martedì 12 luglio 2011

corvi neri, zanzare tigri e coguari nani (ed il "completo")



Tra giovedì e sabato ho fatto due gite a vigevano, per un festival veramente ma veramente bello, chiamato Dieci giorni suonati che, pensa un po', dura 10 giorni, ricchi di appuntamenti interessanti.
Non potendo andare a tutti, la scelta è caduta sul ritorno in italia dei Black Crowes e sul primo concerto italiano di john mellencamp.

Il posto (il giorno che userò il termine location, vi prego, sputatemi):
spettacolare, nel parco del castello sforzesco, tra alberi e mura antiche, con stand e cucina alla brace; un vezzo il dover cambiare gli euro in moneta locale, che magari allunga un po' i tempi ma ti fa entrare di più nell'atmosfera “storica” che ti circonda. La birra ottima, sia la bionda artigianale che la doppio malto, difficile scegliere la migliore, anche dopo diversi tentativi. ECCEZIONALE il cibo, davvero. Non sono amante degli hamburger, ma raramente ne ho mangiato di così buoni. Un ottimo davvero ottimo compromesso: musica americana – cibo italiano (al contrario era un casino).
Il “completo”, con salsa libera era veramente splendido e solo la mia ormai invidiabile silouhette che mi sforzo di mantenere, mi ha bloccato dal fare il bis.
Unica nota davvero dolente: verso le 21, 21.15 si scatena LA ZANZARATA, col primo buio le puttane si danno appuntamento ed ecco che dei veri e propri squadroni della morte scendono giù in picchiata e ti prosciugano le vene. Non basta l'autan, né la manica lunga, devi solo sperare che chi ti sta accanto abbia il sangue più dolce del tuo e che la mezzoretta di furia agonistica passi in fretta.
Giovedì l'ho accusata molto, ad un certo punto mi sentivo la faccia piena di bolle tipo quando avevo 15 anni e stavo ore in bagno col catalogo di postal market e il topexan da litro. Ad un certo punto mi sono girato verso il mio amico davide, cantautore di belle speranze e ho pensato “FIGATA!!! si è fatto il riporto come tonino carino da ascoli.” No, erano le troie che banchettavano sulla sua artistica pelata.

Giovedì: paolo bonfanti band + black crowes
bonfanti suona del bel blues, classico, senza fronzoli, che, anche se distrattamente causa hamburger (prima nella parte di chi mangia l'hamburger, poi in quella di chi si fa hamburger per la zanzarata), si fa apprezzare e fa muovere il piedino. L'atmosfera è bella, lo si ascolta con piacere, il popolo dei corvi è ben disposto. 
 
I black crowes li amo, anche sessualmente parlando.
A parte che il loro secondo album “The southern harmony and musical companion” resiste ancora oggi nella mia top 5 di dischi da isola deserta, mi fanno impazzire per il loro approccio hippie.
Tipo il cantante chris robinson, capello lungo, barba folta, peso stimato 31 kg. Entra sul palco con la biretta, alza le dita a V e taca a ballare, cantare e trascinare. Carisma della madonna, voce fantastica, ottima preparazione relativamente alla lezione di mick jagger su come si sta sul palco.
È il primo concerto dopo 6 mesi di pausa, quindi, saprò in seguito, i corvi vanno sul sicuro e scelgono una scaletta di classiconi. Per me, che li ho seguiti molto fino ai primi 5 album, è godimento puro. Band perfetta, il chitarrista solista Luther Dickinson (dei North Mississippi Allstar) è un indemoniato, rich il fratello del cantante tiene botta e sl castello di vigevano si riversa un oceano di rock and roll.
Non amo particolarmente le jam, ma i 20 minuti di Wiser time volano via leggeri, ma intensissimi, tra soli di chitarre ed organo. Chris nel frattempo continua nella sua danza quasi sciamanica.
90 minuti via filati, con Remedy nel finale, che concerto.

Sabato: John Mellencamp.
Antefatto: luglio è sempre un mese un po' di merda per mia moglie sul lavoro, quindi fino al giorno prima non sapevo se sarei riuscito ad andare, per entrambe le serate. Quindi niente biglietto in prevendita, confidando nel fatto che nessuno dei due nomi mi sembrava da sold out. Si parte senza e si arriva davanti al botteghino intorno alle 20.
mi dirigo con buon passo al botteghino, mi ferma uno e mi fa "eh eh eh eh eh oh oh oh oh oh oh oh" ed io "minchia VASCOROSSI!!!!" e lui "eh eh eh eh no no no vuoi o'bbigliett'? eh? vuoi obbbbigliett'????" ed io: "no grazie" e lui "eh eh eh te lo vendo a metà prezzo" ed io "ah, parliamone"... in quel momento taaaaaaaaaaaaaaaacc si propone aggressivo ettore, di "ettore ed anna" 110 anni a testa, sempre presenti, springsteeniani veri, persone splendide, viaggi in america 43 all'anno, che probabilmente stanno ancora festeggiando il 30° di matrimonio, caduto nel 2003.
"ciao cala vuoi un biglietto?" "uè ettore ciao, si!"
"tieni te lo regalo io, piuttosto che venderlo ad uno sconosciuto, lo regalo a te"
"dai cazzo dici te lo pago!"
" no no te lo regalo".
fine della Neddoto. 
 
Morale della Neddoto: prezzo al botteghino 45 cadauno, costo sostenuto dei due biglietti: 25 cadadue.

botta di culo clamorosa, che probabilmente sconterò, ma che per il momento apprezzo e per la quale sono molto riconoscente.
Giringiro, birra, “completo”, cazzeggio, conoscenze, saluti, chiacchiere.
Vengo spinto quasi a forza a conoscere claudio trotta, l'organizzatore, noto tra gli springsteeniani perché il comitato antirumore di san siro lo ha portato in tribunale per 20 minuti di concerto in più di bruce nel 2008 (assolto, ovviamente, con scene degli springsteeniani che manco in sudafrica per mandela).
Però comunque sia il trotta è il trotta (si faccia attenzione alla doppia T, onde evitare equivoci), per chi vivrebbe di concerti come me è come conoscere l'inventore della meringata per un glicemico.
Vabbè, fatto sta che mi accorgo che è iniziato il documentario di mellencamp almeno 25 minuti dopo il suo inzio, amen, ce ne faremo una ragione.
Sono preparato sulla sua durata, provo a seguirlo, ma la cosa mi è impossibile, quindi desisto e mi faccio i cazzi miei, chiacchiero, bevo, saluto.
Il tutto tenendo ben presente che:
a - il sig. mellencamp è liberissimo di smollare lì 65 minuti di film in inglese senza sottotitoli, se per lui questo ha un senso artistico dentro il suo tour
b – altrettanto libero io di non cagarlo e di ritenerla un'idea DEMENZIALE tanto quanto CONTROPRODUCENTE
c – altrettanto, anzi, a magior ragione libero il pubblico che sceglie di guardarlo e poi ne valuta la qualità, anche disapprovandolo.

infatti, puntuali arrivano i fischi e sopratutto il BOATO alla fine.
Ma va beh, si chiama, credo, rischio del mestiere, conosco gente che si è annoiata durante il tour acustico di springsteen del 1996-97, il mondo è bello perché è vario.

Finalmente parte il concerto.
Gran gruppo, bel suono, che richiama le atmosfere degli ultimi lavori di mellencamp, meno rock, più folk.
Palco buio, lui, notoriamente, un orso in quanto a loquacità.
Dopo 4\5 pezzi inizio a sentire che qualcosa non va, insomma, è un live, va bene che non devi fare il rocker per forza, ma un minimo di interazione non guasterebbe, anche perché io magari non sono un fan accanito, ma le avanguardie da transenna sono calde, rispondono bene, partecipano, solo che non c'è scambio tra palco e pubblico, solo in direzione opposta.

Dove sono io, fondo prato, si percepisce un po' di malumore, la gente si sposta, si muove, troppe persone vanno verso la zona cibo.
Io apprezzo la musica, ma non riesco a farmi coinvolgere, l'atmosfera non è quella di un live, per quanto folk.

Anche le scelte musicalmente più ricercate, come una affascinante rilettura acustica di Jack & Diane, appaiono fredde e tengono a distanza il pubblico.
Poi il batterista cambia batteria, da quella scarna e folk passa ad una classica da rock e si percepisce CHIARAMENTE nel pubblico il sospiro di sollievo: ERA ORA!!
ma dura, purtroppo, troppo poco, 4\5 pezzi, scenetta solita del fan che canta al suo posto, finito.
90 minuti anche lui come i black crowes, ma quintali di intensità in meno.
Non posso dirmi deluso dal concerto di mellencamp, la qualità della musica e dei musicisti era alta, davvero alta.
Resta il fatto che per quanto avessi una vaga idea del tipo di show a cui avrei assistito e per cui ero disposto a pagare 45 carte da 1 euro, un po' di amaro in bocca è rimasto.
Perché.
perchè un concerto è interazione, feedback col pubblico, calore, sudore.
mellencamp ha peccato in tutte queste cose.
la scelta di mandare 65 minuti di filmato prima di un concerto, filmato basato in gran parte su spezzoni live, è assurda, ma tra non cagare un film e un gruppo spalla magari passa poca differenza, quindi lo si può accettare.
però poi, con la libido sotto le scarpe, non puoi fare 40 minuti tecnicamente mostruosi ma senza un minimo di adrenalina, accendi un pò i motori dai, picchia un pò duro che la gente, specie le avanguardie da transenna, non aspettavano altro.
però non puoi fare pezzi storici come small town acustica, senza concedere un minimo al pubblico, manco in italia (ed in europa) ti vedessimo 1 volta all'anno, lasciati andare
però non puoi finire un concerto così, senza uno straccio di bis, pensando magari di aver interagito col pubblico solo perchè hai tirato su uno a cantare (mania che spero passi al più presto di moda).
due giorni prima, stesso posto, stessa durata, i black crowes, a differenza di mellencamp, han fatto un concerto come lo intendo io.
tra corvi e coguari, la differenza sta li.

Lo show di udine.
Mellencamp a roma ha suonato, sembra per ripicca, ancora meno che a vigevano dove già lo show era accorciato rispetto a berlino.
Il filmato è stato accolto ancora peggio e sembra che alla fine del concerto, alla richiesta di un po' di rispetto per il pubblico, mellencamp abbia risposto annullando la data di udine.
Ora, tralasciando tutto quello detto sull'artista, l'uomo mellencamp mi è scaduto definitivamente.
La leggenda che lo voleva lontano dall'italia per colpa di pippo baudo che voleva farlo cantare a Domenica In circondato da ballerini travestiti da orsi (dagli torto a mellencamp, no dico DAGLI TORTO) speravo venisse cancellata e dimenticata, invece abbiamo assistito al capriccio di una persona non capace di sostenere il peso delle proprie scelte, specie quelle rischiose come proporre in un continente che ti aspetta da anni uno show molto impegnativo.
Mi lascia ben più perplesso l'atteggiamento di alcuni die-hard fans che non ammettono le evidenti colpe MORALI ed UMANE di mellencamp, preferendole scaricare su un pubblico che, entro limiti ampiamente rispettati a vigevano, ha tutto il diritto di dissentire da certe scelte ed arrivando in certi casi ad insinuare che la colpa era addirittura dell'incapacità del pubblico di apprezzare tale spettacolo.
Il signor mellencamp forse dovrebbe ricordarsi che fino a prova contraria l'Arte non dà da mangiare, il pubblico PAGANTE si, quindi non snaturi le proprie velleità artistiche, ma accetti chi tali velleità non le condivide.
Ed ovviamente, per quel che mi riguarda, può andarsene affanculo.

11 commenti:

fabbro ha detto...

AMEN

matota ha detto...

mellencamp pezzo di merda!non permetterti di tornare in italia, non ti vogliamo!verrò a trovarti in indiana e a chiederti i soldi per il tempo perso, benzina e autostrada per andare a udine per il cazzo!e se mi avanza tempo mi piacerebbe prenderti a calci in culo...vergogna...

Francesco ha detto...

Se veramente sei andato a Udine, nonostante si sapesse dell'annullamento del concerto, allora te lo meriti.

matota ha detto...

si sapesse cosa?!sul corriere della sera non era scritto nulla e la mail di annullamento da ticket one l'ho ricevuta alle 14 di ieri.credi veramente che fossi l'unico?non parlare x il cazzo per favore.

Francesco ha detto...

Allora è un bene che non abbia suonato a Udine per gente come te.

W Mellencamp!

matota ha detto...

allora sarebbe bene che mi succhiassi il cazzo.

Francesco ha detto...

Ti piace fartelo succhiare dagli uomini? Contento tu...

fabio ha detto...

Dai, cazz'è che sto ancora ridendo quando digito queste parole sulla fredda tastiera (credo l'unica cosa ancora fredda in questo caldo-torrido-luglio-di-minchia)... Rido per le tue parole sulle zanzare, rido per il culo che hai avuto a trovare l'unico cristiano vivente che "condivide" e non divide (a fette) un biglietto dal valore di euri (lo sò, lo sò, il plurale non esiste) quarantacinque per un film (inutile, esiste il dvd nelle case degli italiani, no?) e per un concerto abbastanza (non del tutto, ma quasi del tutto) deludente. Ho fatto le stesse considerazioni e credo che ci siamo sfiorati quando, dopo mezz'ora suonata in stile one-man-show (trattenere lo sbadiglio è stato una vera impresa) mi sono diretto al baracchino della birra: la vera scelta azzeccata della serata è stata la bianca artigianale, suprema ricompensa per la corsa fatta da Milano (dai Fabio, sono le 19,00, ti vuoi muovere? e io, ansioso: sono senza biglietto, il concerto inizia alle 20,30... cazzo, e se sono esauriti?) Povero konte, illuso di trovare un grande (anzi, diciamolo pure SUPER GRANDE) rocker, uno che aveva cantato una certa rabbia alternativa (ma anche no) al Bruce pattyscialfiano delle produzioni più morbide, si è trovato a stringere mani, salutare amici vicini e lontani (la stragrande maggioranza delusi come il sottoscritto) e a controllare l'ora sul cellulare domandandosi: ma questo quì è veramente Mellencamp? Solo il finale ha esaltato un pochino, sì, un pochino, mica troppo, uno che è partito da Milano con tante aspettative (era pure il mio compleanno e ho paccato amici che mi avevano organizzato una festa in piscina con tanto di troione russo come sorpresa nella torta) e tornato con una schiena divorata dalle zanzare! Vabbè, lo sapevo io, dovevo andare a vedere Brian Setzer, magari meno aspettative ma qualche chilo di sudore speso bene a ballare del sano e puro rockabilly! peace!

Blue Bottazzi ha detto...

bella cronaca :-)

laura ha detto...

bello conoscerti, ecco.
il concerto, proprio come hai scritto tu...

ciao
:-)

Balox ha detto...

Mah...che dire....in parte condivido, il documentario avrebbe avuto un senso se della durata di 30 min max...ma il concerto mi è piaciuto. Forse mr Springsteen ci ha reso un pò esigenti in merito all'interazione col pubblico, ma la band, la voce, la classe l'ho percepita alla grande. A me rimane un amaro in booca per il fatto di non aver ascoltato Paper in Fire...per il resto sono soddisfatto....certo John mi sa che un pò stronzo lo è....