mercoledì 24 luglio 2013

Darwin, Ridley Scott ed il documentario sui fans di Bruce



Un graditissimo ritorno su queste pagine, una bellissima sorpresa trovata nella mia casella di posta.
Anna staccato Maria ci racconta cosa ne pensa di Springsteen and I.


A voler essere proprio coerenti forse non dovrei scrivere di Bruce. Nella durissima e spietata selezione naturale che porta ad essere vero-fan io sono un soggetto alquanto deludente. Diciamo che nella famosa immagine che illustra l’evoluzione della specie da scimmione a homo erectus io non vado oltre la seconda massimo terza figura:  ginocchia ancora  piegate, schiena un po’ curva. Ben lungi da camminare dritta e impavida verso il futuro (e verso una terra di sogni e speranza). Darwinianamente parlando  non sono una fan evoluta.

L’altra sera, però, ho visto questo film (o documentario? Come li chiamano? Docu-film è brutto proprio…) di Ridley Scott e c’era questa tizia danese, una signora non proprio giovanissima, che si definiva “una fan che adora la musica si Springsteen ma che non sa quale sia il numero di scarpa di Bruce né il numero dei suoi figli”. Questa cosa mi ha molto rincuorata perché se lei non sa quanti figli ha Bruce e sta comunque dentro un film di Ridley Scott, io che conosco ADDIRITTURA il nome di uno dei ragazzi (e’ James? Sarà ben James, no?) guadagno punti. Darwin tira un sospiro di sollievo. Ho anche cercato di immaginarmi quanto conoscere il numero di piede di Bruce possa eventualmente modificare in meglio la mia vita, ma sono giunta alla conclusione che l’apporto sarebbe probabilmente irrilevante, per cui proverò a tirare avanti un altro po’ di anni vivendo in questo abisso di ignoranza.

Adesso non staremo qui a sviscerare le ragioni per cui uno prende la macchina e si attraversa la città per vedere un documentario su Bruce. Ci sarebbe molto più da dire sul perché, tra i tanti cinema di Torino, proprio in quello dall’altra parte della città doveva aver luogo L’evento!  Però, dai, mi sono divertita. Più di quanto pensassi. Un’altra torta in faccia allo snobbismo che già mi aveva portata a sogghignare all’idea della coreografia di San Siro, salvo poi arrivare molto prossima alla commozione nel vedere il risultato finale.  

Di tutto quanto, quello che mi ha fatta sorridere di più è stato quel sassolino che Bruce è sembrato togliersi dalla scarpa (“anche io sono stato mollato: ma ora si pentono tantissimo!!”). Che magari non è vero, però faceva ridere. E poi la scenetta finale con Paul McCartney. Alla fine della canzone, Bruce gli ha reso omaggio come si fa di solito, gridando il suo nome nel microfono “Paul McCartney!! Paul McCartney!!”. Il Baronetto, invece,  lo ha puntato una o due volte con l’indice e aveva quello sguardo un po’ così di uno che pensa: “Lui! Lui!....ma come cacchio è già che si chiama questo qui??”.

E poi, essendo signore, non è che staremo qui a sottolineare come nelle inquadrature che li riprendevano da dietro, risultasse evidente che Bruce riempie molto meglio i jeans che non il buon Beatle…

Mentre guardavo il film mi sono immaginata una cosa, cioè l’altra parte della medaglia. Ho pensato che tra tanto, tantissimo tempo, quando non ci saranno più dischi da promuovere, spazi da riempire, biglietti da vendere, quando Bruce sarà una persona anziana…No, lo spostamento d’aria non è il terremoto. E’ solo l’onda d’urto del pensiero dei fans nel leggere le parole “Bruce” e “anziano” all’interno della stessa frase. Comunque stiamo parlando di un futuro lontanissimo… Mi sono persa, cosa dicevo.. Ah si, mi sono immaginata una di quelle interviste all’americana con l’intervistato seduto di tre quarti con lo sguardo fisso su qualcosa che non si capisce cosa sia, con una voce fuori campo a  fare le domande. La voce fuori campo è la mia, perché trattandosi di una mia fantasticheria posso anche pensare di essere io ad intervistare Bruce, no? Tanto che male fa?

Dunque, Springsteen è seduto su questa poltrona un po’ vintage con dietro un ficus benjamin per riempire un la scena. E io gli chiedo: Bruce, adesso che puoi farlo senza paure, ti prego dimmelo. Adesso che i tuoi fans ti hanno fatto sapere in miliardi di modi cosa pensano di te, della tua musica, di cosa sei per loro, ti prego dimmelo dimmelo dimmelo!  Dimmi che cosa pensavi. Che cosa pensavi quando salivi sul palco e ogni volta ti trovavi di fronte tutta quella gente?  Quando salivi quei pochi gradini e ti vedevi davanti decine, e poi migliaia, e poi decine di migliaia di persone in mistica attesa… Quale era il tuo primo pensiero?  Quando  sei comparso sul palco di San Siro e lo stadio ti stava dichiarando amore vero?  Quando leggevi i cartelli ai concerti….quando vedevi le mani protese….quando qualcuno ce la faceva ad arrivare sul palco e ti diceva qualcosa all’orecchio….. Quando..quando …quando…  Tutte quelle volte lì, tu cosa pensavi?

-Sono felice! sono un uomo completamente,  pienamente felice! Dio, grazie grazie grazie!....
-Li amo, li amo davvero…..amo ognuno di loro per il solo fatto di essere qui…

-Ok, andiamo! Questa sera li spacco in quattro!

- Ziocane, non ho fatto la pipì…

- Questa sera non la faccio Dancing….in prima fila ci sono solo racchie…non mi va di tirar su nessuno…

- Adoro tutto questo!  Me lo merito?

- Sono felice…sono felice…sono felice….!!
-  Io a ‘sto qui che non sa Waitin’ gli darei un calcio in culo..

- Ma quanto mi diverto??? Sono carico!! Dopo prendo Patti e…

-  Senti che coro! Cantano tutti!! Strepitosoooooooo! Vorrei non finisse mai..

- Ziocane, certo che Steve è proprio un ciccione bolso… tra l’altro mi sta anche sputando in faccia…

- Sto facendo qualcosa di bello, sto facendo qualcosa di meraviglioso per tutti loro…

- Dunque, 70 euro a cranio per 50.000 persone fanno…..

Dimmelo, Bruce, dimmelo! Siamo tuoi fans, abbiano diritto di sapere… Che cosa hai pensato di noi?

1 commento:

laura ha detto...

la frase numero otto l'ha pensata sicuro. a zurigo, 2012.


(e NON SONO UN ROBOT)