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martedì 14 novembre 2017

L'Eredità e la Coerenza. Premio Pierangelo Bertoli.



Non aspettatevi da me una cronaca imparziale ed obbiettiva sulla serata finale del 5° Premio Pierangelo Bertoli a cui abbiamo partecipato sabato scorso.

Non posso essere obiettivo parlando della famiglia Bertoli.

Non posso essere obiettivo parlando dei figli di Pierangelo Bertoli, visto che con il maggiore di loro sono legato da una bella amicizia da qualche anno.

Non posso essere obiettivo perchè con l'altro figlio maschio, Alberto pure lui, che fa il musicista ho condiviso alcuni momenti molto intensi, a partire dalla sua canzone "E così, sei con me".

Questa canzone non è un pezzo che parla della scomparsa del celebre cantautore Pierangelo Bertoli, no. Questa canzone parla di un padre che se ne va e lascia al figlio che canta una ricchezza di esempi, consigli, coerenza tale che è impossibile pensarlo lontano.

Un pezzo che non conoscevo fino al momento in cui gliela sentii cantare a Su La Testa, pochi giorni prima del decimo anniversario della scomparsa di mio padre.

Una tranvata dritta tra stomaco e cuore, seguita a ruota da una versione splendida di A Muso Duro, a completare una rapida ma chiara dimostrazione di come il sangue non sia acqua, mai.

Questa canzone mi diede il coraggio di scrivergli e di ringraziarlo per quello che mi aveva fatto provare, dando il là ad un rapporto basato sul rock e sulla condivisione di questa mancanza.

Lo scorso anno, sempre a Su La Testa, Alberto venne a trovarci e al Teatro Ambra suonò una versione acustica di questa canzone, dedicandomela. L'abbraccio al termine della sua breve esibizione lo porto tra i ricordi più cari.

E da questa eredità, di coerenza e verità, nascerà libertà


Chiusa questa parentesi doverosa, per evitare che qualcuno legga queste righe come fossero una recensione, aggiungerei anche che siamo stati ospiti della famiglia Bertoli sabato, con una accoglienza deliziosa e che abbiamo assistito allo spettacolo con nella borsa di mia moglie una teglia di lasagne (che ci siamo spazzolati il giorno successivo a cena) di una bontà indescrivibile a parole, consegnateci dalla Chef dell'evento in persona, l'amica Lorna, persona tanto bella quanto brava ai fornelli.

Ma, alla fine, a Modena ci siamo andati per la serata musicale, quindi, descritto il "contorno" ecco alcune impressioni.

Il premio è arrivato alla quinta edizione ed inizia ad avere una certa eco a livello nazionale, eco a mio avviso in chiaro aumento dopo sabato scorso.

L'eredità artistica ed umana di Bertoli trova in questo premio una simbolo ed uno strumento perfetti, perchè unisce il riconoscimento a musicisti affermati che hanno dimostrato di sostenere gli stessi valori da sempre presenti nelle canzoni di Bertoli alla valorizzazione dei giovani cantautori, che nel percorso importante di Bertoli possono trovare direzione e soprattutto spunti da trasformare in musica.

I premiati di quest'anno erano nomi importanti, davvero.

Simone Cristicchi è un altro a cui forse dovrei scrivere perchè sabato mentre cantava Ti regalerò una rosa, forse ascoltandola come mai in passato, ho rivisto diverse mie esperienze lavorative, di cui scrissi anche nella mia tesi di laurea.
Un pop delicato ma tagliente, anche nel secondo brano L'ultimo valzer, durissimo nel raccontare il dramma e la dignità di tanti anziani.

Anche gli Zen Circus si sono ovviamente esibiti in acustico, ma non hanno risparmiato in energia ed essendo la prima volta che li vedevo dal vivo, mi hanno stupito per il modo in cui tengono il palco.

Non era pensabile che un premio dedicato a cotanto nome trascurasse i Tazenda, cosa che infatti non è avvenuta.
Due brani tratti da duetti celebri e poi la magia del ricreare QUEL duetto, con Alberto che sostituisce ottimamente il padre in Spunta la luna dal monte (la sua voce assomiglia molto a quella di Pierangelo, ma mai come in questa canzone, dove sembra davvero di sentire lui).

a volte sciogliendosi in pianto



Ospite principale, inutile negarlo era comunque Francesco Guccini, accolto da una standing ovation di tutto il teatro. 

Nella nebbia modenese finito lo show, io e mia moglie quasi contemporaneamente abbiamo espresso il desiderio di non volerlo più vedere, di ricordarcelo nei diversi concerti a cui abbiamo assistito e in questa ultima occasione; il motivo è la pessima sensazione provata vedendolo entrare sul palco sorretto da Alberto, quasi camminando a fatica. 
Per fortuna è stato un attimo, poi il calore del teatro lo ha scaldato e in effetti si è dimostrato brillante come suo solito, però insomma, la sua scelta dell'esilio credo trovi radici in questi piccoli momenti di difficoltà. 
L'uomo c'è eccome, la lingua è sempre pronta, gli aneddoti riempirebbero serate intere, ma tolto l'evidente piacere di essere a Modena e di parlare di persone care come Bonvi e lo stesso Bertoli, appare chiaro che sia stanco della vita pubblica.
Ad introdurlo, un momento musicale che potremmo definire "Bertoli canta Guccini" che voglio dire, mica roba da niente eh, con Alberto in gran spolvero in un medley che da Canzone per un'Amica ha scatenato l'entusiasmo del pubblico fino a Dio è morto.



Ma il Premio Bertoli è anche o forse soprattutto questo concorso nazionale per giovani cantautori. 
In questo aspetto della manifestazione germoglia più chiaramente il senso stesso del Premio, quel voler proseguire un discorso di qualità e coerenza che deve essere una coordinata fondamentale nella carriera di un musicista che voglia dire qualcosa di importante.

Eredità e coerenza quindi, espressi in modo lampante sul palco del bellissimo Teatro Storchi.

La cosa che più ho apprezzato è stata la scelta di far accompagnare i concorrenti dalla band che per anni suonò con Bertoli.
Un'idea vincente, che caratterizza questa manifestazione e ne è un vero fiore all'occhiello.

Perchè il discorso non è solo "oh che figata, suono con quelli che suonavano con un musicista famoso", NO, affatto, il senso è di voler letteralmente accompagnare questi ragazzi nel mondo della musica, mettendo a disposizione gli stessi musicisti che Bertoli usava per raccontare le sue storie. Una dimostrazione pratica e tangibile di condivisione, termine ricorrente quando si parla del cantautore di Sassuolo.

Vince un ragazzo di Taranto emigrato a Torino, che dal quartiere dove vive ha preso il nome, Salvario; un brano che è una sorta di collage di nomi e frasi tipiche della musica italiana più recente, spunto interessante che nel suo disco (che mi sono andato ad ascoltare il giorno seguente) si rafforza, grazie ad una buona scrittura.

Mi è piaciuto molto anche un altro ragazzo, Alessandro Zanolini, che ha cantato un suo brano forse troppo cupo, ma che mi ha impressionato nella versione di Chiama Piano, una gran voce davvero.

Non faccio altri nomi per non fare torto a nessuno, il concorso prevedeva otto finalisti che cantavano un proprio pezzo e quattro di loro, accedendo alla fase finale, si sarebbero esibiti in un pezzo di Bertoli.

Eredità e coerenza, appunto.

Lo show è stato gestito benissimo e nonostante sia durato ben tre ore abbondanti non ha mai avuto momenti di stanca, grazie ad un presentatore esperto e vivace ed alla direzione artistica impeccabile di Riccardo Benini e dello stesso Alberto 

Una serata meravigliosa, dove, come nella canzone di suo figlio, a me così cara, non si poteva non pensare che Pierangelo Bertoli fosse con noi.

Non so com'è, però vi invito a berlo



lunedì 7 agosto 2017

Dal Premio Nobel agli emuli di Fedez, sull'importanza delle parole nella musica




Nel momento storico in cui, FINALMENTE, la musica d'autore viene riconosciuta come letteratura ed insignita del Premio Nobel grazie a Bob Dylan, se ci guardiamo attorno, nel nostro piccolo orticello italiano, rischiamo che la tristezza poi ci avvolga come miele, citando uno che in quanto a letteratura non scherza affatto.

Nel momento in cui si riconosce che la parola in musica possa anzi debba essere considerata letteratura, quindi nella sua forma più alta di espressione, io resto basito, tra le altre cose, anche per una tendenza che sta tragicamente prendendo piede.

Una volta, erano i testi delle canzoni a dettare il linguaggio dei giovani.
Giusto per non usare iperboli eccessive, lo stesso Premio Nobel Bob Dylan ha contribuito a rendere la lingua inglese-americana quella che conosciamo ora, oltre a modificare il movimento dell'asse terrestre, ma questa è un'altra storia.

Oggi invece accade il contrario, sono i modi di dire dei ragazzi a suggerire testi e titoli ai cantanti.
Oggi è il contrario, sono le parole di uso comune ad influenzare la musica e non la musica a creare un linguaggio di uso comune, nuovo e in certi sensi rivoluzionario.

La conseguenza diretta di tutto ciò è che se gli artisti influenzano i ragazzi, i ragazzi possono respirare arte e magari provare a farne, ma se i ragazzi ascoltano gli artisti dire quello che dicono loro e che vogliono sentirsi dire, per un infantile senso di appartenenza, privo di stimoli, ma semplicemente basato sulla pedissequa ripetizione, è l'arte a soffrirne di più.

Che stimoli artistici potranno mai avere quelli che ritrovano i loro stessi modi di dire nelle canzoni più in voga?

E lo so che questo scambio c'è sempre stato, ma permettetemi di differenziare il periodo in cui questo scambio avveniva con una tensione verso "il bello" e il periodo odierno, dove si cerca ovunque una risposta facile, scontata, banale e senza un briciolo di profondità.

Esempi: 
il primo, quello che mi ha colpito di più, perchè di più ammiro l'artista rispetto ad altri, è il nuovo disco di omar pedrini: COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI.

Ma che titolo è?
Ma scrivi canzoni o post sui social network?

Scendendo di livello segnalo un gruppo dal nome CHIAMARSI BOMBER e la loro hit COME BOBO

Temo esista da qualche parte un brano o un gruppo chiamato Mai Una Gioia o, forse peggio ancora, TANTA ROBA, ma non me la sento di verificare

Per non parlare della feccia dell'hip hop tricolore (genere che meriterebbe ben altri paladini e ben altro rispetto) e del loro VORREI MA NON POSTO o della durissima satira politica di COMUNISTI COL ROLEX.

Ma per favore.

Senza scomodare Dylan, Cohen, Guccini, De Andrè, guardate Paolo Villaggio, appena mancato.

Provate a pensare a quanto il suo personaggio Fantozzi, abusato, rovinato dal suo stesso autore nella continua riproposizione di una maschera che alla fine era una triste macchietta, ma provate a pensare a quanto il Ragioniere abbia inciso nel vocabolario di certe situazioni, nella grammatica di certi ruoli, di certi discorsi, dalla declinazione della sfiga alla precisa analisi dei rapporti sociali e lavorativi tra impari.

Oggi invece i testi vanno a toccare corde ben precise, telecomandati da un'analisi preventiva che antepone la visibilità "emotiva" ad una profondità di messaggio, col risultato che appena pronta la prossima "dose", quella precedente venga sostituita e dimenticata.

Qualche giorno fa ho letto la tracklist della compilation "Festivalbar 1997", all'epoca considerata con lo stesso rispetto che un israeliano può nutrire verso il Mein Kampf o un parlamentare di Fratelli d'Italia.

Belin, brutte ed odiate che fossero, quelle canzoni, così volgarmente POP, me le ricordavo se non tutte almeno per il 75%, perchè anche in ambito POP allora c'era quel minimo di qualità e spessore. (e stiamo parlando di fine anni 90, non del 1968)

Quelle canzoni così brutte ed odiate, oggi mi sembrano scritte dal Dio del Rock, tanta è la distanza dal livello attuale.

Credo che si debba riscoprire ed in fretta, l'importanza e la bellezza della parola, della parola fatta musica, prima di finire, noi connazionali di Dante Alighieri, seppelliti vivi da un'orda di rapper stonati, con la zeppola ed il vocabolario esteso come l'elenco telefonico di mendatica.

E comunque, lui lo aveva detto anni fa:

adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti

lunedì 3 aprile 2017

Come Don Chisciotte 2.4


Domenica 2 aprile, prima domenica del mese, è andata in onda la quarta puntata di Come Don Chisciotte 2.0, la mia trasmissione sui "Don Chisciotte" della musica in onda su BRG Radio

Ecco i brani andati in onda

Toni Servillo e Fausto Mesolella - Anema e core
Francesco D'acri - Milano è così
Lucio Quarantotto - Assassini
Jama Trio - Slide Tongue
Chiara Ragnini - Un colpo di pistola
Stefano Rosso - Bologna 77.
Pippo Pollina - Il nibbio
Luca Rovini - Corri uomo corri
Piero Ciampi - Il vino
Rusties - Spirituale
Malvezzi - Maledetto sia l'amore
Franco Fanigliulo - A me mi piace vivere alla grande
Pierangelo Bertoli - A Muso Duro

Se avete l'audio del pc attivo, è quella che state ascoltando ora e che parte in automatico, oppure, se ciò non accade, potete trovarla qui: