Visualizzazione post con etichetta tom ed eli liberi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tom ed eli liberi. Mostra tutti i post

mercoledì 20 gennaio 2016

La prima del giorno





Ho bussato alla porta della sala del trono
ho cercato la mappa che mi indicasse la strada di casa
ho inciampato su cuori tramutati in pietra
la strada dei buoni propositi è diventata arida

Ci prendiamo cura dei Nostri
Ovunque questa bandiera sia spiegata
Ci prendiamo cura dei Nostri

Da Chicago a New Orleans
dai muscoli alle ossa
Dalla baracca al super dome
non c'è nessun aiuto
la Cavalleria è rimasta a casa
Non c'è nessuno ad ascoltare gli squilli di tromba

ci prendiamo cura dei Nostri
Ovunque questa bandiera sia spiegata
Ci prendiamo cura dei Nostri

Dove sono gli occhi, gli occhi con la volontà di vedere?
dove sono i cuori traboccanti di compassione?
Dov'è l'amore che non abbandona?
Dov'è il lavoro che renderà libere le mie mani, che libererà la mia anima?
Dov'è lo spirito che regnerà sovrano su di me
Dov'è la promessa (che viaggia) da una costa all'altra?

Ovunque questa bandiera sia spiegata
Ovunque questa bandiera sia spiegata
Ovunque questa bandiera sia spiegata
Ci prendiamo cura dei Nostri

venerdì 31 luglio 2015

Come Don Chisciotte 6 - Alziamo la voce!!!



La storia di quando Don Chisciotte sconfisse i mulini a vento!!!

Una storia di libertà, di lotta per la libertà e per la dignità di due ragazzi costretti ingiustamente per 5 anni in carcere, raccontata in musica, con le canzoni che "mentalmente" hanno tenuto compagnia ad uno di loro.

  1. back to black - amy winehouse
  2. we take care of our own - bruce springsteen
  3. ti voglio bene - vasco rossi
  4. una farfalla nera in sogno - prozac +
  5. il bicchiere dell'addio - Modena City Ramblers
  6. l'anguilla - 99 posse
  7. sangue su sangue - Francesco De Gregori
  8. annarella - CCCP
  9. La canzone dei vecchi amanti - Franco battiato
  10. salvador - nomadi
  11. via del campo - Fabrizio De Andrè &; PFM
  12. Me cago en el amor - Tonino Carotone
  13. Rockin' in the free world - Pearl Jam



(per chi volesse scaricare la puntata in mp3 ed ascoltarla offline, cliccate su "ascolta con il tuo player" poi cliccate col tasto destro del mouse sul tasto Play e "salva audio/video come")
     

martedì 20 gennaio 2015

Tomaso ed Elisabetta sono liberi



Le belle notizie dovrebbero arrivare sempre di prima mattina. Hai più tempo per godertele.
E quella di oggi è LA buona notizia.

Il mio amico Luca è un cazzaro come me e pertanto capita spesso che su facebook ci scriviamo delle cagate per ridere, tipo quando springsteen suona in italia e tutti scrivono la setlist ed io e lui chiediamo "sapete mica se springsteen ha suonato in italia ieri sera?" (le matte risate, vero?)

Quindi quando ho visto che mi aveva scritto sulla bacheca di facebook ho sorriso pregustando la minchiata, invece ho letto di ergastolo annullato e li per lì ero ancora sintonizzato sulla minchiata e mica capivo.
Poi il neurone già sveglio ha iniziato a mandarmi dei suggerimenti e pian piano mentre realizzavo di cosa e soprattutto di CHI stava parlando luca, beh una massa di emozioni ha iniziato a salirmi su, la vista mi si è annebbiata e ci ho messo 5 minuti prima di ricordarmi che avevo un televisore e che magari potevo usarlo.
troppe volte sembrava "la volta buona", troppe volte ho pensato "ci siamo", troppe volte l'urlo ci è stato ricacciato in gola.
troppe al punto che mentre giravo i canali mi sforzavo di non illudermi, anche se voglio dire, la notizia era quella non è che ci potevano essere tanti malintesi no?
Manco a farlo apposta capito sul tg1 quando il giornalista dice "ed ora una notizia appena giunta". 
Ho capito india, ergastolo ed annullato e sono esploso, alle 6.35 di mattina, in un pianto isterico, in una risata fragorosa, mentre in pochi secondi realizzavo che era tutto finito, lo era davvero e lo era nel modo che da troppo tempo aspettavamo.
Ed ho rivissuto tutti i momenti in cui pensavo a tom, a marina ed euro, ai giudici ed agli avvocati, all'ambasciatore, ho ripensato alla raccolta firme ed ai post sul blog, alla volta che toccava a loro e gli avvocati non c'erano, alle volte che mi svegliavo e pensavo a loro, alle loro famiglie, a tutte le volte che non riuscivo a credere che tutta sta storia non fosse altro che un brutto film.
Ho pensato a quel pomeriggio d'estate di 4 anni fa, quando dopo aver letto che era morta amy winehouse, lessi la notizia dell'ergastolo in primo grado e rimasi sconvolto. Fino ad allora la storia mi aveva coinvolto poco, era tutto troppo assurdo, certo 5 mesi di galera mica erano uno scherzo (pensavo allora, cinque MESI), ma vedevo tutti che aspettavano la fine di sto equivoco da un momento all'altro e non immaginavo certo una sentenza simile; che freddo che sentii quel giorno cazzo, una doccia gelata nell'anima che mi smosse qualcosa.

Io con tomaso bruno sapete quante volte ci ho parlato? ZERO
Non ci conosciamo se non nel modo in cui ad albenga tutti conoscono tutti, ah si, quello là.
I miei conoscono i suoi ed io avevo la macchina assicurata da suo padre quando stavo ad albenga, ma dai, nessuno è amico del proprio assicuratore no?
Ed in questi anni il fatto che molti, specialmente di fuori albenga, mi parlassero di tom ed eli come "i tuoi amici", mi faceva capire quanto questa storia mi avesse coinvolto.
Perchè alla fine, provare a fare qualcosa per loro due mi ha fatto capire cosa vuol dire davvero combattere per una causa, combattere contro nemici invisibili e fortissimi come l'indifferenza e il pregiudizio.
Come quella sera che, all'indomani del servizio delle Iene, tornando da giocare a pallone vidi la locandina del secolo con quel titolo odioso e quasi andai a sbattere dalla rabbia.
Mi sono chiesto mille e mille volte se mi sarei sentito così coinvolto da sta storia se invece di albenga, tom fosse stato di chissà dove ed ammetto che la risposta è sempre stata NO.
Però ora che sta guerra è finita, ho imparato che vivere dentro certi incubi, come quello dal quale le famiglie di tom ed eli si sono appena svegliate, può davvero capitare a chiunque.
Spesso mi sono sentito tom, in prigione senza aver capito cosa stava succedendo, arrestato mentre piangeva un amico, durante un viaggio di scoperta e di libertà.
Spesso mi sono sentito i suoi genitori, la rabbia ed il dolore di euro così schivo, l'energia di marina, spesso mi immaginavo padre di un ragazzo che finisce dentro questo infermo, mi immaginavo la telefonata, le attese, i rinvii, i nervi che si sfilacciano e cedono.
Non posso nemmeno immaginare cosa siano stati per loro questi 1808 giorni, ma so che la gioia enorme che mi ha travolto stamattina e mi ha fatto passare una giornata con gli occhi lucidi e la testa nelle nuvole è infinitamente minore della loro, a cui oggi è stato restituito un figlio, partito ragazzo e che sta per tornare uomo.
Non so da quanto tempo aspettassi questa notizia, con la paura che non arrivasse più, ma so che davvero mentre scrivevo su facebook piangendo come un vitellino, sentivo tutto il dolore provato da me e soprattutto dai parenti e dagli amici di eli e tom sciogliersi e travolgermi come una cascata.
In un momento della mia vita in cui determinati obbiettivi che mi ero posto iniziano a rivelarsi irraggiungibili, la giornata di oggi mi insegna che non bisogna mai arrendersi se si crede in qualcosa.
Ed alla fine, con tom ed eli io sono sicuramente in debito, perchè la loro storia orrenda ha avuto quantomeno il piccolo merito di farmi tirare fuori una parte di me che non conoscevo e di cui sono davvero orgoglioso.
Ed ora facciamo festa, facciamola davvero.

venerdì 29 marzo 2013

Lettera aperta al Deputato Franco Vazio






Se non ricordo male, dopo più di 50 anni la mia albenga ha un deputato eletto in parlamento.
L'avvocato franco vazio è stato infatti eletto nelle liste del PD.
Credo che sia utile stimolare i nostri rappresentanti ad operare per il bene del paese e in primo luogo delle loro comunità. Il deputato vazio ha ripetuto diverse volte in campagna elettorale quanto ritenga importante valorizzare il proprio territorio.
A mio avviso una delle priorità politiche e morali che i politici devono assumersi è la tutela dei propri connazionali, soprattutto se all'estero, soprattutto se in carcere, soprattutto se ingiustamente e nel caso del deputato vazio, soprattutto se di albenga come lui.
Quindi vi propongo di scrivere al deputato vazio una lettera dove lo si solleciti a farsi carico della situazione di tomaso bruno (suo concittadino) ed elisabetta boncompagni, di cui credo abbiate sentito parlare "qualche volta" in questo blog.
Ho scritto una lettera che la mamma di tom ha trovato adeguata e che pertanto vi propongo da copiare più o meno integralmente per inoltrarla via mail al deputato vazio.
Vi chiedo cortesemente di non dare alle vostre mail toni polemici e offensivi, perchè lo scopo di tutto questo non è protestare, cosa che stiamo facendo già abbastanza e da fin troppo tempo, bensì SOLLECITARE i nostri rappresentanti a FARE.

L'indirizzo mail del deputato vazio alla camera è:  vazio_f@camera.it e potete scrivergli direttamente dal sito della camera, a questo indirizzo: http://www.camera.it/leg17/794?shadow_deputato=305735&email=vazio_f@camera.it

Ecco la mia bozza che metto a disposizione di chi volesse collaborare.

Vi ringrazio per l'attenzione.

OGGETTO: TOMASO BRUNO

Egregio Deputato Franco Vazio
prima di tutto le faccio le mie più sentite congratulazioni per il risultato elettorale che le consentirà di far parte del Parlamento Italiano e quindi di contribuire fattivamente alla gestione del nostro Paese.
Ho letto che erano circa 50 anni che un abitante di albenga non entrava in parlamento e questo credo la renda ulteriormente orgoglioso del suo risultato, visti i continui riferimenti da Lei fatti al territorio dove è cresciuto.
Allo stesso modo penso che Lei abbia una opportunità incredibile per dimostrare fin da subito il suo attaccamento ad albenga ed ai suoi abitanti, un'opportunità che esula dai partiti e dalle coalizioni, dalle poltrone e dagli schieramenti, perché si basa su un concetto semplice e facilmente condivisibile da tutti.
Come Lei sa, da più di 3 anni un suo concittadino albenganese è detenuto in india con l'accusa di omicidio, insieme ad una sua amica; la gravissima accusa è peggiorata dal fatto che a detta dei giudici indiani loro due avrebbero ammazzato un loro amico e compagno di viaggio.
Sono sicuro che nel corso di questi mesi ha seguito la vicenda e i pesanti dubbi che gravano sulla sentenza, basata su esami frettolosi e giunta al termine di una estenuante serie di rinvii ed ostacoli.
La sua professionalità le permette di poter leggere, tra gli atti del processo, più di uno spunto a cui appigliarsi per ribaltare tale sentenza, perché come Lei ha senz'altro visto, Albenga si è da tempo mobilitata per riportare a casa questo suo figlio in difficoltà.
Quello che Le chiedo quindi è di prodigarsi fin dal suo insediamento alla camera affinchè la storia di tomaso bruno ed elisabetta boncompagni sia conosciuta da più persone possibili, in modo che quella che in molti riteniamo una enorme ingiustizia venga alla luce e sia conosciuta da tutta l'Italia.
Così facendo, forse, l'opinione pubblica sarebbe maggiormente sensibilizzata e potrebbe innescarsi un meccanismo di sollecitazione verso il governo e l'Ambasciata, in modo da fare realmente tutto il possibile per concludere positivamente questa dolorosissima vicenda.
Certo del suo impegno, le rinnovo i miei complimenti e le auguro un buon lavoro. 




mercoledì 27 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - Settima parte








Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali. 

La lontananza

Quest’ultima parte del mio racconto è dedicata al mio paese ed ai miei amici semplicemente per il fatto che è proprio grazie a loro che io mi sento vicino a casa, nonostante le migliaia di chilometri che ci separano. Quando è uscita in Italia la notizia del mio arresto avevo paura che chi non mi conosceva, potesse credere alle accuse che mi erano state rivolte. Sia chiaro, in vita mia non ho mai dato troppo peso al giudizio della società, ma in prospettiva futura, il dover convivere con il sospetto di essere un assassino avrebbe potuto crearmi qualche problema, soprattutto in un paese relativamente piccolo come Albenga. Sapevo, ed ero certo che i miei amici di sempre non avrebbero mai e poi mai creduto a tutte queste false accuse, ma non pensavo in una reazione così decisa e convinta che ha trascinato con il suo entusiasmo tutta la comunità dalla mia parte. Sono sicuro che ci sarà qualche malpensante, ed è giusto che sia così, ma sono il classico granello di sabbia nel deserto. In questi due anni ho ricevuto centinaia di lettere che mi hanno fatto sentire come a casa, c’è chi mi ha raccontato le cose di tutti i giorni, chi le vicende dell’Inter e chi, a sorpresa, ha avuto il non facile compito di annunciarmi l’arrivo di un figlio. Tutte queste piccole cose, semplicemente scritte su un foglio di carta, hanno avuto un ruolo fondamentale, mantenendomi a contatto con il mio mondo. E poi i concerti, le raccolte di firme, le tantissime iniziative in mio sostegno mi rendono orgoglioso e mi danno un motivo in più per non mollare, non lasciarmi andare…ho fantasticato per ore ed ore sul giorno del mio ritorno e sono sicuro che quando questo succederà sarà bellissimo. Non so se basterà una vita per sdebitarmi ma sto cerando già da ora di fare del mio meglio per ripagare tutta questa fiducia. Inoltre il sostegno degli amici non è stato solo pubblico, ma anche soprattutto privato. Tutti si sono stretti intorno alla mia famiglia, l’hanno sostenuta in tutti i modi aiutandola ad affrontare questa durissima situazione con serenità.


Varanasi, ottobre/novembre 2011

martedì 26 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - sesta parte



Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali.

Sensazioni e riflessioni
E siamo arrivati alla parte intima e più difficile da raccontare. Io sono fermamente convinto che questa brutta storia avrà un lieto fine. Questa storia avrà un lieto fine (almeno per noi, non ovviamente per la famiglia di Francesco) e che ne usciremo tutti un po’ migliori di prima.
Personalmente sono entrato in carcere come un ragazzo pieno di dubbi ed eternamente insoddisfatto della propria vita, inquieto ed in perenne conflitto con me stesso. In questi lunghissimi mesi ho trovato una pace dei sensi che mi lascia assolutamente sbalordito. Sono talmente tranquillo e sereno che non provo nemmeno un pizzico di odio o di rancore verso i responsabili di questa vergognosa ingiustizia. Questo non vuol dire che io abbia trovato la soluzione a tutti i miei problemi, ma affrontarli con la pace dell’anima è tutta un’altra cosa. Sarà anche scontata come cosa, ma solo in carcere ho capito il vero valore delle cose, è vero quando si dice che si capisce il valore di qualcosa solo quando te la tolgono. 
A me hanno tolto tutto e quando le riconquisterò sono sicuro che saprò godermele meglio. Guardandola da un punto di vista super ottimistico e positivo il carcere mi darà una grandissima possibilità, quella di poter riavere una prima volta, con la differenza che saprò già quanto sarà importante e saprò dargli il giusto valore.
Questo è a mio avviso l’unico grande insegnamento che la forzata detenzione può darti e per ottenerlo bisogna ovviamente passare per tutte le sofferenze che la detenzione stessa comporta.
Personalmente l’unico motivo di preoccupazione che ho è la sofferenza che questa ingiusta situazione sta portando ai miei cari. Vedere mia mamma e mio papà piangere è stata la cosa più
brutta e dolorosa e come loro sono in pensiero per me, io lo sono per loro, costretti a continui viaggi, sbattimenti e con una pressione emotiva notevole da sopportare. Per fortuna ho dei genitori forti e soprattutto capaci di gestire al meglio tutto questo senza perdere la lucidità e sono convinto che usciremo indenni, anzi più forti ed uniti di prima di questa brutta storia. 
Ho poi una grande paura, che a volte mi angoscia : è quella di non poter più rivedere mia nonna, ma cerco di non pensarci troppo.

sabato 23 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - quinta parte




Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali.


Comunicare, barriere linguistiche
Venendo in India pensavo di trovare una buona percentuale di persone che parlassero la lingua inglese, vista la loro presenza sino al 1947, ma già fuori dal carcere mi sono accorto che non è così. Dentro ovviamente la situazione è precipitata : su circa tremila detenuti solo una decina parla un inglese corretto,la situazione non è migliore tra le guardie, infatti nessuna di esse lo parla ed anche tra le autorità carcerarie (Direttore, Vice ecc) solo il primo lo mastica un pochino. Sono comunque stato abbastanza fortunato poiché, come ti ho già detto in precedenza, nella prima baracca ho trovato questo politico e happy che mi hanno fatto da interprete e una volta trasferito nella baracca 8 ho incontrato il tibetano Pempa che parla e scrive impeccabilmente sia in tibetano che in inglese che in indi. Ovviamente non è che uno mi può star dietro e farmi da interprete 24 ore su 24, ma l’aiuto è fondamentale, è come avere un vocabolario vivente al fianco. Io poi sono uno che nel comunicare mi butto a testa bassa, non pensando al fatto di poter dire strafalcioni. Un modo per  essere accettato in qualsiasi comunità è quello di imparare l’idioma locale. Ho cercato quindi di apprendere subito i vocaboli base e con l’aiuto della mimica me la sono cavata abbastanza bene sin dai primi giorni. Adesso, dopo quasi due anni, comunico in maniera quasi completa anche se non posso dire di saper parlare l’hindi, diciamo che parlo un misto tra inglese/hindi/dialetto locale che fa si che ci si capisca quasi completamente. I primi tempi ho provato anche ad imparare la scrittura, ma la concentrazione non è delle migliori per molteplici motivi e dopo un paio di settimane ho desistito.-
Usi e costumi
Anche questo capitolo non è semplice viste le molteplici differenze, soprattutto nel modo di pensare e di confrontarsi con la realtà presenti tra noi occidentali e gli indiani. Parlando dell’indiano come persona devo dire che il tasso di igiene personale è molto alto. Tengono moltissimo al loro aspetto e curano i particolari. Tutti si tingono i capelli( rosso e nero sono i colori che vanno per la maggiore) e tutti hanno i baffi ( che in galera sono segno di virilità). Il taglio dei baffi ti permette anche di distinguere un hindi da un mussulmano : i primi infatti lasciano crescere i baffi anche sulle labbra, cosa assolutamente vietata ai secondi che solitamente sfoggiano anche una lunga barba alla “Bin Laden”. Una pratica molto comune a tutti è quella di cospargersi il corpo e la testa di olio dopo il bagno. La pettinatura è curatissima e l’essere pelati è motivo di scherno. Tutti poi portano collane, braccialetti ed anelli ed hanno stressato talmente anche me, che, in vita mia non ho mai neanche portato l’orologio,  che ora ho una collana, due braccialetti ed addirittura un anello!! Caratterialmente ho faticato invece un pochino a capire il loro modo di fare. In pratica in India la parola privacy non esiste, tutti vogliono sapere tutto di tutti e i commenti e i pettegolezzi sono la prassi quotidiana. I primi tempi ho faticato un pochino a convivere con questa invadenza, ma ormai ci ho fatto l’abitudine..Non oso immaginare come sia la situazione nella sezione femminile, Elisabetta me lo ha confermato. Da un punto di vista pratico, della vita di tutti i giorni, le differenze principali sono due : di devi pulire il culo con le mani e con le stesse mani mangi. Forchette, cucchiaio non sanno neanche cosa siano e non perché siamo in galera, anche fuori loro mangiano così. Tutti mangiano con la mano destra poiché la sinistra si usa per pulirsi il culo. Altra stranezza è il fatto che per fare pipì si accucciano, quando ho chiesto spiegazioni mi è stato detto che lo fanno per non schizzarsi i piedi( la cosa alla fine è comprensibile perché quasi tutti qua portano sandali e ciabatte, ma ci ho messo un po’ a capirlo). Asse portante di questo capitolo è però la Religione. Essendo a Varanasi, la città più sacra di tutta l’India, il senso religioso è altissimo. Il 90% dei detenuti prega minimo due volte al giorno e all’interno della baracca il muro lato est è completamente dipinto di immagini sacre con sotto incensi accesi tutto il giorno. Esteriormente l’induismo appare come una religione gioiosa e piena di colori, a differenza della nostra, cupa e triste. Tutte le volte che pregano insieme (una volta al giorno) benedicono frutta e dolci che poi vengono distribuiti a tutti insieme con un fuoco “sacro” che con l’aiuto delle mani ti spargi sulla testa. Io , dal mio punto di vista agnostico, osservo e rispetto i loro riti anche se dentro di me sorrido. Per nove giorni, due volte all’anno, digiunano per la “grande preghiera”.Gli unici alimenti ammessi sono latte, frutta e patate bollite  Molti comunque osservano anche due giorni di digiuno alla settimana per tutto l’anno. Le grandi festività religiose sono poi anche parecchio pittoresche. Proprio oggi, 26 ottobre (ma la data non è fissa come la nostra Pasqua), si festeggia il Diwali, una specie di Natale Indiano, e la sera tutto il carcere sarà illuminato da mille e mille candeline. Mi hanno detto che fuori lo spettacolo della Città e del Gange illuminato dalle candele è bellissimo. E ci credo. Un’altra festa particolare è l’Holy, che cade tra fine febbraio ed inizio marzo..anche in carcere si canta e si balla per tutto il giorno e la notte, spargendosi il corpo con vari colori( rosso, giallo, viola e verde). E’ divertente, ma mi hanno detto che fuori è un po’ pericolosa perché la gente si lascia andare all’alcool e diventa molesta. La più suggestiva festa religiosa è però a mio avviso lo “Shivatre”, giornata dedicata al culto di Shiva e siccome Shiva è il Dio che fuma( è rappresentato sempre con in mano un Chilum) per quel giorno tutti fumano marjuana e bevono yoghurt mischiato a bang (una pasta nera estratta dalla canapa che ha gli stessi effetti della cannabis), è sorprendente che tutti fumino dai ragazzini ai vecchi, dai poveri ai ricchi…una tradizione un po’ particolare e impensabile dalle nostre parti dove la canapa è considerata una droga al pari di cocaina e eroina. Un’altra grandissima differenza culturale è quella del sesso e del rapporto con le donne, ed è il principale motivo dell’ingiustizia che io ed Elisabetta stiamo subendo. Per loro non esiste amicizia tra uomo e donna senza sesso, essendo poi il sesso vietato prima ed  al di fuori del matrimonio(sia legalmente che soprattutto moralmente), è diventato per loro una vera e propria ossessione. I primi tempi sono stato tempestato da domande sessuali e mi sono accorto che soffrono di una certa complessità nei confronti di noi occidentali. Qua i matrimoni sono ancora al 90% imposti dalla famiglia (e non per amore) ed un ragazzo si sposa intorno ai 20 anni e dopo una decina di anni ha almeno tre o quattro figli( senza contare i mussulmani che ne hanno invece almeno sette o otto). Ho provato a spiegare loro il punto di vista occidentale, su questo argomento, ma non sentono ragioni, anche se la maggior parte è convinta della mia innocenza, tutti comunque continuano a credere che tra me ed Elisabetta ci sia un rapporto comunque sessuale. Ovviamente di questa mentalità chi ne paga le conseguenze è la donna, costretta a vivere con un uomo che non ama, senza poter seguire le sue passioni, mentre l’uomo ha svariati rapporti al di fuori del matrimonio, senza alcun problema morale. In generale le donne sono ancora lontanissime dalla parità ed ho l’ impressione che ci vorrà ancora molto tempo prima che la raggiungano, ammesso che la vogliano.

giovedì 21 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - quarta parte







Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali.

Solidarietà, rapporti umani, ricchezze e miserie

Questo capitolo è un po’ complesso e non so se le mie poche abilità di scrittore riusciranno a rendere l’idea esatta, comunque ci provo. Innanzi tutto è bene dividere in due sezioni distinte : 1) la solidarietà e il comportamento nei miei confronti e 2) la solidarietà ed il comportamento tra loro. Appena entrato, la sera dell’8 febbraio 2010,  ero ovviamente spaventato e guardingo. Memore delle letture e dei film sulle carceri che avevo letto e visto, dove per i novelli le cose non erano assolutamente semplici. Entrato nella baracca 10, quella che accoglie i nuovi arrivi e li ospita una decina di giorni prima di essere assegnati ad un’altra sezione, mi sono seduto in un angolo, diffidente e pronto a combattere. Dopo una decina di minuti mi hanno invitato sul giaciglio del capobaracca e lì, un detenuto politico che fortunatamente parlava un buon inglese, dopo avermi fatto le classiche domande di rito sul caso (anche se sapevano già tutto dai giornali), mi ha spiegato che non avrei avuto nulla da temere, che essendo uno straniero, l’unico di tutto il carcere, sarei stato trattato come un ospite d’onore e che per qualsiasi problema non avrei dovuto esitare a rivolgermi a lui o al capo baracca. Non avevo soldi, coperte, solo un paio di magliette, niente sapone e tutto il necessario per lavare sia me che i pochi vestiti. Mi hanno accolto come un fratello donandomi tutto il necessario per vivere decentemente nell’attesa dell’arrivo dei miei genitori dopo circa 15 giorni. Mi hanno offerto the, frutta, sigarette e dopo neanche una settimana tutte le mie paure e diffidenze erano scomparse. E’ nella baracca 10 che ho conosciuto Happy, di cui ti ho parlato nel capitolo recedente, e anche il politico che mi aveva dato il benvenuto è tutt’ora mio “amico”. Ora sta nella baracca 9, proprio quella di fronte alla mia ed ogni tanto ridiamo e scherziamo insieme sui miei primi giorni di detenzione. Dopo 10 giorni, come prassi, venni trasferito nella baracca in cui sono ancora oggi e anche l’accoglienza è stata la stessa. Forse anche il mio modo di essere ed il mio carattere, mi hanno aiutato ad inserirmi senza problemi, ma oggi  dopo due anni sono orgoglioso di non essere più considerato un ospite straniero, ma semplicemente  un fratello. Il discorso cambia però per gli indiani. C’è solidarietà ma solo tra le persone della stessa classe sociale. Il ricco aiuta il ricco ed il povero aiuta il povero. Inoltre il povero teme il ricco cui è completamente sottomesso si crea un  vero e proprio rapporto di schiavitù con i ragazzini più poveri. Per esempio un gruppo di tre o quattro benestanti, prende un ragazzo povero e questo si trasforma nel servo di turno. Lava i vassoi, lava i vestiti, tiene pulita la zona letto, fa i massaggi ed è a disposizione 24 ore su 24. In cambio riceve cibo di buona qualità, qualche vestito( ma solo se il ricco è generoso), sigarette e tabacco da masticare e una cinquantina di rupie quando deve andare in Tribunale. Detta così potrebbe sembrare un semplice rapporto di lavoro, ma il modo di fare fa si che sia più un rapporto padrone-schiavo. E’ vero che al ragazzo gli viene dato il cibo, ma non gli è permesso di mangiare insieme agli altri, non gli è permesso di dormire nello stesso giaciglio ed il modo con cui gli si rivolgono è a livello di schiocco delle dita, come con i cani. Io, essendo un benestante ed anche un po’ pigro, in primis ho rifiutato tutti i vari ragazzi che si offrivano di farmi da servi, ma dopo pochi giorni, ho deciso di prenderne uno sotto la mia ala, mi sono però rifiutato categoricamente di instaurare un rapporto di schiavitù. I ragazzi che stanno con me e che svolgono i pochi lavori che richiedo ( giusto il lavaggio dei piatti e dei vestiti) li ho sempre trattati da miei pari. Mangiano con me, dormono nel mio stesso letto e possono accedere a tutto ciò che vogliono senza problemi . biscotti, patatine, sigarette e via dicendo. Ho ricevuto un sacco di critiche da parte degli altri benestanti perché dicono che non consco la natura degli indiani e che se do loro un dito loro si prendono un braccio, in un certo senso è vero, ma non è necessario comportarsi da padroni, basta far capire loro che se se ne approfittano perdono i loro piccoli benefici che in galera contano tantissimo. Inoltre io per natura tendo a stare più dalla parte del povero e non ho mai avuto problemi ad instaurare rapporti con gente di tutte le classi sociali. Mi puoi trovare a parlare con Datta, un milionario (costruttore di strade e titolare di varie Imprese Edli) e dopo un’ora vedermi seduto sul giaciglio di qualche vecchio e poverissimo contadino a parlare del più e del meno. Questo mio modo di fare, ha fatto si che sia simpatico a tutti dal povero al ricco. Tra indiani non è così, un ricco non si siede sul letto di un povero ed il povero, pur sottomesso per natura, odia il ricco. Discorso a parte va fatto per i criminali di lunga data, con loro il discorso ricchezza povertà non è così importante, conta di più la nomea e la fama, comunque i criminali per lo più stanno tra di loro e sono autosufficienti…ovviamente io ho rapporti anche con loro perché la voglia e la curiosità di conoscere uno straniero battono tutti i pregiudizi.
In generale comunque, il clima che si respira è buono, non c’è violenza e la gente cerca di vivere al meglio e in tranquillità il tempo di reclusione. Inoltre il loro miglior pregio, a mio avviso, è che sono sempre allegri, dal più povero al più ricco, sempre vogliosi di scherzare e giocare nonostante i mille problemi che tutti hanno. Ogni tanto penso alla situazione delle carceri italiane, ovviamente non posso esprimere giudizi non avendo visto con i miei occhi, ma penso che a parti invertite, ossia se ad un indiano in Italia capitasse quello che è capitato a me in India, non se la passerebbe decentemente come me la sto passando io. Gli indiani, sia ricchi che poveri, sono molto allegri, sempre vogliosi di scherzare e giocare pur tra i mille problemi che tutti hanno. Penso che se un indiano si trovasse nella mia stessa situazione in un carcere italiano, certo non se la passerebbe come me la sto passando io.-

lunedì 18 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - terza parte




Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali.


Conoscenze e storie di vita

In questi quasi due anni ho incontrato un po’ di tutto: mafiosi, ladri, truffatori, terroristi maoisti (qua chiamati “naxolite”) pluriomicidi ma anche tanta gente comune come me incappata nel malato sistema giudiziario indiano. Inizio descrivendoti i miei “amici”. L’unico vero amico è un signore di quarant’anni tibetano, rifugiato in India da più di 20 anni di nome “Pempa”( in tibetano significa sabato) che è stato accusato e condannato a 10 anni per aver stuprato due bambine di 8 e 10 anni. Se tutti voi pensate che la mia sia una ingiustizia enorme, non saprei come definire la vicenda di Pempa. Per farla breve ha aiutato un suo amico in una disputa per un terreno e come ripicca la controparte ha pagato due bambine che si sono presentate alla Stazione di Polizia denunciandolo per stupro. In India, nei casi di stupro, l’unica cosa che conta è la testimonianza della vittima( o presunta tale) e non ci sono speranze di essere assolti se questa non ritira la denuncia. Ciò può accadere se si hanno i soldi per pagare la vittima, ma nel caso del mio amico, non è stato possibile, visto la sua precaria situazione finanziaria ed ora è bloccato qua, con fuori una moglie ed un bambino di otto anni che, dopo tre anni di detenzione del capofamiglia, non sanno più come fare a tirare avanti. Io , nel mio piccolo, sto cercando di aiutarlo, non solo perché è un innocente ingiustamente carcerato come me, ma soprattutto perché è una bella persona, onesta e genuina come è difficile trovarne in giro. Quando penso di essere sfortunato guardo alla sua storia e alla dignità con la quale la sta affrontando e non posso che ritenermi fortunato perché ho i soldi per le spese processuali, perché ho una famiglia splendida che mi sostiene e perché ho tanti amici che nonostante la grande distanza che ci separa, non mi fanno mai sentire solo. Con me e Pempa siedono a tavola due mafiosi. Uno viene dal Bengala(Nord-Est indiano) ed è in carcere da 5 anni, dopo averne passati circa 15 da latitante. Non si è mai aperto più di tanto, soprattutto sul suo passato criminale, ma so per certo che ha ucciso più di dieci persone. Non ha famiglia, ma è un maestro nell’arrangiarsi e sta gettando le basi per iniziare la carriera politica una volta fuori. Si chiama Rajh, ma per tutti è “Dada”. L’altro si chiama Santosh Patac ed è un vero personaggio . Gli hanno sparato tre volte andando a segno, ma è sempre sopravvissuto anche se l’ultimo proiettile, che lo ha colpito alla testa, gli ha lasciato una semi-paralisi della parte destra del corpo. Ha moglie e due figli, un maschio di 18 anni e una femmina di 10 e sono già stato invitato al matrimonio delle figlia. Oltre ad essere un criminale è anche un rispettato (almeno in carcere) astrologo e la gente fa la fila per ascoltare le sue previsioni. Nel frattempo continua con le sue malefatte, circa un mese fa hanno ammazzato un noto pasticcere e lui mi ha confidato che l’arma del delitto l’ha venduta lui al killer di turno qualche giorno prima per 60.000 rupie. Un’altra storia interessante potrebbe essere quella di Happy , che ora non è più in questo carcere, ma è stato trasferito nel Punjab (Nord-Ovest dell’India). Dal nuovo carcere può usare l’Ipod ed è presente anche nel Gruppo a mio sostegno di Facebook con il nome di “Aman Deep”. Happy ha 33 anni ed è in carcere da ben 11 anni, accusato e condannato per molteplici rapimenti a scopo di estorsione. Nonostante la lunga detenzione è una persona colta e con un cervello affilatissimo, spero che al più presto possa ritornare libero ed iniziare una nuova vita lontano dall’india e forse anche lontano dal crimine, ma di questo non ne sono sicuro. Un’altra persona con cui ho un buon rapporto è un certo Dabbu, conosciuto da tutti come “Doctor”,visto che fuori è titolare di una farmacia. Anche lui innocente, in galera da 4 anni, è stato assolto proprio in questi giorni. Avevano trovato la sua vicina di casa morta e i familiari loavevano accusato, visti i non buoni rapporti che c’erano tra loro. Quattro anni di galera basati un farmacista solo sul sospetto, senza lo straccio di una prova, un caso che ricorda il mio, ma con un epilogo diverso…per ora. Storie comunque ce ne sarebbero tantissime, troppe da raccontare..c’è quello che ucciso un uomo solo perché si è rifiutato di dargli una sigaretta e un altro che alterato dall’alcool, dopo un litigio con un coetaneo ha preso una zappa e gli ha mozzato la testa, per arrivare alle storie più agghiaccianti come quella del padre che ha ucciso le sue quattro figlie femmine solo perché non avrebbe potuto pagare la dote del loro matrimonio, oppure quella di un ragazzo che ha ucciso la fidanzata, l’ha tagliata a pezzi e l’ha messa in una borsa che si portava sempre appresso fino al punto che il puzzo che emanava non ha insospettito qualcuno che lo ha segnalato alla Polizia. Ci sono però tante storie di ingiustizia, di gente povera presa e sbattuta in galera senza motivo solo per ottenere una promozione, di gente che ha rubato un motorino e si è trovata accusata di decine di furti irrisolti e poi c’è la faccenda della dote. Intere famiglie sono in carcere per la dote. In pratica, in India, quando una ragazza si sposa porta in dota al marito qualcosa, un terreno, dei gioielli, una macchina, a seconda della ricchezza della famiglia. Molto spesso però la famiglia del marito non si accontenta di quanto pattuito in precedenza e comincia a fare pressioni sulla sposa per avere di più. A volte si arriva anche alla tortura e l’epilogo è sempre lo stesso, sconcertante : la sposa si dà fuoco, si brucia viva e l’intera famiglia dello sposo, nonni, zii e cugini compresi finiscono in galera. E’ il caso più comune ancora oggi, dopo quasi due anni, fatico a comprenderne ancora le dinamiche. Chiudo il capitolo citando un caso che vi farà almeno intuire la complessità e la diversità dell’India rispetto all’Europa : un ragazzino si è fatto 6 anni di carcere per aver ucciso una vacca, animale sacro. Sei anni per aver ucciso una mucca allucinante, soprattutto se si pensa che chi uccide un uomo non sta in galera per più di tre anni di seguito, visto questo strano sistema di libertà su cauzione che vige da queste parti. Ci sono un sacco di ragazzi della mia età e più giovani che sono entrati ed usciti più volte e ogni volta che escono uccidono di nuovo per poter scalare le gerarchie della mafia locale. Ravi e Giunna sono i capibanda, i più rispettati tra le nuove leve. Il primo ha 26 anni e si è guadagnato il rispetto uccidendo il capo della Polizia locale, il secondo ha solo 18 anni, ma è famoso perché è spietato e non spreca proiettili, come mi ha spiegato lui stesso, basta solo un colpo sulla nuca ed il lavoro è fatto e le tacche del rispetto nel mondo del crimine aumentano.-

venerdì 15 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - seconda parte.

 
 
Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali.
 
La mia giornata

Alle 6 in punto due guardie aprono il cancello della baracca e iniziano a gridare svegliando tutti in modo da poterci contare. Una volta finita la conta ognuno può fare ciò che vuole, io torno a dormire, fino alle 7:30 quando arriva il the. Bevo il the, mi fumo una sigaretta, vado in bagno e mi lavo. Verso le 9:30 faccio colazione e poi mi dedico alla lettura dei giornali. Ho fatto l’abbonamento ad un quotidiano locale scritto in inglese e grazie ai miei ho quasi sempre delle “Gazzette dello Sport” un po’ datate, ma che per me sono di attualità. Il resto della mattinata lo impiego scrivendo lettere (ne ricevo tantissime e cerco di rispondere a tutte) oppure leggendo. Ho letto tantissimi libri, dei più svariati argomenti: tutta l’opera di Ken Follet, Pennacchi, Perissinotto, Herme Hesse, Jack London, un bellissimo libro della Fallaci (un uomo), varie biografie soprattutto di politici sudamericani, romanzi di vario genere, Terzani e via dicendo…sarebbe troppo lunga la lista…in questi giorni sto leggendo “Gli Angeli Neri” di Manlio Concogni. Verso l’una faccio pranzo e poi se il clima e l’elettricità lo permette, un breve pisolino, ma accade di rado. Nel pomeriggio gioco ad un gioco di società che si chiama “Ludo” oppure ad un altro gioco “Carram Board” : su un pannello di legno di 1m x 1m vengono posizionate delle pedine stile biliardo e con una pedina più grossa si devono mandare in buca le altre colpendo come si colpiscono le biglie alla spiaggia. Verso le 17 mi lavo nuovamente e poi di solito ci riuniamo in setto o otto a mangiare patatine, fumare sigarette e chiacchierare fino alla chiusura della baracca che avviene intorno alle 19. Una volta chiuso il cancello passa ancora un’oretta e verso le 9:30 si cena. La sera è dedicata al gioco delle carte, si gioca (ovviamente a soldi )ad un gioco chiamato “call bridge”, non conosco il Bridge, ma credo sia una variante…a volte si gioca fino a notte fonda, a volte solo un paio di partite..dipende dall’umore dei giocatori…se non si gioca troppo ho ancora il tempo e la forza di leggere prima di addormentarmi solitamente verso la mezzanotte.-

mercoledì 13 marzo 2013

Mi chiamo Tomaso Bruno - prima parte.



Ringrazio Marina, la mamma di Tom, che mi ha autorizzato a pubblicare questa serie di manoscritti che suo figlio le ha scritto dal carcere di Varanasi, dove si trova da più di 3 anni, con l'accusa di aver ucciso insieme ad Elisabetta Boncompagni il loro amico Francesco Montis.
Vi chiedo di condividere questi post e di farli leggere a più persone possibili, affinchè tutti o quasi sappiano dove si trovano ora due nostri connazionali.


Dove mi trovo/Ambiente in cui vivo

Mi trovo nel District Jail “ di Varanasi (quasi 4 milioni di abitanti), chiamato dai detenuti “Choukaghat” dal nome di un ponte che è nelle vicinanze e che dà il nome a tutta la zona.Il carcere ospita tutti i detenuti in attesa di giudizio oppure sentenziati per meno di 10 anni(io non sono stato trasferito dopo la sentenza grazie ad un particolare permesso ricevuto, dopo formale richiesta dell’Ambasciata Italiana a New Delhi). In totale siamo circa tremila persone divise in 16 baracconi (barak) ognuno dei quali ospita circa da 100 a 150 detenuti. C'è un piccolo ospedale,ovviamente una cucina, una piccola libreria(che in quasi due anni non sono mai riuscito a visitare) e vari campi dove vengono coltivate verdure con l’aiuto di due buoi. C’è anche un cortile(non troppo grande) utilizzato principalmente per le visite e per la celebrazione delle festività nazionali indiane(15 agosto, giorno dell’Indipendenza, 2 giugno, compleanno di Ghandi ecc). Io mi trovo nella baracca n.8, è una struttura lunga una sessantina di metri e larga circa 6(compreso lo spazio per due latrine)e alta circa 3, al cui interno siamo(il numero varia tutti i giorni). Dividiamo un esiguo cortile(circa 70 metri x 4) con la baracca 9 che è proprio di fronte alla nostra e che anch’essa ospita circa 130 detenuti.. Nel cortile c’è una piccola struttura in cemento con all'interno dieci turche e un’area minuscola con 4 rubinetti e una pompa a mano che utilizziamo per lavarci sia i corpi  che i panni. L’acqua  viene erogata per 6 ore al giorno, 3 al mattino e 3 nel tardo pomeriggio in modo che ti puoi lavare 2 volte al giorno e poi riempirti  le bottiglie d acqua poiché quella del pozzo è imbevibile( un giorno per sbaglio ne ho bevuto un bicchiere e sono dovuto stare in bagno per 6 ore).Nelle latrine non c’è acqua corrente quindi quando devi usarle, devi recuperare un contenitore di plastica, riempirlo d’acqua e poi addentrarti in quel fetore e pulirti con le mani che per gli indiani la “carta igienica” è anti-igienica ed inoltre potrebbe intasare i tubi di scarico. Per lavarti invece ti armi di un secchio di plastica e combatti per poterlo piazzare sotto un rubinetto e quindi lavarti con l’aiuto di una tazza. All’interno della baracca siamo disposti in due file e ciascuno ha a disposizione circa un metro x due per il suo giaciglio fatto di tre o quattro coperte sovrapposte più un telo come lenzuolo. Nel muro vari ganci di legno per appendere le tue cose. Lungo entrambi i muri ci sono finestre di circa un metro per due e al soffitto ventole ogni circa tre metri. Le ventole sono la cosa più  importante visto il caldo massacrante da aprile a metà ottobre(picchi di 50° e tasso di umidità al 70%), purtroppo  l’elettricità va e viene e nell’arco di una giornata è erogata ala massimo per  14 / 16 ore…nelle restanti  10 ti fai aria con dei particolari ventagli chiamati “panci” ricavati da foglie di palma. All'interno della baracca ci sono anche due televisori che fungono anche da radio e, elettricità permettendo, mandano musica a tutto volume per l’intera giornata. La sera, invece, da lunedì a giovedì “Soap Opera” ed il weekend film di Bollywood e, se gioca l’India, cricket…Io comunque non guardo mai la TV, preferisco leggere…in quasi due anni ho guardato le finali di Wimbledon e Rolland Garros, le semifinali e la finale dei mondiali di calcio e qualche gara dei Commonwelth Games. La vita all'interno della baracca è relativamente tranquilla gli unici litigi avvengono per l’acqua e nonostante tutto anche le condizioni igieniche(latrine a parte) sono accettabili, ma ne parlerò più avanti nella sezione “usi e costumi”. Concludo questo capitolo parlando del cibo. La prigione distribuisce per colazione una tazza di porridge e una tazza di the tutte le mattine, del pane morbido il lunedì e il venerdì mattina il “channa”(fagioli) le restanti mattine.  Per pranzo il “Dhal” (una zuppa di lenticchie) e vegetali di stagione, la cena idem come il pranzo. Il cibo arriva in due grossi pentoloni e ti devi mettere in fila con tuo vassoio di alluminio per recuperare la tua razione completata da un pugno di riso e 8 piadine. Questo è il cibo ufficiale e gratuito, che personalmente non ho mai mangiato…la prigione infatti, illegalmente, ha anche una seconda cucina che prepara cibo migliore e ovviamente lo vende come se fosse un ristorante self-service. Al mattino preparano jelaibi(ottime ciambelle di zucchero) e dei vegetali che servono con una specie di pan fritto. Per pranzo sempre vegetali e Dhal ma di qualità molto superiore a quelli gratuiti e la sera idem. Inoltre puoi comprarti il latte caldo tutte le mattine e passano a vendere il the tre o quattro volte al giorno. La varietà dei vegetali è minima, patate,zucchine,melanzane, cavolfiori ed altri due o tre tipi che non avevao mai visto prima e che non saprei come definire. Carne e pesce non sono ammessi e i detenuti cercano di arricchire la dieta con insalate(cipolle, pomodori, cetrioli, rape rosse), frutta(mele, melograni, banane, mando e papaia), patatine di ogni genere, biscotti e qualche dolce( quasi tutti a base di burro) Ah dimenticavo, tre volte alla settimana vendono uova sode.











sabato 3 novembre 2012

1000 giorni senza tom ed eli

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p3/2011/07/24/Italia/Foto/TYP-412818-4104332-albenga01g.jpg

Esatto, mille
MILLE.
Non vi sembrano una ENORMITA'?

Non vi capita mai di pensarci? MILLEGIORNI
MILLE GIORNI SENZA LIBERTA'

Non vi gira la testa al pensiero?

Eppure è vero, è reale, è successo, sta succedendo
Sta succedendo ADESSO!

Vi assicuro che ci sto male
Che ci sono momenti in cui ci penso e sto male
E vorrei gridare, sperando di farmi sentire
Perchè ogni tanto non è solo la cosa dei MILLEGIORNI che mi fa star male
Ma anche il silenzio, terribile, orrendo, DISGUSTOSO che sento attorno a questa storia

E se succedesse a me?
E se succedesse alle mie figlie?
E se succedesse a voi?

Ci avete mai pensato?
Io si, spesso, ogni volta che penso a tom ed eli mi immagino là, al loro posto
Circondato dal silenzio

Dal silenzio di chi mi chiama cittadino, compatriota, figlio solo quando gli serve il mio voto o il mio culo

Dal silenzio di chi non vuole sporgersi o sbilanciarsi un filo, per paura di cadere da chissà quale balcone

Dal silenzio di chi magari mi conosce di vista ma NON ABBASTANZA per combattere una battaglia che non sente sua

Dal silenzio di chi preferisce parlare d'altro, riempirsi bocca e spazi web con le loro manifestazioni del cazzo, autoproclamarsi rappresentanti di non si sa chi, autoincensarsi e masturbarsi davanti agli articoli di giornale che parlano dei loro successi

Mille giorni porca puttana, quasi 3 anni, porca puttana.

E sono ancora qui davanti ad un cazzo di computer a pensare cosa posso fare, come posso essere utile, come posso aiutarli?

Giuro che ogni tanto mi verrebbe da girare per strada e fermare tutti e dirgli LO SAI COSA STA SUCCEDENDO IN INDIA A DUE RAGAZZI COME TE E ME? LO SAI?

Ma poi mi ritrovo qui davanti ad un cazzo di computer e la cosa che mi viene più semplice è smetterla di scrivere cazzate e lasciare che gente migliore di me parli e canti, ad esempio, di libertà.


Le campane della libertà (Bob Dylan)

“Ben oltre la fine del tramonto
prima dello spezzato scampanare di mezzanotte
ci riparammo sotto una porta
mentre il tuono esplodeva intorno a noi
e maestose campane di lampi
colpivano ombre negli abissi
e pareva di vedere lampeggiare
le campane della libertà
lampeggiavano per i guerrieri
la cui forza è di non combattere
lampeggiavano per i rifugiati
sull’inerme via della fuga
e per ognuno e per tutti gli sfruttati
soldati nella notte
e noi allora vedemmo
lampeggiare le campane della libertà
Nella fornace disciolta della città
inaspettatamente guardammo
con le facce nascoste
mentre i muri si restringevano
mentre l’eco delle campane di nozze
prima della pioggia sferzante
si dissolveva nello scampanare dei fulmini
suonavano per il ribelle
suonavano per il miserabile
suonavano per lo sfortunato
l’abbandonato il rifiutato
suonavano per l’escluso
costantemente bruciato al rogo
e noi allora vedemmo
lampeggiare le campane della libertà
Nell’ampia cattedrale della sera
la pioggia raccontava lunghe storie
per le nude forme senza velo
di nessuna posizione
suonava per le lingue
senza un luogo dove portare i loro pensieri
costrette in situazioni scontate
suonava per il sordo e per il cieco
e suonava per il muto
per la madre maltrattata senza compagno
per la prostituta ingiuriata
per il delinquente da poco
incatenato ed imbrogliato senza scampo
e noi allora vedemmo
lampeggiare le campane della libertà
Anche se il bianco sipario di una nuvola
mandava bagliori in un angolo lontano
e l’ipnotica foschia di pioggia
lentamente si sollevava
lampi elettrici ancora colpivano come frecce
scagliate non per quelli condannati a vagare
o a rimanere immoti
suonavano per coloro che cercano
su sentieri di ricerca senza parole
per gli amanti con la solitudine nel cuore
e una storia troppo personale
e per ogni mite anima innocua
costretta dentro una prigione
e noi allora vedemmo
lampeggiare le campane della libertà
Gli occhi splendenti ridendo
ricordo fummo presi
ma non imprigionati nello scorrere delle ore
perché pendevano sospese
mentre noi ascoltavamo per un’ultima volta
e guardavamo con un ultimo sguardo
incatenati e sommersi
finché cessarono le campane
che suonavano per i doloranti
le cui ferite non possono essere curate
per le schiere dei confusi accusati maltrattati
disillusi o peggio
e per ogni uomo prigioniero
in tutto l’intero universo
e noi allora vedemmo
lampeggiare le campane della libertà”.

martedì 23 ottobre 2012

Un'altra lettera dall'India

http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/cronache/albenga01g.jpg
 
Amici, pensavo che il tempo delle lettere fosse finalmente finito.-
Pensavo che in questi giorni ci saremmo potuti riabbracciare e che avremmo potuto fare quella grande festa che stiamo aspettando da troppo tempo.-
Pensavo che alla fine la verità viene sempre a galla e che la giustizia è più forte di tutto e di tutti.-
Pensavo che il bene vince sempre sul male.-
Giovedì 4 Ottobre 2012 un “Alta Corte di Giustizia” in India ha emesso una seconda sentenza di ergastolo, ancor più vergognosa della prima, forse con l’intento e la speranza di farmi cambiare idea, forse con la presunzione e con l’arroganza di farmi abbassare la testa.-
Non ci sono riusciti anche se il colpo è stato duro, talmente duro che appena appresa la notizia io ed Elisabetta abbiamo deciso di iniziare uno sciopero della fame, l’unica cosa a nostra disposizione per cercare di fare in qualche modo reagire chi la testa la sta abbassando veramente, ossia lo Stato Italiano.-
Quanto dovremmo ancora sopportare prima che qualcuno ai “piani alti” apra gli occhi e si renda conto che si sono due ragazzi italiani vittime di un clamoroso caso di malagiustizia da ormai quasi tre anni?? Non è troppo tardi per intervenire in maniera decisa e far si che questa storia abbia in lieto fine, ma questa volta bisogna che alle parole seguano i fatti altrimenti tra qualche mese saremo di nuovo qua a commentare l’ennesima vergognosa sentenza, che però a quel punto sarà definitiva.-
Per fortuna vedo dalle stampe di Facebook e da quello che mi raccontano i miei genitori che la maggior parte di voi, invece di abbattersi per l’ennesima sconfitta ha trovato ancor più forza e motivazioni nel sostenerci…..beh siete veramente grandi e se non ho ancora perso la speranza buona parte è merito vostro.-
“Alzate la voce” ragazzi, urlate e fatevi sentire, io ed Elisabetta nel nostro piccolo facciamo il possibile, ma l’unione fa la forza ed insieme sono certo che riusciremo a superare questo gigantesco ostacolo che la vita ci ha messo davanti.-
Non mi resta che dire “Forza e coraggio”!!!
Dal District Jail di Varanasi U.P. India
A testa alta
Tomaso

venerdì 12 ottobre 2012

La nostra faccia per Tom ed Eli



Realizza il tuo video (max 1 minuto) e caricalo sul canale di Tomaso Libero.

REGOLAMENTO:
Sulla presente pagina è vietato compiere o indurre a compiere qualsiasi tipo di reato.

È in particolare vietato:

- Pubblicare commenti o frasi dal contenuto diffamatorio, intimidatorio o discriminatorio.
- Promuovere attività illegali o fornire informazioni che istruiscano su attività illegali.
- Incitare alla violenza o giustificarla.
- Disprezzare razze, popoli, religioni, culture, ideologie.
- Pubblicare commenti o frasi che potrebbero essere considerati atti ad insultare, diffamare, minacciare, molestare, arrecare un danno d'immagine a persone o gruppi di persone, anche attraverso falsità o insinuazioni.
- Trattare argomenti contrari all'ordine pubblico, al buon costume o che offendano il pudore o il senso morale comune.
- Pubblicare ingiustificatamente dati personali altrui.
- Pubblicare o richiedere informazioni che violino le leggi sul copyright e sul diritto d'autore.

mercoledì 10 ottobre 2012

Nessuno di noi è libero (se eli e tom sono in catene)



Oggi sono due anni che è morto solomon burke, gigante (in tutti i sensi) della musica black.
Mi piace ricordarlo con questa canzone, che parla di comunità, di senso di appartenenza, di vicinanza, di fratellanza.
E dice che nessuno di noi è libero, se anche solo uno di noi è in catene.
E dice che se non diciamo  che è sbagliato vuol dire che pensiamo che sia giusto.
 
Io non mi sento nè mi sentirò VERAMENTE libero finchè (ad esempio) tomaso bruno ed elisabetta boncompagni saranno rinchiusi a varanasi da innocenti.

E voi?

None of us are free

Well you better listen my sisters and brothers,
'cause if you do you can hear
There are voices still calling across the years
And they're all crying across the ocean,
And they're cryin across the land,
And they will till we all come to understand
None of us are free
None of us are free
None of us are free, one of us are chained
None of us are free
And there are people still in darkness,
And they just can't see the light
If you don't say it's wrong then that says it right
We got try to feel for each other, let our brother's know that we care
Got to get the message, send it out loud and clear
(Chorus)
It's a simple truth we all need, just to hear and to see
None of us are free, one of us is chained
None of us are free
Now I swear your salvation isn't too hard too find,
None of us can find it on our own
We've got to join together in sprirt, heart and mind
So that every soul who's suffering will know they're not alone
(Chorus)
If you just look around you,
Your gonna see what I say
Cause the world is getting smaller each passing day
Now it's time to start making changes,
And it's time for us all to realize,
That the truth is shining real bright right before our eyes







You better listen my brother 'cause if you do you can hear There are voices still callin' from across the years And they're cryin' across the ocean And they're cryin' across the land And they will until we all come to understand (chorus) That none of us are free None of us are free None of us are free if one of us is chained None of us are free Well there are people in the darkness And they just can't see the light And if we don't say it's wrong then that says it's right We got to feel for each other Let our brothers know we're here Got to get the message and send it out loud and clear That none of us are free None of us are free None of us are free if one of us is chained None of us are free Well it's the single truth We all need to see That none of are free if one of us is chained None of us are free Well I swear to you salvation isn't very hard to find None of us can find it on our own We got to join together. spirit, heart and mind All the are suffering, knows they're not alone None of us are free None of us are free If you just look around you You're see what I say 'cause the world's gettin' smaller

Leggi tutto il testo su: http://singring.virgilio.it/testi/lynyrd-skynyrd/testo-none-of-us-are-free-traduzione-italiano.html
You better listen my brother 'cause if you do you can hear There are voices still callin' from across the years And they're cryin' across the ocean And they're cryin' across the land And they will until we all come to understand (chorus) That none of us are free None of us are free None of us are free if one of us is chained None of us are free Well there are people in the darkness And they just can't see the light And if we don't say it's wrong then that says it's right We got to feel for each other Let our brothers know we're here Got to get the message and send it out loud and clear That none of us are free None of us are free None of us are free if one of us is chained None of us are free Well it's the single truth We all need to see That none of are free if one of us is chained None of us are free Well I swear to you salvation isn't very hard to find None of us can find it on our own We got to join together. spirit, heart and mind All the are suffering, knows they're not alone None of us are free None of us are free If you just look around you You're see what I say 'cause the world's gettin' smaller

Leggi tutto il testo su: http://singring.virgilio.it/testi/lynyrd-skynyrd/testo-none-of-us-are-free-traduzione-italiano.html

lunedì 23 luglio 2012

Già un anno da quella maledetta sentenza




Il giorno 4 febbraio 2010 in Varanasi in una camera dell'Hotel Buddha, veniva rinvenuto agonizzante Francesco Montis, compagno di Elisabetta Boncompagni.
 
Tomaso Bruno, Elisabetta Boncompagni condividevano la stanza con Francesco Montis e, appena accortisi della situazione, chiamavano lo staff dell'albergo per chiedere soccorso.

Sul luogo non giungeva un’ambulanza bensì un taxi ed il ragazzo veniva trasportato all’ospedale più vicino, dove un medico ne constatava il decesso.

Tomaso chiamava immediatamente il numero di emergenza dell'Ambasciata Italiana a New Delhi, la quale gli forniva indicazioni sul da farsi.

Successivamente la polizia di Varanasi imponeva a Tomaso ed Elisabetta di restare in albergo e di non usare internet, consentendo però loro l'uso dei telefoni cellulari.

Il giorno 7 febbraio 2010, in presenza dell'Avvocato Mr. Vibhu Shankar dello Studio Titus di Delhi (nominato su indicazione dell'Ambasciata), Tomaso ed Elisabetta venivano tratti in arresto con l'accusa di aver strangolato Francesco Montis sulla base di postmortem (esame autoptico) che relazionava che la morte era avvenuta per asfissia da strangolamento.

Lo Studio Legale Titus, avvalendosi anche della consulenza dello Studio Tulsi sempre di New Delhi, faceva eseguire una controperizia dalla quale si evince che la morte è avvenuta per asfissia, ma non da strangolamento bensì per altre cause.

I due ragazzi sono detenuti da quella data nel Distric Jail di Varanasi , essendosi la polizia riservata il deposito della chiusura delle indagini sino allo scadere dei termini (90 giorni) con continui rinvii ogni 14 giorni.

Il 26 Aprile 2010 la Polizia depositava il foglio preliminare di accusa al Pubblico Ministero, il quale tuttavia aspettava la scadenza dei termini per la presentazione al Giudice.

Il 10 maggio 2010 il Giudice, preso atto dello stato di accusa ( Crimine n° 34 del 2010), fissava la prima udienza del Procedimento Penale per il giorno 21 maggio, quando il Pubblico Ministero ha esposto le accuse mosse contro Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni.

Nel frattempo lo Studio Legale Titus presentava istanza per la richiesta di libertà su cauzione (dopo alcuni rinvii dovuti alla mancanza della presentazione della documentazione da parte del Pubblico Ministero) ed il 19 aprile 2010 veniva fissata l’udienza per la discussione finale.

Il 19 Aprile 2010 (in presenza dell’addetta consolare Sig.ra Maurizia Costanzo), il Giudice non si presentava in aula e l'udienza veniva rinviata d'ufficio al successivo 3 maggio 2010.

Il 3 maggio 2010 (in presenza dell’addetto consolare Dr. Davide Franchini), poiché il Giudice titolare era assente per ferie il Giudice che lo sostituiva, non essendo a conoscenza della pratica, rinviava nuovamente l’udienza al 13 maggio 2010.

Il 13 maggio 2010 il Giudice, senza fornire alcuna motivazione, respingeva l’istanza di libertà su cauzione.

Il 7 giugno 2010 avrebbe dovuto aver inizio il Processo presso il 13° Distretto Aggiuntivo di Varanasi (Trial Court) ma, per uno sciopero dei Pubblici Ministeri iniziato il 27 maggio 2010 e terminato il 15 giugno 2010, veniva fissata una nuova udienza per il 18 giugno 2010 (nella speranza di non trovarsi nuovamente di fronte a simili intoppi).

Ciononostante, anche l’udienza del 18 giugno 2010 non si è potuta tenere in quanto il Giudice era in ferie ed il processo veniva rinviato al 29 giugno 2010.

Nel frattempo, in data 15 giugno 2010 lo Studio Legale Titus presentava ricorso all’Alta Corte di Allahabad e formulava una nuova richiesta di Libertà su cauzione.

Tale richiesta veniva respinta in data 9 luglio 2010, senza aver neppure concesso alla difesa di poterla relazionare, con la seguente motivazione : “ essendo le indagini ancora in corso ed in una fase cruciale, l’istanza viene respinta”.

Il Giudice che ha esaminato l’istanza non si era evidentemente accorto che nel frattempo il processo era regolarmente iniziato e le indagini erano state dichiarate chiuse il 31 marzo 2010.

Intanto il 6 luglio 2010 iniziava l’interrogatorio del primo testimone (il manager dell’Hotel Buddha, dove i ragazzi alloggiavano).

Da quella data al 21 settembre 2010 (udienza finale per l’interrogatorio del manager) si è susseguita una lunga serie di udienze, prima per il controinterrogatorio della difesa per conto di Tomaso Bruno e poi per conto di Elisabetta Boncompagni, intervallate da una serie infinita di rinvii per lutti, assenza del testimone, assenza del Pubblico Ministero, ferie del Giudice, motivi di ordine pubblico eccetera eccetera.

Dal 21 settembre al 20 di ottobre 2010 non si sono più tenute udienze a causa di uno sciopero degli avvocati di Varanasi, che è terminato il 15 ottobre.

Il 29 di Ottobre 2010 la Suprema Corte dell’India, pur respingendo la richiesta di Libertà su Cauzione (perché non incline a concederla a cittadini stranieri), osservava che gli imputati sono stranieri e che quindi sarà giusto ed opportuno che il processo si concluda entro tempi ragionevoli.

Veniva pertanto stabilito:
1) di concludere il processo entro tempi ragionevoli poiché entrambi gli imputati sono stranieri;
2) di condurre il processo giorno per giorno così da poterlo concludere entro tre mesi a partire dalla data odierna (29/10/2010)
3) di non permettere alcun aggiornamento delle udienze se non per motivi eccezionali.

Il mese di giugno, il mese di settembre e parte di quello di ottobre 2010 passavano pressoché a vuoto ed anche nel mese di novembre 2010, nonostante la suddetta Ordinanza della Corte Suprema, si continuava con una serie di rinvii inspiegabili.

Ad esempio, l’udienza del 30 novembre 2010 non si teneva perché gli agenti di Polizia che avrebbero dovuto recarsi in Aula a testimoniare erano stati tutti trasferiti quindi, non prestando più servizio nella stessa Stazione di Polizia, non erano reperibili da parte del Pubblico Ministero.

È evidente che tale situazione è assolutamente inaccettabile.

Nel mese di dicembre 2010, nonostante 4 ulteriori rinvii e la chiusura per le festività natalizie dal 25 al 31 dicembre,si tenevano 8 udienze.

Il 13 dicembre 2010 iniziava l’interrogatorio del medico (Dr. R.K.Singh) che aveva eseguito la prima autopsia, un medico specializzato in oculistica.

Tale interrogatorio, intervallato dai consueti rinvii, terminava il giorno 15 gennaio 2011.

Il 20 gennaio 2011 iniziava l’interrogatorio del secondo medico (Dr. A.K. Pradhan) che aveva eseguito la seconda autopsia.

Questo interrogatorio, nuovamente costellato da molteplici rinvii, si protraeva sino al 21 febbraio 2011.

Nel frattempo la data fissata dalla Suprema Corte dell’India per il termine del processo (29 gennaio 2011) era stata ampiamente disattesa sia dal Giudice che dal Pubblico Ministero.

Il 25 febbraio 2011 avrebbe dovuto iniziare l’interrogatorio del 12° testimone dell’accusa, ovvero il poliziotto che aveva iniziato le indagini (Mr. Saghir Ahmed) ma, a causa delle sue ripetute ed ingiustificate assenze (ben 9 volte), tale interrogatorio cominciava solo il 10 marzo 2011 e si protraeva sino al 01 aprile 2011, con altri 6 ingiustificati rinvii, avallati dal Giudice nonostante l’ordine della Suprema Corte Indiana.

Il 1° aprile 2011 iniziava anche l’interrogatorio del 13° testimone dell’accusa (Mr. D. Singh), il funzionario di polizia che aveva concluso le indagini.

Tale interrogatorio terminava il 7 maggio 2011, dopo 13 udienze utili e 7 rinvii.

Intanto il 21 aprile 2011 la Suprema Corte dell’India, su richiesta di proroga del Giudice presentata in data 4 febbraio 2011, concedeva ulteriori due mesi per il termine del processo (quindi fino al 25 giugno 2011).

L’11 maggio 2011 avrebbe dovuto tenersi la deposizione di Tomaso ed Elisabetta.

Tuttavia il Pubblico Ministero, dopo aver chiesto tempo sino al 16 maggio 2011, non si presentava neppure in quella data

La deposizione di Tomaso ed Elisabetta iniziava quindi il 19 maggio 2011 e terminava il 23 maggio 2011.

Il 27 ed il 31 maggio veniva assunta la deposizione dell’avvocato della difesa, Mr. Vibhu Shankar.

Dal 1° giugno al 10 giugno 2011 il Giudice si tratteneva in ferie.

Il 13 giugno 2011 avrebbe dovuto iniziare la requisitoria del Pubblico Ministero ma, a seguito di sua richiesta, gli veniva concesso ulteriore tempo per prepararsi, sino al 16 giugno 2011.

Il 18 giugno 2011 terminava la requisitoria del PM.

Il 20 giugno 2011 avrebbe dovuto iniziare l’assunzione delle argomentazioni della difesa ma, a causa di un nuovo rinvio, ciò non è stato possibile.

Dal 22 giugno 2011 all’8 luglio 2011 la difesa ha sostenuto le sue argomentazioni a sostegno dell’innocenza di Tomaso ed Elisabetta.

Dall’11 al 15 luglio 2011 vi è stata la replica del PM.

La difesa avrebbe voluto fare ancora alcune considerazioni su quanto affermato dal PM nella sua controreplica, ma non gli veniva concesso.

Il 23 luglio 2011, alla presenza del Dott. Cesare Bieller dell’Ambasciata Italiana a New Delhi, alle ore 17 è stata emessa la sentenza di condanna all’ergastolo per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni.

In fase di lettura della sentenza il PM, sentito che il giudizio era di colpevolezza, richiedeva il massimo della pena e cioè la Pena di Morte, che il Giudice nella sua magnanimità ha forse ritenuta eccessiva in quanto in India è riservata a gravi atti di terrorismo.
 
 
http://www.rai.it/dl/images/300x01311490419716Ergastolo.jpg