giovedì 31 dicembre 2015

I miei dischi del 2015



Il mio disco dell'anno, indubbiamente è Sangue e Cenere dei Gang.

Un album meraviglioso, ricco, completo, nel quale i fratelli Severini ricordano a tutti perchè ancora oggi sono loro la voce più credibile di una sinistra che non vuole dimenticare e continua a combattere.

Ci sono stati tanti dischi quest'anno, davvero tanti.
Tanta musica, forse troppa, al punto che diversi album non sono riuscito ad approfondirli come meritavano e sicuramente li recupererò in futuro.

Alla fine, una volta deciso che i Gang avevano comunque vinto per distacco, gli altri li ho messi semplicemente in ordine alfabetico, scegliendone altri 15 tra quelli che mi sono piaciuti di più, senza voti o stelline.

In fondo trovate una playlist su youtube con un pezzo per ogni album.

Buon anno.

  1. 4-sixtyfive - In equilibrio
  2. Beth Hart - Better than home
  3. Cheap Wine - Mary & the fairy
  4. Francesco De Gregori - Amore e furto
  5. Graziano Romani - Vivo/Live
  6. Keith Richards - Crosseyed heart
  7. La colpa - Mentre guardi alla Germania
  8. Luca Rovini - La barca degli stolti
  9. Paolo Bonfanti - Back Home Alive
  10. Ryan Bingham - Fear and Saturday Night
  11. Songhoy Blues - Music in exile
  12. Sonics - This is the Sonics
  13. Vintage Trouble - 1 hopeful rd 
  14. Waterboys - Modern Blues
  15. Willie Nile - The Bottom Live Archives

mercoledì 30 dicembre 2015

Vetrine imbiancate, negozi chiusi ed una canzone di Bruce Springsteen



Mi capita una cosa strana e purtroppo abbastanza triste quando giro per le strade della città dove abito o della città dove lavoro o della città in cui ho vissuto per 30 anni.
Sono 3 posti a cui in un modo o nell'altro sono molto legato e nei quali quando posso faccio volentieri due passi, senza impegni o senza la fretta di dover andare da qualche parte di preciso.
Ad Albenga ultimamente mi capita di tornare con una certa frequenza, per un lungo periodo non ci ero più stato, la mia famiglia se n'era andata, io non lavoravo più da quelle parti, con gli amici se ci si vedeva, ci si beccava a metà strada.
In quel periodo, le rare volte che mi capitava di andarci, pensavo fosse in qualche modo normale vedere nuovi negozi o non trovarne più di quelli vecchi che ricordavo.
Poi con Su La Testa ho ripreso a frequentarla e la cosa che mi colpiva sempre e che mi colpisce tutt'oggi, è la velocità con cui i negozi aprono e chiudono e la impressionante quantità di spazi vuoti, dove una volta c'erano le vetrine che portavano, se non cose che mi interessavano, almeno luce e vita alle strade albenganesi.
Pietra Ligure e Finale Ligure, i posti dove lavoro e vivo, mi fanno la stessa impressione, anzi, girandoci più spesso, se possibile, pur non essendoci un uguale investimento affettivo, mi colpiscono ancora di più.
Strade vuote, vetrine abbandonate, fogli di giornale appesi.

Malinconia, tristezza, considerazioni su un tempo e su delle vite andate perse e che non torneranno.
Soldi sprecati, lavori perduti, gente che cerca in qualche modo di “arrabbattarsi” come può.

Tutto questo ed una canzone, My Hometown di Bruce Springsteen.
Una sua strofa in particolare.

Now Main Street's whitewashed windows and vacant stores 
Ora la via principale è solo finestre imbiancate e negozi vuoti.

Nell'album con la bandana, i muscoli e tutte le minchiate che furono dette e scritte su Born in The USA, questo pezzo era la chiusura, un addio alla città natale da parte del protagonista e della sua famiglia, un addio doloroso e straziante, dove il padre ricorda se stesso bambino che faceva le prime commissioni al papà, che lo portava fiero in macchina a conoscere la sua “Hometown” (termine bellissimo che in italiano non rende, città natale non basta, città vista come casa, culla, nido).
Il disco che si apriva con l'urlo del reduce respinto dal suo paese, finisce con un ennesimo rifiuto ed abbandono, “forse per dirigerci a sud”.

E questa strofa, spettrale, livida come una mattina invernale, ghiacciata come il cuore di chi va via. 

Io non lo so se la crisi è passata, se l'italia alza o meno la testa, non so cosa rappresenti il PIL nella vita di certe persone. Vedo determinate cose, dal punto di vista privilegiato del mio lavoro, cose non belle, sensazioni non piacevoli, prospettive preoccupanti. E non mi interessa discutere ora se il politico di turno sia sincero o meno, perchè alla fine, la strada principale, le tante strade principali di posti dove vivo, lavoro e dove cerco di far crescere le mie figlie hanno le finestre imbiancate ed un sacco, davvero un sacco di negozi vuoti.
C'è in generale un senso molto forte di dismissione, di abbandono, da un punto di vista economico ma anche, cosa ben più triste, morale e affettivo verso i posti e le persone che dovrebbero essere le componenti principali del nostro vivere, non solo del nostro sopravvivere.

Quelle vetrine vuote, magari una volta piene di oggetti vacui e futili, ora mi rappresentano invece un inverno che non sembra avere fine.
Tendo sia per carattere che come attitudine professionale a spronare alla speranza piuttosto che al lamento, quindi sogno che certe vetrine si riempano ancora, ma credetemi, certe “Main Steets” a volte fa proprio male attraversarle.

venerdì 27 novembre 2015

10 Volte Su La Testa!!! - Come Don Chisciotte 2.2



Fare parte dell'associazione culturale zoo è una delle scelte migliori che abbia fatto ed ha influenzato molto la mia vita (ed il mio tempo libero) degli ultimi 4 anni.
Organizzare Su la testa è tanto stancante quanto gratificante e se oggi posso perfino giocare allo speaker radiofonico, beh vi assicuro che molto dipende dalla prima volta che sono andato a riunione a casa Geddo.

Non potevo non unire queste due cose e dedicare una puntata alle dieci edizioni del festival. Una carrellata di artisti che hanno reso la nostra una storia che vale la pena di raccontare.

Ecco i pezzi trasmessi ieri sera

zibba & vittorio de scalzi - o mae ma
andrea parodi & claudio lolli - per non sentirci soli
massimiliano larocca - meravigliosi perdenti
federico sirianni & gnu quartet - vuoi
max manfredi - la fiera della maddalena
chiara ragnini - tra le foglie
francesco piu - trouble so hard
paolo bonfanti - black glove
bandabardò - mojito f.c.
l'orage - come una festa
francesco guccini - don chisciotte


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lunedì 23 novembre 2015

Come Don Chisciotte 2.1 - Su La (Con)test



Prima puntata della seconda stagione di Come Don Chsciotte sulla webradio Radio Gazzarra.
Puntata dedicata interamente ai partecipanti al Contest Non Competitivo che si è concluso sabato ad Albenga e che sabato prossimo invece si trasformerà nella festa finale in attesa del Festival Su La Testa che si svolgerà dal 3 al 5 dicembre al Cinema Teatro Ambra di Albenga

Ecco gli artisti ascoltati

edoardo chiesa – nati vecchi
doremiflo – irrequieta
clemente – l’uomo senza verità
dagma sogna – ormai è tardi
ginez e il bulbo della ventola – rapina
the lonesome picking pines – fuorilegge
joe garibaldi – who am i?
ramon gabardi – sotto le bombe di dresda
francesca pilade – quel pezzo di carta’’


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sabato 14 novembre 2015

Musica dal vivo e paura di morire (Le Bataclan)



il primo concerto che vidi fu quando avevo 15 anni, a pietra ligure, dove ora c'è il parcheggione ed una volta un campo da calcio.
Erano gli anni in cui gli artisti italiani facevano le tourneè, suonando ovunque, anche nella provincia ligure.
Mi ricordo che i miei fecero una resistenza terribile, al punto che ebbi il permesso di andare solo la mattina stessa del concerto, inizialmente con l'ipotesi di essere accompagnato da mia madre, poi sostituita da altro genitore.
Pazienza mi dicevo, me ne stavo facendo una ragione, era una delle tante cose che non avevo il permesso di fare a differenza dei miei coetanei; poi arrivò il via libera.
Mi ricordo l'attesa, le chiacchiere tra amici, una buona metà del concerto passati seduti.
Era un concerto di Zucchero, di cui era uscito poco prima Blue's quello che con le mani sbuccio le cipolle, pippo che cazzo fai e la libidine contro l'azione cattolica; amavo quel disco, ne ho preso la versione in cd anni fa in un impeto nostalgico e lo so ancora tutto a memoria.
Ad un certo punto non ricordo all'inizio di che canzone, successe che senza preavviso ci si alzò tutti in piedi ed iniziò una specie di festa; si saltava, si ballava, si cantava tutti assieme.
Ci saranno state 2mila persone, ma mi sembrava di essere in mezzo ad una folla oceanica, una massa di gente che mi trasmetteva energia e divertimento, che quasi sollevava le mie mani per farmele battere a tempo.
Dal 1987 ad oggi ho visto parecchi concerti, direi più che parecchi, mai quanti ne avrei voluti, ma più che parecchi.
Andare a sentire musica dal vivo è ad oggi la scelta che preferisco nel mio tempo libero.
Quella sera a pietra ligure ero eccitato, perchè aver strappato il si ai miei era sinonimo di una cosa misteriosa, emozionante, quasi pericolosa. Nel prato quella sera però sentii nitidamente la forza che la musica era in grado di erogare, forza positiva, portatrice di buonumore ed adrenalina.
Ho visto concerti in mille situazioni diverse, da ex aeroporti militari con dentro 120mila persone,a piccoli club con più gente sul palco che sotto, passando per stadi di calcio gremiti, palazzetti, piazze, teatri, circoli.
Ho provato durante i concerti una serie infinita di emozioni.
Mi sono innamorato di chi era nello stesso stadio ma in un posto lontanissimo da me, mi sono ubriacato come un brutto circondato da gente sconosciuta che mi abbracciava per via della mia maglietta dei pogues, ho sentito eddie vedder iniziare non uno ma due concerti cantando ehi caro papà, puoi vedermi ora? e mentre lo ascoltavo sentire una roba che dal fondo dello stomaco mi apriva in due come un apriscatole; ho pianto in ognuno dei concerti di springsteen che ho visto, ho appoggiato la testa sulla spalla di chi ora è mia moglie la prima volta che abbiamo sentito assieme cantare thunder road, ho portato le mie figlie a dei concerti mentre erano nella panza di mamma, ho ballato con i piedi in mezzo metro d'acqua piovana, ho alzato il pugno, provato rabbia, ho riso, ho riso tanto durante i concerti, prima dei concerti e dopo, ho dormito in macchina o sui marciapiedi, ho visto come ogni springsteeniano italiano che si rispetti bruce proprio a parigi, ho sentito gente dedicarmi canzoni, gente aprire concerti con una canzone che avevo proposto io quasi per gioco, ho abbracciato persone, stretto mani, guardato occhi mentre intorno a noi la musica ci avvolgeva, ci riempiva e soprattutto ci proteggeva.
Ma mai, mai, nemmeno una volta ho associato la musica alla paura, tantomeno alla paura di morire.
Certo la musica è pericolosa e può spaventare, ma in modi e in sensi che dopo ieri sera vanno chiaramente ridimensionati.
Ero un po' spaventato nel prato dello stadio di pietra ligure quella sera di 28 anni fa, quasi avessi timore che stesse per succedere qualcosa di imprevisto, qualcosa che non avendolo mai sperimentato prima potesse farmi davvero paura, o male.
Ma dopo non è mai più successo, ci sono stati concerti buoni, meno buoni, pessimi, clamorosi, devastanti.
Ma qualunque fosse l'emozione che mi colpiva in un preciso istante, essa era una prova lampante del mio essere vivo, anche quando ascoltavo canzoni che ricordavano mio padre, qualche fidanzata perduta o delle scelte da non ripetere.
Al ronzio classico da post concerto, ogni volta che mi addormentavo dopo uno show, si abbinava l'adrenalina di aver visto e sentito note, strumenti e suoni che avrei voluto mi vedessero protagonista e che comunque parlavano A ME.
da qualche anno poi mi sono perfino messo in testa di poter essere utile a chi con la musica coltiva sogni, ideali, speranze.
ieri sera due coppie di artisti si sono esibite in un pub delle mie parti, li ho contattati io, li ho messi in contatto col gestore del pub e li ho presentati.
E mentre suonavano ho saputo del bataclan e di tutto il resto.
E trovo allucinante che all'idea di musica dal vivo che ho io e non solo, si abbini il concetto di morte.
Un fottuto ossimoro, dove c'è musica c'è vita, c'è emozione, passione, sudore, come cazzo fa ad esserci la morte.
Se trovavo assurde tragedie come roskilde, episodi come ieri sera mi lasciano sgomento.
Teniamocela stretta la musica e teniamoci stretto quello che ci fa provare, non diamogliela vinta, non facciamocela portare via.
18 ottobre 2002, bologna.
Alla fine del concerto, springsteen regala ancora un bis e suona thunder road, LA canzone
Finisce la canzone, saluta, salutano e vanno via.
Tutto il palazzetto, devastato da un concerto memorabile, senza preavviso si mette a cantare il refrain del pezzo, 15 secondi, 30, meno di un minuto.
Springsteen esce dal retro palco, si siede al pianoforte, ci accompagna per qualche secondo, si alza, fa l'inchino.
Io non ho mai provato nulla di simile a quello che successe in quei momenti, un'esplosione di emozioni che culminarono quando mi trovai di fornte al mio amico rob e ci abbracciammo piangendo, anzi, singhiozzando come adolescenti fan di una boy band.
Non riesco a pensare che certe emozioni siano successe in contesti simili a dove ieri qualcuno è stato deliberatamente ammazzato.
Let the music do the talking.

martedì 20 ottobre 2015

C'è chi si sfoga in palestra, io ascolto Bruce Springsteen



Scazzi, illusioni, delusioni, checcoglioni.

Quando va così, so dove andare a parare.

Live in New York City, uscito nel 2001, cd1.

Parte youngstown, volume nelle cuffie insostenibile.
qualcosa incomincia a sciogliersi, mentre si parla di figli mandati a morire in corea e vietnam, mentre l'urlo di bruce scuote i miei nervi.
nata come una dolente ballata, nel reunion tour, nelle mani della ESB, youngstown divenne una bomba atomica, grazie soprattutto ad un testo assolutamente duro quanto meraviglioso, ma amplificato dalla fisarmonica di danny e ovviamente dalla chitarra di nils
La saga della famiglia eaton parte dall'inizio dell'800, ma man mano che diventa contemporanea si scopre uguale a sè stessa, lavoro e delusioni, guerra e dolore, il tutto immutabile sotto quel meraviglioso cielo di fuliggine ed argilla.
arriva poi l'ultima strofa, quella feroce dichiarazione di fiera appartenenza, lsciatemi nell'inferno dove ho sempre vissuto, non voglio il vostro paradiso, non voglio stare con chi dopo essersi arricchito alle mie spalle si dimentica il mio nome.
un grosso, gigantesco, barricadero, poetico vaffanculo a tutti.
in quelle sere dell'estate 2000 si celebrava la rifondazione della e street band, la conclusione del tour che rivide insieme i protagonisti di un'epopea rock senza pari.
il piacere di suonare di nuovo assieme portava a dilatare i pezzi, a riempirlo di assoli e break strumentali.
L'assolo di youngstown nasce da questo e dal voler elettrificare il lamento dei protagonisti, creando con la voce rabbiosa di bruce un connubio che spazza via ogni resistenza; il finale di questa canzone, da solo, racconta grazie alle dita di nils lofgren il dolore e la fatica degli eaton, di tutti gli eaton del mondo.
e dall'inferno delle miniere, antipasto dell'inferno vero, si sale nelle strade e si affronta il nemico peggiore, invisibile, subdolo.

Murder Inc inizia mentre ancora riecheggia nell'aria il solo di lofgren e ancora vediamo davanti a noi le fiamme infernali delle fornaci, ma da subito trasforma questo posto in un incubo metropolitano, dove il grigio assorbe ogni altro colore e la gente non ha occhi per guardarsi, ma solo per difendersi.
il "sir" che nel pezzo precedente dimentica il nome del protagonista dopo essersi arricchito grazie a lui, dopo averlo sfruttato per centinaia di anni, ora è un uomo di affari e la sua holding si chiama Omicidi S.p.A.
bobby, anonimo protagonista, si muove spaventato nelle strade e nemmeno a casa sua trova pace, ma solo un nascondiglio
chiudo gli occhi e vedo davanti a me le tragedie quotidiane che ogni tanto incrocio sul mio lavoro, vedo gli occhi delle persone che faticano ad arrivare a fine mese, le mamme che non riescono a sfamare i figli, gli uomini sfatti ed esausti di sentirsi dire "le faremo sapere".
e quando bruce spara via quasi rappando l'ultima strofa ecco che arrivo al cuore del problema, la rabbia che ho dentro si scioglie e come una doccia calda le note mi danno conforto, sta succedendo di nuovo, come un fuoco, la musica mi rinfranca e mi cura, il malumore che mi opprime pian piano si attenua e la mia batteria si ricarica.
in tutto questo le mie orecchie soffrono ma tutto sommato ne vale la pena.
la band parte per una sarabanda rock, le chitarre si alternano, la batteria sembra una mitragliatrice, clarence usa il sax come una lama, in 5\6 minuti forniscono uno dei migliori esempi possibili di rock urbano, di rock che prende l'anonimato e la solitudine della gente che cammina fianco a fianco ignorandosi, trasformandoli in poesia ed in reazione.
non serve avere un lavoro o una casa, l'angoscia che opprime è più forte di tutto questo, la Omicidi S.p.A. avvelena ed uccide lentamente, uccide mente ed anima e l'ennesimo assassinio altro non è che l'inevitabile conclusione di una vita passata a sfuggire un nemico tanto invisibile quanto invincibile.
mentre le mie orecchie reclamano pietà sento che queste canzoni stanno ancora, per la miliardesima volta, parlando a me, mi spronano a fare di più, a fare meglio, a fare del mio meglio anche solo per pulire un tratto piccolissimo della strada su cui tutti noi dobbiamo camminare.
anche stavolta ha funzionato e mentre respiro forte arriva la conclusione di questo trittico sulla durezza della vita e sull'importanza del tener duro.

luci accese, problemi in centro, badlands, mai più cattiva come in quel tour, esplode quando la morte del protagonista di murder sembra togliere ogni speranza.
nulla come darkness sa cantare meglio l'eterno conflitto tra la speranza e la delusione, tra la lotta e la sconfitta, tra l'ingenuità e la dura realtà.
badlands messa qui ci dice che non è un peccato sentirsi vivi, lo dice a bobby, lo dice a me, tiriamo fuori i coglioni e combattiamo, perchè se davvero vogliamo rendere reale il nostro sogno, questa è l'unica maniera.
messaggio ricevuto capo, ci saranno pianti e cuori spezzati, ma la cosa da fare è solo una: continuare a spingere finchè sarà chiaro a tutti cosa è nostro e quindi potremo finalmente sputare in faccia ai bassifondi, ai Sir ed alle associazioni a delinquere.

Ha funzionato, ha funzionato alla grande, sorrido, cerco di spegnere quel ronzio ovattato che ho in testa e mentre il mio gatto ciro guarda dubbioso il suo padrone che gesticola quasi stesse suonando, indossando delle cuffie col filo che gli piacerebbe afferrare, corro a prendere le bambine in ludoteca, che ho fatto tardi.



lunedì 19 ottobre 2015

Marah - Kids in Philly



Quando è stata l'ultima volta che un disco vi ha catturato al primo ascolto?
E per primo ascolto intendo 2, massimo 3 minuti dopo averlo fatto partire eh.
Anni fa, dopo che per diverse volte il nome dei Marah mi era capitato all'orecchio, decisi di comprare questo album, il secondo della loro discografia.
Ammetto che buona parte della decisione dipese dall'aver letto che di loro si era appassionato pure Springsteen, ma alla luce dell'approfondimento che ho fatto dopo averli conosciuti, sono convinto che la collaborazione con Bruce non sia affatto tra le cose migliori della loro carriera.
Ma torniamo a Kids in Philly, comprato se non ricordo male a prezzo stracciato su ebay e inserito nel lettore cd.
BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOM
Onestamente, ad oggi, sono pochi gli album che mi hanno colpito così in fretta
Ten, il quintuplo live di Bruce, forse Southern Harmony.
Non era nemmeno finito il primo pezzo, dopo la sirena del porto di Philadelphia che chiamava tutti a raccolta, che già li amavo, pazzamente.
Kids in Philly è un disco meraviglioso, il loro capolavoro ad oggi (e credo mai più) insuperato, uno degli album che porterei in quella maledetta isola deserta.
Un mix di rock, blues, folk, effetti, voci, tutto o quasi senza soluzione di continuità, nemmeno 40 minuti, come spesso accade ai capolavori, ma di una intensità devastante.
Oggi mi è arrivato il vinile + cd + (ovviamente) t shirt (ovviamente xxl)

Me lo riascolto tutto di fila, per celebrare il punto più alto della loro carriera
Il disco dopo fu uno scivolone, con la complicità di Springsteen, che forse in buona fede rese FLOAT AWAY WITH THE FRIDAY NIGHT GODS un pastrocchio a me insopportabile, poi migliorato anni dopo con una versione più scarna.

Alti e bassi e poi nel 2008 finalmente riuscii a vederli dal vivo, a Pavia, appoggiato al palco, davanti a Serge Bielanko, chitarrista del gruppo e fratello di Dave, cantante dalla voce graffiante e sporca.
Uno show spettacolare, che apprezzai nonostante Dave, per colpa di Edward Abbiati, lo passò indossando la maglia dell'inter.
Puro rock and roll, orecchie che chiedevano pietà, ritmi frenetici e ballate coinvolgenti.

Autografi e foto nel dopo concerto, con i due fratelli disponibilissimi e felici di ricevere i miei complimenti su questo disco e su quello che all'epoca era appena uscito, Angels of Destruction, inferiore a questo ma assolutamente trascinante.

Li ho un po' persi di vista dopo, serge ha preferito dedicarsi alla famiglia e il gruppo ho come l'impressione che dipenda un po' troppo dall'utero della pianista, compagna di dave.
Non che in generale sia un male che si dipenda da un utero, che poi Christine è pure bella nonostante si conci come Venerdì Addams, il problema è che i dischi successivi sono lontani(ssimi) parenti di questo.

Si vocifera di reunion e toru e concerti in italia.

Sarebbe fantastico rivederli assieme.

Intanto iniziate a gustarvi sto album,.

giovedì 15 ottobre 2015

il pagellone - agosto e settembre

Vintage Trouble - 1 Hopeful  rd: 8



Iron Maiden - The book of souls: 6,5



Guy Clark Jr. - The story of Sonny Boy Slim: 7,5



Keith Richards - Crosseyed heart: 8,5



Darlene Love - Introducing Darlene Love: 7



Joe Ely - Panhandle rambler: 7,5



Un giorno di ordinaria follia - Rocknado: 7





venerdì 14 agosto 2015

il pagellone - luglio

Strypes - Little victories: 7



Chantal and the Chain Gang - Wake up and get out: 7,5



Public Enemy - Man plans God Laughs: 7



Wilco - Star Wars: 7



Jason Isbell - Something more than free: 6,5



Paolo Bonfanti - Back Home Alive; 8

lunedì 3 agosto 2015

Sangue, cenere e memoria - Il palco dei Gang come ultimo avamposto credibile della sinistra italiana.



È sempre un piacere essere sotto il palco della Gang, a maggior ragione dopo un'attesa di un paio di anni e soprattutto dopo l'uscita del meraviglioso Sangue e Cenere, disco che ne segna il ritorno in studio dopo 15 anni.
In poco meno di una settimana ho avuto il piacere di vederli due volte.
Così come su disco, nella dimensione live i pezzi nuovi dimostrano subito di poter competere ad armi pari con i classici dei fratelli Severini, che presentano una banda molto rinnovata e che ha nel violinista Jacopo Ciani un'arma in più, capace di sostituire degnamente i fiati presenti in forze nell'album.
Un concerto dei Gang è comunque sempre un'esperienza da vivere, perchè non è solo un concerto rock, ma una lezione di almeno un paio d'ore sulla storia del nostro paese, sulle sue contraddizioni, sulla memoria che ormai pochi testimoni tra cui i Severini tramandano alle generazioni future.
Proprio su questo insiste molto Marino durante i concerti, sulla necessità di mantenere viva la memoria di chi siamo stati, non solo nell'epico periodo della Resistenza, ma anche prima e soprattutto dopo, durante il periodo in cui esisteva ancora la classe operaia.
Memoria e dignità dunque, in contesti sempre affascinanti, come la piazza del piccolo centro di Roddino, nelle Langhe, in un appuntamento ormai consolidato oppure tra le bandiere rosse della festa di Liberazione di Savona, dove nonostante diversi problemi tecnici causati dal vento, Marino ha portato un contributo non solo musicale ma di contenuto al dibattito che anima la sinistra, soprattutto ligure.
I pezzi nuovi si amalgamano quindi benissimo coi classici, ho ascoltato con identico piacere la sempre toccante La pianura dei sette fratelli insieme all'anthemica e dal forte gusto irish-punk Alle barricate la struggente Non finisce qui e i due pezzi con cui Marino sottolinea l'importanza della tradizione cristiana nella nostra cultura ossia Marenostro e Più forte della morte è l'amore.



foto di Davide Piazza

Non mancano certo gli altri classici del gruppo da Comandante a Paz, da Kowalsky (a Roddino suonata insieme a Paolo Bonfanti) a Socialdemocrazia.
I discorsi di Marino ad introduzione dei vari brani sono parte integrante dello show, perchè in un periodo come questo, la sua è una delle voci di sinistra più autorevoli che si possa ascoltare; chiaro, diretto, tagliente, il cantante dei Gang rappresenta alla perfezione quell'ideale di comunismo puro, nato dall'ideale di condivisione e dall'obbligo morale di non lasciare nessuno da solo, al punto che ascoltandolo sfugge come tali idee possano essere ormai così distanti nell'immaginario collettivo.
La serietà con cui Marino si pone davanti al suo pubblico, se ne servisse ancora prova, sta anche nell'onesto invito ad andare a riscoprire ed a rispettare i valori cristiani, che spesso hanno rappresentato una spinta al cambiamento più forte di quelle laiche ed atee, a cui lui si sente più vicino.
Una crisi di valori che a sinistra sembra non avere sbocchi positivi e che nei testi disillusi dei Gang dovrebbe invece lasciare il posto ad una rinascita quantomeno morale. Il figlio dell'uomo ucciso dal lavoro in una fabbrica di Non finisce qui, opportunamente affiancata in scaletta dalla Factory italiana (Sesto San Giovanni), è in realtà il figlio di una nazione ormai allo sbando, che cerca invano degli orizzonti, ma che non può fare altro che guardarsi indietro e provare a tenere duro.
Emblematico di questa situazione di morte ormai (più che) apparente è il partigiano de L'Ottavo Km, Wilfredo Caimmi, che venne arrestato per non aver consegnato le armi usate durante la guerra di liberazione ed averle custodite per 40 anni; alla domanda sul perchè non le avesse restituite, diede una risposta dentro la quale troviamo la storia della repubblica italiana post(?)fascista: a chi e quando?
L'aspetto forse migliore di un concerto dei Gang è la quantità di spunti per letture ed approfondimenti che le diverse canzoni ti lasciano dentro; la missione dei fratelli Severini è ormai quella dei cantastorie, girare l'Italia sperando che qualcuno raccolga i loro semi e li porti a frutto, in questo paese ormai arido.
Ormai in pochi posti si respira un'aria di dignità e lotta forte e decisa come sotto il palco dei Gang, fa bene davvero a tutti andarci almeno una volta ogni tanto.



venerdì 31 luglio 2015

Come Don Chisciotte 6 - Alziamo la voce!!!



La storia di quando Don Chisciotte sconfisse i mulini a vento!!!

Una storia di libertà, di lotta per la libertà e per la dignità di due ragazzi costretti ingiustamente per 5 anni in carcere, raccontata in musica, con le canzoni che "mentalmente" hanno tenuto compagnia ad uno di loro.

  1. back to black - amy winehouse
  2. we take care of our own - bruce springsteen
  3. ti voglio bene - vasco rossi
  4. una farfalla nera in sogno - prozac +
  5. il bicchiere dell'addio - Modena City Ramblers
  6. l'anguilla - 99 posse
  7. sangue su sangue - Francesco De Gregori
  8. annarella - CCCP
  9. La canzone dei vecchi amanti - Franco battiato
  10. salvador - nomadi
  11. via del campo - Fabrizio De Andrè &; PFM
  12. Me cago en el amor - Tonino Carotone
  13. Rockin' in the free world - Pearl Jam



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giovedì 16 luglio 2015

il pagellone - giugno

US Rails - Right where we left it: 7,5



Neil Young & The Promise of the Real - The Monsanto Years: 6,5



A thousand horses - Southernality: 7



Dawes - All your favorite bands: 6,5



Titus Andronicus - The most lamentable tragedy: 7



Willie Nelson & Merle Haggard - Django and Jimmie: 7,5



Franz Ferdinand & Sharks - FFS: 6,5



Roy Rogers - Into the blue: 7,5


Roy Rogers - She's A Real Jaguar on MUZU.TV.

Florence and the Machine - How Big, How Blue, How Beatiful?: 6








sabato 4 luglio 2015

Come Don Chisciotte 5 - Summer is Coming!




é andata in onda giovedì 2 luglio la quarta puntata del mio programma Come Don Chisciotte, sulla web radio Radio Gazzarra.

Ecco i brani trasmessi:


  • Trisomia 21 - Progetto Santiago
  • Don't wanna go on the other way - Cody ChesnuTT
  • That's good - Devo
  • Scuba boy bop - Revillos
  • Boomerang - Roomful of Blues
  • Roland ride along - Skatalities
  • Shoestring budget - Southern Hospitality
  • Diddy wah diddy - Sonics
  • Adelante muertos - Los muertos viventes
  • Non mi dire più bugie - Lilly Bonato
  • Manager - Loris Dalì
  • You can't kill a man twice - Tim Rogers
  • If I should fall behind - Bruce Springsteen
  • Summertime Blues - Blue Cheer
Ed ecco il link per ascoltare il programma in streaming






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venerdì 26 giugno 2015

il pagellone - maggio

Basko Believes - Idiot's hill: 6,5



Alabama Shakes - Sound & color: 6,5



Ruggine - Iceberg: 6,5



Sacri Cuori - Delone: 7



Hollis Brown - 3 shots: 7



Rhett Miller - The traveler: 7



Graham Parker & The Rumour - Mistery Glue: 7



Tim Rogers - The rules of attractions: 6,5



Hugo Race & True Spirit - Spirit: 6,5



Cedric Burnside Project - Descendants of Hill Country: 6,5



Songhoy Blues - Music in exile: 8



Decemberist - Picaresque: 7



Jimmy LaFave - Night Tribe: 7,5



Mr. Irish Bastard - The world, the flesh and the devil: 6,5



Sonics - This is the Sonics: 8



Zibba & Almalibre - Muoviti svelto: 7








giovedì 25 giugno 2015

Come Don Chisciotte: We can be (local) heroes

 

é andata in onda giovedì 18 giugno la quarta puntata del mio programma Come Don Chisciotte, sulla web radio Radio Gazzarra.

Protagonista della puntata la scena musicale savonese, con gruppi e cantanti della provincia.
Queste le canzoni trasmesse:
  • samuele puppo - sixty miles away
  • blue scarlet - diabolica
  • persuaders - swaying rope
  • londonpride - alice's inn
  • mauro pinzone - stella
  • 4 real - wonder party
  • 465 - signs
  • subbuglio - giorni che
  • giovanni mistero - marì
  • fabio biale - canzone d'amore per un nonno addormentato


Ed ecco il link per ascoltare il programma in streaming






(per chi volesse scaricare la puntata in mp3 ed ascoltarla offline, cliccate su "ascolta con il tuo player" poi cliccate col tasto destro del mouse sul tasto Play e "salva audio/video come")

mercoledì 24 giugno 2015

I MEI vent'anni (Il Meeting delle Etichette Indipendenti) - Daniele Paletta e Giordano Sangiorgi




Il libro di Giordano Sangiorgi e Daniele Paletta sul Meeting delle Etichette Indipendenti racconta (benissimo) una storia bellissima. Una storia fatta di ostinazione, tenacia, forza di volontà e soprattutto tanto amore per la musica. Una storia esemplare, che dimostra come la passione spesso possa condurci molto più lontano di quanto noi stessi immaginiamo.
La voglia di fare rete, il piacere di mettere insieme diversi pezzi di una stessa scena, il cercare un coordinamento che aumenti il valore del singolo sono tutti concetti ed idee che io adoro, con le quali mi confronto quotidianamente per lavoro ma che fanno ormai parte del mio modo di pensare anche per quello che riguarda hobby e passioni, tra l'altro del tutto identiche (musica e affini) a quelle degli autori di questo libro.
Faenza come centro del mondo, di un mondo, quello della musica indipendente, che da sempre si sbatte e combatte per emergere e che da Faenza ha iniziato a prendere coscienza di sè come realtà unitaria, come movimento e soprattutto come "forza" che poteva avere una voce importante nel capitolo del music business italiano.
MEI come punto di incontro e confronto che dalle pagine del libro emerge come un'oasi più unica che rara, un tavolo davvero aperto, dove non mancano litigi ed abbandoni (tra l'altro raccontati con estrema onestà), ma dove chiunque può sedersi a portare il proprio contributo.

Una lettura piacevolissima per chi come me non è mai andato al MEI ma che comunque adora situazioni come quella, un posto dove la musica la fa da padrona in ogni angolo ed in ogni istante.

Aneddoti, riflessioni, storie anche importanti come i confronti con le forze governative.
Pagine che mi sono goduto riga per riga, immaginandomi di essere presente.

L'unico, non piccolo, problema è che a spanne direi che i 3\4 della musica di cui si parla in questo libro, a me, fa davvero cagare.
Tutta sta scena indie, davvero, la detesto quasi in blocco.
E poi, parliamone, INDIPENDENTE è uno stato professionale (slegato dalle major, libero, autonomo ecc ecc) o uno stile musicale?
perchè la musica indipendente italiana sembra, alla fine, assomigliarsi un po' tutta, nomi finto-intellettuali, testi demenzial-criptici, atteggiamenti (a differenza di gente come sangiorgi) di chiusura snobistica ed autartica, poco, pochissimo senso melodico, che va bene schifare la hit radiofonica, ma cazzo dammi un gancio per ricordarmi il tuo pezzo no?
Tutti sti cazzo di intellettualoni finto hipsters col nasino all'insù, tutti sti vorrei ma non posso, tutti sti presuntuosetti figli di papà che giocano a fare gli alternativi, tutte ste cazzo di cover band dei sonic youth
Marta sui Tubi, Dente, il MANAGEMENT DEL DOLORE POST OPERATORIO (ma porcaputtana), LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA, tutta sta riga di cani in chiesa qui (ah, si IL SORPRENDENTE ALBUM D'ESORDIO DEI CANI, crisht...) non ne salvo uno guardate, giusto qualche canzone de Lo Stato Sociale (che ho ascoltato perchè dal nome pensavo parlassero del mio lavoro), i Ministri toh e poco poco altro.
Ah, i Baustelle credo di odiarli.

Perchè la  musica indipendente è comunque anche quella che partendo da radici classiche e magari pure mainstream ha il coraggio di portare avanti un discorso slegato da contratti o da obblighi o da percorsi già tracciati. Una comunità di persone che si autoproduce, autopromuove, che suona in ogni angolo gli si dia spazio.
Indipendente come sinonimo di libero.
Mancano i richiami al rock classico ed al blues, che pure in Italia hanno una scena "indie" abbastanza ricca, manca la scena heavy metal, che almeno dalle mie parti resta sempre bella solida, manca il cantautorato tradizionale che almeno nella mia liguria è sempre vivo e vegeto.

Vabbè ma a parte sta botta di intolleranza mista a saccenza, che mi ha creato qualche problema nella lettura del libro (e molti di più nella vita di tutti i giorni), la storia del MEI, critiche e problematiche connesse comprese, è importante,  anzi fondamentale, per la musica italiana.

Una storia comunque che era doveroso raccontare e che è giusto ed importante leggere.

sabato 13 giugno 2015

Troppo presto (per Alessia)



ci sono angeli, a bordo campo
e fiori sulla rete
cara amica, giochiamo ancora assieme
e mischiamo il sudore con le lacrime
troppo presto, troppo presto
ma non piangiamo ora, che c'è la partita
e le borse e le scarpe e le risate
troppo presto, troppo presto
salta più alto e colpisci quella palla
colpisci quel destino maledetto
ed allontanalo ancora per un attimo
non piangiamo, facciamo muro
contro il dolore e la tua assenza
saltiamo in alto e schiacciamo via il pianto
schiacciamo questo dolore
schiacciamolo e festeggiamo sotto rete
troppo presto, troppo presto
troppo breve, questa vita, questo set
non è il momento per dirci addio, salta ancora
abbiamo ancora sorrisi e tornei e viaggi sul pulmino
da fare assieme saltando incontro alla vita
troppo presto, è stato troppo presto
ed ora quella palla è troppo pesante
per buttarla nell'altro campo

lunedì 8 giugno 2015

La verde primavera (brum brum)



Ho fatto un sogno stanotte, bellissimo.
In seguito alle recenti elezioni, brum brum, finalmente l'italia era liberata dagli stranieri, dagli extracomunitari, dai clandestini, dai rom, dai negri insomma dai.

Era bellissimo, camminavi per le strade e sentivi parlare solo italiano, uè figa, boia faust, limurtè, chittemuort', ostrega, minchia, belìn, bellissimo.
Ed in sottofondo un rumore dolcissimo: brum brum

Era sparita la corruzione, gli appalti erano tutti assegnati in modo trasparente, la mafia, la camorra, la n'drangheta, tipiche associazioni a delinquere straniere, erano debellate, la kyenge non era più in parlamento ed il parlamento era occupato solo da italiani, onesti, volenterosi, patriottici, incorruttibili, parlamentari italiani
brum brum 

poi ad un certo punto per le strade sono scesi in piazza gli anziani, finalmente al sicuro, basta scippi, violenze, rapine, la pensione era in salvo.
Li vedevi, senza nessuno che li aiutasse, camminare malfermi sul bastone, cadere col girello, inciamparsi sul catetere, ma liberi, senza badanti ucraine, col culo sporco, pisciati, col fornello acceso e la pentola bruciata, ma liberi, al sicuro dai pericoli stranieri.
brum brum

Mi sono poi addentrato nelle campagne liguri.
Tutti i campi liberi, finalmente, liberi dai lavoratori stranieri che portano via il lavoro ai lavoratori italiani.
Liberi e vuoti, ma i lavoratori italiani?
Liberi, incolti, con i pomodori marci, le piantine aromatiche secche, il basilico rovinato.
Liberi, con la margherite nere, gli asparagi violetti neri, i carciofi neri.
Liberi da sti cazzo di negri che occupavano i campi e le piantagioni manco fossimo in georgia, per 5 euro all'ora.
liberi.
Brum Brum

poi in un quartiere residenziale, dove il benessere e la serenità erano finalmente a totale disposizione dei nostri connazionali.
brum brum
cantieri, case in costruzione, muri a secco
tutti lavori finalmente liberati dagli stranieri, liberi.
brum brum
ruspe brum brum ferme, infissi flagellati dal maltempo, cantieri pieni di pozzanghere, materiale edile inutilizzato ed usurato.
Ma libero, tutto libero, per noi italiani.
A fine giornata sono poi andato a mangiarmi una sana pizza italiana
basta kebab
basta sushi
basta riso alla cantonese, svizzeri di merda
Pizza!!!!!!!!!
Italiana!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E nella cucina del ristorante montagne di piatti italiani liberi.
Sporchi, pieni di avanzi
Ma liberi da quei lavapiatti stranieri
Liberi e sporchi
Un paese libero.
brum brum
libero, svuotato, abbandonato, in disarmo

Ma mentre camminavo ho intravisto un negro
NO!!!!!!!!!!!
Non è ancora finita!!!!
E il negro si è avvicinato
Aveva dei volantini in mano!!
NO!!!!!
Volantini agli italiani!!!!!!
Erano della campagna elettorale del 1994
E dicevano: via i meridionali dal nord.
Brum Brum