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venerdì 1 luglio 2022

RE, MUSICASSETTE E COMPITI DI INGLESE

 


Quando ero bambino, il mio primo ricordo di Elvis sono un paio di cassette dei miei, di cui una si intitola GI Blues, che mia mamma ascoltava ogni tanto, con entusiasmo e facendomi capire che il cantante fosse uno bravo davvero.

Quando Ludovica era in seconda media, un pomeriggio mentre faceva i compiti di inglese mi portò il libro tutta contenta perchè "papà parlano di musica!" e mi fece vedere la pagina dove una foto di Elvis in tenuta e posa da jailhouse rock era corredata dalla didascalia "Elvis: a king of rock and roll!". Come "A king" esclamai, Elvis è THE KING!!

Tra un aneddoto e l'altro io sono cresciuto, invecchiato e diventato straordinariamente insofferente e polemico, ma soprattutto ho ascoltato quintali di musica e quella di Elvis, da GI Blues in poi, c'è sempre stata.

Come molti fans di Elvis quindi, l'annuncio del film di Baz Luhrmann mi aveva più preoccupato che incuriosito, temendo l'ennesimo scempio, memore delle versioni dance e di un tot di altre cose.

Nemmeno la presenza di Tom Hanks mi aveva tranquillizzato più di tanto, però ahimè, son cose che succedono, pazienza.

L'uscita del primo trailer invece mi colpì in positivo: la scena della funzione religiosa dove Elvis bambino viene rapito dal gospel era proprio forte ed ehi! ehi! ehi! il momento in cui attacca a cantare davanti ad una platea muta che lo fissa come un alieno mi piaceva ancora di più! 

Ma non tanto per l'attore e le sue mosse, ma perché era fatta in modo da amplificare le reazioni del pubblico, in special modo femminile. Mi venne subito in mente il libro di Guralnick "L'ultimo treno per Memphis", che racconta quel momento in un modo talmente realistico che leggendo ti sembra di essere lì sotto a quel tendone, assordato dalle urla isteriche di ragazzine che stavano provando qualcosa mai provato prima, che intuivano non essere da ragazze per bene, ma che trovavano irresistibile. 

Leggendo quelle righe potevi sentire le mutandine di quelle spettatrici bagnarsi, ecco, l'ho detto, modo migliore non l'ho trovato.

Niente, sto film iniziava ad interessarmi, Tom Hanks era finalmente un valore aggiunto, l'attesa cresceva.

Non ultimo, il fatto che la storia fosse narrata dal punto di vista del Colonnello Parker era ulteriore benzina sul fuoco.

Sono andato a vederlo con mia figlia Ludovica, che ricorda benissimo quel libro di inglese così "sbagliato" e ne siamo usciti entusiasti.

La prima parte della carriera, fino al servizio militare, mantiene le promesse del trailer, è rumorosa, enfatica, esagerata come del resto è stata la vita di Elvis, poi si trasforma quasi in un blues, come quello che Elvis stesso suona alla chitarra mentre tutta la famiglia è davanti al caminetto nei giorni precedenti alla partenza per la Germania.

L'idea di dare a Parker il compito di narratore è felice e paracula il giusto, perché consente salti, tagli e giravolte temporali che in questo modo non mi hanno infastidito, ma hanno assunto significati precisi, come del resto il modo sottile in cui al "narratore" Parker pian piano vengono attribuite molte se non tutte le colpe del finale della storia, a partire dalla stessa chiamata alle armi, che sembra quasi una punizione per avergli disobbedito.

Dalla morte della madre poi appare chiaro come più che narratore, Parker sia il burattinaio che convince tutti, a partire da Elvis e Vernon (odiosissima la scena post-funerale dove in pratica si fa chiedere di occuparsi di tutto) di fare come dice lui e basta.

La fobia della sicurezza diventa la scusa per evitare quel tour all'estero che lo avrebbe allontanato da Las Vegas quando invece lo aveva già venduto e che portò Elvis ad esasperazioni folli e così via fino al discorso finale in cui Parker dà la colpa della morte del Re al "troppo amore per il pubblico" e nessuno può credergli, né tantomeno assolverlo.

Due momenti a mio avviso superlativi sono le esibizioni live da Las Vegas (il debutto all'International Hotel) e Indianapolis 77.

Nella scena di Las Vegas Butler si supera, ricreando con espressioni e mosse una situazione assolutamente realistica e trasmettendo in modo chiaro quella che era l'emozione e la voglia di Elvis in quella che pensava fosse un'anteprima della tournée in Europa e Giappone; allo stesso modo l'episodio della (presunta?) aggressione sempre all'Hotel è molto molto veritiera.

Non ho potuto non fare il paragone con un altro film a tema musicale dove l'attore protagonista ha vinto (a mio avviso immeritatamente) l'Oscar: Bohemian Rhapsody.

Lasciamo stare i due personaggi, pensiamo agli attori: Butler entra dentro ad Elvis, gli sguardi, la grinta, l'entusiasmo durante le prove sono tangibili, i video d'epoca ci rimandano un Elvis molto simile a quello di Butler e alla fine della lunga sequenza ci sembra di essere stati davvero ad un suo concerto.

Rami Malek fa salire Freddie Mercury sul palco del Live Aid con gli occhi spalancati e la bocca semi aperta, ma chiunque abbia visto qualche spezzone live dei Queen (in special modo di quel concerto) sa bene che Freddie saliva sul palco con una sfrontatezza devastante e guardava il pubblico con la presunzione di averlo in pugno ed una espressione che significava "adesso vi spacco in due!", Malek nel film dedicato più ai denti di Freddie che alla sua carriera, mi rimanda l'immagine di un adolescente cresciuto negli anni 80 a cui viene mostrato per la prima volta YouPorn (può contenere tracce autobiografiche): più che sfrontatezza è un costante "Oddioddioddiodioddio" che a me sembra decisamente stonato, parlando di chi teneva stadi interi per i coglioni e faceva cantare gorgheggi senza senso a 60\70mila persone.

Indianapolis 77 poi.

Giuro che se mi avessero chiesto come avrei fatto finire un film del genere, avrei scelto quella scena: Unchained melody, 26 giugno 77, ultimo concerto.

Elvis è grasso, sfatto e fatto, sudato, arranca e ansima, lo staff attorno a lui è pronto ad intervenire e la gente in sala forse è lì per vedere il Re che muore sul palco.

Ma lui nonostante tutto, a sprazzi, ma riesce ad entrare nella canzone a suo modo e quando lo fa è lui il primo a gioirne e guarda il tizio che gli regge il microfono con l'espressione che vuol dire "cazzo, ce la faccio ancora, sono ancora il Re!"

C'è tutta la seconda parte della sua carriera in quei momenti, il suo enorme talento, che emerge nonostante da anni fosse sepolto da droghe, abusi, allucinazioni e fissazioni assurde (che il film suggerisce essere state "indotte") e l'emozione, vera, fortissima, di chi per pochi secondi riesce a sentirsi nuovamente quello di un tempo.

Momenti gloriosi e drammatici, estremi, perché estremo è stato lui per primo; Elvis, l'alfa e l'omega dello show business, il Re, colui che ha preso una musica da "peccatori" e l'ha regalata al mondo intero, lui che cantava con estasi divina e erotismo a bomba, contemporaneamente, lui che come dice Springsteen "fece capire all'America che esistesse vita, dal bacino in giù".

Seduto al pianoforte, fasciato in un vestito ogni sera più stretto, il Re prova a non abdicare, almeno per la durata di un singolo pezzo.

"Aspettami, aspettami, tornerò a casa, aspettami" canta mentre Capitan Marvel corre alternandosi tra una messa gospel ed un buco dove si balla avvinghiati, alternandosi tra il sacro e il profano, essendo lui stesso un continuo alternarsi di sacro e profano.

Ho pianto durante questa scena, prima ancora che le immagini si fondessero con i filmati dell'epoca, riportandoci alla dura realtà che si, il nostro supereroe se ne fosse andato.

Ho amato questo film, molto, spero di rivederlo e accorgermi di cose che potrebbero essermi sfuggite.

C'è una frase di John Lennon che cito spesso: "Prima di Elvis non c'era nulla"; ecco, io con tutto il rispetto per Lennon, sta frase la capovolgerei: "Dopo Elvis non c'è stato più nulla", perché nel bene e nel male poco se non nulla è stato inventato dopo di lui, poco se non nulla è stato fatto senza che lui lo facesse per primo.

Ultima cosa: se andate a vedere il film per sentire i Maneskin dovrete aspettare tutti, ma proprio tutti i titoli di coda, se non andate a vedere il film per non sentire i Maneskin, peggio per voi.

Tornando a casa mia figlia mi ha detto che se fosse nata a quei tempi sarebbe stata sicuramente una sua grande fan e soprattutto ha detto una cosa che combacia perfettamente col mio pensiero di poche righe fa: sti ragazzetti di oggi che si toccano il pacco non sanno mica come si balla in modo provocante.

Peccato solo non avere più quel libro di inglese.

lunedì 24 febbraio 2020

Fabrizio De Andrè e PFM, il concerto ritrovato e l'intervista a Lucio Fabbri



In occasione dell'ottantesimo compleanno di Fabrizio de Andrè, è uscito al cinema solo per 3 giorni (ma sembra che ci torni a marzo) un film con immagini assolutamente inedite della mitica tournée del 1979 con la PFM.

Per me, De Andrè è "nato" con quei concerti, ovvero, io lo scoprii grazie alle due cassette (copertina arancione e copertina verde) che testimoniavano quel tour e che per prime mi fecero ascoltare uno degli artisti che oggi amo di più in assoluto.

Le immagini del concerto sono per forza di cose molto approssimative, si vede bene De Andrè, si intuisce Mussida, Di Cioccio appare al momento delle presentazioni; però la qualità audio è ottima, specie se visto in un buon cinema e ti fa apprezzare ancora di più il lavoro che la PFM fece ai pezzi di De Andrè.

Imperdibili le interviste che introducono il filmato. Il trenino per Casella, memoria storica che riporta indietro con gli anni e che sembra immutabile, a differenza degli edifici diroccati dove parlano altri protagonisti. Appare chiara invece la volontà di dividere i "buoni" (con la signora Ghezzi) e i "cattivi" (Mussida da solo nel teatro dove provarono).

Quel tour fu una pietra miliare, l'incontro tra due mondi apparentemente inconciliabili come il rock e la canzone d'autore, un passaggio epocale che ricorda il Dylan che attacca la spina alla sua chitarra.

Molto interessante la parte socio-culturale del contesto, con le contestazioni, le tensioni e la ribellione di fine anni 70, con quella spinta all'autoriduzione e all'assurda idea che la musica dovesse essere gratuita, soprattutto dal vivo; un'idea terribilmente sbagliata, che si è trascinata fino ai giorni nostri.

Sono molto contento di aver visto il film con le mie figlie, che ovviamente hanno protestato quando glielo abbiamo proposto, ma che hanno ammesso tranquillamente di aver apprezzato, del resto Il Pescatore e Volta la carta erano tra i pezzi più gettonati in macchina quando erano più piccole.

Uscendo dal cinema quella sera, nella consapevolezza di aver assistito ad una pagina cardine della storia della musica italiana, ho iniziato a coltivare un sogno, quello di approfondire quel periodo con uno dei protagonisti: Lucio Fabbri, il violino di Zirichiltaggia, di Avventura a Durango (ecco Dylan) e ovviamente de Il Pescatore.

Ogni tanto succede, ogni tanto i sogni si avverano, quindi si, ho avuto la possibilità di parlare al telefono con Lucio, una chiacchierata piacevolissima, dove lui è stato molto disponibile, dimostrando che forse qualche minuto nel film si potevano dedicare anche al più giovane della compagnia, senza nulla togliere all'interessantissima testimonianza del tizio che staccò il manifesto del concerto sotto la pioggia, sia chiaro.

Ecco quindi la testimonianza audio dell'intervista, all'interno della 36° puntata del mio programma Championship Vinyl, in onda su BRG Radio.



Ascolta "Championship Vinyl 4.36" su Spreaker.

martedì 27 agosto 2019

In equilibrio tra epico e falsità, le due facce di Bohemian Rhapsody




(Cara amica, caro amico, se non ti piacciono i Queen questo post probabilmente non sarà di nessun interesse per te, scusami)

Iniziamo dalla fine: mia figlia Ludovica, motivo per il quale ad agosto inoltrato sono andato al cinema, vista la sua passione per la canzone che dà il titolo al film, il giorno dopo averlo visto si è messa a smanettare sul telefono per ascoltare le canzoni del gruppo inglese e ci siamo anche ascoltati A Night at the Opera in macchina.

Messa così, la questione potrebbe anche dirsi chiusa, a me faceva piacere che lei approfondisse la storia di "quelli di Bohemian Rhapsody", lei era uscita contenta dal cinema, tutto è bene ciò che finisce bene.

Ma visto che, come ha fatto sagacemente notare qualcuno, vedere un film del genere con me di fianco rischia di essere un'esperienza segnante per una adolescente, mentre a dispetto dei rischi non ho proferito parola, ecco che scrivo un paio di cose.

Primo, a me il film sostanzialmente è piaciuto, pur nella assoluta consapevolezza dei suoi difetti; c'è da dire che io non sono un fan sfegatato dei Queen, che conosco abbastanza bene e di cui apprezzo alcune cose rispetto ad altre, quindi capisco il malumore di diversi amici che invece ne sono fans duri e puri. 

Sono convinto che nonostante i limiti, sia un film da vedere, epico quanto basta per stuzzicare la curiosità dei neofiti, anche se fa incazzare i più esperti.

La parte più inspiegabile, a me, resta ovviamente lo spostamento temporale della scoperta della malattia di Freddie; questo permette al film di chiudersi sulle note di We are the Champions al Live Aid dando a questa canzone una valenza molto forte, se si pensa che "in teoria" la stava cantando un uomo consapevole di avere poco da vivere. 
Questo rende un bel servizio alla canzone, che magari verrà usata meno per finali di chissà che sport e di cui verrà finalmente capito il senso di rivalsa e affermazione di cui è pregna, ma resta comunque una forzatura; il tour dell'anno successivo, in seguito all'album A kind of magic dimostra che la situazione non stava ancora precipitando, il Freddie del Live at (aridaje) Wembley lo dimostra chiaramente, anche se purtroppo fu l'ultima tournée. 

Mi sono anche detto che alla fine Freddie per primo era un tipo che amava fare della sua vita uno show, quindi la cosa potrebbe essere anche meno grave del previsto.

Per il resto, i soliti difetti (o mie fisime) sui film musicali, ossia la brevità e la conseguente superficialità con cui si racconta la storia di un gruppo con il quale, volenti o nolenti, tutti gli appassionati di musica devono fare i conti.

Sono però consapevole che un film di 12 ore forse non sarebbe stato realizzabile; ok, però sembra che passino dal primo concerto "col paki nuovo cantante" a riempire i palazzetti nel giro di pochi giorni; ok, però sembra che il rapporto col manager "cattivo" ruoti attorno solo alla pubblicazione di Bohemian Rhapsody come singolo, mentre con diversi manager, primo fra tutti Norman Sheffield ci fu quasi una guerra. (A Sheffield i Queen dedicarono un brano più che esplicito.)



Il punto dolente a mio avviso resta l'attore che interpreta Freddie, soprattutto alla luce del fatto che abbia vinto l'Oscar come miglior attore protagonista. Mio Dio.

Freddie era, come dichiarò lui stesso e come (spostando il contesto da intervista uno a uno a conferenza stampa astiosa) si sente nel film "una puttana della musica" ed è sul palco che lo si deve vedere e sentire per apprezzarne la grandezza. In questo senso Malek mi è apparso inguardabile, a partire da quegli occhi sempre sgranati. Freddie saliva sul palco con una sfrontatezza unica ed un carisma altrettanto impareggiabile, nessuna di queste due caratteristiche così forti in lui mi sono arrivate da Malek.





Pur comprendendo l'estrema difficoltà nel rendere giustizia ad un performer come Mercury (non a caso uno degli ostacoli peggiori per la realizzazione del film fu trovare l'attore adatto) la sua interpretazione mi ha ricordato quei tristi programmi della RAI dove vips in decadenza imitano altri vips sperando di brillare ancora un po', anche se di luce riflessa e poi alla fine vince Marco Carta.

Non basta riempirsi la bocca di denti a mettersi dei baffi finti ed una canottiera bianca per entrare in questo personaggio. Molto ma molto meglio l'attore che fa Brian May e perfino John Deacon, non certo uno che amasse mettersi in mostra, ne esce meglio che Mercury a mio avviso.

La somiglianza fisica non deve diventare un'ossessione, altrimenti si trasforma appunto in caricatura. Joaquin Phoenix in I walk the line ricorda fisicamente Cash, ma non cerca di esserne il sosia e la partita se la gioca sul piano dell'intensità dell'interpretazione.




Speravo meglio anche per i dialoghi, molto molto lineari e semplicistici, con una buona dose di responsabilità da parte del doppiaggio, visto che, ad esempio, nella scena dove Freddie va a sentire suonare gli Smile, al bancone chiede "una birra media" invece dell'inglesissima PINT.

Banalotta la scena della riappacificazione, dove gli attori sembra quasi che stiano improvvisando, male.

Bisogna vedere questo film per conoscere i Queen, ma se volete capire meglio perchè Freddie sia stato un personaggio imprescindibile della musica del secolo scorso, guardatevi il Live Aid originale e ascoltatevi Live Killers.




domenica 18 febbraio 2018

In occasione del compleanno di De Andrè



IMPORTANTISSIMO SUL FILM SU DE ANDRÈ

l'europa ce lo chiede: ma tu, Cala, lo hai visto il film su de andrè?

allora, premessa: io su de andrè sono meno tollerante che su springsteen.

Per me, con de andrè, vale il principio di presunta colpevolezza.

A meno che tu non sia cristiano de andrè, pagani, bubola, la pfm, fossati e pochissimi altri, se metti mano all'argomento de andrè, per me, tu hai torto.

E hai torto finchè non mi convinci del contrario.
E finchè non mi convinci del contrario, io ti punto addosso un mitra.

Quiiiiiiiiiiiiiindi no, una volta sfumata la possibilità di vederlo in un cinema, con schermo ed audio di buon livello per godermelo come si deve, l'idea di vederlo stuprato dalla pubblicità, tra l'altro in due sere dove c'era la champions league e un concerto che aspettavo da 2 mesi, no, grazie.

Poi, a prescindere da orari e qualità audio\video, un prodotto nato per essere trasmesso su rai 1 e pubblicizzato da fazio (con interventi musicali di alto livello tipo gabbani), ma lasciamo perdere.

tra l'altro fazio si è definitivamente sputtanato pure l'unica cosa che faceva bene ossia dedicare le puntate a de andrè, quanta differenza con lo speciale a 10 anni dalla scomparsa, con bubola, bennato, capossela, lo stesso cristiano in diretta dal porto, l'omaggio del porto, che a pensarci ho ancora la pelle d'oca.

Vabbè, fazio.

Nei 23 minuti che ho visto della prima puntata, con mia figlia che ascoltava con le cuffie la juve e la commentava ad alta voce, che ad un certo punto avrei preferito avere fazio in casa, anche con gabbani, piuttosto che sentire il partitone che stavano facendo a torino, ho notato alcune cose:

vaaaaa bene la cadenza genovese anzi no romanesca anzi no neutra, perchè il contesto non è importante (come no? genova è fondamentale per de andrè, ma vaaaaaaaaaaa bene) ok ok ok.

Poi in 30 secondi due volte dicono MUSSA ed una BAGASCE ed allora spiegatemi, la cadenza no, le espressioni gergali si?

Villaggio parla da genovese, meno di quello vero, ma parla da genovese.

Quindi? sta storia della cadenza?

Poi, tornando al contesto, non è importante però se uno non avesse saputo che era un film su de andrè, in certi momenti avrebbe pensato di trovarsi davanti ad una puntata di Sereno Variabile o Geo & Geo, inquadrature della madonna in centro storico, scorci della zona mare, boccadasse su tutte, meravigliose che ad un certo punto pensavi arrivasse mengacci coi cuochi di piatti tipici.

Quindi, sta storia del contesto?

Poi, marinelli, bravo per carità di dio, bravo si, ma per quel poco che ho visto mi ha dato l'impressione di recitare più che in funzione del telefilm, in funzione di sè stesso, di autocompiacersi in modo masturbatorio della sua stessa bravura, un po' come giorgia todrani in arte giorgia che oh con quella voce può cantare quello che vuole (ma vuole sempre cantare canzoni di merda) e quando canta sembra sempre che dica guardatemi guardate quaaaaaaaaaaaaaaaanto sono brava.

L'attrice che impersonava la signora dori ghezzi non l'ho vista perchè al pareggio del tottenham, quando mia figlia ha scagliato gli auricolari con veemenza e purtroppo anche con il (mio) telefono attaccato la serata ha preso una brutta piega ed ho spento, prima della sua di lei comparsa sullo schermo.

Ma alla fine, a quasi 20 anni dalla morte, credo che lo scopo sia stato raggiunto.

De Andrè è diventato un santino, da mettere sul comodino vicino a pruzzo e che guevara che guarda di lato.

Esattamente quello che lui, a detta della signora ghezzi, non voleva diventare, stando a quello che la signora ghezzi disse in occasione della puntata di fazio per il decennale della scomparsa.

E poi grazie all'audience, potremmo comprare una nuova raccolta.

Peccato, se tantissimi artisti, da elvis a freddie mercury, sono stati trattati malissimo dopo la morte per motivi economici, speravo che a de andrè questa fine venisse evitata.

Peccato.

mercoledì 31 gennaio 2018

Marinella Marinelli, in De Andrè



Va bene ragazzi, vi svelo un segreto.

Ieri sera sono andato a vedere Fabrizio De André - Principe Libero e inoltre sono in contatto con la casa cinematografica, che mi ha spiegato perché è stato scelto proprio luca marinelli.

Luca aveva una vecchia zia che ispirò a de andrè una sua celebre canzone, poi modificata per via della censura democristiana.

Ora finalmente si è riconosciuta la fondamentale importanza della cadenza romanesca nella carriera di de andrè e il ruolo di marinella marinelli nella sua vita.

Ecco in esclusiva il VERO testo daaa canzone de marinè

questa è marinella a'bborgatara
che cucinò na sera a carbonara
ma er coco che je vide mette a panna
ner culo la frustò con una canna

Quella cor culo pieno deddolore
je disse "coco mio sei senza core"
ed aprofitando npò der temporale
de frodo se magnò tutto er guanciale

Er coco la guardò scandalizzato
"tutto er guanciale mio te sei magnato?"
e lei già sollevata da sta pena
je disse "nun se parla abbbocca piena!"

er piatto finì presto e l'innamorata
se sbafò tre piatti de pajata
e dopo 'npiatto de' carciofi fritti
insieme se ascoltarono venditti

"a marinè ma quanto magni co' stabbocca?
te sei fatta fori sette sartimbocca
de maritozzi almeno n'artro paio
mejo de totti è proprio er tù cucchiaio"

a marinè sei bella più der cuppolone
ar coco faje fà st'indigggestione
lui te sposò dopo 'na settimana
per dote je portasti l'ammatrisciaaaaaaaaana

lui te sposò dopo 'na settimana
per dote je portasti l'ammatrisciaaaaaaaaana

venerdì 3 febbraio 2017

Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato




Come da tradizione, la sera di capodanno la nostra famiglia si è riunita attorno al focolare ed ha guardato un film disney vintage.

Per quest'anno, la scelta è caduta su La fabbrica di cioccolato, la prima versione, quella con nei panni di willy wonka il tizio che trovate su un sacco di foto su facebook che dice cose ironiche.

Non avevo mai visto questo film, né la versione con johnny depp, né avevo letto il libro.

La trama è davvero interessante.

Willy Wonka è il ministro al diabete ed alle carie della dittatura di adolf von trigliceriden ed organizza un contest per scoprire nuovi talenti minorenni da sfruttare nei campi di concentramento.

Dopo diverse selezioni, aiutato da arisa, fedez, raffaellà carrà, maria giovanna elmi e paolo bonolis, willy sceglie 5 partecipanti.

A quel punto interviene manuel degli afterhours che bestemmia, diventa l'idolo degli adolescenti e vive di rendita

Al contest partecipano 5 ragazzi, tre maschi e due femmine

una smandrappata anni 80 sempre con la cingomma in bocca e gli scaldamuscoli bianchi e rosa, che sembra l'ebrea di saranno famosi

la figlia di donald trump da piccola

un naziskin obeso scappato al processo di norimberga e rifugiatosi a sesto san giovanni assieme a bin laden, pacciani e renato zero

mal dei primitives appena caduto da cavallo, che bevendo solo caffè è nervoso come un palestinese in un mercato di gerusalemme

un evasore totale che vive con 4 falsi invalidi ed una escort che lavora in nero da un centro massaggi cinese

da willy wonka lavorano gli umpa lumpa, personaggi curiosi che dicono tutti le stesse cose in coro e vestono tutti uguali: in pratica una via di mezzo tra i grillini e gli stagisti di fondocasa, ma senza cravatta e più bassi di statura

dopo diverse prove muoiono tutti

mal dei primitives perchè il cavallo furia per via del caffè diventa tabagista e si sa, chi fuma uccide anche te
la smandrappata cade dai pattini mentre porta le bibite in un drive in all'aperto 
la figlia di trump dallo spavento quando un umpa lumpa le dice "povera"
il naziskin durante un concerto di povia

resta l'evasore totale

willy allora lo tratta male per metterlo alla prova e gli chiede se è contento dell'accoglienza ricevuta e lui dice "ricevuta? cosa vuol dire ricevuta?" e willy capisce che è la persona giusta

poi abbiamo brindato al nuovo anno

giovedì 28 novembre 2013

Un bootleg al giorno - 28 novembre - Olivia Newton John (mp3)



Olivia Newton-John
November 28, 2010
JCB Hall
Tokyo, Japan


disc 1
1-01. (instrumental medley)
1-02. I Honestly Love You (Intro)
1-03. Have You Never Been Mellow
1-04. A Little More Love
1-05. Sam
1-06. Xanadu
1-07. Magic
1-08. Suddenly
1-09. If Not For You
1-10. Let Me Be There
1-11. Please Mr. Please
1-12. Jolene
1-13. If You Love Me (Let Me Know)
1-14. Don't Stop Believin'
1-15. Physical
1-16. Help Me To Heal
1-17. Not Gonna Give Into It
1-18. The Promise (The Dolphin Song)

disc 2
2-01. Soul Kiss
2-02. (band introduction)
2-03. Take Me Home, Country Roads
2-04. The Rumour
2-05. Make A Move On Me
2-06. Totally Hot
2-07. Deeper Than The Night
2-08. Twist Of Fate
2-09. You're The One That I Want
2-10. Hopelessly Devoted To You
2-11. Summer Nights
2-12. We Go Together
2-13. (applause)
- encore -
2-14. Grace And Gratitude
2-15. I Honestly Love You
2-16. (applause)


potete scaricare gli mp3 cliccando qua

mercoledì 24 luglio 2013

Darwin, Ridley Scott ed il documentario sui fans di Bruce



Un graditissimo ritorno su queste pagine, una bellissima sorpresa trovata nella mia casella di posta.
Anna staccato Maria ci racconta cosa ne pensa di Springsteen and I.


A voler essere proprio coerenti forse non dovrei scrivere di Bruce. Nella durissima e spietata selezione naturale che porta ad essere vero-fan io sono un soggetto alquanto deludente. Diciamo che nella famosa immagine che illustra l’evoluzione della specie da scimmione a homo erectus io non vado oltre la seconda massimo terza figura:  ginocchia ancora  piegate, schiena un po’ curva. Ben lungi da camminare dritta e impavida verso il futuro (e verso una terra di sogni e speranza). Darwinianamente parlando  non sono una fan evoluta.

L’altra sera, però, ho visto questo film (o documentario? Come li chiamano? Docu-film è brutto proprio…) di Ridley Scott e c’era questa tizia danese, una signora non proprio giovanissima, che si definiva “una fan che adora la musica si Springsteen ma che non sa quale sia il numero di scarpa di Bruce né il numero dei suoi figli”. Questa cosa mi ha molto rincuorata perché se lei non sa quanti figli ha Bruce e sta comunque dentro un film di Ridley Scott, io che conosco ADDIRITTURA il nome di uno dei ragazzi (e’ James? Sarà ben James, no?) guadagno punti. Darwin tira un sospiro di sollievo. Ho anche cercato di immaginarmi quanto conoscere il numero di piede di Bruce possa eventualmente modificare in meglio la mia vita, ma sono giunta alla conclusione che l’apporto sarebbe probabilmente irrilevante, per cui proverò a tirare avanti un altro po’ di anni vivendo in questo abisso di ignoranza.

Adesso non staremo qui a sviscerare le ragioni per cui uno prende la macchina e si attraversa la città per vedere un documentario su Bruce. Ci sarebbe molto più da dire sul perché, tra i tanti cinema di Torino, proprio in quello dall’altra parte della città doveva aver luogo L’evento!  Però, dai, mi sono divertita. Più di quanto pensassi. Un’altra torta in faccia allo snobbismo che già mi aveva portata a sogghignare all’idea della coreografia di San Siro, salvo poi arrivare molto prossima alla commozione nel vedere il risultato finale.  

Di tutto quanto, quello che mi ha fatta sorridere di più è stato quel sassolino che Bruce è sembrato togliersi dalla scarpa (“anche io sono stato mollato: ma ora si pentono tantissimo!!”). Che magari non è vero, però faceva ridere. E poi la scenetta finale con Paul McCartney. Alla fine della canzone, Bruce gli ha reso omaggio come si fa di solito, gridando il suo nome nel microfono “Paul McCartney!! Paul McCartney!!”. Il Baronetto, invece,  lo ha puntato una o due volte con l’indice e aveva quello sguardo un po’ così di uno che pensa: “Lui! Lui!....ma come cacchio è già che si chiama questo qui??”.

E poi, essendo signore, non è che staremo qui a sottolineare come nelle inquadrature che li riprendevano da dietro, risultasse evidente che Bruce riempie molto meglio i jeans che non il buon Beatle…

Mentre guardavo il film mi sono immaginata una cosa, cioè l’altra parte della medaglia. Ho pensato che tra tanto, tantissimo tempo, quando non ci saranno più dischi da promuovere, spazi da riempire, biglietti da vendere, quando Bruce sarà una persona anziana…No, lo spostamento d’aria non è il terremoto. E’ solo l’onda d’urto del pensiero dei fans nel leggere le parole “Bruce” e “anziano” all’interno della stessa frase. Comunque stiamo parlando di un futuro lontanissimo… Mi sono persa, cosa dicevo.. Ah si, mi sono immaginata una di quelle interviste all’americana con l’intervistato seduto di tre quarti con lo sguardo fisso su qualcosa che non si capisce cosa sia, con una voce fuori campo a  fare le domande. La voce fuori campo è la mia, perché trattandosi di una mia fantasticheria posso anche pensare di essere io ad intervistare Bruce, no? Tanto che male fa?

Dunque, Springsteen è seduto su questa poltrona un po’ vintage con dietro un ficus benjamin per riempire un la scena. E io gli chiedo: Bruce, adesso che puoi farlo senza paure, ti prego dimmelo. Adesso che i tuoi fans ti hanno fatto sapere in miliardi di modi cosa pensano di te, della tua musica, di cosa sei per loro, ti prego dimmelo dimmelo dimmelo!  Dimmi che cosa pensavi. Che cosa pensavi quando salivi sul palco e ogni volta ti trovavi di fronte tutta quella gente?  Quando salivi quei pochi gradini e ti vedevi davanti decine, e poi migliaia, e poi decine di migliaia di persone in mistica attesa… Quale era il tuo primo pensiero?  Quando  sei comparso sul palco di San Siro e lo stadio ti stava dichiarando amore vero?  Quando leggevi i cartelli ai concerti….quando vedevi le mani protese….quando qualcuno ce la faceva ad arrivare sul palco e ti diceva qualcosa all’orecchio….. Quando..quando …quando…  Tutte quelle volte lì, tu cosa pensavi?

-Sono felice! sono un uomo completamente,  pienamente felice! Dio, grazie grazie grazie!....
-Li amo, li amo davvero…..amo ognuno di loro per il solo fatto di essere qui…

-Ok, andiamo! Questa sera li spacco in quattro!

- Ziocane, non ho fatto la pipì…

- Questa sera non la faccio Dancing….in prima fila ci sono solo racchie…non mi va di tirar su nessuno…

- Adoro tutto questo!  Me lo merito?

- Sono felice…sono felice…sono felice….!!
-  Io a ‘sto qui che non sa Waitin’ gli darei un calcio in culo..

- Ma quanto mi diverto??? Sono carico!! Dopo prendo Patti e…

-  Senti che coro! Cantano tutti!! Strepitosoooooooo! Vorrei non finisse mai..

- Ziocane, certo che Steve è proprio un ciccione bolso… tra l’altro mi sta anche sputando in faccia…

- Sto facendo qualcosa di bello, sto facendo qualcosa di meraviglioso per tutti loro…

- Dunque, 70 euro a cranio per 50.000 persone fanno…..

Dimmelo, Bruce, dimmelo! Siamo tuoi fans, abbiano diritto di sapere… Che cosa hai pensato di noi?

martedì 23 luglio 2013

Springsteen and I, che palle si può dire?




Ammetto di essere partito prevenuto, molto prevenuto, quindi chi ritiene questa una ragione sufficiente ad invalidare la mia opinione, può fermarsi qua.

A che serve, mi dicevo nel mio pregiudizio, a che serve un film del genere? A dire quanto lo amiamo? A dire che lo amiamo più degli altri? 

Già quando era iniziata a circolare la voce di questo progetto avevo storto il naso, decidendo a priori di starne alla larga.

Poi niente, lo sapete come va, che faccio vado? non vado? vado e mi metto in un angolo? Vado.

E l'ho visto, tutto.

E mi chiedo e vi chiedo: tutto qui? davvero è tutto qui quello che la sua musica ci ispira? 

Davvero?

I primi 20\25 minuti del film (escluso l'epilogo che non so se solo nel cinema dove ero io, ma l'han fatto vedere all'inizio, boh) mi hanno fatto venire voglia di alzarmi ed andarmene, non fosse stato per quella promessa di filmati inediti probabilmente lo avrei fatto.

Dai, davvero, tutto qui?

Una MILF ubriaca che starnazza orgogliosa di aver frantumato il cazzo ai suoi figli sempre con la stessa musica (eh eh eh mica quella della disney eh eh eh), è questo che siamo?

Una casalinga disperata e palesemente sotto psicofarmaci che ammaestra il figlio tipo scimmietta di remì e lo SCONGIURA di non sbagliare la sua parte (ti prego ti prego ti prego DILLA BENE CHE CI METTONO NEL FILM!!!!!)

Siamo così?

Il messaggio di una carriera di 40 anni è ASCOLTATE LA MIA MUSICA? 

e BASTA??? 

Perchè certi casi umani hanno trovato così spazio mentre la gente che davvero nelle sue canzoni trova quella REASON TO BELIEVE è stata messa sullo stesso loro piano? Gente che ogni giorno trova nelle canzoni un motivo per tirare avanti, per metterci più grinta, gente che ha capito, anzi no, ha VISSUTO il senso profondo di BORN TO RUN e DARKNESS  e combatte ogni giorno nella loro personale NEBRASKA perchè da bruce hanno capito che bisogna sudare e faticare e spaccarsi il culo, gente del genere mescolata insieme a bambini che fanno le foto ai suv in movimento???? MA DAI!!!!!!

Un'idea di per sè criticabile, peggiorata nel suo concretizzarsi.

Criticabile perchè non tutto, non sempre, non chiunque ha "DIGNITA' DI STAMPA" o in questo caso "DI VISIONE". Perchè un conto è condividere tra fans la propria passione, io sono 13 anni che lo faccio su internet, senza risparmiare sulle virgole.
Migliaia e migliaia di cose ho scritto, su mailing list, forum, social network, anche su quelli da dove sono stato cacciato perchè stavo sulle palle ai moderatori, ovunque ed ero sempre quello che scriveva di più, del resto la mia bulimia verbale e grafica credo sia palese a chiunque mi legga.
Ma la condivisione fa parte di un discorso BEN diverso da questo, perchè qui non si condivide, si ostenta.
E non tutto merita visibilità, soprattutto se poi usciamo dal discorso di gruppi chiusi e finiamo addirittura su libri o schermi.
Ed alla fine il voler dire sempre la cosa "che spicca" tra le altre ha il solo effetto di banalizzare tutto.

Così come trovo terribile il tentativo di negare la distanza tra chi è SOPRA un palco e chi è SOTTO.

Gli ideali di fratellanza, solidarietà, uguaglianza, giustizia sociale che bruce canta da 40 anni non sono indirizzati a farci diventare amici suoi, compagni di merende, fratelli di aperitivi e bevute varie, ma sono esaltate affinchè diventino parte della nostra vita QUOTIDIANA, di ogni fottuto giorno e con ogni persona che incontriamo.

Lo stesso discorso, splendido, che bruce fa relativamente all'unicità di ogni suo show, la stessa sensazione che ognuno di noi ha provato innamorandosi di una canzone, cioè che lui ti stesse parlando DIRETTAMENTE, non ha lo scopo di farci pensare di essere come lui, perchè grazie a Dio non lo siamo, lui è sicuramente se non unico, una rarità.

Il filo conduttore, l'evoluzione dei suoi personaggi di cui da sempre parla nelle interviste non può essere stuprato per assecondare le nostre fantasie, no. La musica di bruce ha un messaggio, ma NON è quello di farsi ascoltare o di vedere più concerti possibile, come si può ragionare così, come si fa non solo ad accettare ma ad esaltare chi nella vita sembra non avere altro ideale che vederlo dal vivo?

Non insegnano nulla quei due che non lo hanno mai visto ma lo amano e trovano come detto sopra così tanta forza nelle sue canzoni?

E poi brutto dai, noioso, montato a cazzo di cane, pieno di banalità e frasi fatte noiose, trite e ritrite.
Quella che si sdilinquia dicendo che "ah che bella sta canzone, proprio romantica, deve essere proprio una donna speciale sua moglie", parlando di una canzone che parla di leccare la figa ad una coi capelli rossi???? Ma sei scema?????

Non mi interessa sembrare presuntuoso, anche perchè lo sono, ma si, casomai a qualcuno venisse in mente di chiedermelo, si sono sicuro di avere cose più interessanti da dire, cose più profonde, cose più stimolanti, cose su cui riflettere.
Ma mica perchè sono un fenomeno eh; ma perchè la sua musica merita questo, profondità, interesse, riflessioni.

La catarsi che si prova andando ai suoi concerti non può essere esaurita nell'aspettare il prossimo show, ma anzi, l'unicità dei suoi live, come detto sopra, deve essere linfa, benzina, spinta.

Questo poteva e doveva essere il filo conduttore di sto coso, questo, inframnezzato da racconti, aneddoti, storie fantastiche tipo l'elvis di philly o il busker.

Mica è normale che dopo 1 ora di film io abbia solidarizzato così tanto col marito della fan che gira a rimorchio e gli sta sul cazzo bruce; mica è giusto eh, perchè lui è sicuramente meraviglioso, ma il film a me ha fatto pensare quasi che avesse RAGIONE.

Certo, i pezzi da londra, piuttosto che quella factory cantata imbracciando la chitarra come una spada, la thunder road, la jungleland, la growin'up d'annata sono tutti motivo ASSOLUTAMENTE e TOTALMENTE validi per uscire di casa ed andare in un cinema a luglio, ma sono un di più, avulsi, specie i 25 minuti finali, dal contesto (a proposito, ma quanto sono merde quelli che hanno tolto la corrente ad hyde park?) da un discorso di fondo che doveva essere diverso.

Invece così facendo, ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad una gigantesca masturbazione mentale e ad un, malriuscito, esercizio di stile.

Peccato.




domenica 4 novembre 2012

Accadde oggi - 4 novembre

4 novembre 1973 - i pink floyd si esibiscono al rainbow theatre di londra; il bootleg della serata presenta le seguenti canzoni:

01. Speak To Me
02. Breathe
03. On The Run
04. Time
05. Breathe Reprise
06. The Great Gig In The Sky
07. Money
08. Us & Them
09. Any Colour You Like
10. Brain Damage
11. Eclipse
12. Obscured By Clouds
13. When You're I
n
  
potete scaricare gli mp3 cliccando qui

4 novembre 1977 - the last waltz, il film di martin scorsese sull'ultimo concerto di the band viene proiettato in prima mondiale a new york


4 novembre 1978 - i rockpile si esibiscono al my father's place di roslyin, NY; il bootleg della serata presenta le seguenti canzoni:

01. DJ Intro
02. Down, Down, Down
03. And So It Goes
04. I Knew The Bride
05. Deborah
06. Trouble Boys
07. Breaking Glass
08. You'll Never Get Me Up In One Of Those
09. Let It Rock
10. So Fine
11. I Hear You Knockin
12. They Call It Rock
13. Ju Ju Man
14. Heart Of The City
15. Encore Break
16. Let's Talk About Us
17. DJ Outro

potete scaricare gli mp3 cliccando qui

4 novembre 2002 - elton john e bernie taupin ricevono il music industry trusts award per le loro composizioni



venerdì 2 novembre 2012

Accadde oggi - 2 novembre

2 novembre 1957 - nasce carter beauford, batterista della dave matthews band


2 novembre 1961 - nasce kd lang


2 novembre 1968 -i byrds si esibiscono all'avalon ballroom di san francisco; il bootleg della serata presenta le seguenti canzoni:

CD 1:
01. Old Blue
02. My Back Pages
03. Mr. Spaceman
04. Time Between
05. Goin’ Back
06. Blue Suede Shoes
07. He Was A Friend Of Mine
08. So You Wanna Be A Rock N’ Roll Star
09. Drug Store Truck Driving Man
10. This Wheels On Fire

CD 2:

01. Stanley’s Song
02. Pretty Boy Floyd
03. Eight Miles High
04. You Don't Miss Your Water
05. So You Wanna Be A Rock N’ Roll Star
06. Hickory Wind
07. King Apathy III
08. Bad Night At The Whiskey
09. Nashville West

potete scaricare gli mp3 cliccando qui
 
2 novembre 1979 - prima cinematografica di quadrophenia, opera tratta dall'omonimo album degli who




venerdì 19 ottobre 2012

Celebration Day - Led Zeppelin (ma non seriamente)

http://www.bestmovie.it/img/220x314f/151063.jpg

io ci sono andato molto volentieri perchè A PRESCINDERE dagli zepp, un concerto del genere so già che in dvd non lo vedrei mai che mi rompo i coglioni, visto al cinema invece è una fiCata
e poi mi hanno regalato il biglietto
e poi c'erano gli hot dog come alla merica

comunque bello oh, figata, però:
audio scarsino, ma colpa del cinema, alza sto cazzo di volume!!!
non so se è colpa del cinema dove ero io, ma ok che è venduto come un film, però è un concerto cazzo, se devi fare l'intervallo, fallo tra una canzone ell'altra NON a metà di dazed and confused, cristiddie!!!!!

tra i 4 il più vecchio sembrava il figlio di bonham
tra i 4 quello con meno capelli era il figlio di bonham
gionpàlgiòns sembra lucchetta
gimmipè è IL figo
plant è dio

figa poca, però c'erano diverse tardone che si saranno inumidite durante whole lotta love

mi interviene il Conte Mascetti: Ho rimpianto le riprese fisse dei bootleg. A parte il fatto che ci fossero anche degli spezzoni presi dalle registrazioni coi telefonini dal pubblico (?) l'inquadratura non stava ferma per più di 5 secondi.
Va bene ne vuoi fare il montaggio gggiovane però cazzo non si potrebbe guardare un concerto normalmente senza bisogno di immaginarsi quello che sta succedendo?


mi ho scordato una cosa, il concerto era nato come tributo ad ahmet ertegun, il manager della atlantic che li scoprì, quindi l'atmosfera era davvero di CELEBRAZIONE.
però sorridevano troppo, nel senso che si vedeva che erano contenti di suonare, tra l'altro benissimo, ma era troppo "festa" per i miei gusti, in certi momenti mancava un po' di intensità, a parte i bluesacci sofferti e cantati divinamente da plant.