materasso durante il coma vigile).
A breve saranno disponibili le foto della serata.
Esiste ovviamente un bootleg audio della serata, che, dato l’infinito
valore, metterò in vendita, al prezzo modico di 15 euro; il dvd ne
costerà 35.

mercoledì 5 novembre 2008

may your dreams be realized

Io Ho Davanti a Me Un Sogno

Discorso Pronunciato da Martin Luther King Washington, 28 Agosto 1963.


Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".

martedì 28 ottobre 2008

local rocking band

il mio amico lorenzo semprini canta in una band, che si chiama miami and the groovers:
http://www.miami-groovers.com/index.php
un paio di anni fa, quando uscì il loro primo bellissimo album, un pò per gioco, un pò perchè il giornalista musicale è nella top five dei miei lavori preferiti, ho contattato il sito www.rootshighway.it e gli ho detto che potevo mandare un intervista col buon lorenzo.
da qualche giorno lorenzo con un manipolo di valorosi è in america per suonare alcuni show, tra cui il concerto benefico "light of day", quindi ecco il mio in bocca al lupo:

Verso la fine del loro disco compare la “summa” di tante domande: “siamo semplicemente una rock band del posto, che ringrazia la E Street Band”. In fondo è tutto qui; in fondo il rock è una cosa assolutamente semplice. “se vuoi diventare una star del rock, comprati una chitarra elettrica, trova il tempo ed impara a suonarla”.
Miami & the Groovers hanno trovato il tempo, la voglia e le idee giuste per ritagliarsi un piccolo (ma non privo di soddisfazioni) spazio all’interno del “meraviglioso mondo della musica”; hanno iniziato emulando le gesta dei loro “eroi”, si sono fatti le ossa, hanno deciso di scrivere le loro cose oltre che cantare quelle di altri.
È uscito da circa un anno “Dirty Roads”, il loro album di debutto, che stanno promuovendo nel difficile circuito dei locali italiani che fanno suonare rock. (difficile perché molto ma molto ristretto).
La loro attuale formazione è composta da Lorenzo Miami Semprini (chitarra e voce), Beppe city rocker Ardito (chitarre) Marco boom boom Ferri (batteria) Claudio clay Giani (sax) e Guido capitan Cogliano (basso).
Chiacchierare con Lorenzo anche se via mail, è sempre un piacere, perché il rapporto amichevole che ci lega da circa 4 anni fa si che chi come me gioca a fare il giornalista rock si senta subito a suo agio.
È un po’ che non vedo Lorenzo, penso sia dal tour acustico di Bruce l’estate scorsa, ma (come si capisce dalla quinta domanda) fare parte entrambi di certi “gruppi virtuali” su internet crea incredibilmente dei forti legami.
Ecco cosa è nato dal nostro scambio di mail.

1. raccontami un po’ la vostra storia, da dove siete partiti e cosa avevate in mente di fare la prima volta che avete suonato insieme, soprattutto dimmi: Rimini è la patria delle vacanze, del divertimento modaiolo, delle griffe e delle spiagge vip, vi sentite a vostro agio in un ambiente così, ammesso che sia così “frivolo” come sembra?

Tutto parte dalla passione per la musica, rock in particolare. La voglia e l'idea di suonare c'è sempre stata anche se la prima volta che ho preso in mano una chitarra l'ho fatto abbastanza tardi, verso i 18 anni e la prima volta che sono salito su un palco è stato a 25. Ho iniziato a suonare con qualche band e sul palco mi sono sentito subito a casa. Così nel 1999 io e Roberto Vezzelli (ex chitarrista di M&TG) abbiamo dato vita ad un duo unplugged. Il 15 settembre 2000 è stata la nostra prima data full band, con una line-up totalmente diversa da quella di oggi. Nel corso degli anni tutti è cresciuto, giorno dopo giorno, concerto dopo concerto. Diciamo che ci siamo formati essenzialmente dal vivo suonando tantissimo. Penso sia una ottima scuola per crescere e capire.
Inoltre, finalmente dopo ben 5 anni e mezzo abbiamo raggiunto una line-up davvero perfetto per questo tipo di musica. Nel mezzo mettici anche tante esperienze “illuminanti” con cantautori e rockers come Joe D'Urso, Elliott Murphy, Graziano Romani, Jason Reed, Dirk Hamilton, Gang e tanti altri.
Rimini...è un bel posto sicuramente, aperto, senti parlare tante lingue, a volte è un grande paese, a volte una piccola metropoli, vedi tanti ragazzi che hanno voglia di divertirsi, nel suo piccolo è un po' come Las Vegas con pregi e difetti. Anche se la Rimini che preferisco è d'inverno, più tranquilla e meno frenetica.
Sicuramente per la musica rock non è proprio il posto ideale, anche se c'è una buona nicchia che ama la musica live.


2.quando hai scritto la prima canzone? Cosa hai provato mentre la scrivevi?

Be' è stata Hard Times che poi è finita sul nostro primo disco (Dirty Roads). Avevo voglia di mettermi in gioco, penso sia normale dopo anni passati a suonare canzoni di altri. Sicuramente il buon risultato di quel primo tentativo mi ha dato la scossa per andare avanti e di scriverne altre. Le sensazioni di ciò che provi quando scrivi sono difficili da descrivere: a volte ci può essere felicità, a volte malinconia, rabbia o la pure e semplice voglia di raccontare una storia che magari hai vissuto in prima persona o che hai visto formarsi attorno a te.

3.avete ovviamente verso la musica un approccio “da fans”, siete grandi consumatori di rock prima che “produttori”, pensi che questo vi sia utile mentre siete sul palco e in che modo?

Sicuramente al 100%. Sono e saremo sempre grandi fans della musica. E' fondamentale ciò che ascolti nella tua crescita musicale ed umana. Sicuramente in Dirty Roads si possono sentire le tante influenze sonore di questi anni. Alla fine nel booklet ho voluto mettere anche i nomi delle nostre “guidances”, musicali e non solo: Springsteen, Creedence, Stones, Elvis, Clash e molti altri, anche autori “minori” ma che per me hanno avuto una importanza davvero fondamentale.

4.c’è stata una volta in cui hai pensato “basta, mollo tutto, non ne vale la pena”?

Ci sono stati momenti difficili, come durante la lunga lavorazione sul disco, accompagnata da vari momenti di tensione tra i vari membri della band di allora. Non è sempre facile, soprattutto quando lo fai per pura passione e divertimento e non c'è il lato economico che a volte ti può aiutare a inghiottire un boccone amaro. Sicuramente ho avuto momenti duri da gestire, ma non appena facevo ritornare tutto alla musica allora passava anche il momento negativo. Se guardo indietro penso a come la musica e questa band mi abbia aiutato a realizzare sogni incredibili che fino a qualche anno ritenevo inavvicinabili, come ad esempio l'esperienza americana nel New Jersey al Light of Day Benefit.

5. è vero che la sera che è nata mia figlia le hai dedicato una canzone appena ti hanno avvisato? Se si, quale?


Tutto vero, se non sbaglio eravamo a Bergamo. Mi pare che la scelta della canzone ricadde su “Lost” anche perchè era la prima suonata dopo aver letto un sms che mi avvisava di questo lieto evento.

6. ho visto che appena si è parlato di una tua partecipazione a sanremo ti sei irrigidito, cosa ne pensi di quel baraccone? Hai mai provato a scrivere in italiano?


Chiariamo una cosa: quella di Sanremo è stata una cosa simpatica tra amici, penso ci sia lo 0,1% di possibilità di una mia partecipazione a quel baraccone.
Sanremo qualitativamente è quasi zero, ma è anche il canale che ancora ti permettere di avere una certa visibilità in poco tempo. Poi ci sono dei momenti di luce come quest'anno con Riky Maffoni, che oltre ad essere un amico è anche, secondo me, uno dei migliori talenti della musica italiana degli ultimi anni.
Non ho ancora provato a scrivere in italiano, un giorno ci proverò, anche perchè un po' mi intriga abbattere la barriera linguistica che in Italia abbiamo quando si parla di canzoni in inglese.
Ultimamente due amici musicisti stanno producendo del rock italiano interessante: Daniele Rizzetto e Daniele Tenca. Mentre tra quelli più famosi amo molto Vinicio Capossela, Brando, le prime cose di Ligabue, l'album “Storie dalla via Emilia” di Graziano Romani e qualcosa di Marco Conidi.

7. perché la scena italiana è così latente sul “rock classico” ? perché si deve scrivere sempre in inglese?
Non trovi che avere una scena cantautorale importante (soprattutto negli anni scorsi, coi nomi classici tipo de andrè, fossati, de gregori, il vostro corregionale guccini) abbia frenato il formarsi di una cultura rock in italia?


Non credo sia un fatto legato al mondo cantautoriale.
La prima cosa è il fatto che scrivere rock in italiano è grammaticalmente difficile. In inglese le parole si incastrano molto bene. Poi non c'è una cultura di produttori di musica rock, fino agli anni '80 è stato così. Poi nei '90 con Ligabue, Litfiba, Negrita, Afterhours qualcosa è cambiato. E poi ci manca un background culturale/musicale rock. Il rock viene dall'America ed in parte dall'Inghilterra, non ci piove.
La cosa che mi dà più fastidio è il fatto che in Italia non ci siano spazi istituzionali per il rock, parlo di radio, eventi, programmi TV, scuole, locali che diano la possibilità ai giovani di proporre musica originale, soprattutto rock.

8. siete partiti come cover band e da quella etichetta vi siete affrancati, è stato difficile?

In parte sì perchè di brave cover band ce ne sono tante in giro. Fin da subito io ho puntato ad una certa personalizzazione ed originalità anche nelle cover, evitando scimmiottamenti o imitazioni e credo che questo abbia pagato alla lunga.
In parte invece, è stata una partenza più facilitata.
Se vai in un locale con un po' di cover è più facile attirare l'attenzione del pubblico. Anche se abbiamo iniziato subito a lavorare su brani inediti che sono stati apprezzati dal pubblico che ci ha sempre seguito fin dagli inizi.


9. i 5 dischi da portarsi sull’isola deserta?

Una volta non erano 10 i dischi da isola deserta?....così è ancora più difficile....
ok ci provo: The River di Bruce Springsteen, Blood on the tracks di Bob Dylan, Scarecrow di John Mellencamp e poi 2 dischi non proprio famosi: 620 W. Surf di Michael McDermott e Will T. Massey dell'omonimo folksinger texano.
Anche se devo dirti che lasciare fuori album come Astral weeks (Van Morrison), Dust bowl ballads (Woody Guthrie) London calling (Clash) o qualunque live di Elvis è davvero difficile.

11.l’episodio più buffo e quello che ti ha dato + soddisfazione da quando fai parte del gruppo?

Be' ce ne sono tanti davvero, posso dirti di quando allo Stone Pony (backstage) stavo entrando al bagno ma era occupato. Chi ti esce? Mr Bruce Springsteen! E nel medesimo secondo arriva Willie Nile di corsa e mi “frega” il posto.....ricordo anche che dopo un mitico concerto a Reggello (FI) nel 2003 di notte ad un imprecisato autogrill tra la Toscana e l'Emilia io mi svegliai in macchina (guidava un altro x fortuna) e vagai per un po' nell'autogrill quando sentii una specie di urlo dal buio che diceva: “Miami ieri siete stati davvero grandi!”.

12. è vero che a suonare rock si becca della figa? Vale anche per i giornalisti? Nel disco c’è almeno una canzone che parla di un amore finito, non è un casino comporre ballate dolenti alla jackson browne ed essere fidanzato? Non si incazza la fidanzata?

Nego tutto. Diciamo che stare su un palco ti mette al centro dell'attenzione ma non immaginatevi cose tipo backstage pieno di “groupies”.
Anche per i giornalisti è la stessa cosa credo.
Sulle ballate dolenti: mi piace scriverle, penso non sia un problema anche perchè come ti ho detto non tutto ciò che uno scrive è autobiografico...

13. metti caso che domani spunti fuori un landau qualunque e vi dia una chance per sfondare sul serio. A cosa sareste disposti a rinunciare o a che compromessi sareste disposti a scendere per sfruttarla?

Be' non rinuncerei mai ai miei affetti sicuramente.
Inoltre non mi venderei al mercato per vendere, fare solo una cosa di cui a livello artistico ne sarei convinto al 100%.
Come dice un mio amico “nel rock devi rischiare!”, anche se ti devo confessare che “sfondare sul serio” è l'ultimo dei miei pensieri.
Il primo dei miei pensieri quando salgo su un palco è quello di mettermi nei panni di chi è venuto al concerto, che magari si è fatto dei chilometri, ha pagato dei soldi e cerca 2 o 3 ore di emozioni, sogni e divertimento. Quello è il punto di partenza per tutto.

lunedì 20 ottobre 2008

tanti auguri a TRE

Tardo pomeriggio, venerdì.
Sono appena tornato a casa da una visita alla casa nuova, è pronta, insomma quasi pronta dai.
Mia moglie dopodomani entra in ospedale, lunedì le faranno il cesareo, “maiuscolo” si è girato ed è podalico, non c’è verso.
Stasera c’è csi, lo andiamo a vedere da amici che hanno preparato una grigliata, tanto per prepararci alla domenica noiosissima in ospedale a Genova.
Ci siamo quasi, ma evitiamo di parlarne, non si fa. Fisicamente simona è stata bene per 9 mesi, moralmente ci han fatto cagare addosso almeno 3 volte, tra la cosa che non andava bene ma “potrebbe non essere niente” e il liquido scarso e la crescita interrotta e la minchiapanata abbiamo passato un’estate di merda, finchè il suo ginecologo ci ha sbattuti al gaslini per non farsi più cagare il cazzo e ci siamo sentiti dire, finalmente, “ma cosa siete venuti a fare fin qui?”. Così al gaslini ci siamo rimasti e vaffanculo se abbiamo un ospedale a 4 km, io lo raderei al suolo e ci farei un parcheggio.
Preparo la torta da portare alla cena, sto per metterla in forno e mia moglie mi chiama dal bagno:
AMOOOOR Ommerda, questo è il tono da “vieni subito qui e guarda che cazzo hai combinato!!!”, ma io che cazzo avrò combinato stavolta? Niente, il problema è che le sembra di avere una piccola perdita.
Ah.

Andiamo? Non andiamo? Andiamo, all’ospedale vicino, tanto controlliamo che sia tutto ok e andiamo a cena. All’ospedale il monitoraggio è ok, l’ostetrica dice che può succedere, la scadenza naturale sarebbe tra 5 giorni, state tranquilli, arriva il medico la visita e vi mandiamo a casa.
Arriva il medico, la visita, l’ostetrica dice: stia fuori, 10 minuti ed andate via.

Ok.
Passano 7 secondi Può entrare per favore? Occazzo. Entro e vedo simona in classica posa da visita ginecologica, col dottore sotto di lei. Sporco di sangue fino ai gomiti. Occazzo. Si è rotto il sacco.
E questo è grave, si per me è grave, perché puttanazzatroia io che guardo TAAAAAAAAAAAAANTI telefilm ospedalieri ho sempre sentito dire che normalmente si rompono le acque.
Se si rompe il sacco è scoppiata una merda. Grossa. Mia moglie invece sa che le cose sono sinonimi, ma me lo dirà solo 45 minuti dopo, 45 minuti ovviamente d’inferno.
Vabbè, ci siamo, o ci fermiamo nel futuro parcheggio o andiamo a genova.
La seconda che hai detto.
55 minuti, calmi, senza agitarsi e probabilmente respirando pochissimo.
Siamo a Genova, in men che non si dica simona è pronta ad entrare in sala operatoria. “funziona così: prima ci curiamo di suo figlio, poi di sua moglie, poi veniamo a dirle come è andata!.”
Ah, ok, immaginavo di perdere posti nella gerarchia familiare, ma non così presto.

Solo, in un corridoio buio a leggere tuttosport. Eccomi qui, nel silenzio totale e senza aver ancora realizzato che cazzo sta succedendo.

22.15 portano via simona.

23.30 una gentilissima infermiera esce e mi dice che si, sono papà, che si stanno bene, che si è una bambina, come tutti ormai erano sicuri che fosse.
“stia lì, un’oretta e la faccio entrare” Ah, ok.
Ciao Ludovica, benvenuta, tuo papà è qui fuori, al buio, a leggere tuttosport.


Ora divento un filo melenso, occhio.
Quando entro sinceramente non guardo chi c’è e dove sono, vedo solo simona su un letto che trema dal freddo ed un pacchettino di lenzuola di fianco, con gli occhi a mandorla, che piange. Le prendo il ditino e lei sembra quasi che lo stringa.
E lì capisco che mi ha già convinto a comprarle il motorino, lasciarle la macchina, andarla a prendere alle feste e forse a mettere in cantina qualche cd mio nel caso le servisse spazio.


Ciao! Le dico e lei piange.
Vabbè oh, poteva andarmi peggio, in sala operatoria appena nata ha cagato sul carrello dei ferri.

Poi ho un po’ di nebbia, tra le telefonate e i giri per capire dove le avrebbero sistemate, ma sono papà, simona è mamma, è nata Ludovica. È il 21 ottobre 2005.

Torno a casa alle 4, alle 6 sono di nuovo in piedi, pronti via sono in macchina.
Attacco lo stereo e parte sta canzone, nel lettore cd da un paio di settimane, ma senza che l’avessi messa apposta.

Il vuoto e poi
ti svegli e c'è un mondo intero intorno a te.
Ti hanno iscritto
a un gioco grande se non comprendi e se fai domande
Chi ti risponde
ti dice è presto quando sarai grande allora saprai tutto

Ok, adesso realizzo tutto. Cosa è successo, cosa sta per succedere da oggi in poi.
Mi sento come in equilibrio su un filo, sospeso nel vuoto, ho un po’ paura, ammettilo Cala; responsabilità, preoccupazioni, ore di sonno in meno.

Ma è nata Luvi (abbreviativo di Ludovica in onore di Luvi De Andrè, figlia di), mia moglie è rimasta incinta 2 mesi dopo che mio papà è morto, il Signore toglie il Signore dà; così abbiamo deciso di chiamarla come lui.


Realizzo in 10 secondi tutto questo e piango come una fontana, da casello a casello, tranne l’inevitabile pausa autogrill dove le compro un pupazzetto, così perché tanto so che spenderò milioni in cazzate per sta bambina, meglio iniziare subito no?


Buon compleanno amore.

giovedì 25 settembre 2008

IL COFANETTO (parte terza)




Che poi io born to run l’ho scoperto piano piano, perché sono rimasto talmente abbagliato dall’inizio, che ho fatto un po’ fatica a staccarmi da lì ed andare oltre. E che oltre.

La bellezza dell’operazione trentennale sta (anche) nel palesare tutte quelle cose che stanno dietro al disco, che in nato per correre di marsh già erano chiare, ma che raccontate da bruce hanno ovviamente un altro fascino.

Mi riferisco ovviamente al documentario.

Perché il concerto io mica l’ho ancora visto.

(piccolo intermezzo)

casa mia, primavera di uno qualunque dei prossimi anni, più o meno 3

“mamma, anche oggi brodo di dado senza pastina?”

“mangia e fattelo bastare, non abbiamo altro”

“mamma dov’è papà?”

“a gelserkinken a vedere quello là”

“ancora??? Ma quando torna papà?? Voglio papà!!! Uèèè uèèè” (e qui l’innocente creatura, domandandosi in cuor suo dove cazzo sia gelserkinken, prorompe nella sua prima, enorme bestemmia).

(fine intermezzo)

sarebbe interessante sapere se tra di voi c’è qualcuno che 30 anni fa conosceva bruce e ha comprato il disco appena uscito; chissà cosa avremmo pensato a trovarci tra le mani un disco del genere dopo, tra l’altro, due dischi poco o nulla cacati da nessuno e dopo tutto il casino e l’attesa che si era creata…

“the hungry and the haunted explode into rock’n’roll band!!!”

dice bene il nostro amico, esplosione è un termine che ben rappresenta l’impatto che questo disco ha avuto su di me. Esplosione di energia che spazza via ogni cosa. In ogni sfaccettatura. La tensione alla Vita (non riesco a definirlo meglio) di thunder road, la tensione erotica di she’s the one, la rabbia del tradimento e della sconfitta in backstreets, l’affrontare il compromesso di meeting.

L’esplosione finale, in jungleland.

(piccolo intermezzo)

un venerdì dell’aprile 2005, tardo pomeriggio.

Escono i prezzi dei biglietti per le 3 date di bruce.

Sticazzi.

Rapido giro di sms, un paio di telefonate, poi accade l’irreparabile.

“basta! Stavolta mi sono rotto i coglioni!!!”

“se va bene vado a milano, sennò che se ne vada affanculo”

“ci sono cose più importanti nella vita”

insomma, una crisi di responsabilità e maturità. Mia moglie aspetta il mio primo figlio, stiamo mettendo a posto casa, ormai ho 32 anni, si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni, una volta qui era tutta campagna. Cosa mi dici di bello? Di bello niente.

Luogo comune più, luogo comune meno, prendo la decisione sofferta: valutata la situazione, al massimo andrò ad un concerto, meglio se quello di bologna, che è di sabato, così viene anche mia moglie e ci fermiamo due giorni in emilia. Il giorno dopo cammino a petto in fuori, come ricoperto da un’aura di serietà e maturità. Finalmente mi sento un uomo. Che sa quando assumersi le proprie responsabilità, che si prende sulle spalle il gravoso peso di un famiglia in via di allargamento. Che uomo, il Cala.

Devo dirlo o lo avete capito da soli?

Siamo andati a bologna che è di sabato, così viene anche mia moglie e ci fermiamo due giorni in emilia.

Poi il lunedì sono partito e sono andato a roma.

E a milano.

(fine intermezzo)

Tutto questo per dire che si, lo ammetto, non sono molto coerente.

Si, lo ammetto, non è difficilissimo che cambi idea.

Si, lo ammetto, in passato avevo espresso pareri molto negativi sulle ristampe, deluxe edition, legacy edition, remastered edition. Sono un modo di rubare soldi ai fans. Sono minestre riscaldate. Addirittura avevo ipotizzato una soluzione tipo: “vuoi che compro la nuova edizione del cd uscito nel 94 che io ho originale? Bene, ti porto il cd vecchio, ti pago la differenza e tu mi dai l’edition che vuoi” (che a me ricucci in quanto a finanza creativa mi fa un pippone mi fa). Anche i greatest hits mi facevano cacare.

Poi non mi ricordo quale, ma ho comprato una deluxe edition, non di bruce. E devo dire che ho si cambiato idea, ovvio, ma riesco anche a sostenere con una certa baldanza le motivazioni di tale decisione.

Perché la sony legacy o la deluxe della universal fanno spesso dei prodotti davvero validi, anche nella confezione (o packaging) che ti fa piacere prendere e guardare. E visto che ormai le copertine dei cd sembrano solo dei freddi involucri di plastica, con poche note e zero fantasia, beh certe cose fa piacere trovarle ancora, anche se, ovviamente, hanno il loro prezzo.

E di tutte le edizioni speciali, born to run è quella che preferisco.

Prima di tutto per l’arroganza delle misure.

Non ci sta da nessuna parte.

Né nello scaffale dei cd, né in quello dei dvd.

Reclama la vetrina principale, vuole stare in prima fila, vuole la poltronissima (mica una tribuna gold come al forum di assago).

E quindi io l’ho messa nella vetrina principale. In modo che si veda subito.

Avete letto alta fedeltà no? Avete presente quando rob e laura vanno da amici di lei e lui scopre che gli piacciono nonostante abbia guardato nel loro scaffale di cd e ci abbia trovato cose inaudite?

Beh io sono peggio di rob. Io ovunque veda un porta cd, ci guardo dentro. Ma proprio OVUNQUE. Tipo all’IKEA. Io ho guardato i cd (ovviamente finti di cartone) dentro ai porta cd dell’Ikea. O nelle pizzerie. Oltre che ovviamente a casa altrui.

Ma a me non è mai piaciuto nessuno dopo aver visto “cose inaudite” nel suo scaffale di cd.

Bisogna fare attenzione all’impatto su chi viene a casa tua. Bisogna fare attenzione a cosa salta all’occhio di chi viene a casa tua.

Chi viene a casa mia pensa: “è proprio vero che hanno una figlia”

Poi vede il cofanetto.

Pannolini, orsacchiotti, carrozzina e Born to Run.

Mica pizza e fichi.

(ultimo intermezzo)

bologna, 4 giugno 2005, concerto di bruce iniziato da poco.

“questa cansone è per tutte le mamme e tutti i papa, in bocca al lupo con i vostri figli”

per un solo, lunghissimo, interminabile secondo, penso DAVVERO, penso RAZIONALMENTE, che bruce stia per dedicarmi una canzone. A me e a mia moglie seduta di fianco a me in 90° fila, con l’erede in panza. Dura solo un secondo, ma è bellissimo.

Long time comin’.

(finalone romantico, ammessa la lacrimuccia)

primo, massimo secondo giorno dal ritorno di mia moglie e mia figlia dall’ospedale. Mattina, poppata. Mamma che tiene in braccio la figlia e la allatta con amore. Splendido sole, autunno quasi primaverile.

Dalla casa vecchia ci siamo trasferiti direttamente il giorno delle dimissioni dell’ospedale, quindi lo stereo è ancora spento, da chissà quanti giorni.

Accendo lo stereo.

Schiaccio play.

Mi siedo di fronte al divano.

“The screen door slams, Mary’s dress waves…”

piango, felice.

Qualunque cosa intendesse bruce con l’andarsene dalla città dei perdenti per vincere, beh in quel momento l’ho sentita vicina a realizzarsi.

Ho finito.

mercoledì 24 settembre 2008

IL COFANETTO (parte seconda)




È uscito è uscito… la bambina sta bene, mangiadormecacamangiadormecaca… stanchino si, ma niente di che… insomma il tempo ci sarebbe.
Tralasciando il negozio dell’immonda troia, sotto casa mia c’è un buchino che, non senza un pizzico di megalomania, si chiama “il Disco”.
Secondo me si chiama così perché la superficie abitabile è grande come un 33 giri.
Vabbè, però è sotto casa, cosa mi costa farci un salto?
“guarda dovevano portarmelo oggi, ma il corriere non me lo ha portato”.
Mmmhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
“Aspetta che telefono e chiedo”
eh bè, volenteroso…
“lo voglio prendere di certo, lo voglio per me”
“lasciami un numero che ti chiamo quando arriva”
gentilezze del genere insomma… fatto sta che, in puro stile “fidanzatoappenastatolasciato” mi innamoro “musicalmente” del negozietto, fosse solo per dimenticare la delusione dell’I.T..
Piccolo è piccolo, sfornito è sfornito (belìn oh, ma quanti negozi esistono ancora che vendono le MUSICASSETTE?), ma del resto in un posto come quello dove vivo ora, dove vendono vestiti a 500 euri, felpe di quelle ggggiovani con scritte tipo “dolci anni”, “baci e abbracci”, “tribuna VIP” “gente che conta”, “massa di stronzi”, “Milano da bere” (ok qualcuna è inventata) non si può pretendere di trovare chissà che negozi di musica…
Purtroppo però il corriere deve probabilmente passare ancora oggi (qualunque sia il momento in cui leggerete ste righe… tranquilli, il corriere deve ancora passare), ma ormai ho questa cotta adolescenziale per “il disco” e quindi al ragazzo dobbiamo dare fiducia.
Anche perché pochi giorni dopo capito in un mega-iper-super centro commerciale del mio capoluogo di regione e lì, deciso a tradire il mio nuovo amore, mi sento dire “finito, lo abbiamo ordinato”.
Anche perché un amico che vive lontano mi dice che dalle sue parti se ne sono trovate massimo una copia per negozio.
Ora, le cose sono due.
O non è di facilissima reperibilità.
O è in atto il primo festival di “Tiraggio di belino al Cala”.
Fatto sta che dopo circa dieci giorni dall’uscita io il cofanetto non l’avevo ancora preso.

Prima di sposarmi abitavo in una città dove c’erano 3 negozi di dischi. Uno ti diceva sempre (e voglio dire SEMPRE, qualunque cosa tu chiedessi, anche titoli inventati) che “arrivava martedì”; l’altro era gestito da un sosia brutto di riccardo cocciante ed era ben fornito di titoli degli anni 60. Peccato che di titoli usciti dal 1971 in avanti non avesse un’ostia. L’altro era fornitissimo. Di musica da discoteca. Di questi 3, solo il terzo è ancora aperto, ma, ricordandomi tra l’altro la faccia stupita del commesso quando gli avevo detto che si, in effetti nella vetrina del negozio dove lavorava e che magari aveva allestito lui c’era, pensate un po’, una copia di “Live in New York City” e che sì, in effetti tra springsteen e coccoluto c’era una sottile differenza, ricordandomi di tutto ciò, trovandomi per caso a passarci davanti l’ho degnato di una veloce occhiata, senza nessuna speranza.
Belìn.
Aveva cambiato gestione.
Belìn.
Aveva cambiato nome.
Belìn.
C’era il cofanetto in vetrina.

E pensate che tutto questo sproloquio, in realtà, doveva essere solo la premessa al mio commento al cofanetto. È che sono fatto così, come dire, mi lascio prendere la mano ed apro qualche parentesi. Tipo questa.

Non mi sono mai chiesto in realtà perché thunder road volesse dire tanto per me. La risposta migliore (e soprattutto sintetica), l’ha data bruce nel dvd storyteller. È un invito, un augurio, qualcosa che apre delle porte. Dalla porta che sbatte fino a quando mary sale sulla macchina per andarsene dalla città dei perdenti dentro non ci trovo assolutamente niente di mio, ma dentro ci trovo in realtà tutto ciò che vorrei. Amore, desiderio di vittoria, voglia di avventura, viaggi.
Rob di alta fedeltà, e non poteva fare diversamente, la inserisce al primo posto nella sua top five sui migliori primi pezzi di un album. E non potrebbe stare in un altro posto, perché da lì inizia tutto e niente potrebbe iniziare in modo migliore.
Quindi, io, che tanto per spendere soldi, di alta fedeltà ne ho 3 copie (una per me coi miei commenti a margine, una da imprestare ed una in inglese “per migliorare la lingua”, oltre chiaramente al dvd) uso thunder road come inizio di ogni cosa.
(1° parentesi della parentesi)
febbraio 2002, officina di una concessionaria auto del basso piemonte. Cala si compra la macchina nuova. Il meccanico spiega le diverse caratteristiche della macchina, il Cala finge di ascoltare mentre in puro stile homer simpson le scimmiette dentro il suo cervello giocano a mosca cieca. (il cala odia guidare, questo è un problema, cazzo fai ad amare uno che scrive di auto, corse in auto e ancora auto e ad odiare il guidare?)
Ad un certo punto finalmente si passa alla descrizione dell’unica cosa che il Cala ha scelto della macchina nuova senza ascoltare i consigli della buonanima di suo papà. Il lettore cd con caricatore a 6 dischi. Schiaccia qui, questo si fa così, pigia, alza, i bassi, radio… il meccanico dice: aspetta prendo un cd così lo proviamo.
Stupido.
Il Cala scuote la testa ed estrae dalla giacca “Born to Run” che non sia mai che il primo cd sul suo nuovo lettore della sua nuova macchina sia qualcos’altro.
Chiusa parentesi.

martedì 23 settembre 2008

nel caso in cui



ve lo steste chiedendo, no, non festeggio nessun compleanno oggi.

IL COFANETTO (parte prima)


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Non ho mai pensato a bruce in termini di “il mio cantante preferito”, così come non ho mai avuto un “mio migliore amico” (anzi, ora che ci penso non ho mai avuto amici) o cose del genere.
Però questa nostra società bastarda ti imbavaglia dentro schemi rigidi e ti imprigiona corpo ed anima, impedendo di esprimere te stesso come realmente sei.
Quindi, o ti adegui, o ascolti lunghi conati di banalità tipo “vivo morto o x” di ligabue credendo di emanciparti.
Io, grazie a Dio, mi sono adeguato.
Così se mi chiedono: chi è il tuo cantante preferito? Rispondo: Bruce Springsteen.
Così se mi chiedono: qual è il tuo album preferito? Rispondo: Born to run
Così se mi chiedono: qual è la tua canzone preferita? Rispondo: Thunder Road
Così se mi chiedono: perché? Rispondo: oh, ma che cazzo è, il processo di norimberga?
Ecco dunque che il trentennale dell’uscita del mio disco preferito non è certo passata inosservata, anzi.
Sono leggermente sovrappeso, ma tonico.
Come ogni anno dopo natale, sono leggermente sovrappeso, ma molto tonico.
Nonostante questo, la mia maglietta celebrativa preferita del mio disco preferito del mio cantante preferito con dentro la mia canzone preferita mi calza a pennello.
Sarà che gli americani hanno le misure sfalsate.
Sarà la loro alimentazione non proprio sanissima
Sarà, come ho già detto, che sono comunque molto tonico.
Ma la maglietta xxl taglia americana con la copertina di born to run mi sta talmente grande che prima o poi mi ci faranno pagare sopra l’ICI.
Però la uso spesso, molto spesso.
Se mia figlia fosse nata con parto cesareo programmato, come in teoria era stato “programmato”, l’avrei usata quel giorno. Poi mia figlia ha deciso di nascere 3 giorni prima, così tanto per far capire chi comanda in casa nostra e, oltre a farci perdere la puntata di CSI: Miami in onda quella sera, non mi ha dato il tempo di scegliere l’abbigliamento adatto all’avvenimento (che va bene che siamo fans, va bene che siamo bloodbrothers, va bene tutto, ma se a tua moglie si rompono le acque a 90 km dall’ospedale dove deve nascere tua figlia, probabilmente viene spontaneo battersene un attimo i coglioni di come sei vestito in quel momento. O no?).
Tutto ciò per dire, che si, in effetti il trentennale di Born to Run non era passato inosservato.
Poi, i soliti burloni che sanno sempre tutto, avevano iniziato a parlare di cofanetto, di rimasterizzazione, di documentario, di concerto in dvd… le solite cazzate che escono fuori ad ogni piccolo movimento di bruce, sì, figurati se fanno sto lavoro monumentale per la ricorrenza…
Oltre che tonico poi sono anche tollerante, molto tollerante.
In certe cose sono molto tollerante. Tipo con tutte le persone con cui ho a che fare per lavoro, con tutte le persone con cui di solito ce l’hanno gli intolleranti. Non mi incazzo mai, cerco di essere il più possibile accogliente e gentile, insomma sono tollerante.
In altre cose non sono tollerante per un bel paio di coglioni.
Tipo che se mi arriva un sms con su scritto “esce cofanetto per 30 anni born to run, lo sapevi?” io che non sono affatto tollerante, ed anche un po’ stronzo, invece di dire “certo che lo so, è bellissimo!” mi viene da dire “oh coglione, ma con chi cazzo credi di parlare, con un eremita??? Certo che lo so stronzo, mica aspetto che me lo venga a dire te!!!”.
Quindi alla fine sto cofanetto usciva per davvero. Quindi c’era il cd rimasterizzato (e fin lì… di born to run ho il cd prima versione, il cd con il libretto “enhanced” cioè con 4 foto in più, il cd in edizione giapponese, il vinile…). Quindi c’era il documentario. Quindi c’era il concerto di londra. INTEGRALE.
Ora, come saprà benissimo chi ha dei figli, al loro arrivo a casa e per il primo periodo (primo periodo che per me non è ancora passato dopo 3 mesi) la vita ed il tempo sembrano praticamente degli intervalli più o meno lunghi tra una poppata, una cacata ed un cambio pannolino. E secondo voi, come si colloca il cofanetto negli “intervalli più o meno lunghi tra una poppata, una cacata ed un cambio pannolino”?
Non si colloca affatto.
Infatti solo qualche giorno dopo l’uscita mi sono deciso a muovere un po’ le acque.
Per riavermi dallo shock.
Come ho già scritto sopra in certe cose non sono affatto tollerante.
Partendo da questa premessa, capirete benissimo che su certe cose non ho propriamente dei gusti facili; del resto però, abitando dove abito, non posso pretendere di essere attorniato da negozi di dischi in stile “Championship Vynil”. Detto questo, a pochi km da casa mia c’è un negozietto piccolino, angusto, disordinato. Un breve scorcio di paradiso insomma. Con una gentile signora che se non ha quello che cerchi (e di solito NON ha quello che cerchi) si sbatte per fartelo arrivare (e di solito te lo fa arrivare). Il giorno dell’uscita del cofanetto io, da poco rientrato al lavoro dopo il lieto evento, immerso in litri di caffè che ormai costituisce il 75% del mio liquido corporeo, decido di rispettare la tradizione che mi vede sereno acquirente di ogni nuova uscita di bruce il giorno dell’uscita, telefonando al negozietto di cui sopra (che sembra apprezzare la musica di bruce, di cui è discretamente fornita) per farmene tenere una copia.
“ma me lo hai prenotato?” mi chiede la per ora ancora gentile signora
“No” dico io immaginando orde di springsteeniani che scendono dai monti e dalla pianura padana (come di solito fanno, anche i non springsteeniani, per occupare i parcheggi a cui io, residente, avrei diritto) che setacciano i negozi del centro-nord… però cazzo, quante richieste avrà avuto??? E immaginandomi risposte del tipo “a parte le 71 copie prenotate te ne lascio una da parte dai vieni… che casomai ci picchiamo anche una trombatina veloce nel magazzino” (la gentile signora è oggettivamente un cofano, ma io non ho ancora perso il vizio adolescenziale di mettere il sesso in ogni mio discorso immaginario… però trombare tra cataste di cd…) aspetto con tranquillità la risposta.
Che, tragica, arriva.
“eh, no sai, perché non è che io prendo tutte le ristampe che escono” (pronunciato, tra l’altro con tono di sufficienza verso l’oggetto del desiderio, quasi infastidita dal tipo di richiesta).
Cosa???
“ah, va bene fa niente ciao”.
Ora, la ex gentile signora, d’ora in avanti detta “l’immonda troia”, è chiaramente sparita immediatamente dalla lista dei posti dove andare e, nel mio piccolo, sto mettendo su una specie di embargo contro di lei da parte di tutti i miei amici (che di solito quando sanno il perché non dovrebbero più andare a comprare dall’immonda troia mi mandano a cagare).
Ma poi il cofanetto l’ho preso?
Ve lo dico un’altra volta, ora devo lavorare e poi ricordare certe cose fa male, devo distrarmi.

sabato 13 settembre 2008

nella buona e nella cattiva sorte




13\09\03 - 13\09\08
(questa è stata scritta prima che ci sposassimo)

BETTER DAYS - GIORNI MIGLIORI

“Bene, la mia anima controlla le cose perdute mentre io siedo in ascolto
Delle ore e dei minuti che trascorrono
Sì, solamente seduto in attesa che la mia vita inizi
Mentre tutto stava davvero scivolando via”


(ho passato circa 9 mesi della mia vita a rimpiangere quello che avevo perso senza capire dove avevo sbagliato… V mi aveva fatto sentire amato ed innamorato per la prima volta, con lei non c’era mai stato nessun problema… 9 anni di differenza non sono mai pesati, fino al giorno in cui lei mi ha detto “non sono più innamorata di te… e non so come mai…” così per i 6 mesi seguenti ho vissuto in funzione del mio cellulare e di un fottuto sms che non è mai arrivato… in attesa di ricominciare a vivere, in attesa di togliere i mio cuore ed il mio cervello dalla posizione “stand by”)

“Be', mi sono proprio stancato di aspettare che giunga il domani
O che quel treno ruggente esca dalla curva”


(…non so quando sono uscito da questa situazione… forse solamente ne sono uscito da solo, quando ho realizzato che anche senza di lei io avevo una vita che valeva la pena di essere vissuta a pieno, che avevo un lavoro e soprattutto degli amici che erano sostegni formidabili… quando ho capito che si poteva star bene anche senza ragazza e che era una stronzata pensare “non troverò mai più una ragazza”… quando mi sono accorto insomma che il latte era versato e che tanto era inutile piangerci sopra…)

“Ho un nuovo abito, una bella rosa rossa
E una donna che posso chiamare la mia amica”


(…l’abito nuovo quindi me lo sono scelto io, la rosa rossa è per me simbolo di serenità, la cosa a cui tengo di più nella vita… poi è arrivata Simona… era chiaro da subito che le piacevo, almeno era chiaro agli altri io sono un po’ lento in queste cose… e visto che è svampita si comportava in modo che io ritenevo provocatorio al punto che la prima volta che siamo usciti insieme e non abbiamo solo bevuto qualcosa […] le ho detto chiaramente che non volevo avere una storia seria, mi interessava solo il sesso e basta… ora che stavo bene da solo non volevo ricascarci… infatti dopo 20 giorni non riuscivo più a staccarmi da lei… solo sesso? Ma và!!!! Non sono capace ad essere cinico e la mia maschera è volata via di fronte alla sua dolcezza alla sua passione ai suoi occhi azzurri… è la cosa che mi piace di più in un rapporto… l’allegria, lo stare bene insieme sotto tutti i punti di vista, non solo quello fisico, anzi… se dovessi scegliere tra il sesso ed il buonumore sceglierei la seconda al volo…. Posso chiamarla amica… si si si … se amica è una persona con cui ti senti libero di essere te stesso si, in passato stavo per sposarmi con una persona con cui mi sentivo sempre inadeguato, giudicato, criticato… ora no, rido e scherzo con lei… anzi lei mi ha fatto tornare la voglia di essere romantico quando avevo giurato a me stesso che non avrei mai più fatto certe stupidaggini melense…)

“Questi sono giorni migliori, baby
Sì ci sono giorni migliori che risplendono
Questi sono giorni migliori
Giorni migliori con una ragazza come te”


( … sono giorni in cui riesco a dormire, a parte il fatto che dormo poco perché lei abita a 20 km da casa mia … sono giorni in cui mi bevo una birra e penso che mi piace la birra e non penso a quante dovrò berne prima di non capire più neanche dove sono… sono giorni in cui mi è tornato l’appetito…)

“Bene, ho pisciato sopra il dolce bacio della fortuna
È come mangiare caviale e merda
E una fine tragicomica ritrovare te stesso che pretendi
Di essere un uomo ricco dentro la maglietta di un povero”


(…magari non l’ho fatto, ma ho rischiato di pisciare sopra al tesoro che avevo di fronte… prima di chiamare Simona per invitarla a bere ci ho pensato molto… non mi va… mi scoccia mentire alla gente… e se poi dice di no? Così oltre al danno la beffa… basta rifiuti!!! Le cose belle della vita, il caviale… erano sempre avvelenate dalla merda che avevo dentro e che avevo ingoiato a forza… 28 anni ed un lavoro fisso, sono un privilegiato eppure continuavo a sentirmi deluso ed insoddisfatto…)

“Ora il mio culo mi stava trasportando, quando da una carovana di zingari di passaggio
Il tuo cuore ha scintillato come un diamante
Stanotte dormo tra le tue braccia che intagliano un portafortuna
Da queste ossa sfortunate”


(… ogni tanto ci credevo davvero… resterò sempre solo… non sarò più capace di innamorarmi e di fare innamorare nessuno… a forza di bastonate il culo mi faceva anche male… ho bisogno di calma e pace ora… di riposare fra braccia dolci ed accoglienti… di lasciare che il mio cuore torni a battere con l’entusiasmo che ha sempre avuto…)

“Ora una vita nell'ozio e un tesoro di pirati
Non fanno molto per la tragedie
Ma è un uomo triste, amico mio, chi vive nella sua stessa pelle
E non riesce a stare tra la gente
Ogni matto ha un suo buon motivo per sentirsi triste verso se stesso
E tramutare in pietra il suo cuore
Stanotte questo matto è a metà strada dal paradiso e solo un miglio fuori dall'inferno
E mi sento come stessi facendo ritorno a casa”


(… esperienza…ecco cosa è stato questo periodo… esperienza… buone cose … cose orrende…altre buone cose… la gente… senza alcune persone non mi sentirei vivo…senza certe canzoni neanche… ora capisco cosa mi è successo davvero… penso di essere maturato in questi mesi… la vita ti insegna tante cose ed io forse mi sono tolto la bambagia dove stavo fino all’anno scorso… spero di riuscire a dare alle cose la giusta importanza… alle persone la giusta importanza… spero di affrontare le difficoltà che verranno in maniera più equilibrata… nel frattempo mi godo il mio ritorno a casa… casa, un concetto che mi piace molto, che odora di fresco, di buono, di accogliente, di pace e serenità… Cala basta alti e bassi…trova il tuo equilibrio e cerca di migliorare giorno dopo giorno…)

venerdì 12 settembre 2008

il mio amico (io ho springsteeniano)


Il mio amico si sveglia al mattino e mette su un bootleg di outtakes inediti,
stampato in edizione limitatissima, di cui lui possiede una copia compresa tra
il num.2 ed il num.15. Mentre fa colazione ascolta un concerto del 1973 e
rimpiange certe sonorità vintage ormai scomparse dalla musica di Bruce da quando
lo stesso si è venduto al music businness (cioè dalla pubblicazione di
Greetings, avvenuta poche settimane dopo il concerto che sta ascoltando).
Controlla la sua collezione di bootlegs, si tranquillizza declamando a memoria
il testo di una canzone degli Steel Mill di cui solo lui ed un lontano fan
americano conoscono le parole, si autoproclama esperto ed affronta una dura
giornata lavorativa con le cuffie del walkman che trasmettono un nastro
artigianale registrato durante le prove di un concerto degli Earth, dove il
cantante esegue solo cover punk.
In pausa pranzo controlla la posta e sfregandosi le mani sceglie una mail.
Spesso la sceglie a caso, ma le sue preferite sono quelle dei fans dell´ultima
ora, magari entusiasti dei più recenti concerti; si sfrega le mani, si lecca i
baffi (anche se è donna) e demolisce l´entusiasmo del malcapitato a colpi di
prove schiaccianti su come ormai Bruce sia schiavo delle multinazionali,
rimpiangendo i tempi (in cui magari lui non era ancora nato e che sicuramente
non ha vissuto in diretta) quando Bruce aizzava folle di proletari cantando inni
socialisti a pugno alzato (perché lui SA che è successo davvero, forse ha anche
un boot, di certo ha delle foto).
Dopo pranzo sorseggia un caffè soddisfatto di se stesso, mentre in cuffia passa
un concerto del 1978, che è stato un tour di merda, ma sicuramente meglio del
1979.
Spesso incontra amici che sanno della sua passione, investendoli di date,
numeri, brani rari, scalette.
Lui ha visto o ha il boot di
newyorkwashingtonbostondetroitlosangelesboston2tucsondublinomanchestergoteborgstoccolmahelsinkimadridancoranewyorkancoralosangelesmilano(1985chequellodel2003hafattocacareperchèhafattodinuovodarknesscheppalle)brindisiostunibarberinodelmugelloroncobilaccio.
Ovviamente di tutti questi concerti lui non è affatto soddisfatto, ma ormai
ritiene Bruce una caricatura di se stesso, quindi, nonostante lo abbia visto 16
volte nell´ultimo tour, ritiene che i biglietti dei concerti siano troppo cari,
l´ultimo cd abbia la copertina brutta, i testi in italiano solo nell´edizione
normale siano una presa per il culo.
Appena i suoi amici se ne vanno però, tira fuori Milano 2003 e piange durante
growin´up.
Finita la giornata lavorativa mentre è in auto nel traffico ripassa mentalmente
i suoi comandamenti
- tutte le novità sono inferiori alle cose vecchie
- il concerto migliore sarà il prossimo, ma il peggiore è sicuramente l´ultimo
- a turno fanno cacare tutti i componenti della E-street Band, a meno che non si
parli del tour 1992-1993
- dopo Born to run non è più stato lo stesso (ma se fossimo nel 1975 direbbe che
dopo " The wild, the innoncent..." non è più stato lo stesso)
- New York City Serenade è un pezzo della madonna "ma nelle versioni del 1975,
massimo 1976, mica sta merda che ha fatto negli ultimi tempi" (il nome del pezzo
cambia ogni 15 giorni)
- pensa che il tour 92-93 sia stato un incubo perché la band era nuova e non
suonava coordinata "vuoi mettere un tour della E-Street Band ora, dopo 30 anni
che suonano insieme?" (questa l´ha detta nel 92)
- pensa che sia meglio la band degli esordi perché, anche se ora suonano insieme
da 30 anni, 30 anni fa erano davvero "selvaggi ed innocenti", perché una band
non si giudica dalla precisione, ma dall´entusiasmo (questo lo dice dal 99)
- le scalette troppo simili sogno segno di decadimento artistico
- le scalette troppo diverse sono segno di decadimento artistico (ormai è un
juke box)
- se pubblica un qualsiasi prodotto, lo fa sicuramente ed unicamente per meri
scopi commerciali
- qualunque inedito che vedrà la luce è inferiore a quelli che non la vedranno.

Rientra a casa, scarica la posta e si scandalizza a voce alta di come a così
tanta gente piaccia "The rising", mentre nel suo stereo passa l´apice della
carriera di Bruce (un demo della Bruce Springsteen Band).

Spegne il computer e si prepara a dormire:

- stende la bandiera del "Born in the USA" tour
- bacia la foto con autografo di Tommy Simms
- accarezza il plettro che Crystal Taliafero gli lanciò dopo "Real Man" a Milano
nel 92
- canticchia "Pony Boy"
- piange durante "Nothing Man"
- spolvera la versione limitata di "The Rising"
- spolvera la versione con testi tradotti di "The Rising"
- spolvera la versione con dvd di "The Rising"
- spolvera il vinile di "The Rising"
- si decide a chiamare una donna che gli faccia le pulizie perché non si può
andare avanti con tutta sta polvere

Fatto ciò, ascolta The Rising, album che segretamente adora e si addormenta
felice canticchiando "turn it up, turn it up, turn it up..."

Lo conoscete anche voi il mio amico?


giovedì 11 settembre 2008

lunedì 8 settembre 2008

dancing in the park

oggi pomeriggio ho portato mia figlia a giocare al parco.
ora, voi mamme springsteeniane reprimete i sentimenti d'amore nei miei
confronti e non scioglietevi come neve al sole dallo sdilinquio
ora, voi padri springsteeniani non pensate che sia uno stronzo perchè
vi faccio fare brutta figura
state attenti.
da secoli ormai c'è una cosa che accomuna TUTTI i parchi giochi di
TUTTO il mondo, ben prima che la globalizzazione e i mc donalds e le
nike mandassero in merda la nostra civiltà.
le scritte sulle panchine

anna ama luca
luca ama silvia
silvia lo sai, lo sai che luca si buca ancora
inter merda

cose così, che poi si sono strasformate in
anna e luca 3 metri sopra il cielo
luca e silvia 3 metri sopra il cielo
silvia lo sai che luca quando si buca, perchè si buca ancora, si fa un
trip 3 metri sopra il cielo
inter merda
berlusconi merda.

poi però sono arrivati gli acronimi, le abbreviazioni, le frasi di 123
parole che si accorciavano a dismisura come un pisello dentro la neve.
tvb
tat
i love U
slslsclsba (silvia lo sai lo sai che luca si buca ancora)
im (inter merda)
bm (berlusconi merda)

io da ragazzino guardavo sconsolato le panchine e mai, mai, MAI ho
trovato una scritta che dicesse che una anna mi amava, una silvia mi
amava, un luca accortosi di amarmi aveva inziato a farsi di ero.
MAI
così mi è rimasto il vizio di leggere le scritte sulle panchine.
e oggi ho trovato questa:




CHE CAZZO VUOL DIRE???

domenica 7 settembre 2008

l'urletto


Premetto subito che non sono affatto tollerante, proprio per niente.

Come diceva Moretti prima di fare i girotondi, io sono convinto che mi
troverò d’accordo e a mio agio sempre con una minoranza di persone, e che
avrò sempre qualcuno che mi infastidirà. Parecchio.

Detto questo, nella meravigliosa fauna del popolo da concerto (non
necessariamente di Bruce), esiste una tipologia ben precisa che mi urta
particolarmente: l’urlettatore.

Che, attenzione, è diverso dall’urlatore, che è uno che urla; l’urlettatore
fa l’urletto.

E l’urletto fa così: uaù! Oppure: uhuhù! Oppure: yeah! Oppure (ma ovviamente
solo ai concerti di Bruce): Tande rooooooood!!!

In alta fedeltà, rob prende in giro laura perché dice che sembra quelle
ragazzine che alle feste negli anni 70, quando mettevano “brown sugar”
facevano “wow”. Cioè l’urletto. E rob odia l’urletto. Ed io amo rob.

A parte la mia ben nota intolleranza, una cosa curiosa è che a qualunque
concerto io vada, c’è sempre almeno un urlettatore di fianco a me.



E quando il cantante parla, lui/lei fa SEMPRE l’urletto.

Tipo: questa canzone parla di morti sangue e dolore

Wow!!! Yeah!!! Uhuhuù!!!

Tipo: il concerto mi sta facendo schifo perché voi siete un pubblico di
merda:

Wow!!! Yeah!!! Uhuhuù!!!

Tipo: ho scritto questa canzone dopo aver bevuto del latte scaduto e l’ho
fatto mentre ero sulla tazza del cesso piegato in due dal cagotto:

tande rooooooooooooood!!!!!!!!!!!!!!!



Belìn, un supplizio.



Beh, nel concerto di Londra per la bbc, mentre bruce introduce “how can a
poor man…” e dice che originariamente è stata scritta da blind alfred reed,
ecco che l’urlettatore fa la sua apparizione:
yeeeeeeeeaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!.

E bruce, che già amo per mille e più ragioni, si fa amare ancora di più,
perché con aria di scherno (si si, aria di scherno, ho visto il dvd!!!)
dice: “ehi, abbiamo un fan di blind alfred reed qui stasera!”

Ora, leggendo qui: http://www.answers.com/topic/blind-alfred-reed scopro
che, purtroppo, il buon Alfredo cieco ci ha lasciati, oh oh, 50 anni fa,
alla veneranda età di 76 anni.

E visto che sono presuntuoso, ho come la certezza che l’urlettatore fino al
concerto di new Orleans, mai e poi mai lo aveva sentito nominare, ma chissà
perché, si è sentito in dovere di sottolineare il parlato di bruce col suo
inconfondibile timbro.

La categoria degli urlettatori umiliata e derisa da bruce.

Grande BRUCE!