venerdì 16 aprile 2010

nick hornby - tutta un'altra musica



Oh parlare di nick hornby mica è semplice, specie in due righe, specie se devo parlare di un libro solo, specie se tutto sommato il libro in questione non mi ha convinto del tutto.
Nick hornby l'ho scoperto la volta che ha fatto capolino da una libreria con una domanda: Si può amare una donna ed andare pazzo per 11 uomini? Era Febbre a 90, preso e divorato, con gran godimento, nel lontano 1999.
poi poco dopo se ne spuntò fuori con Si può amare una donna che ha una collezione di dischi incompatibile con la propria? E li fu amore, di quelli pesanti, importanti, perché a pagina 50 circa di Alta fedeltà pensai davvero che stesse parlando di me, prima ancora di leggere la frase “vorrei che la mia vita fosse come una canzone di bruce springsteen”, che insomma, dice un po' tutto.
Ora dopo un libro francamente bruttino come Tutto per una ragazza, è tornato a parlare di musica e di appassionati di musica.
E lo sa fare benissimo eh, perché chiunque legga troverà dentro quelle righe un po' (tanto nel mio caso) di se stesso, un po' di chi ci sta a fianco con pazienza e sopportazione, un po' dell'amico che ci masterizza i cd.
E io ho avuto DI NUOVO in certi momenti l'impressione che stesse parlando di me, in una versione aggiornata, da Alta Fedeltà ora si era passati ad un menàge matrimoniale, moglie fondamentalmente convinta di aver sposato un idiota (almeno su certe cose) compresa.
E le dinamiche psicologiche di chi partecipa a quei ritrovi virtuali che conosco bene, lui le sa, le sa benissimo ed affonda il coltello nel burro di una resistenza solo di facciata, di chi nega a se stesso che certe cose ti danno dipendenza e rincoglionimento.
Certo abbiamo tutti il nostro tucker crowe, anche se non è sparito, anzi è ben presente e se metti caso salta un anno c'è gente in astinenza.
Certo nello scrivere chi più (IO IO IO) chi meno cerca una autogratificazione, una celebrazione di “me in quanto fan” quasi più che della persona di cui si è fan, una siringata di autostima e cibo per ego.
Certo avere un tal disco a volte piace più per l'idea in sé, specie se si è i primi, che per il disco stesso.
Da questo punto di vista Hornby colpisce nel segno, durissimo.
Il problema è che la storia fa acqua da tutte le parti, la trama è esilina ed il finale affrettato e deludente.
Hornby adora girare intorno ai personaggi, lo fa benissimo, ma la trama a sto giro è veramente poca cosa, triste e dimessa come la povera Annie, per la quale OVVIAMENTE alla fine fai il tifo, fosse solo per un vago senso di colpa per la tua annie personale.
E duncan ti sta sulle palle perché ti ci rivedi nei momenti peggiori e lo capisci per lo stesso motivo.
Però intorno escimi un racconto un po' più elaborato, sviluppami meglio le situazioni, se no alla fine resta l'idea di aver conosciuto persone tratteggiate molto bene, ma immerse nel nulla.
E come ho detto prima, il finale è impressionante, per frettolosità e superficialità, quando forse proprio dopo l'arrivo di tucker c'era da sviluppare un bel po' di trama.
Peccato eh, il ritratto del perfetto fan di springsteen meritava un contesto più circostanziato.

1 commento:

laura ha detto...

aggiungo che il finale, nella sua inconcludente vaghezza, proprio non mi sembra suo, ma dell'editor che voleva, come un salieri invidioso, rovinare la cattiveria della vendetta. (sarà possibile, essere l'editor di hornby?..;;-))

però, però, alla fine sta annie...forse è il personaggio più inverosimile di tutti quelli usciti dalla penna di hornby. ma come, prima è tanto dimessa e sfigatella, e poi ti incastra il cantautore? o forse certe cose succedono solo nei libri e in inghilterra?