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venerdì 1 luglio 2022

RE, MUSICASSETTE E COMPITI DI INGLESE

 


Quando ero bambino, il mio primo ricordo di Elvis sono un paio di cassette dei miei, di cui una si intitola GI Blues, che mia mamma ascoltava ogni tanto, con entusiasmo e facendomi capire che il cantante fosse uno bravo davvero.

Quando Ludovica era in seconda media, un pomeriggio mentre faceva i compiti di inglese mi portò il libro tutta contenta perchè "papà parlano di musica!" e mi fece vedere la pagina dove una foto di Elvis in tenuta e posa da jailhouse rock era corredata dalla didascalia "Elvis: a king of rock and roll!". Come "A king" esclamai, Elvis è THE KING!!

Tra un aneddoto e l'altro io sono cresciuto, invecchiato e diventato straordinariamente insofferente e polemico, ma soprattutto ho ascoltato quintali di musica e quella di Elvis, da GI Blues in poi, c'è sempre stata.

Come molti fans di Elvis quindi, l'annuncio del film di Baz Luhrmann mi aveva più preoccupato che incuriosito, temendo l'ennesimo scempio, memore delle versioni dance e di un tot di altre cose.

Nemmeno la presenza di Tom Hanks mi aveva tranquillizzato più di tanto, però ahimè, son cose che succedono, pazienza.

L'uscita del primo trailer invece mi colpì in positivo: la scena della funzione religiosa dove Elvis bambino viene rapito dal gospel era proprio forte ed ehi! ehi! ehi! il momento in cui attacca a cantare davanti ad una platea muta che lo fissa come un alieno mi piaceva ancora di più! 

Ma non tanto per l'attore e le sue mosse, ma perché era fatta in modo da amplificare le reazioni del pubblico, in special modo femminile. Mi venne subito in mente il libro di Guralnick "L'ultimo treno per Memphis", che racconta quel momento in un modo talmente realistico che leggendo ti sembra di essere lì sotto a quel tendone, assordato dalle urla isteriche di ragazzine che stavano provando qualcosa mai provato prima, che intuivano non essere da ragazze per bene, ma che trovavano irresistibile. 

Leggendo quelle righe potevi sentire le mutandine di quelle spettatrici bagnarsi, ecco, l'ho detto, modo migliore non l'ho trovato.

Niente, sto film iniziava ad interessarmi, Tom Hanks era finalmente un valore aggiunto, l'attesa cresceva.

Non ultimo, il fatto che la storia fosse narrata dal punto di vista del Colonnello Parker era ulteriore benzina sul fuoco.

Sono andato a vederlo con mia figlia Ludovica, che ricorda benissimo quel libro di inglese così "sbagliato" e ne siamo usciti entusiasti.

La prima parte della carriera, fino al servizio militare, mantiene le promesse del trailer, è rumorosa, enfatica, esagerata come del resto è stata la vita di Elvis, poi si trasforma quasi in un blues, come quello che Elvis stesso suona alla chitarra mentre tutta la famiglia è davanti al caminetto nei giorni precedenti alla partenza per la Germania.

L'idea di dare a Parker il compito di narratore è felice e paracula il giusto, perché consente salti, tagli e giravolte temporali che in questo modo non mi hanno infastidito, ma hanno assunto significati precisi, come del resto il modo sottile in cui al "narratore" Parker pian piano vengono attribuite molte se non tutte le colpe del finale della storia, a partire dalla stessa chiamata alle armi, che sembra quasi una punizione per avergli disobbedito.

Dalla morte della madre poi appare chiaro come più che narratore, Parker sia il burattinaio che convince tutti, a partire da Elvis e Vernon (odiosissima la scena post-funerale dove in pratica si fa chiedere di occuparsi di tutto) di fare come dice lui e basta.

La fobia della sicurezza diventa la scusa per evitare quel tour all'estero che lo avrebbe allontanato da Las Vegas quando invece lo aveva già venduto e che portò Elvis ad esasperazioni folli e così via fino al discorso finale in cui Parker dà la colpa della morte del Re al "troppo amore per il pubblico" e nessuno può credergli, né tantomeno assolverlo.

Due momenti a mio avviso superlativi sono le esibizioni live da Las Vegas (il debutto all'International Hotel) e Indianapolis 77.

Nella scena di Las Vegas Butler si supera, ricreando con espressioni e mosse una situazione assolutamente realistica e trasmettendo in modo chiaro quella che era l'emozione e la voglia di Elvis in quella che pensava fosse un'anteprima della tournée in Europa e Giappone; allo stesso modo l'episodio della (presunta?) aggressione sempre all'Hotel è molto molto veritiera.

Non ho potuto non fare il paragone con un altro film a tema musicale dove l'attore protagonista ha vinto (a mio avviso immeritatamente) l'Oscar: Bohemian Rhapsody.

Lasciamo stare i due personaggi, pensiamo agli attori: Butler entra dentro ad Elvis, gli sguardi, la grinta, l'entusiasmo durante le prove sono tangibili, i video d'epoca ci rimandano un Elvis molto simile a quello di Butler e alla fine della lunga sequenza ci sembra di essere stati davvero ad un suo concerto.

Rami Malek fa salire Freddie Mercury sul palco del Live Aid con gli occhi spalancati e la bocca semi aperta, ma chiunque abbia visto qualche spezzone live dei Queen (in special modo di quel concerto) sa bene che Freddie saliva sul palco con una sfrontatezza devastante e guardava il pubblico con la presunzione di averlo in pugno ed una espressione che significava "adesso vi spacco in due!", Malek nel film dedicato più ai denti di Freddie che alla sua carriera, mi rimanda l'immagine di un adolescente cresciuto negli anni 80 a cui viene mostrato per la prima volta YouPorn (può contenere tracce autobiografiche): più che sfrontatezza è un costante "Oddioddioddiodioddio" che a me sembra decisamente stonato, parlando di chi teneva stadi interi per i coglioni e faceva cantare gorgheggi senza senso a 60\70mila persone.

Indianapolis 77 poi.

Giuro che se mi avessero chiesto come avrei fatto finire un film del genere, avrei scelto quella scena: Unchained melody, 26 giugno 77, ultimo concerto.

Elvis è grasso, sfatto e fatto, sudato, arranca e ansima, lo staff attorno a lui è pronto ad intervenire e la gente in sala forse è lì per vedere il Re che muore sul palco.

Ma lui nonostante tutto, a sprazzi, ma riesce ad entrare nella canzone a suo modo e quando lo fa è lui il primo a gioirne e guarda il tizio che gli regge il microfono con l'espressione che vuol dire "cazzo, ce la faccio ancora, sono ancora il Re!"

C'è tutta la seconda parte della sua carriera in quei momenti, il suo enorme talento, che emerge nonostante da anni fosse sepolto da droghe, abusi, allucinazioni e fissazioni assurde (che il film suggerisce essere state "indotte") e l'emozione, vera, fortissima, di chi per pochi secondi riesce a sentirsi nuovamente quello di un tempo.

Momenti gloriosi e drammatici, estremi, perché estremo è stato lui per primo; Elvis, l'alfa e l'omega dello show business, il Re, colui che ha preso una musica da "peccatori" e l'ha regalata al mondo intero, lui che cantava con estasi divina e erotismo a bomba, contemporaneamente, lui che come dice Springsteen "fece capire all'America che esistesse vita, dal bacino in giù".

Seduto al pianoforte, fasciato in un vestito ogni sera più stretto, il Re prova a non abdicare, almeno per la durata di un singolo pezzo.

"Aspettami, aspettami, tornerò a casa, aspettami" canta mentre Capitan Marvel corre alternandosi tra una messa gospel ed un buco dove si balla avvinghiati, alternandosi tra il sacro e il profano, essendo lui stesso un continuo alternarsi di sacro e profano.

Ho pianto durante questa scena, prima ancora che le immagini si fondessero con i filmati dell'epoca, riportandoci alla dura realtà che si, il nostro supereroe se ne fosse andato.

Ho amato questo film, molto, spero di rivederlo e accorgermi di cose che potrebbero essermi sfuggite.

C'è una frase di John Lennon che cito spesso: "Prima di Elvis non c'era nulla"; ecco, io con tutto il rispetto per Lennon, sta frase la capovolgerei: "Dopo Elvis non c'è stato più nulla", perché nel bene e nel male poco se non nulla è stato inventato dopo di lui, poco se non nulla è stato fatto senza che lui lo facesse per primo.

Ultima cosa: se andate a vedere il film per sentire i Maneskin dovrete aspettare tutti, ma proprio tutti i titoli di coda, se non andate a vedere il film per non sentire i Maneskin, peggio per voi.

Tornando a casa mia figlia mi ha detto che se fosse nata a quei tempi sarebbe stata sicuramente una sua grande fan e soprattutto ha detto una cosa che combacia perfettamente col mio pensiero di poche righe fa: sti ragazzetti di oggi che si toccano il pacco non sanno mica come si balla in modo provocante.

Peccato solo non avere più quel libro di inglese.

venerdì 19 luglio 2019

Buona pensione, Rock and Roll!



Anche se ci sarebbero moltissime altre date per festeggiare la nascita del rock and roll, ho scelto quella di oggi, 19 luglio, per un motivo particolare.

Il 19 luglio 1954 infatti, la Sun Records di Sam Philips pubblicava il primo 45 giri di Elvis Presley, That's all right, con lato B Blue Moon of Kentucky.


Attribuendo arbitrariamente al debutto di Elvis la "nascita del rock", oggi dunque il rock compirebbe 65 anni.

65 anni.

A 65 anni si va in pensione, si può entrare in una casa di riposo, si può accedere ad una serie di agevolazioni "per anziani", perché è consuetudine considerare il compimento del 65° anno come l'ingresso nella terza età.



La riflessione che voglio fare è questa: è giusto chiedere ad un anziano di fare la rivoluzione, per quanto rivoluzionario sia stato da giovane? No, secondo me no.

Il rock ha quindi (da tempo) esaurito la sua carica rivoluzionaria, anzi è ormai storia e come tale ha ancora molto da insegnare.

Però il ruolo di cultura di avanguardia o più semplicemente di contro-cultura quello no, non può più farlo, altrimenti rischierebbe di fare la ridicola figura di molti uomini suoi coetanei che ostentano una gioventù ormai solo immaginaria, senza averne più la spinta e la foga.

Ha cambiato il mondo il rock? Si, a mio avviso si, in diversi momenti, dalla prima mossa del bacino di Elvis all'Ed Sullivan Show, al colpo di batteria che apre Like a Rolling Stone, all'alba di Woodstock annunciata dall'inno nazionale americano violentato da Jimi Hendrix.


Ha senso però che ancora oggi, dopo 65 anni, ci si possa aspettare qualche cambiamento e qualche "spinta in avanti" dal caro vecchio rock and roll? No, a mio avviso no; come genere musicale il rock è ancora presente negli ascolti di molti ragazzi, ma "la musica per la prossima rivoluzione" (perché arriverà, ammesso che non sia già in atto senza che noi ce ne siamo accorti, comunque arriverà) non sarà certo quella che i loro padri se non addirittura i loro nonni sentivano alla loro età, anzi, ai loro padri ed ai loro nonni farà terribilmente schifo, perché la rivoluzione e la contro cultura non può che essere un fastidiosissimo dito nel culo del sistema e che lo si voglia o no, NOI SIAMO SISTEMA.

Siamo in tanti, ad essere appassionati ed innamorati di questo museo dei dinosauri, appassionati ed innamorati al punto da negare l'evidenza e rifiutarci di dare ascolto ad altro che non siano "quegli accordi", suonati da "quelle chitarre, quelle batterie, quei bassi".

Nonostante questa apparente (e fisiologica) stagnazione, il rock è comunque vivo e vegeto, diffuso tra i giovani che lo ascoltano, lo masticano e magari lo sputano fuori diverso, rinvigorito, sicuramente modificato e contaminato.

Durante l'inverno scorso ho partecipato come ospite ad una trasmissione radiofonica davvero mitica, che si chiama MR ROCK (nessuna sorpresa eh?) e dove visto che ero il più giovane in studio (e già qui, insomma, ci siamo capiti) mi sono occupato di portare mensilmente qualche nuova proposta che restasse nei binari della tradizione.

In 5 mesi ho proposto circa 90 gruppi, alcuni abbastanza famosi, altri appena formati, americani, inglesi, di varie parti del mondo, ma anche liguri, siciliani, marchigiani, gente senza contratti o etichette a disposizione, ma che in certi suoni ci crede ancora, nonostante, in molti casi, abbia meno di 30 anni (don't trust anyone over 30, hope I die before I get old, ricordate?).


Il rock è vivo, certo che si, ma come ho appena scritto, è tradizione, storia, memoria.

Noi che lo ascoltiamo e che da lui ci facciamo condizionare da ben più di 30 anni, dovremmo accompagnare i ragazzi di oggi alla sua scoperta, basta contrapposizioni vecchi contro giovani, cazzo! Abbiamo già giocato questa partita, eravamo nei giovani e molti di noi sono convinti di averla vinta, non è il caso di dare a chissà chi la rivincita.

Condividiamo la comune passione per la musica, potremmo scoprire di avere cose da insegnare certo, ma anche da imparare.

E bentornati sul mio blog.

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sabato 7 luglio 2018

Il Santo Graal del Rock and Roll (Roxy Theatre, 07/07/78)



Per noi umili servitori del Regno del Rock, noi schiavi inutili, noi soldati semplici delle più sperdute trincee, noi Springsteeniani incalliti ed inguaribili, alcuni nomi, alcune cifre, alcune date, hanno sempre un significato quasi mistico, religioso, le si pronuncia con timore reverenziale, temendo di passare per blasfemi.

Noi, qui, nelle retrovie della periferia dell'Impero, noi che qualcuno era a Zurigo, altri al primo San Siro, molti altri sono arrivati alla spicciolata gli anni seguenti e ancora continuano ad arrivare, abbiamo una concezione tutta nostra del tempo, dello spazio, della storia e della geografia.

Ad esempio, se parlando di Bruce ci capita di leggere 1978 già drizziamo le orecchie, se poi a quell'anno si aggiungono nomi come ROXY THEATRE ecco che la vista ci si appanna, i sensi si fanno più deboli, il cuore rallenta.

Ad un giorno solo dal quarantesimo anniversario di uno dei concerti più famosi nella iconografia springsteeniana, è stato pubblicato come "Official Bootleg", con un audio meraviglioso ed in versione integrale il concerto al Roxy, Hollywood.

Il 1978 fa parte di quei momenti della storia del Rock dove gli eroi erano pochi, ma uno solo sembrava in grado di risultare vincitore.

Bruce nel 1978 era quanto di più vicino all'idea di una Divinità Musicale in carne ed ossa; contro le intemperanze giovanili del punk, che lui assorbiva e sputava fuori con rabbia ancor maggiore, contro il manierismo sterile e masturbatorio del prog, gli assoli di 35\40 minuti, lui rispondeva torturando la sua chitarra prima di esplodere in Prove it all night.

La bandiera del Classic Rock era saldamente nelle sue mani e lui era al momento il migliore che potesse farla sventolare ancora, fiera ed orgogliosa.

Nel 1978 Bruce stava uscendo da un incubo durato 3 anni, nei quali aveva visto la sua musica allontanarsi da lui per colpa di un manager disonesto, aveva visto quella carriera su cui si era giocato tutto sé stesso rischiare di scomparire dietro udienze di tribunale e lungaggini assassine per chi ha un pubblico che aspetta sue nuove pubblicazioni.

3 anni di scrittura compulsiva, amara, furibonda, 3 anni di disillusione, quella di cui poi riempirà il suo capolavoro, anch'esso fresco quarantenne, Darkness on the edge of Town.

3 anni durante i quali però, sul palco, lui ed il suo manipolo di valorosi rinascevano ogni sera, fino a rischiare di morire di nuovo, stavolta in senso meno poetico e più fisico, dopo le interminabili maratone rock con le quali voleva affermare di esserci, di esistere ancora, di essere ancora alla ricerca del modo per andarsene dalla città dei perdenti di cui cantava appunto 3 anni prima.

Abbiamo un po' di rock and roll per voi stasera, dice salito sul palco del Roxy, la sera di 40 anni fa.

E parte con Rave On, Buddy Holly, certo, perchè signori, stasera si fa la storia e per farla bisogna prima conoscerla e riconoscere chi sono i padri fondatori, di questa storia.

Prigionieri? nemmeno uno.

Dalle radici al presente, nemmeno il tempo di un respiro ed ecco Badlands, la novità, la canzone che apre il nuovo disco, la rabbia che viene sputata fuori, mentre i valorosi alle sue spalle non perdono una battuta ed il sax urla forte la sua chiamata alle armi.

Un secondo di silenzio ed eccoli, gli spiriti, quelli che infestano il New Jersey ed i sogni di tanti ragazzi, ecco quella carrellata di umanità ai margini, nascosta, che nella notte americana esce allo scoperto per vivere, finalmente.

Eccola quella Crazy Janey parte costante dei nostri pensieri più carnali, ritroviamoci al fiume stanotte, siamo troppo ubriachi per mentirci ed ognuno di noi ha bisogno di qualcuno che ci dica "Tesoro, lascia che ti guarisca".

Non lasciamo che l'oscurità ci inghiotta e ci nasconda ancora, noi spiriti della notte dobbiamo continuare a correre, per raggiungere quella collina. Darkness è rallentata e rabbiosa, la voce passa attraverso i denti come un ringhio, la belva è ferita ma la catena sta per spezzarsi.

Saliamo, che nessuno ci faccia domande, che nessuno ci guardi troppo a lungo. quelli fortunati, nati sotto una buona stella, fanno altri percorsi, da qui passano solo quelli disposti a combattere per davvero.

Ancora nuovi brani, con la stanza di Candy che sembra irraggiungibile, in fondo ad un corridoio che ci ricorda nuovamente il buio, scostando sconosciuti che vogliono rubarcela, avanziamo, la batteria aumenta come il battito cardiaco, la porta è ad un passo, chiudi gli occhi, hai ancora molto da imparare, prima di raggiungere i mondi nascosti che splendono.

Si tira il fiato, For you parla di amore, in quel modo dylaniano, sghimbescio ed obliquo tipico dei suoi primi lavori, quelli con dentro talmente tanti personaggi, tante storie, tante emozioni che il risultato è un calderone tanto incomprensibile quanto affascinante.

A ricordarci che l'amore, come la vita, ha due facce e non è detto che a noi tocchi in sorte quella migliore, ecco Point Blank, tradimento, delusione, sogni infranti, la sua vita che scorre dentro queste note, come veleno distillato, di cui ancora non esiste antidoto.

Di fronte al tradimento, l'unica vittoria è affermare la propria identità, davanti alla falsità, l'unico strumento a nostra disposizione è la nostra coerenza e la nostra cocciuta testardaggine. Non sono un ragazzo, sono un uomo e come tale devi trattarmi ed è per questo che io mi dirigo senza paura dritto nella tempesta, perchè sarà il mio essere uomo a farmici uscire a testa altissima.

Cosa ci resta, cos'altro può fare un povero ragazzo se non suonare in una rock band? Ci resta una chitarra, tre accordi e la verità, ci resta la voglia di sbatterla fino a farla sanguinare, ci resta la rabbia da sfogare sulle sue corde, ci resta la possibilità di provarci, sempre, di provarci tutta la notte.

Ci resta una strada, lunga come solo quelle americane possono esserle, ci resta una striscia d'asfalto su cui gareggiare, per sottolineare la differenza tra noi e quelli che semplicemente rinunciano a vivere e muoiono, poco a poco, pezzo a pezzo.

Il pianoforte di Roy illumina quell'asfalto, lo rende percorribile e sul finale lo allunga a dismisura, perchè non debba finire mai, come vorremmo non finisse mai lui di muovere le sue dita sui tasti.

La prima parte del concerto si chiude con Thunder Road, il piano di Roy non esce da Racing ma entra direttamente nel cortile di Mary ed ecco, la promessa, l'obbiettivo, la voglia di farcela, che tornano prepotenti ed imbattibili alla ribalta. Possiamo farcela, se corriamo, dobbiamo farcela, con lei sul sedile di fianco ed un sassofonista nero di due metri tra le cui braccia scivolare a fine canzone.

Poi si continua, carne e ideali, sesso e sogni, She's the one che nasce da Bo Diddley e dentro la sua musica finisce, per una scopata memorabile, Adam che ci ricorda una volta di più quali sono i nostri peccati e le nostre fiamme e quanto ci debba costare liberarci da esse.

La tensione universale di It's hard, dove la debolezza dell'uomo è messa a dura prova, dove la voglia di andare avanti subisce mille ostacoli.

Si arriva alla sarabanda finale di Rosalita, ma prima è giusto tornare alla Storia, quella che ci trascina dentro a questo teatro allora come oggi, quella che in un pomeriggio caldissimo di luglio ti fa mandare moglie e figlie al mare per restare 3 ore solo con lei. Elvis, certo, chi altro?

La bussola del rock, da sempre la sua bussola personale, traccia nuovamente la mappa dove si svolge questa storia, quella che da Tupelo arriva ad oggi, passando per il Roxy, il Cavern Club, l'Apollo e Dio solo sa quanti altri posti dentro i quali ancora oggi aleggia lo spirito del Rock.

Bruce che canta Elvis è qualcosa che va ben oltre l'omaggio e la cover, è Amore, è Devozione, è fedeltà ad un verbo ed impegno a tramandarlo. 

Bruce che canta Elvis è come avere due top model nel letto che ti pregano di trombarle, entrambe, subito.

E poi arriva Rosie, arriva e scappa con noi, in un posto dove non ci possano trovare genitori isterici e discografici bugiardi, a pretty little place in southern California, un posto dove le chitarre suonano giorno e notte, il paradiso del rock, dove Elvis dice Messa ogni giorno.

Su Indipendence Day non esiste parola che non abbia già detto o lacrima che non abbia pianto, qui viene presentata senza che sia mai stata pubblicata ufficialmente, lo farà solo due anni dopo, viene suonata leggermente più lenta e così facendo le pugnalate che mi arrivano tra cuore e stomaco sono più profonde e dolorose, perchè vorrei, con tutto me stesso fare in modo che a me non facciano quello che ho visto fare a lui.

Ancora rock, ancora sesso e fuga, sogni, corse, la notte che appartiene agli amanti ed un sole su cui camminare, un giorno, ma fino ad allora lasciamo tutto da parte per un attimo o per tre ore e facciamoci investire dalla musica e facciamoci lavare dalla sua acqua benedetta e peccaminosa, purificatrice e densa come la passione.

Due cover chiudono la serata, perchè se sei consapevole di far parte di una storia, non hai nessun timore a citarla, apertamente, quindi dopo Buddy ed Elvis, ecco la black music, il soul ed infine i Beatles, con la miglior party song mai incisa.

Twist and shout chiude in gloria, ancora non si capisce come abbia fatto il teatro a restare in piedi, la band saluta, io immagino il pubblico stranito, che guarda verso il palco quasi a chiedersi se sia successo davvero, quello che hanno visto e sentito succedere nelle precedenti 3 ore.

La storia del rock si è fermata ad Hollywood, giusto 40 anni fa, il respiro lentamente riprende il suo ritmo, il battito del cuore torna regolare, la tastiera è di nuovo visibile, gli occhi sono asciutti, ma la pelle d'oca è ancora alta, nonostante il caldo afoso.

Da qualche parte lassù o in un atollo sperduto delle Hawaii, un tizio posa le cuffie, si sistema il ciuffo, indossa il suo giubbotto di pelle e soddisfatto dopo quanto ascoltato, sale sulla sua Harley e riprende il suo vagabondaggio.

Qui, nella periferia dell'impero, qui, nella trincea dei superstiti, il rancio oggi sembrava molto buono, quasi come fosse un giorno di festa.








lunedì 29 gennaio 2018

Championship Vinyl - Week in Rock 2.4 (22 - 28 gennaio)









IERI

22 gennaio 1931 - nasce sam cooke
22 gennaio 1947 - nasce malcolm mclaren manager dei sex pistols
22 gennaio 1965 - nasce steven adler batterista dei guns'n'roses
22 gennaio 1983 - mtv inizia a trasmettere sulla west coast americana

23 gennaio 1889 - nasce leadbelly
23 gennaio 1910 - nasce django reinhardt
23 gennaio 1950 - nasce danny federici
23 gennaio 1976 - david bowie pubblica il suo decimo album in studio Station to Station
23 gennaio 1990 - muore allen collins chitarrista e membro fondatore dei lynyrd skynyrd
23 gennaio 2018 - muore hugh ramopolo masakela jazzista sudafricano

24 gennaio 1947 - nasce warren zevon
24 gennaio 1949 - nasce john belushi
24 gennaio 1979 - i clash pubblicano il loro primo singolo sul mercato americano I fought the law
24 gennaio 1990 - esce il primo album dei black crowes
24 gennaio 2018 - muore mark e smith dei the fall

25 gennaio 1938 - nasce etta james
25 gennaio 1939 - Nasce giorgio gaber
25 gennaio 1978 - al pips di manchester suonano dal vivo per la prima volta i joy division
25 gennaio 1986 - muore il manager americano albert grossman, lavorò con Bob Dylan, Peter, Paul and Mary, The Band, Janis Joplin e Todd Rundgren, fondò la bearsville records e gli studi di registrazione annessi, vicino a woodstock
25 gennaio 1981 - nasce alicia keys
25 gennaio 2017 - Muore butch trucks, batterista della Allman Brothers Band

26 gennaio 1934 - nasce Huey 'Piano' Smith
26 gennaio 1953 - nasce lucinda williams
26 gennaio 1957 - nasce eddie van halen
26 gennaio 1970 - john lennon scrive registra ed incide nello stesso giorno agli abbey road studios di londra il suo singolo instant karma
26 gennaio 1970 - esce il nuovo disco di simon & garfunkel bridge over troubled water

27 gennaio 1918 - nasce elmore james
27 gennaio 1945 - nasce nick mason, batterista dei pink floyd
27 gennaio 1956 - esce il nuovo singolo di elvis 'Heartbreak Hotel'
27 gennaio 1967 - muore Luigi Tenco
27 gennaio 1968 - nasce Mike Patton
27 gennaio 1972 - muore mahalia jackson
27 gennaio 1977 - i clash firmano per la cbs inglese


28 gennaio 1945 - nasce robert wyatt
28 gennaio 1985 - ad holliwood un cast di cantanti comprendente Stevie Wonder, Tina Turner, Bruce Springsteen, Diana Ross, Bob Dylan, Ray Charles, Daryl Hall, John Oates, Cyndi Lauper, Steve Perry e Bob Geldof incide il brano scritto da michael jackson e lionel richie we are the world
28 gennaio 2005 - muore jim capaldi, membro dei traffic
28 gennaio 2016 - muore paul kantner dei jefferson airplane


HIT PARADE ITALIA 27 GENNAIO 1968



  1. L'ora dell'amore - Camaleonti
  2. L'ultimo valzer - Dalida
  3. Due minuti di felicita' - Sylvie Vartan
  4. Il sole e' di tutti - Stevie Wonder
  5. Massachusetts - Bee Gees
  6. Dan dan dan - Dalida
  7. Nel cuore, nell'anima - Equipe 84
  8. Mama - Dalida
  9. Tenerezza - Gianni Morandi
  10. San Francisco - Scott McKenzie



HIT PARADE USA 27 GENNAIO 1968

1 judy in disguise (with glasses) - john fred and his playboy band
2 chain of fools - aretha franklin
3 green tambourine - the lemon pipers
4 woman, woman - the union gap featuring gary puckett
5 bend me, shape me - the american breed
6 hello goodbye - the beatles
7 spooky - the classics iv
8 daydream believer - the monkees
9 i heard it through the grapevine - gladys knight and the pips
10 if i could build my whole world around you - marvin gaye and tammi terrell


OGGI

La novità della settimana è Tratti di Matita, il nuovo album dei Dagma sogna



DOMANI

30 gennaio raindogs savona lee bains III and the glory fires h 22

1 febbraio fortezza di castelfranco finale ligure lorenzo monguzzi rassegna inverno d'autore h 21,30

2 febbraio arci chapeu the omegaman tributo ai police h 22
2 febbraio raindogs house savona Bologna Violenta + Jack Cannon h 22
2 febbraio signor g albenga geddo h 21
2 febbraio airone wine bar pietra ligure recovered h 22
2 gennaio teatro don bosco varazze dagma sogna + zueno h 20

3 febbraio beer room pontinvrea - quarry brothers h 21
3 febbraio rude club savona - levante arrogante vs ponente prepotente serata punk\hardocore gruppi liguri h 18.30
3 febbraio le paon savona the persuaders h 20.30
3 febbraio poppy contest mille papaveri rossi savona h 21
3 febbraio o'connell street irish country pub piana crixia - texas glow band h.21.30

4 febbraio chiostri di santa caterina finale ligure edoardo chiesa h.17.30
4 febbraio sms cantagalletto savona cena di autofinanziamento coordinamento antifascista savona concerto acustico neive - being moved - fede dei pakidharma h 19.30

lunedì 15 gennaio 2018

Championship Vinyl - Week in Rock 2.2 (8-14 gennaio)






IERI:
8 gennaio 1935 - Nasce a Tupelo Elvis Aaron Presley,
8 gennaio 1937 nasce shirley bassey
8 gennaio 1946 nasce robbie krieger dei doors
8 gennaio 1947 nasce david bowie
8 gennaio 1957 bill haley and the comets iniziano il primo tour di rock mai arrivato in australia
8 gennaio 1966 nasce andy wood dei mother love bone
8 gennaio 1993 i litfiba pubblicano terremoto
8 gennaio 2016 esce l'ultimo disco di david bowie blackstar, unico ad arrivare al n.1 delle classifiche usa
8 gennaio 2016 muore otis clay

9 gennaio 1941 nasce joan baez
9 gennaio 1944 nasce jimmy page
9 gennaio 1950 nasce david johansen delle new york dolls, in seguito nei panni di buster pointdexter
9 gennaio 1963 charlie watts entra nei rolling stones
9 gennaio 1967 nasce dave matthews

10 gennaio 1939 nasce scott mckenzie
10 gennaio 1943 nasce jim croce
10 gennaio 1945 nasce rod stewart
10 gennaio 1948 nasce donal fagen co-fondatore degli steely dan
10 gennaio 1964 esce per la vee jay records introducing the beatles, primo album dei beatles pubblicato in america, verrà ritirato dal mercato a fine anno per una causa legale con la capitol records che pochi giorni dopo pubblicò meet the beatles, ma dopo aver venduto più di 1 milione e 300mila copie
10 gennaio 1964 i rolling stones all'olympic studios di londra incidono not fade away
10 gennaio 1976 muore howlin' wolf
10 gennaio 2001 muore bryan gregory dei cramps
10 gennaio 2016 muore david bowie
10 gennaio 2018 muore fast eddie ex chitarrista dei motorhead

11 gennaio 1942 nasce clarence clemons
11 gennaio 1967 la jimi hendrix experience registra purple haze ai de lane lea studios di londra
11 gennaio 1999 muore fabrizio de andrè

12 gennaio 1959 nasce bixa bargeld dei bad seeds di nick cave
12 gennaio 1960 nasce charlie gillingham dei counting crows
12 gennaio 1963 nasce fabio rinaudo dei liguriani
12 gennaio 1969 esce in inghilterra il primo album dei led zeppelin
12 gennaio 1970 nasce zach de la rocha dei rage against the machine
12 gennaio 2003 muore maurice gibb dei bee gees

13 gennaio 1968 - johnny cash si esibisce in due show nel carcere di folsom, in california.
13 gennaio 1973 - al rainbow theatre di londra un gruppo di amici tiene un concerto per salvare un uomo dall'eroina; l'uomo si chiama eric clapton ed il concerto è organizzato da pete townsend degli who e con lui suonano ronnie wood, stevie winwood e jim capaldi.
13 gennaio 1979 Donny Hathaway si suicida

14 gennaio 1936 - nasce alain toussaint, cantante ed autore americano
14 gennaio 1966 nasce zakk wylde
14 gennaio 1991 esce hunger strike primo singolo dei Temple of the Dog
14 gennaio 1982, nasce Caleb Followill, lead singer, rhythm guitarist, Kings of Leon
14 gennaio 1992 - jerry nolan, batterista delle new york dolls, muore di ictus

HIT PARADE 13 GENNAIO 1968 ITALIA:

  1. L'ora dell'amore - Camaleonti
  2. L'ultimo valzer - Dalida
  3. Il sole e' di tutti - Stevie Wonder
  4. San Francisco - Scott McKenzie
  5. Mama - Dalida
  6. Due minuti di felicita' - Sylvie Vartan
  7. Poesia - Don Backy
  8. Tenerezza - Gianni Morandi
  9. Nel cuore, nell'anima - Equipe 84
  10. Io ti amo - Alberto Lupo


HIT PARADE 13 GENNAIO 1968 U.S.A.:

1 1 HELLO GOODBYE –•– The Beatles
2 3 JUDY IN DISGUISE (With Glasses) –•– John Fred and His Playboy Band 
3 2 DAYDREAM BELIEVER –•– The Monkees 
4 5 WOMAN, WOMAN –•– The Union Gap Featuring Gary Puckett 
5 4 I HEARD IT THROUGH THE GRAPEVINE –•– Gladys Knight and the Pips 
6 7 CHAIN OF FOOLS –•– Aretha Franklin 
7 8 BEND ME, SHAPE ME –•– The American Breed
8 6 I SECOND THAT EMOTION –•– Smokey Robinson and the Miracles 
9 12 GREEN TAMBOURINE –•– The Lemon Pipers 
10 10 SKINNY LEGS AND ALL –•– Joe Tex 

OGGI:

Il disco in uscita di questa settimana è "Le nuvole si spostano comunque" di Edoardo Chiesa

DOMANI:

19 gennaio raindogs house savona - Starfuckers - Meteor - Rolando/Bacher ingresso 10e con tessera arci

19 gennaio beer room pontinvrea - Daniele Valanzola (+ Band) ingresso libero

19 gennaio arci messico e nuvole albenga - le canzoni da marciapiede

20 gennaio arci chapeu savona - edoardo chiesa presentazione nuovo disco ingresso libero

20 gennaio raindogs house savona - francesco piu + francesco rebora ingresso 10 euro con tessera arci

21 gennaio arci chapeu savona - tuttifrutti bash tondelayo's flight

21 gennaio rockcafè via mastrangelo savona - i grandi album della storia del rock, davide geddo presenta blood on the tracks di bob dylan


lunedì 19 dicembre 2016

Championship Vinyl Christmas Party!!



Dopo due settimane di pausa ed altre due dedicate a Su La Testa, domenica 18 dicembre ho presentato una puntata speciale di Championship Vinyl, il mio programma sulla storia del Rock, in onda su BRG Radio.

Puntata natalizia, dedicata alla tradizione ed alle interpretazioni di grandi classici da parte degli artisti di cui ho parlato nelle puntate scorse.

Ecco le canzoni andate in onda:

Elvis Presley - Santa Clause Is Back In Town
Elvis Presley - White christmas
Frank Sinatra - Have Yourself A Merry Little Christmas
Dean Martin - Let it Snow!
Johnny Cash - I'll Be Home For Christmas
Elvis Presley - Here Comes Santa Claus (Right Down Santa Claus Lane)
Frank Sinatra - Jingle Bells
John Lee Hooker - Blues for Christmas
Elvis Presley - Oh little town of Bethlehem
Albert King Santa Claus wants some lovin'
Lightnin Hopkins . Santa
Elvis Presley - I Believe 
Etta James -  Silent Night

Se avete l'audio del pc attivo, è quella che state ascoltando ora e che parte in automatico, oppure, se ciò non accade, potete trovarla qui:

lunedì 14 novembre 2016

Championship Vinyl 23 - Live is Better





Domenica 13 novembre è andata in onda la ventitreesima puntata di Championship Vinyl, il mio programma dedicato al rock and roll in onda su BRG Radio 

In occasione del primo anniversario degli attentati terroristici a Parigi, tra cui il più grave avvenne al teatro Bataclan, per sottolineare la bellezza della vita e della musica, da contrapporre alla morte ed all'odio, BRG Radio per tutta la settimana trasmetterà solo brani registrati dal vivo.

Championship Vinyl ha quindi dedicato la puntata ad alcuni pezzi degli artisti fin qui trattati, ovviamente suonati in concerto, dalla prima esibizione di Elvis, al famoso battibecco tra Bob Dylan ed un fan a Manchester, nel 1966.

Anche Belin Che Canzone era dedicata ad un brano live e l'artista della settimana è Chiara Ragnini



Ecco i brani andati in onda

  1. Elvis Presley - That's Alright, Mama
  2. Chiara Ragnini - Un colpo di pistola
  3. Elvis Presley - Heartbreak Hotel
  4. Elvis Presley - Lawdy Miss Claudy
  5. Johnny Cash - Jackson
  6. Johnny Cash - 25 minutes to go 
  7. Jerry Lee Lewis -  whole lotta shakin goin' on
  8. Jerry Lee Lewis - High School Confidential
  9. Carl Perkins - Matchbox 
  10. Roy Orbison - Only the Lonely
  11. Muddy Waters - Rolling Stone
  12. Bob Dylan - Like a Rolling Stone

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lunedì 12 settembre 2016

Championship Vinyl 14 - Lucky 13




Domenica 11 settembre dopo la pausa estiva sono tornato a condurre Championship Vinyl, il mio programma dedicato al rock and roll in onda su BRG Radio 

Dopo 40 giorni di assenza, ho voluto fare un riepilogo delle puntate precedenti, trasmettendo un brano per ognuna di esse

Ad inizio puntata ho presentato la nuova rubrica di BRG Radio "Belin che canzone", un modo per condividere e fare conoscere la musica del nostro territorio.

Il singolo scelto per questa settimana è stato Prendo Tempo dei Dagma sogna, gruppo savonese che ha presentato da poco il suo album d'esordio "Frammenti di identità"



Ecco i brani trasmessi
  1. Dagma sogna - Prendo tempo
  2. Elvis Presley - that's all right mama
  3. Jerry Lee Lewis - Great Balls Of Fire
  4. Elvis Presley - Burning Love
  5. Carl Perkins - Good Rockin´ Tonight
  6. Johnny Cash - Folsom Prison Blues
  7. Johnny Cash - ring of fire
  8. Johnny Cash feat. U2- The Wanderer 
  9. Johnny Cash - personal jesus
  10. Roy Orbison - Ooby Dooby
  11. Robert Johnson - Cross Road Blues
  12. Bessie Smith - A Good Man is Hard to Find
  13. Muddy Waters - Hoochie Coochie Man
  14. Johnny Otis - Willie and the Hand Jive
  15. Bruce Springsteen - My city of ruins

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