If you're travelin' in the north country fair Where the winds hit heavy on the borderline Remember me to one who lives there Oh she once was a true love of mine See for me if her hair's hanging down It curls and falls all down her breast See for me that her hair's hanging down That's the way I remember her best If you go when the snowflakes falls When the rivers freeze and summer ends Please see for me if she's wearing a coat so warm To keep her from the howlin' winds If you're travelin' in the north country fair Where the winds hit heavy on the borderline Please say "hello" to the one who lives there Oh she was once a true love of mine If you're travelin' in the north country fair Where the winds hit heavy on the borderline Remember me to one who lives there Oh she once was a true love of mine A true love of mine A true love of mine True love of mine A true love of mine A true love of mine She was once a true love of mine Ascolta, se stai viaggiando nella luminosa terra del nord dove i venti soffiano impetuosi lungo il confine ricordami a colei che vive là e che una volta fu il mio sincero amore Ascolta, se vai lì quando la bufera di neve infuria quando i fiumi ghiacciano e finisce l'estate ti prego, accertati che lei indossi una pelliccia così calda da proteggerla dall'ululare dei venti Ti prego, guarda per me se la sua chioma è ancora lunga se fluisce e si sparge lungo il suo seno Ti prego, guarda per me se la sua chioma è ancora lunga perchè è così che io la ricordo meglio Mi chiedo se lei ancora si ricorda di me Molte volte ho spesso pregato nell'oscurità della notte o nella luce del giorno Perciò, se stai viaggiando nella luminosa terra del nord dove i venti soffiano impetuosi lungo il confine ricordami a colei che vive là e che una volta fu il mio sincero amore
E
se alla fine scoprissimo che è proprio la musica la cura migliore
per le brutture di questo mondo?
Sommessamente
sembrano suggerircelo i 4sixtyfive, che hanno pubblicato a cavallo
del capodanno il loro secondo album “In equilibrio”, che segue di
un paio di anni l'esordio Signs.
Il
gruppo di Pietra Ligure in 24 mesi scarsi ha sviluppato una notevole
maturità compositiva e melodica, creando una magia lunga quasi 60
minuti, con 9 pezzi (di cui uno rivisto anche in chiave acustica) che
meritano attenzione ed ascolti.
Musicalmente
il gruppo è arrivato a definire il proprio suono in modo
riconoscibile pur senza essere ripetitivo, un intreccio rock\pop affascinante
che gioca molto sul duello delle chitarre acustica\elettrica di
massimo e salvatore, con le tastiere di angelo ad avvolgere bene il
tutto. La sezione ritmica di gian e paolo chiude il cerchio dando
solidità e vigore.
La
voce di sara è poi un timbro di classe ed eleganza che pochi possono
permettersi.
Ma
è nei testi che i 4sixtyfive ingranano una marcia nuova.
Perchè
il discorso della musica curativa nasce e si sviluppa proprio dalle
parole presenti in queste canzoni. Testi che portano con loro un filo
conduttore che è appunto la catarsi: usiamo la musica per stare
meglio, per buttar fuori certe scorie che ci avvelenano, per chiudere
i conti con passati dolorosi, per razionalizzare viaggi non solo
fisici ma soprattutto mentali, per dire a tutti che siamo felici ed
innamorati.
L'idea
che emerge da questo album è che davvero la vita di un gruppo, se
vissuta con intensità e passione, può essere lenitiva.
Gruppo
come piccola comunità, nella quale portare le proprie riflessioni e
trasformarle in musica e canto, dove crescere come persone prima
ancora che come musicisti e dove trovare la spinta per andare avanti.
Massimo
e gian sono gli autori delle canzoni, ma è con l'aiuto della band
che queste hanno preso vita, come in una famiglia dove i ruoli e le
caratteristiche di ognuno contribuiscono al risultato finale,
l'apporto “in note e presenza” di tutti i componenti del gruppo
risulta decisivo.
Il
disco si apre con un pezzo da 90, anticipato, sul libretto del cd, da
una doverosa spiegazione, affinchè la metafora sia chiara.
Stranononamore,
scritto attaccato, per pronunciarlo di fretta e di un fiato, come le
cose di cui fa male parlare, non è un rapporto sentimentale andato
storto, bensì una riflessione su un periodo di fatica, dolore e
malattia che ha lasciato segni profondi, cicatrici e brutti ricordi,
tutti esorcizzati in una specie di lettera da inviare a questa “lei”
così cattiva, per giurarle che mai avrà “un briciolo di me”.
Già
da questo primo, bellissimo, pezzo si capisce quanto siano cresciuti
i 4sixtyfive, che lungo tutta la durata dell'album mantengono
comunque un livello davvero alto, con la novità, rispetto a SIGNS di
alcuni testi in italiano; proprio questi sono a mio avviso i punti di
forza del disco, perchè dimostrano la capacità di comporre con un
linguaggio diretto ma non banale, profondo ma non eccessivamente
criptico o “cerebrale”, un linguaggio che favorisce la
comprensione e l'immedesimazione dell'ascoltatore nei pezzi.
The
right destination, a cui è stato abbinato una sorta di video
documentario su un viaggio di scoperta e conoscenza, racconta appunto
di partenze, cambiamenti e della capacità di guardarsi dentro, se si
vuole andare lontani.
Luce
nuova invece parla di amore, di conoscenza, parla di arrivi
inaspettati nella propria vita, di passi che si è pronti a compiere,
una ballata dolce, come una coppia che in una piazza piena e
confusionaria riesce a ballare guardandosi negli occhi.
Questa
Notte racconta di momenti introspettivi e di pensieri su cui
fermarsi e da cui ripartire, ennesimo brano dove emerge lampante
quello che prima definivo come “il suono” dei 4sixtfive, mentre
There with you, guidata dal pizzicare delle corde ritorna sul
concetto del cambiamento e del mantenere certi affetti vicino a noi.
Da
In equilibrio è stato trato un video, girato in presa diretta
alla Mazzifactory dove il disco è stato inciso ed è un po' un sunto
delle tematiche dell'album: equilibrio come capacità di sopravvivere
dentro questo delirio, tra affetti, dolori, perdite e ripartenze e
luci, luci per trovare la soluzioni negli occhi delle persone che
contano davvero.
Anche
Che cosa siamo oggi noi è una riflessione dolceamara sul
rapporto di coppia, che fa il paio con Consapevole. In
entrambe emerge la voglia di voltare la pagina ed iniziare un nuovo
racconto, un cammino diverso, una destinazione più chiara ed una
scelta migliore. La seconda ha poi dalla sua un ritmo quasi swing che
potrebbe farne un ottimo secondo singolo\videoclip.
“Tornare
a sognare, imparare a guardare lontano, a leggere uno sguardo
apprezzando un rifiuto, a capire un amico sincero e partire”
Bellissima
e molto esplicativa del senso di questo disco è la frase che chiude
Your story, una strofa che racchiude forse l'essenza di questo
lavoro e di questa band.
La
possibilità, dentro una sala prove o seduti in cerchio a suonare, di
trovare una chiave di lettura al mondo che non ci renda amari e duri,
ma che ci dia la possibilità di conservare le nostre emozioni più
vere, belle o brutte che siano, per trasformarle in azioni concrete
che rendano migliore il nostro domani.
Un
gran bel disco davvero, ottimo, per chi ai primi di gennaio si pone
obbiettivi da raggiungere.
Come ogni anno, la scelta del primo pezzo da ascoltare il primo gennaio è meditata, perchè sia augurio, sprone e desiderio per l'anno appena iniziato. Lo scorso anno non è andata benissimo. Quest'anno scelgo la leggerezza, la capacità di volare alto sopra certe miserie umane, sopra certi aspetti della vita che tarpano ali, inquinano aria e rovinano sogni. Leggerezza e speranza. Quindi ho scelto questo pezzo qui RAGAZZA DEL 95 - FRANCESCO DE GREGORI oggi è un giorno perfetto per volare per staccare l'ombra nel cortile la signora dei passaporti ha messo un timbro speciale oggi è un giorno perfetto per volare oggi è un giorno perfetto per non morire perchè una rosa è una rosa è una rosa anche se c'è da camminare e la strada non è in discesa una rosa è una rosa è una rosa diversamente non si può chiamare una ragazza del '95 che si sta per imbarcare una ragazza del '95 che si sta per imbarcare una rosa è una rosa è una rosa anche nel sole di Gibilterra il tempo scivola sull'orizzonte comincia il mare comincia la terra comincia il mare comincia la terra comincia il mare ricomincia la terra oggi è un giorno perfetto per volare oggi penso che il futuro sia un dovere il ministero della speranza ha detto che si può sperare oggi è un giorno perfetto per volare oggi è un giorno che c'è tutto da capire perchè una rosa è una rosa è una rosa anche nel fuoco di ferragosto una ragazza del '95 in questo volo a basso costo rimette a posto il cellulare intanto scivola su Gibilterra comincia la terra e ricomincia il mare
Il mio disco dell'anno, indubbiamente è Sangue e Cenere dei Gang.
Un album meraviglioso, ricco, completo, nel quale i fratelli Severini ricordano a tutti perchè ancora oggi sono loro la voce più credibile di una sinistra che non vuole dimenticare e continua a combattere.
Ci sono stati tanti dischi quest'anno, davvero tanti.
Tanta musica, forse troppa, al punto che diversi album non sono riuscito ad approfondirli come meritavano e sicuramente li recupererò in futuro.
Alla fine, una volta deciso che i Gang avevano comunque vinto per distacco, gli altri li ho messi semplicemente in ordine alfabetico, scegliendone altri 15 tra quelli che mi sono piaciuti di più, senza voti o stelline.
In fondo trovate una playlist su youtube con un pezzo per ogni album.
Mi capita una cosa strana e purtroppo abbastanza triste quando giro per le strade della città dove abito o della città dove lavoro o della città in cui ho vissuto per 30 anni.
Sono 3 posti a cui in un modo o nell'altro sono molto legato e nei quali quando posso faccio volentieri due passi, senza impegni o senza la fretta di dover andare da qualche parte di preciso.
Ad Albenga ultimamente mi capita di tornare con una certa frequenza, per un lungo periodo non ci ero più stato, la mia famiglia se n'era andata, io non lavoravo più da quelle parti, con gli amici se ci si vedeva, ci si beccava a metà strada.
In quel periodo, le rare volte che mi capitava di andarci, pensavo fosse in qualche modo normale vedere nuovi negozi o non trovarne più di quelli vecchi che ricordavo.
Poi con Su La Testa ho ripreso a frequentarla e la cosa che mi colpiva sempre e che mi colpisce tutt'oggi, è la velocità con cui i negozi aprono e chiudono e la impressionante quantità di spazi vuoti, dove una volta c'erano le vetrine che portavano, se non cose che mi interessavano, almeno luce e vita alle strade albenganesi.
Pietra Ligure e Finale Ligure, i posti dove lavoro e vivo, mi fanno la stessa impressione, anzi, girandoci più spesso, se possibile, pur non essendoci un uguale investimento affettivo, mi colpiscono ancora di più.
Strade vuote, vetrine abbandonate, fogli di giornale appesi.
Malinconia, tristezza, considerazioni su un tempo e su delle vite andate perse e che non torneranno.
Soldi sprecati, lavori perduti, gente che cerca in qualche modo di “arrabbattarsi” come può.
Tutto questo ed una canzone, My Hometown di Bruce Springsteen.
Una sua strofa in particolare.
Now Main Street's whitewashed windows and vacant stores
Ora la via principale è solo finestre imbiancate e negozi vuoti.
Nell'album con la bandana, i muscoli e tutte le minchiate che furono dette e scritte su Born in The USA, questo pezzo era la chiusura, un addio alla città natale da parte del protagonista e della sua famiglia, un addio doloroso e straziante, dove il padre ricorda se stesso bambino che faceva le prime commissioni al papà, che lo portava fiero in macchina a conoscere la sua “Hometown” (termine bellissimo che in italiano non rende, città natale non basta, città vista come casa, culla, nido).
Il disco che si apriva con l'urlo del reduce respinto dal suo paese, finisce con un ennesimo rifiuto ed abbandono, “forse per dirigerci a sud”.
E questa strofa, spettrale, livida come una mattina invernale, ghiacciata come il cuore di chi va via.
Io non lo so se la crisi è passata, se l'italia alza o meno la testa, non so cosa rappresenti il PIL nella vita di certe persone. Vedo determinate cose, dal punto di vista privilegiato del mio lavoro, cose non belle, sensazioni non piacevoli, prospettive preoccupanti. E non mi interessa discutere ora se il politico di turno sia sincero o meno, perchè alla fine, la strada principale, le tante strade principali di posti dove vivo, lavoro e dove cerco di far crescere le mie figlie hanno le finestre imbiancate ed un sacco, davvero un sacco di negozi vuoti.
C'è in generale un senso molto forte di dismissione, di abbandono, da un punto di vista economico ma anche, cosa ben più triste, morale e affettivo verso i posti e le persone che dovrebbero essere le componenti principali del nostro vivere, non solo del nostro sopravvivere.
Quelle vetrine vuote, magari una volta piene di oggetti vacui e futili, ora mi rappresentano invece un inverno che non sembra avere fine.
Tendo sia per carattere che come attitudine professionale a spronare alla speranza piuttosto che al lamento, quindi sogno che certe vetrine si riempano ancora, ma credetemi, certe “Main Steets” a volte fa proprio male attraversarle.
Fare parte dell'associazione culturale zoo è una delle scelte migliori che abbia fatto ed ha influenzato molto la mia vita (ed il mio tempo libero) degli ultimi 4 anni.
Organizzare Su la testa è tanto stancante quanto gratificante e se oggi posso perfino giocare allo speaker radiofonico, beh vi assicuro che molto dipende dalla prima volta che sono andato a riunione a casa Geddo.
Non potevo non unire queste due cose e dedicare una puntata alle dieci edizioni del festival. Una carrellata di artisti che hanno reso la nostra una storia che vale la pena di raccontare.
Ecco i pezzi trasmessi ieri sera
zibba & vittorio de scalzi - o mae ma
andrea parodi & claudio lolli - per non sentirci soli
(per chi volesse scaricare la puntata in mp3 ed ascoltarla offline, cliccate su "ascolta con il tuo player" poi cliccate col tasto destro del mouse sul tasto Play e "salva audio/video come")
Prima puntata della seconda stagione di Come Don Chsciotte sulla webradioRadio Gazzarra. Puntata dedicata interamente ai partecipanti al Contest Non Competitivo che si è concluso sabato ad Albenga e che sabato prossimo invece si trasformerà nella festa finale in attesa del Festival Su La Testache si svolgerà dal 3 al 5 dicembre al Cinema Teatro Ambra di Albenga Ecco gli artisti ascoltati edoardo chiesa – nati vecchi doremiflo – irrequieta clemente – l’uomo senza verità dagma sogna – ormai è tardi ginez e il bulbo della ventola – rapina the lonesome picking pines – fuorilegge joe garibaldi – who am i? ramon gabardi – sotto le bombe di dresda francesca pilade – quel pezzo di carta’’
(per chi volesse scaricare la puntata in mp3 ed ascoltarla offline, cliccate su "ascolta con il tuo player" poi cliccate col tasto destro del mouse sul tasto Play e "salva audio/video come")