martedì 13 marzo 2012

Ancora sul Big Man e sul crescere insieme

Essere springsteeniani.
Definizione ormai abusata e caricata di troppi significati.
Quasi tutti sbagliati.
Quasi tutti lontani da me.
Ma resta il fatto che io, chiamiamolo come vogliamo, sono un fan di springsteen.
Un fan, non importa quanto grande, quanto sfegatato, non importa quanti concerti ho visto nè soprattutto quanti di questi li abbia visti davanti ad una transenna.
Sono un suo fan perchè amo la sua musica e questo è l'unico criterio che conta.
Sono un suo fan.

Non siamo fratelli, ma nemmeno tutti amici, possiamo trovare fans con cui andare più o meno d'accordo, ma essere springsteeniano non ti dà una patente che in automatico ti fa andare d'accordo con chi ce l'ha uguale a te.

Essere springsteeniani, se mai, può voler dire condividere il messaggio che bruce dà nelle sue canzoni da quasi 40 anni, leggendolo ognuno con la propria sensibilità e confrontandosi su queste.

Essere springsteeniani, se mai, può voler dire amare e seguire i personaggi delle sue canzoni, seguirne le evoluzioni, gli sviluppi, sognare, certo che si, di essere uno di loro.

Essere springsteeniani, soprattutto, vuol dire sapere, essere assolutamente certi che LA banda, per bruce è qualcosa di enormemente importante ed altrettanto simbolico; metafora essa stessa del messaggio di umanità che bruce utilizza in tutti i suoi pezzi, dove non si erge mai a giudice o censore, ma racconta gli uomini che li popolano.

Essere springsteeniani, a giugno scorso, vuol dire aver sofferto come delle bestie, perchè è morto clarence clemons.


Non ho scritto nulla sulla sua morte, nè voglio farlo ora, perchè (e mi rifaccio alle parole della mia amica lorenza) noi che sappiamo cosa vuol dire perdere una persona DAVVERO cara e vicina riusciamo a trattenere quelle ondate di parole che sgorgano alla morte di personaggi così in vista.

Non c'è stato bisogno di far sgorgare nulla per saperlo, lorenza quella maledetta domenica mi ha solo scritto OH CAZZO e nonostante le abbia chiesto cosa era successo, avevo in cuor mio capito perchè diceva così.

Il sax nelle canzoni di springsteen non era SOLO uno strumento, così come Clarence NON era solo un sassofonista.
Il sax di C era la vera seconda voce, mentre steve e patti facevano SOLO i cori, il sax di C CANTAVA le sue strofe.
C sul palco non era uno della banda, era il Big Man, che proteggeva e rendeva invincibile il suo piccolo amico mezzo terone.

L'unico modo in cui riesco a rispondere alla domanda, che mi è stata fatta più volte, perchè C era così importante, perchè era più importante ad esempio di danny federici, morto anche lui un paio d'anni prima?
è: perchè Clarence è sulla copertina di born to run.

Quello che voleva dire quel disco per bruce  (una vera last chance power drive) bruce stesso ha voluto simboleggiarlo appoggiandosi in copertina all'omone nero che faceva risaltare ancora di più la sua bassa statura.

E dal rapporto con C sono nate le sue canzoni sull'amicizia
E tra le braccia di C, alla fine di thunder road (guarda caso, canzone che apre born to run), bruce si rifugia dopo aver scivolato per tutto il palco ed essersene andato dalla città dei perdenti
Ed è il sax di C che racconta in un linguaggio tutto suo la parte di storia di jungleland che non si può narrare.

Bene, in tutto questo arriva growin'up.
Growin'up fa parte del primo disco di bruce, parla appunto di crescere, di NON voler crescere, di NON volersi far dire da altri come crescere.
E della sua crescita bruce ne raccontava sempre un pezzettino a metà di questa canzone, quando il pianoforte tiene il ritmo e la musica si abbassa.
Racconta di suo papà, della goddamn guitar, della mamma che vuole mandarlo al college.

A milano, nel 2003, a 18 anni dal primo concerto in italia, sempre a san siro, bruce NON raccontò della sua infanzia, ma della prima volta che suonò in italia, tra mile fans italiani pazzi, molto pazzi.
Fu un regalo clamoroso, una dichiarazione d'amore talmente bella quanto inaspettata, che si concludeva con quelle tre parole indimenticabili e assolutamente vere SIAMO CRESCIUTI INSIEME.
 


A buffalo nell'ultima data del tour 2009, bruce suonò per intero tutto il suo primo album ed ovviamente anche growin'up.
E quella sera, a buffalo, raccontò di quando big man joined the band.

sentiamo cosa dice, grazie alla traduzione di lorenza:


allora era una notte buia e tempestoooooooooooooooosa ad asbury park nel New Jersey con i venti dal nord a far tremare gli alberi e a spazzare kingsley avenue.
io e stevie eravamo in un piccolo club nella parte a sud della città quando all'improvviso la porta si spalanca aprendosi sulla strada...
e l'ombra GRANDISSIMA di un uomo si stagliò avanzando sulla soglia...
e io penso:king curtis
king curtis è qui, è uscito dai miei sogni ed è proprio qui..NO, ma no
e l'ombra si avvicina al palco e...
(clarence) Voglio suonare con te
che potevo dire? ho detto: oooocchei
alzò il sassofono e sentii un suono che scivolava via perfetto e ho sentito una forza della natura manifestarsi e alla fine della serata ci siamo semplicemente guardati e... (si voltano e annuiscono all'unisono poi si spostano e finiscono a fare la copertina dell'Album)

ecco, capite? si sono messi in posa come nella copertina dell'Album.

in 2 minuti hanno raccontato la loro storia e l'hanno simboleggiata ricreando quella copertina

E la loro storia è la storia di chi ha da sempre il sospetto che bruce scriva canzoni parlando di lui, anche se non si conoscono, anche se le realtà del new jersey e di albenga sono così diverse. La storia di chi da sempre ascolta le sue canzoni e cerca dannatamente di entrarci dentro, di chiedersi come queste possano migliorare la propria vita.
Essere springsteeniani significa anche, forse, vedere quell'immagine e capire immediatamente la storia che c'è stata dietro e purtroppo quello che abbiamo perso con la scomparsa di C.
Ma la musica di bruce non ammette l'autocommiserazione ed il piagnisteo, C non ha lasciato la band quando è morto, la lascerà quando NOI moriremo.

saranno concerti intensi, mi sa.

2 commenti:

ilgioa ha detto...

Io di quel concerto lì del 2003 mi ricordo varie cose, ma principalmente due. Una, ovviamente, la pioggia.
L'altra, è che alla fine, a un certo punto, ha attaccato un pezzo che non avevo mai sentito dal vivo, nel senso di dal vivo di persona, non dal vivo su un disco. E ricordo che in quel momento, quando fece quelle note alla chitarra e attaccò Rosalita, c'erano due persone a San Siro che, a modo loro, assolutamente a modo loro, impercettibilmente e senza che nessun'altro se ne accorgesse, persero completamente le staffe. Uno ero io, che sul fondo del prato di San Siro, dopo aver seguito come mio solito il concerto nella più totale concentrazione e soprattutto compostezza, persi letteralmente il controllo per alcuni secondi e, unico in mezzo alla mandria sparsa di gente che ancora cercava di asciugarsi e riscaldarsi, emisi un urlo e iniziai a saltare, tra gli sguardi increduli dei pochi astanti nelle vicinanze.
L'altro, e me lo ricordo benissimo e si vede persino un po' su youtube, fu Garry Tallent. Giuro che l'ho visto fare un paio di saltini e mi pare che abbia anche sorriso.
Ecco, io di San Siro 2003 mi ricordo principalmente questo. E che già alla fine di quelle quattro note di chitarra, non dico alla fine della canzone, ma alla fine delle prime quattro note di chitarra all'inizio, pensai che ok, ora posso anche smettere di andare a vedere concerti, perché quello che c'era da vedere l'ho visto, e quello che c'era da sentire l'ho sentito.

laura ha detto...

ma hai ascoltato bene il testo di we are alive? beh. ci sono loro due, dentro.

We are alive
And though our bodies lie alone here in the dark
Our souls and spirits rise
To carry the fire and light the spark
To fight shoulder to shoulder and heart to heart
To stand shoulder to shoulder and heart to heart
We are alive...
shoulder to shoulder...