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mercoledì 5 aprile 2023

La fortissima voce sottile di Irene Buselli

 


Irene Buselli mi ha conquistato in un pomeriggio di fine estate, quando aprì da sola con la sua chitarra una manifestazione musicale nel centro storico della mia città, Albenga, organizzata dall'Associazione Culturale Zoo.

Fu la prima di tanti artisti a suonare nel bellissimo centro storico ligure e io che non l'avevo mai sentita nominare rimasi incantato davanti alla sua bellezza e soprattutto alla sua bravura; una voce (non a caso) sottile, un'ironia delicata e una manciata di canzoni fatte con passione ed una leggerezza solo apparente.

Tutte caratteristiche che ho ritrovato seguendola sui social, nei suoi progetti solisti e collettivi, come Canta fino a dieci, insieme virtuoso e talentuoso tutto al femminile con il quale esibirsi in piccoli locali o davanti a monumenti romani in puro stile buskers.

È quindi con enorme piacere che ho appreso dell'uscita del suo singolo e di conseguenza dell'arrivo in un futuro prossimo del suo primo album. Piacere aumentato insieme alla curiosità quando ho letto che al suo fianco in questo lavoro ci saranno FiloQ e Raffaele Rebaudengo, storico membro degli Gnu Quartet, entrambi già in cabina di regia di Maqroll, capolavoro di Federico Sirianni, finalista al Premo Tenco 2022.

L'attesa è stata ampiamente ripagata, perchè Così sottile è un brano meraviglioso, che racconta molto bene la cifra artistica di Irene e la sua capacità come autrice.

Pubblicato da Pioggia Rossa Dischi il 10 marzo, Così sottile riesce in 4 minuti scarsi a raccontare una crescita, una evoluzione, una emancipazione; viene automatico leggere questo brano dal punto di vista femminile, il che lo rende un manifesto della volontà delle donne di non farsi schiacciare, anche se l'importanza del suo messaggio va ben oltre le differenze di genere.






Involontariamente autobiografico, come lo definisce lei che afferma di averlo iniziato a scrivere pensando ad altri e di essersi accorta di aver parlato di sé stessa come mai in passato, il pezzo ha uno sviluppo che coinvolge non solo il testo, ma anche la parte strumentale e soprattutto quella vocale.

Giocato sui vari significati possibili del termine sottile, il singolo inizia con un filo di voce, quasi come se timidamente chiedesse attenzione, al pubblico, ma anche ad un “altro” che è il destinatario delle sue parole.


Dici che sono troppo sottile

Con questi polsi troppo sottili

E questa pelle troppo sottile

E questa voce così sottile

Che non urla mai

E vado troppo per il sottile

Con questa bocca troppo sottile

Faccio pensieri troppo sottili

E ho un umorismo troppo sottile

Che non rido mai

Troppo sottile non lascio solchi

Non lascio traccia dentro di te

Sottile scivolo tra le dita

Come la sabbia, come la vita


Una situazione di quasi invisibilità, probabilmente imposta da altri, dentro la quale la protagonista sembra quasi adagiarsi, rassegnata.



Ma com’è che ci si diventa

Spessi abbastanza da non sentire

Le tue unghie nella mia carne

La mia carne così sottile

Perché io sono troppo sottile

Per farmi spazio tra i tuoi pensieri

Eppure sono spessa abbastanza

Anche stanotte contro il tuo corpo

Nella tua stanza


Dall'invisibilità al dolore, mentre si ipotizza nemmeno in modo troppo velato un abuso, una violenza, mentale e fisica, da parte di chi sottovaluta, sminuisce, svalorizza e si approfitta della presunta debolezza altrui, considerandola alla stregua di un oggetto, un mero possesso; ma lei inizia a realizzare che le cose non vadano bene e quindi prende coscienza ed inizia a reagire.




Dici che sono troppo sottile

E forse è vero, perché mentire

Ma il mio entusiasmo così sottile

E i miei sorrisi così sottili

Parlano di te

Di quel tuo sguardo pronto a sminuire

Ogni mio slancio come infantile

Le tue parole pronte a zittire

Questa mia voce così sottile

Che forse non lo è più

Starti vicino mi ha assottigliata

Sono una lama, sono affilata

E come la mina di una matita

Più che sottile sono appuntita


Ed è così che ci si diventa

Spessi abbastanza da non sentire

Le tue unghie nella mia mente

La mia mente troppo sottile

Perché tu non sei così sottile

Da infilarti nelle mie crepe

E non sei neanche spesso abbastanza

Da trattenermi mentre sottile

Scivolo fuori da questa stanza


La voce di Irene da “sottile” e quasi sussurrata diventa via via più forte, più chiara, spalleggiata dagli strumenti che crescono come la consapevolezza del proprio valore, come la grinta e la voglia di uscire da questa stanza e da questa relazione tossica e velenosa. Questo modo di utilizzare la voce rende perfettamente l'atmosfera della canzone, creando un climax emotivo che coinvolge chi ascolta, al punto che è decisamente impossibile non sostenerla in questo percorso.

Da sottile, inteso come debole, la protagonista diventa appuntita, tagliente, consapevole; pronta a scrivere una storia nuova.


E ora mi guardi senza capire

Tu mi credevi così sottile

Eppure vedi non mi hai spezzata

Né la mia voce né la risata

E adesso penso quanto è sottile

La luce che filtra dalle fessure

Ripenso al buio della tua stanza

Io che volevo essere più spessa

E invece ero e sono abbastanza


Mentre la musica ed il cantato salgono ancora, la protagonista ha anche la forza di guardare in faccia chi la voleva assottigliare e sbattergli in faccia la differenza tra luce e buio, tra riso e sopraffazione e prima di tutto tra essere sottile ed essere debole.


Ero e sono abbastanza: un manifesto di autodeterminazione e consapevolezza in 4 parole, senza il bisogno di urlare, uno slogan cantato con voce sottile ma indelebile.




Irene Buselli ha 26 anni e vive a Genova. Ha sempre sognato di fare la scrittrice e infatti, con granitica coerenza, ha finito per laurearsi in Matematica. Così, forse per redimersi o forse per schizofrenia, mentre di giorno si occupa di intelligenza artificiale, di notte indaga quella umana scrivendo canzoni.

Nel 2019 ha pubblicato il suo primo singolo Dai amore voglio un cane.

Nel 2023 uscirà il suo primo album per Pioggia Rossa Dischi








venerdì 13 agosto 2021

Tredici per il weekend


 

Tredici canzoni nuove per il fine settimana:

  1. Willie Nile - The day the earth stood still
  2. Bryson Cyrus & Steve Earle - Black water
  3. The Picturebooks & Elin Larsson - Too soft to live and too hard to die
  4. Samantha Fish - Crowd control
  5. Chris Stapleton - Nothing else matters
  6. The Cold Stares - Strange Light 
  7. War & Pierce - Mercy
  8. Tommy Castro - Somewhere
  9. Billy Bragg - Ten mysterious photos that can't be explained
  10. The Jaded Hearts Club - Do I love you (Indeed I do)
  11. The RT's - Need you right now
  12. Sean Rowe - Little death
  13. Ronnie Wood, Mick Taylor & Paul Weller - Shame shame shame


Buon ascolto!


sabato 9 gennaio 2021

Nel 2020 la musica mi ha salvato la vita

 



Ho passato ore a guardare il muro del mio ufficio, mentre fuori non si capiva che cosa stesse succedendo, i reparti erano blindati, le strutture, per le quali io dovevo occuparmi di inviare le richieste, chiuse; ho chiesto di potermi rendere utile, con mail alle quali ancora oggi non ho ricevuto una risposta, fosse pure negativa.

Nel frattempo ho visto rubare alle mie figlie due anni scolastici, l'inizio di un ciclo di studi che come ogni inizio era delicato e da vivere intensamente, ho visto rubare e rovinare esperienze importanti, le ho viste, come tutti i loro coetanei, chiuse in casa a non sapere cosa stesse succedendo, adattarsi, inventarsi nuovi modi di relazione, oltre che sentirsi accusati di essere i colpevoli di tutto sto delirio perchè qualcuno usciva.

In tutto questo per fortuna c'era la musica, che mi ha salvato letteralmente le giornate, portandomi in posti migliori, dove gli abbracci e il contatto umano erano ancora consentiti.

Credo di non aver mai ascoltato tanta musica come in questi 10 mesi, forse nemmeno l'ossigeno mi era più necessario di lei.

12 mesi, 12 playlist:


lunedì 15 giugno 2020

Noma - Il Manichino



Greta Dressino in arte Noma, talentuosa interprete di Finale Ligure, ha pubblicato pochi giorni fa il suo nuovo brano “Il Manichino”.

Noma, sostenuta da un team di autori e musicisti davvero valido, tra cui ricordiamo Gloria Bardi, Luca Felice e Massimo Trigona, sta portando avanti due progetti paralleli, che spero possano sfociare presto in un album, perché la qualità dei vari brani è sempre alta, lei dal vivo ha carisma e voce e soprattutto fascino.


Dopo Modì (dove la protagonista è l'amante di Modigliani, Jeanne Hébuterne) e le “porte scorrevoli” Noi torneremo presto (dedicato alle vittime del Ponte Morandi) e Parole di sabbia (per una donna persa nelle nebbie dell'alzheimer) sempre in quest'ultimo filone si va dunque a collocare “Il Manichino”, brano dall'andamento swing, scanzonato ma fino a un certo punto.



A parlare è proprio il fantoccio sistemato nella vetrina di un negozio di moda femminile, che racconta dal suo limitato orizzonte quello che le accade intorno.

A interagire, suo malgrado, con lei, uno spaccato di umanità non così immaginaria, l'uomo che si innamora di un involucro, bello, ma vuoto, la ragazza che sublima contro di lei le proprie paure e insicurezze, l'anziana che forse è talmente abituata a parlare da sola da apprezzare perfino una conversazione del genere.

Tutti accomunati da una certa mancanza di senso di realtà e soprattutto dalla solitudine, che percepiamo in ognuno dei loro atteggiamenti bizzarri.

Nella seconda parte del brano però, come sottolinea la musica che si fa più calda, con i bassi in evidenza, davanti alla vetrina succedono due cose opposte: un'aggressione ad una donna ed il passaggio di una ragazza indifferente al nostro manichino.

Se nel primo fatto, l'aggressore vede al di là del vetro specchiarsi l'omertà della società odierna, specialmente quando si parla di violenza sulle donne, guardando il manichino con complicità perché sa che gli garantirà il silenzio, la ragazzina che passa è forse simbolo di una generazione nuova, che non si ferma alle apparenze per quanto eleganti delle vetrine, ma guarda avanti “nella fretta della gioventù”.

Osservatrice suo malgrado, la bambola in vetrina rappresenta anch'essa uno spaccato di umanità, che ritiene che il mondo esista solo fino a quando sia visibile dal vetro.

Brano come detto prima dall'andamento scanzonato, che nasconde però uno spaccato di società profondo, attuale e soprattutto molto realistico.




giovedì 19 marzo 2020

PASSATEMPI PER STARE IN CASA



(POST IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)

Oltre a Netflix, Sky, Prime Video, Spotify, se nonostante tutto avete voglia di altro, raccolgo qui le pagine fb e i gruppi che cercano di condividere contenuti o offerte speciali on line (sosteniamo gli artisti e i musicisti emergenti e le etichette indipendenti). GRADITI SUGGERIMENTI.













domenica 1 marzo 2020

I miei ascolti di febbraio 2020

Questi sono gli album che ho ascoltato a febbraio.



  • black crowes southern harmony and musical companion
  • Bonny Light Horseman Bonny Light Horseman
  • songhoy blues music in exile
  • songhoy blues meet me in the city
  • tinariwen amadjar
  • lu silver string band rock'n'roll is here to stay
  • grace cummings refuge cove
  • buffalo summer buffalo summer
  • black crowes shake your money maker
  • black lips Sing in a World That's Falling Apart
  • fabrizio de andrè creuza de mà
  • messer davil la sindrome di stoccolma
  • ivan graziani parla tu
  • lovesick duo la valigia di cartone
  • supersuckers play that rock and roll
  • timoria viaggio senza vento
  • pinegrove marigold
  • Bywater Call bywater call
  • robert jon & the wreck take me higher
  • cadillac three country fuzz
  • black sabbath black sabbath
  • wood brothers kingdom in my mind
  • cadillac three tennessee mojo
  • frank get false flag
  • popa chubby it's a mighty hard road
  • wilko johnson going back home
  • giuda e.v.a.
  • the third mind the third mind
  • ex-otago tanti saluti
  • fabrizio de andrè anime salve
  • fabrizio de andrè & pfm in concerto
  • dr feelgood private practice
  • us rails take you home
  • guns'n'roses appetite for destructon
  • tijuana horror club naked truth
  • black crowes amorica
  • counting crows recovering the satellites
  • wallflowers bringing down the horse
  • bocephus king the infinite & the autogrill vol.1
  • white buffalo darkest darks, lightest lights
  • cut annihilation road
  • black rainbows pandaemounium
  • black snake moan phantasmagoria
  • bruce springsteen and the seeger session band live in dublin
  • u2 live in dublin 26/12/89
  • rem automatic for the people
  • rem monster
  • mandolin' brothers 6
  • romito majorana
  • aa.vv. napoli sound system vol.3
  • violent femmes hotel last resort
  • bugo cristian bugatti
  • edoardo bennato live @rtsi
  • pierangelo bertoli eppure soffia
  • frazey ford u kin b the sun
  • johnny cash the very best of
  • dream syndacate these times
  • willie nile willie nile
  • van morrison moondance
  • pj harvey to bring you my love
  • albert cummings believe
  • the mezingers hello exile
  • bruce springsteen  born to run

venerdì 7 febbraio 2020

Il Cala in TV a Sanremo!



Detta così sa molto di fake news o quanto meno pecca di eccessiva enfasi, ma stringi stringi la notizia è vera!

Ieri pomeriggio per ben un'ora sono stato in diretta tv e streaming da Sanremo!

Partiamo con ordine: da qualche mese collaboro con il sito L'Isola che non c'era scrivendo qualche articolo su dischi italiani. La redazione del sito, nei giorni del Festival di Sanremo, si trasferisce nella sede storica del Club Tenco, per organizzare Sa(n)remo senza confini, 5 giorni di incontri, set acustici e showcase di musicisti italiani emergenti.

Ieri pomeriggio approfittando del fatto che vivo a 1 ora di treno, sono andato a salutare il direttore Francesco e le redattrici Giulia e Viviana, con la speranza di passare un paio d'ore di buona musica.

Non ho fatto nemmeno in tempo a salutare (per la prima volta dal vivo) la redazione, che mi è stato chiesto di gestire la diretta di una emittente calabrese (esse tv) che per un'ora avrebbe trasmesso le varie esibizioni. Mi sono quindi accordato col conduttore e alle 15 in punto IN ONDA!




Ho conosciuto Nino Buonocore, elegante e molto disponibile, che si è perfino prestato a parlare in diretta dal telefono della camerawoman con una sua fan calabrese; poi ho introdotto le interessanti esibizioni del Lovesick Duo e di Francesco Anselmo.








Esperienza divertente e che rifarei volentieri e che ha reso il pomeriggio ancora più memorabile; si perchè una volta chiusa la parentesi televisiva, mi sono goduto i concerti, ho conosciuto musicisti nuovi e apprezzato artisti che già conoscevo, come l'amico Andrea Amati insieme a Massimo Marches




Tornando in stazione mi sono accorto di come, nei giorni del Festival, a Sanremo si respiri musica dappertutto. Potrà sembrare strano, ma è stata la prima volta in cui andavo a Sanremo nei giorni del festival, nonostante la relativa vicinanza; molto ha fatto lo snobismo che ho tuttora nei confronti dello spettacolo dell'Ariston e dei suoi partecipanti, ma devo ammettere che al netto del carrozzone, in questi giorni ovunque ti giri senti, vedi e appunto respiri musica. Stazioni radio improvvisate, addirittura nei saloni da barbiere, dehor con gente che suona senza amplificazione e le strade piene di gente con la chitarra in spalla, alla ricerca di un buco, di 5 minuti, di qualche orecchio curioso.

Altro discorso merita il Club Tenco, vera istituzione della musica italiana, vero fiore all'occhiello della località rivierasca, dentro la cui sede non si può non rimanere affascinati dalla storia che trasuda perfino dalle pareti, dove troneggiano le foto di chi ha preso parte a ùl miglior festival italiano.

Tutto questo in un pomeriggio, nel quale ho giocato al bravo presentatore addirittura in tv e ho alimentato la mia grande passione per la musica e per la musica emergente.

Grazie quindi alla redazione de L'isola che non c'era per avermi voluto con loro!

mercoledì 9 ottobre 2019

Imagine ha rotto il cazzo!


Visto che oggi ricorre il compleanno di John Lennon, ho deciso che i tempi fossero maturi per affrontare questo problema.

IMAGINE HA ROTTO IL CAZZO!

ma non tanto Imagine in quanto canzone, no, ma soprattutto, definitivamente, implacabilmente, inesorabilmente, inequivocabilmente come santino, come canto da intonare tenendosi per mano, socchiudendo gli occhi, magari indossando buffi cappelli sudamericani e ondeggiando tipo albero di Natale della Coca Cola.

Imagine non è QUEL tipo di canzone, CAZZO! MA BASTA!

Basta cantarla alle veglie di Natale, agli spettacoli scolastici, ai saggi di fine anno!

Imagine è una canzone pacifista, certo, ma soprattutto a metà strada tra anarchia e comunismo e Gianni Morandi l'ha cantata davanti al Papa!! Quel pover'uomo di Woytila già non era più tanto in bolla, ma dopo sta botta non si è più ripreso!


Non è questione di bello o brutto eh, per carità, Lennon ha fatto un capolavoro e la sua versione al pianoforte, immerso nel bianco ovattato sicuramente ha contribuito al fraintendimento generale, ma è ora che qualcuno lo dica, questa NON è una preghiera o un rito hippie, è un atto di accusa fortissimo e a suo modo violento contro chi, a detta del suo autore, impedisce il raggiungimento della pace.

Immaginate non ci sia nessun paradiso
È facile se ci provate
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo

NESSUN PARADISO!! Ehi, pss, GIANNIMORANDI, hai appena cantato davanti al Boss del Cristianesimo che non dovrebbe esserci il Paradiso e di conseguenza nemmeno l'inferno e anche per colpa tua decine di bimbetti ignari lo hanno cantato davanti a mamme, papà, nonni, zii, tutti commossi e trasudanti amore, che non sanno una parola di inglese e pensavano che i loro pargoletti stessero cantando Dario Baldan Bembo in inglese!

Immaginate non si siano paesi
Non è difficile farlo
Niente per cui uccidere o morire
E anche nessuna religione

Nessun paese!!! Nessun governo quindi, nessuna legge!!! Si chiama anarchia e merita rispetto, ma porca la vostra puttana, siete sempre convinti che all'oratorio da Don Caminetto non si poteva scegliere altro per la sera del 24 dicembre? No, perchè dice pure NESSUNA RELIGIONE eh, NO RELIGION TOO, questo era facile da capire anche se non siete abbonati a Speak Up!

Immaginate non ci siano proprietà
Mi domando se ci riuscite
Nessun necessità di avidità o fame
Una fratellanza tra gli uomini

E dopo l'anarchia e l'ateismo, cosa manca per la perfetta canzone di Natale? IL COMUNISMO!! nessuna proprietà, via, tutto statale, altro che mercati, borse, nessun regalo di Natale, via così!.

John Lennon qualche guaio con la giustizia americana lo ha passato per le sue idee, tra cui appunto quelle di cui canta nell'inno di tutti i chierichetti, non si poteva approfondire un po' il discorso?


È giunto il momento di svelare questo terribile segreto, non solo John Lennon aveva ragione quando disse che i Beatles erano (all'epoca) più famosi di Gesù (famosi eh, non più bravi, magari più intonati, però famosi non vuol dire migliori, ma tant'è), ma soprattutto non scrisse Imagine pensando ad una Messa Cantata!

Quindi ora facciamo un bel respiro e togliamoci sto peso:

IMAGINE HA ROTTO IL CAZZO!

Ora che lo avete detto, magari urlato, godetevi la canzone per quello che dice, che son cose importanti e comunque SMETTETELA DI ONDEGGIARE!!!



venerdì 19 luglio 2019

Buona pensione, Rock and Roll!



Anche se ci sarebbero moltissime altre date per festeggiare la nascita del rock and roll, ho scelto quella di oggi, 19 luglio, per un motivo particolare.

Il 19 luglio 1954 infatti, la Sun Records di Sam Philips pubblicava il primo 45 giri di Elvis Presley, That's all right, con lato B Blue Moon of Kentucky.


Attribuendo arbitrariamente al debutto di Elvis la "nascita del rock", oggi dunque il rock compirebbe 65 anni.

65 anni.

A 65 anni si va in pensione, si può entrare in una casa di riposo, si può accedere ad una serie di agevolazioni "per anziani", perché è consuetudine considerare il compimento del 65° anno come l'ingresso nella terza età.



La riflessione che voglio fare è questa: è giusto chiedere ad un anziano di fare la rivoluzione, per quanto rivoluzionario sia stato da giovane? No, secondo me no.

Il rock ha quindi (da tempo) esaurito la sua carica rivoluzionaria, anzi è ormai storia e come tale ha ancora molto da insegnare.

Però il ruolo di cultura di avanguardia o più semplicemente di contro-cultura quello no, non può più farlo, altrimenti rischierebbe di fare la ridicola figura di molti uomini suoi coetanei che ostentano una gioventù ormai solo immaginaria, senza averne più la spinta e la foga.

Ha cambiato il mondo il rock? Si, a mio avviso si, in diversi momenti, dalla prima mossa del bacino di Elvis all'Ed Sullivan Show, al colpo di batteria che apre Like a Rolling Stone, all'alba di Woodstock annunciata dall'inno nazionale americano violentato da Jimi Hendrix.


Ha senso però che ancora oggi, dopo 65 anni, ci si possa aspettare qualche cambiamento e qualche "spinta in avanti" dal caro vecchio rock and roll? No, a mio avviso no; come genere musicale il rock è ancora presente negli ascolti di molti ragazzi, ma "la musica per la prossima rivoluzione" (perché arriverà, ammesso che non sia già in atto senza che noi ce ne siamo accorti, comunque arriverà) non sarà certo quella che i loro padri se non addirittura i loro nonni sentivano alla loro età, anzi, ai loro padri ed ai loro nonni farà terribilmente schifo, perché la rivoluzione e la contro cultura non può che essere un fastidiosissimo dito nel culo del sistema e che lo si voglia o no, NOI SIAMO SISTEMA.

Siamo in tanti, ad essere appassionati ed innamorati di questo museo dei dinosauri, appassionati ed innamorati al punto da negare l'evidenza e rifiutarci di dare ascolto ad altro che non siano "quegli accordi", suonati da "quelle chitarre, quelle batterie, quei bassi".

Nonostante questa apparente (e fisiologica) stagnazione, il rock è comunque vivo e vegeto, diffuso tra i giovani che lo ascoltano, lo masticano e magari lo sputano fuori diverso, rinvigorito, sicuramente modificato e contaminato.

Durante l'inverno scorso ho partecipato come ospite ad una trasmissione radiofonica davvero mitica, che si chiama MR ROCK (nessuna sorpresa eh?) e dove visto che ero il più giovane in studio (e già qui, insomma, ci siamo capiti) mi sono occupato di portare mensilmente qualche nuova proposta che restasse nei binari della tradizione.

In 5 mesi ho proposto circa 90 gruppi, alcuni abbastanza famosi, altri appena formati, americani, inglesi, di varie parti del mondo, ma anche liguri, siciliani, marchigiani, gente senza contratti o etichette a disposizione, ma che in certi suoni ci crede ancora, nonostante, in molti casi, abbia meno di 30 anni (don't trust anyone over 30, hope I die before I get old, ricordate?).


Il rock è vivo, certo che si, ma come ho appena scritto, è tradizione, storia, memoria.

Noi che lo ascoltiamo e che da lui ci facciamo condizionare da ben più di 30 anni, dovremmo accompagnare i ragazzi di oggi alla sua scoperta, basta contrapposizioni vecchi contro giovani, cazzo! Abbiamo già giocato questa partita, eravamo nei giovani e molti di noi sono convinti di averla vinta, non è il caso di dare a chissà chi la rivincita.

Condividiamo la comune passione per la musica, potremmo scoprire di avere cose da insegnare certo, ma anche da imparare.

E bentornati sul mio blog.

(Se ti fa piacere, condividi questo post sui social network)

venerdì 13 luglio 2018

In U2 veritas!



All'interno della rassegna BRG Live! organizzata da BRG Radio e che prevede serate dove noi speakers della radio andiamo in alcuni locali di Finalborgo a proporre puntate "a tema", giovedì 12 luglio insieme all'amico Danilo, dalla Cantina In Vino Veritas ho ideato e condotto uno speciale dedicato agli U2.

Ecco i brani trasmessi:

  1. Where the Streets Have No Name
  2. I Will Follow
  3. Out of Control
  4. The Electric Co.
  5. Gloria
  6. October
  7. New Year's Day
  8. Seconds
  9. 11 O'Clock Tick Tock (Live)
  10. Sunday Bloody Sunday (Live)
  11. A Sort of Homecoming
  12. I Still Haven't Found What I'm Looking for
  13. Exit
  14. Helter Skelter (Live)
  15. Pride (In the Name of Love)
  16. All I Want Is You
  17. The Fly
  18. Acrobat
  19. Sometimes You Can't Make It On Your own
  20. Bad - Live from Dublin 31st December 1989

Potete ascoltare la trasmissione oppure scaricare il podcast




martedì 10 luglio 2018

L'affascinante Notte dei Persuaders



The Persuaders ritornano con una bellissima canzone, Notte, accompagnata da un video suggestivo girato negli incantevoli caruggi di Borgio Verezzi.

Un brano scuro, con una cadenza quasi ipnotica, che avvolge l'ascoltatore come le ombre serali fanno con i ciotoli dei vicoli, prendendone possesso, piano piano ma inesorabilmente.

Un brano dove la notte amplifica i silenzi e di conseguenza esalta ogni minimo rumore, come i passi sul selciato deserto, che rappresentano i battiti di un cuore che pulsa e che al buio, quasi di nascosto, riesce a trovare sfogo al suo incedere, al ritmo che sale e che diventa ossessione ed irrinunciabile voglia di vita, quella vera, senza maschere, fatta di peccato e carne, di passioni e sentimento.

La ricerca di Annie, affascinante protagonista del video, mentre percorre strade illuminate solo da fiochi lampioni è la ricerca di ognuno di noi, la ricerca di qualcuno o qualcosa che come noi non sappia nè voglia fermare la sete che prova da sempre.

Al suo fianco come sempre Simone con il basso e la batteria crea l'atmosfera ideale per la voce affannosa di un'anima inquieta.

Brano ammaliante e dannatamente sincero, che scava nell'animo dei due musicisti, perennemente in ricerca di nuove chiavi per aprire le porte delle nostre emozioni.

Verso fine canzone, Annie è quasi in primo piano e nella sua bellezza straniera e vibrante, mette a nudo sulle braccia le sue vene, proprio quelle dove da sempre scorre insieme al sangue una irrefrenabile spinta al raggiungimento dei sogni, anche quelli più inconfessabili.

Che al termine della Notte, l'alba vi trovi felici, amici miei.

sabato 7 luglio 2018

Il Santo Graal del Rock and Roll (Roxy Theatre, 07/07/78)



Per noi umili servitori del Regno del Rock, noi schiavi inutili, noi soldati semplici delle più sperdute trincee, noi Springsteeniani incalliti ed inguaribili, alcuni nomi, alcune cifre, alcune date, hanno sempre un significato quasi mistico, religioso, le si pronuncia con timore reverenziale, temendo di passare per blasfemi.

Noi, qui, nelle retrovie della periferia dell'Impero, noi che qualcuno era a Zurigo, altri al primo San Siro, molti altri sono arrivati alla spicciolata gli anni seguenti e ancora continuano ad arrivare, abbiamo una concezione tutta nostra del tempo, dello spazio, della storia e della geografia.

Ad esempio, se parlando di Bruce ci capita di leggere 1978 già drizziamo le orecchie, se poi a quell'anno si aggiungono nomi come ROXY THEATRE ecco che la vista ci si appanna, i sensi si fanno più deboli, il cuore rallenta.

Ad un giorno solo dal quarantesimo anniversario di uno dei concerti più famosi nella iconografia springsteeniana, è stato pubblicato come "Official Bootleg", con un audio meraviglioso ed in versione integrale il concerto al Roxy, Hollywood.

Il 1978 fa parte di quei momenti della storia del Rock dove gli eroi erano pochi, ma uno solo sembrava in grado di risultare vincitore.

Bruce nel 1978 era quanto di più vicino all'idea di una Divinità Musicale in carne ed ossa; contro le intemperanze giovanili del punk, che lui assorbiva e sputava fuori con rabbia ancor maggiore, contro il manierismo sterile e masturbatorio del prog, gli assoli di 35\40 minuti, lui rispondeva torturando la sua chitarra prima di esplodere in Prove it all night.

La bandiera del Classic Rock era saldamente nelle sue mani e lui era al momento il migliore che potesse farla sventolare ancora, fiera ed orgogliosa.

Nel 1978 Bruce stava uscendo da un incubo durato 3 anni, nei quali aveva visto la sua musica allontanarsi da lui per colpa di un manager disonesto, aveva visto quella carriera su cui si era giocato tutto sé stesso rischiare di scomparire dietro udienze di tribunale e lungaggini assassine per chi ha un pubblico che aspetta sue nuove pubblicazioni.

3 anni di scrittura compulsiva, amara, furibonda, 3 anni di disillusione, quella di cui poi riempirà il suo capolavoro, anch'esso fresco quarantenne, Darkness on the edge of Town.

3 anni durante i quali però, sul palco, lui ed il suo manipolo di valorosi rinascevano ogni sera, fino a rischiare di morire di nuovo, stavolta in senso meno poetico e più fisico, dopo le interminabili maratone rock con le quali voleva affermare di esserci, di esistere ancora, di essere ancora alla ricerca del modo per andarsene dalla città dei perdenti di cui cantava appunto 3 anni prima.

Abbiamo un po' di rock and roll per voi stasera, dice salito sul palco del Roxy, la sera di 40 anni fa.

E parte con Rave On, Buddy Holly, certo, perchè signori, stasera si fa la storia e per farla bisogna prima conoscerla e riconoscere chi sono i padri fondatori, di questa storia.

Prigionieri? nemmeno uno.

Dalle radici al presente, nemmeno il tempo di un respiro ed ecco Badlands, la novità, la canzone che apre il nuovo disco, la rabbia che viene sputata fuori, mentre i valorosi alle sue spalle non perdono una battuta ed il sax urla forte la sua chiamata alle armi.

Un secondo di silenzio ed eccoli, gli spiriti, quelli che infestano il New Jersey ed i sogni di tanti ragazzi, ecco quella carrellata di umanità ai margini, nascosta, che nella notte americana esce allo scoperto per vivere, finalmente.

Eccola quella Crazy Janey parte costante dei nostri pensieri più carnali, ritroviamoci al fiume stanotte, siamo troppo ubriachi per mentirci ed ognuno di noi ha bisogno di qualcuno che ci dica "Tesoro, lascia che ti guarisca".

Non lasciamo che l'oscurità ci inghiotta e ci nasconda ancora, noi spiriti della notte dobbiamo continuare a correre, per raggiungere quella collina. Darkness è rallentata e rabbiosa, la voce passa attraverso i denti come un ringhio, la belva è ferita ma la catena sta per spezzarsi.

Saliamo, che nessuno ci faccia domande, che nessuno ci guardi troppo a lungo. quelli fortunati, nati sotto una buona stella, fanno altri percorsi, da qui passano solo quelli disposti a combattere per davvero.

Ancora nuovi brani, con la stanza di Candy che sembra irraggiungibile, in fondo ad un corridoio che ci ricorda nuovamente il buio, scostando sconosciuti che vogliono rubarcela, avanziamo, la batteria aumenta come il battito cardiaco, la porta è ad un passo, chiudi gli occhi, hai ancora molto da imparare, prima di raggiungere i mondi nascosti che splendono.

Si tira il fiato, For you parla di amore, in quel modo dylaniano, sghimbescio ed obliquo tipico dei suoi primi lavori, quelli con dentro talmente tanti personaggi, tante storie, tante emozioni che il risultato è un calderone tanto incomprensibile quanto affascinante.

A ricordarci che l'amore, come la vita, ha due facce e non è detto che a noi tocchi in sorte quella migliore, ecco Point Blank, tradimento, delusione, sogni infranti, la sua vita che scorre dentro queste note, come veleno distillato, di cui ancora non esiste antidoto.

Di fronte al tradimento, l'unica vittoria è affermare la propria identità, davanti alla falsità, l'unico strumento a nostra disposizione è la nostra coerenza e la nostra cocciuta testardaggine. Non sono un ragazzo, sono un uomo e come tale devi trattarmi ed è per questo che io mi dirigo senza paura dritto nella tempesta, perchè sarà il mio essere uomo a farmici uscire a testa altissima.

Cosa ci resta, cos'altro può fare un povero ragazzo se non suonare in una rock band? Ci resta una chitarra, tre accordi e la verità, ci resta la voglia di sbatterla fino a farla sanguinare, ci resta la rabbia da sfogare sulle sue corde, ci resta la possibilità di provarci, sempre, di provarci tutta la notte.

Ci resta una strada, lunga come solo quelle americane possono esserle, ci resta una striscia d'asfalto su cui gareggiare, per sottolineare la differenza tra noi e quelli che semplicemente rinunciano a vivere e muoiono, poco a poco, pezzo a pezzo.

Il pianoforte di Roy illumina quell'asfalto, lo rende percorribile e sul finale lo allunga a dismisura, perchè non debba finire mai, come vorremmo non finisse mai lui di muovere le sue dita sui tasti.

La prima parte del concerto si chiude con Thunder Road, il piano di Roy non esce da Racing ma entra direttamente nel cortile di Mary ed ecco, la promessa, l'obbiettivo, la voglia di farcela, che tornano prepotenti ed imbattibili alla ribalta. Possiamo farcela, se corriamo, dobbiamo farcela, con lei sul sedile di fianco ed un sassofonista nero di due metri tra le cui braccia scivolare a fine canzone.

Poi si continua, carne e ideali, sesso e sogni, She's the one che nasce da Bo Diddley e dentro la sua musica finisce, per una scopata memorabile, Adam che ci ricorda una volta di più quali sono i nostri peccati e le nostre fiamme e quanto ci debba costare liberarci da esse.

La tensione universale di It's hard, dove la debolezza dell'uomo è messa a dura prova, dove la voglia di andare avanti subisce mille ostacoli.

Si arriva alla sarabanda finale di Rosalita, ma prima è giusto tornare alla Storia, quella che ci trascina dentro a questo teatro allora come oggi, quella che in un pomeriggio caldissimo di luglio ti fa mandare moglie e figlie al mare per restare 3 ore solo con lei. Elvis, certo, chi altro?

La bussola del rock, da sempre la sua bussola personale, traccia nuovamente la mappa dove si svolge questa storia, quella che da Tupelo arriva ad oggi, passando per il Roxy, il Cavern Club, l'Apollo e Dio solo sa quanti altri posti dentro i quali ancora oggi aleggia lo spirito del Rock.

Bruce che canta Elvis è qualcosa che va ben oltre l'omaggio e la cover, è Amore, è Devozione, è fedeltà ad un verbo ed impegno a tramandarlo. 

Bruce che canta Elvis è come avere due top model nel letto che ti pregano di trombarle, entrambe, subito.

E poi arriva Rosie, arriva e scappa con noi, in un posto dove non ci possano trovare genitori isterici e discografici bugiardi, a pretty little place in southern California, un posto dove le chitarre suonano giorno e notte, il paradiso del rock, dove Elvis dice Messa ogni giorno.

Su Indipendence Day non esiste parola che non abbia già detto o lacrima che non abbia pianto, qui viene presentata senza che sia mai stata pubblicata ufficialmente, lo farà solo due anni dopo, viene suonata leggermente più lenta e così facendo le pugnalate che mi arrivano tra cuore e stomaco sono più profonde e dolorose, perchè vorrei, con tutto me stesso fare in modo che a me non facciano quello che ho visto fare a lui.

Ancora rock, ancora sesso e fuga, sogni, corse, la notte che appartiene agli amanti ed un sole su cui camminare, un giorno, ma fino ad allora lasciamo tutto da parte per un attimo o per tre ore e facciamoci investire dalla musica e facciamoci lavare dalla sua acqua benedetta e peccaminosa, purificatrice e densa come la passione.

Due cover chiudono la serata, perchè se sei consapevole di far parte di una storia, non hai nessun timore a citarla, apertamente, quindi dopo Buddy ed Elvis, ecco la black music, il soul ed infine i Beatles, con la miglior party song mai incisa.

Twist and shout chiude in gloria, ancora non si capisce come abbia fatto il teatro a restare in piedi, la band saluta, io immagino il pubblico stranito, che guarda verso il palco quasi a chiedersi se sia successo davvero, quello che hanno visto e sentito succedere nelle precedenti 3 ore.

La storia del rock si è fermata ad Hollywood, giusto 40 anni fa, il respiro lentamente riprende il suo ritmo, il battito del cuore torna regolare, la tastiera è di nuovo visibile, gli occhi sono asciutti, ma la pelle d'oca è ancora alta, nonostante il caldo afoso.

Da qualche parte lassù o in un atollo sperduto delle Hawaii, un tizio posa le cuffie, si sistema il ciuffo, indossa il suo giubbotto di pelle e soddisfatto dopo quanto ascoltato, sale sulla sua Harley e riprende il suo vagabondaggio.

Qui, nella periferia dell'impero, qui, nella trincea dei superstiti, il rancio oggi sembrava molto buono, quasi come fosse un giorno di festa.